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L'amore ai tempi della suinaC'è uno strano legame tra me e il Regno Unito. Almeno a livello lavorativo. Domenica mattina riparto alla volta di Cambridge. Quinta trasferta in UK per me, terza a Cambridge che sembra diventata la mia terza casa dopo Milano e Napoli. Questo per gli amanti delle classifiche e delle statistiche. Passerò al King's College a chiedere informazioni, in modo tale da fare risultare nelle classifiche e statistiche di cui sopra un mio passaggio in sede prestigiosa, un po' come in Normale (attuale record personale con una presenza di ben sette mesi per borsa di studio) o il passaggio al collegio dei fisici di Edimburgo, anche se solo per un ricevimento dato per i tecnici fluidodinamici (alias specialisti di well performance) del mondo del petrolio. Questa volta addirittura la Schlumberger a valle del suo corso di Matrix Stimulation ci conferirà un attestato in un college di Cambridge... Tra Londra e Cambridge avremo il nostro great time e impareremo a sturare i pozzi meglio del Mister Muscolo (brevetto di derivazione petrolifera? Non mi meraviglierei affatto). Tutto bello, tutto interessante, ma c'è un'incognita e questa incognita è il dottor Gaspacio il quale a causa della "pandemia" di influenza suina, molto diffusa in UK, ci ha dato 11 fascicoletti su tutte le malattie delle terre conosciute, in primis quello sulle malattie a trasmissione sessuale (avrà visto le facce da maniaco mia e dei miei colleghi... sono ironico...). Dicendoci però di non preoccuparci, tanto è meno assassina di quanto si pensasse, miete meno vittime di una normale influenza. Data la crisi il vaccino bisogna pur venderlo per mettere la gente a lavorare qua, quindi quale miglior mezzo dell'allarmismo mediatico (in Italia poi, siamo campioni mondiali grazie ad un certo giornalismo che ci contraddistingue e un giorno metteremo sopra di noi anche Corea del Nord e compagni vari di merenda e vinceremo l'orsetto di peluche pubblici) per scatenare il panico generale? Andrò in UK e sfiderò armato di amuchina e mascherine (per proteggere gli altri in caso di mia caduta sotto i mortai dei virus suini) questo mondo fatto sempre più di facce di corno di cervo. In compenso, dovessi ammalarmi, potrò sempre italianamente vantarmi di essere a letto con la suina. E tutti allora mi invidieranno, benpensanti compresi. Adoro le costolette. Ci affiancherei un po' di patatine. Il gateau no, lo lascio a chi non apre le scatole ermetiche per controllare se c'è muffa o meno. Questo serva da insegnamento quando si legge sulla confezione di consumare preferibilmente entro. Che sia di insegnamento e giovamento futuro. Sulle note e la voce di Madeleine Peyroux (River), italianissimamente vi saluto.
Afrodite al British Museum (Foto: Nando Scafroglia).
L'ascensione di Praseodimia nelle inesorabili terre rarePraseodimia, terra rara, ha problemi di ascensione. Il suo costante pensiero in quella scatola di acciaio al carbonio è quello di assurgere ad una condizione più aulica o sprofondare nella quotidianità senza precipitare al suolo. La dualità dell'essere e del vivere. Il baratro è insidioso, almeno quanto una condizione di traviamento morale dantesca. La terra però non inorridirebbe, al pari della caduta di Lucifero, e non si aprirebbe sotto. Lo spetasciamento al suolo è il manifestarsi di una condizione umana ineludibile. La terra beccata dal settimo piano fa male perché siamo tutti come delle buste piene di sangue pronte a schiattarsi a terra, inesorabilmente. Questa è la triste realtà delle cose umane: lo spetasciamento dietro l'angolo.
Praseodimia deve cucinare, torna dal lavoro, dalla palestra o dalla spesa. Polli alla cipolla, polli all'aglio... oppure al curry o mantecati al potassio... persino alle terre rare. Ma lo spetasciamento è sempre dietro l'angolo. L'ascensore potrebbe non arrivare mai a destinazione... Se ha lasciato il pollo sul fuoco... il pollo si brucia, sempre, se non sta attento. Ma l'ascensore potrebbe essere l'insidia mortale dietro l'angolo. Una volta uno è precipitato nel palazzo affianco a quello della nostra terra rara. Spesso cerca di esorcizzare prima di chiamare l'ascensore quando è con amici o con Dysprosio, il suo ragazzo. Battute tali da fare spetasciare le mandibole, tanto da dovere chiamare un medico che cura le mandibole per il troppo ridere.
