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    Il pane dei morti

     
     
    Contrariamente al tempo della scuola e a quello dell'università, il mondo del lavoro mi porta a contatto con fasce di età anche abbastanza diverse dalla mia e con persone di origine geografica sparsa sul territorio nazionale e non. Questa amalgama sociale provvede alla differenziazione e all'arricchimento in termini di esperienze e conoscenze, altrimenti poco probabile. Avere a che fare con una mater familias può portare quindi innovazioni in uno dei miei settori preferiti: quello culinario. Non si direbbe ma sono sensibile al fascino della forchetta. Ma anche del cucchiaio e del coltello (a fini alimentari). Purtroppo, in questo periodo sono in dieta disintossicante e quindi tante cose me le sono autobandite, altre ho dovuto toglierle da mezzo dopo la minaccia a mano armata della dietologa, per mantenere un'efficienza fisica che l'età avanzata comincia a compromettere. Prima dell'inesorabilità del destino fatale, mi sono messo quindi a dieta. Arriverò a Natale col preciso obiettivo dell'ingrasso tra l'antivigilia di Natale e santo Stefano. Poi i mesi nel deserto algerino contribuiranno a cuocermi a puntino.
    Devo però confessare pubblicamente una mia mancanza che potrebbe portarmi all'esecuzione sommaria da parte della dietologa. Ma per coscienza lo devo dire. La voglia di scoperta mi ha costretto ad assaggiare un dolce tipico del milanese, portato in ufficio da una collega mater familias molto brava in cucina. Ho assaggiato il pane dei morti, dolce tipico della commemorazione dei defunti, dalle antichissime origini. In un primo momento, di primo acchitto, il nome mi inquietava un po'. Immaginavo una sorta di casatiello con gustosi tocchetti di cadaveri (i famosi cadaveri squisiti dell'arte surrealista). Poi le associazioni di idee mi hanno portato a pensare alle offerte di cibo lasciate per i defunti nelle tombe etrusche, egizie e così via. Infine tutto è stato più chiaro pensando ai funerali siciliani dei film anni '70-'80 e infine alle bancarelle davanti ai cimiteri che vendevano il torrone quando ero piccolo. Dai bei tempi di Demetra al commerciale Halloween, questo dolce viene mangiato in ricordo dei cari scomparsi. Certo, ci sarebbe da chiedersi se i defunti ne trovano giovamento da questo piacere dei vivi, ma sono altre questioni. Di fatto il conto calorico è saltato e ora bisogna applicare la regola della dietologa stalinista... Stasera ceci.
     
     
     

    Un cadavere (tecnicamente lo è) squisito (a me piace molto), questione di prospettive.

     

    Comments (5)

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    Virginiawrote:
    a casa mia si cucinavano le cicerchie e s'apparecchiava la tavola per i morti.
    di cosa era condito il pane? immagino noci e uva passa...
    qui vicino, a bisceglie e barletta, si prepara la colva http://www.buttalapasta.it/articolo/dolci-dei-morti-la-colva-pugliese/4559/
    una cosina leggera leggera...
    Nov. 4
    Lillawrote:
    non sono amante dei dolci per cui ... al pan dei morti, preferisco il cadavere qui sopra!! :))
    Nov. 3
    erano decenni che non ne assaggiavo più uno....
    ne ho ricondiviso il piacere qualche giorno fa con mia madre ....alla faccia della dieta...e relativa dietologa :-D
    quello che non si capisce è se ti è piaciuto o se preferisci comunque il gusto del pollo arrosto :-s
    Nov. 3
    sweet heartwrote:
    Nando...da dove saresti tornato? :D
    Non mi risulta che tua sia partito ....
    ;P
    Nov. 2
    Silykot .wrote:
    Bentornato, piccolo Ing! Dov'eri finito? Qui si vocifera....
    (il paese è piccolo, la gente mormora...)
    Nov. 2

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