Gli ascensori moderni non precipitano come i DC-9. Hanno dei freni che automaticamente portano la cabina al piano terra. Vite e madrevite, rotismi epiciclopici, razzi alla ispettore Gadget. Roba di un certo livello. L'ascensore di Praseodimia cala inesorabile come una lama di ghigliottina. Senza preavviso. La cinematica è inesorabile, pochi secondi e l'impatto al suolo è inevitabile. La dinamica dell'urto anelastico è ancora peggio. Le forze impulsive non danno nessuna speranza nell'ascensore di Praseodimia. Bisogna solo studiare la posizione del tuffo sul cemento in modo da far assorbire l'energia dell'urto agli organi non vitali. Magari indossando dei comodi elastici, delle molle a bovolo di quelle che si usano in ambito ferroviario come respingenti, oppure speciali trampoli in lega leggera o degli smorzatori idraulici, a seconda dei gusti estetici e sensibilità dell'ingegno.
Come potrà mai rassicurarsi Praseodimia per prendere quel benedetto ascensore senza temere il peggio almeno due volte al giorno?
Sette piani a piedi o cambiare casa.
L'assedio del buio (foto: Nando Scafroglia)
Lettera al... consolato dell'Algeria
Richiesto il visto per l'Algeria.
Dansen og valsen (Gleda)*ovvero "quel pianoforte dagli occhi scandinavi"
"Ora la mia mente andava, seguiva le orme delle cose che pensava. Una canzoncina ardita mi premeva le ossa del costato. E il desiderio di tenere le tue tenere dita. Libero. Libero. Vorrei tre giaculatorie e diversi spirari e rosari composti di spicchi di arancia. E l'aria del mare e l'odore marcio di un vecchio porto. E come pesce putrefatto: putrefare. Libero. Libero."**
Reflejos de luna (foto: Nando Scafroglia)***
* Stefano Bollani, Glega.
** Franco Battiato, Fornicazione.
*** Diffrazione di Fraunhofer, la luna e i palazzi attorno visti dalla mia zanzariera. Gita nel mondo fluttuante della Poppins e dei maestri della naturaNelle stampe di Hiroshige Utagawa (artista giapponese dedito alla rappresentazione del mondo fluttuante, il maestro della natura) ho trovato ispirazione per le foto che verranno nel futuro prossimo. Sono a Roma, dal pc della Poppins, ad aggiornare un po' la situazione qua su questo blog. Un week-end fotografico con tanto di stage dell'amica Poppins, sempre ricca di spunti e innovazioni. Nelle innovazioni della Poppins sono compresi i biscotti orbitali e gli ascensori cedevoli dai quali imparare a sopravvivere e nei quali le leggi dure della meccanica condannano a morte. La Modotti (la mia macchina reflex) ha dato prova di grande stoffa e mi ha regalato nuove belle foto, realizzate con (per me) innovative modalita' (per i puristi cruschensi, la tastiera della Poppins e' anglosassone e quindi non avezza agli accenti, quindi in questo post non vedrete accenti ma apostrofi usati impropriamente un po' ovunque...). Appena scarico le foto a casa, realizzo il nuovo album dedicato a Roma, gran bella citta'. Tanto bella da viverci volentieri. Ho imparato a fare foto in condizioni di luce assurde, cosa che la cara vecchia Kodak l'anno scorso non era riuscita assolutamente a gestire. Il filtro A-DEP ha risolto quest'annoso problema ed ha aperto un nuovo capitolo nelle dissertazioni sulle riflessioni e sulle rifrazioni da parete verticale col sole a perpendicolo.
Dalle foto notturne al Gianicolo, a San Pietro e al Tevere al mio arrivo, passando per i luoghi classici turistici di Roma, sono giunto oggi quasi stramazzato (perche' il grosso l'ho fatto a piedi...) alla mostra di Hiroshige, prolungata fino alla prossima settimana in maniera tale da farmi assistere oggi. E' stato un viaggio affascinante tra le stampe di meta' Ottocento del maestro giapponese, simile per stile ad Hokusai, anche se nelle sue opere c'e' la continua ricerca dell'armonia nella natura e nella vita degli uomini, mentre Hokusai era un po' piu' drammatico nelle scene che rappresentava. Ed ho scoperto che anche Hiroshige ha influenzato Monet, Manet, Van Gogh, come avevo appreso alla mostra su Monet (ai tempi della visita di Rossana, Lea, Mara, piu' i residenti) a Milano il legame con Hokusai ed altri artisti giapponesi. Per colmare la mia enorme ignoranza sull'arte giapponese, molto sponsorizzata quest'anno anche a Palazzo Reale a Milano, ho acquistato apposito libro per la sezione arte della mia libreria. La cosa piu' affascinante e' stata la similitudine che ho colto tra tali stampe ed alcuni miei modi di concepire le fotografie, tanto da doverci dedicare un serio momento di riflessione per capire dove sono e dove posso arrivare.
La citta' di Roma si e' mostrata in tutta la sua caoticita'. Bella ma caotica. Dico questo perche' per ogni foto che tentavo di scattare sbucava sempre un panzone o una panzona stranieri a fare perdere armonia alle foto. Non che io sia un damerino, ma non mi metto davanti alla gente che sta scattando le foto, cosi' impunemente. Poi certe buche per strada che le sentivi tutte in motorino. Ma resta tutto il fascino della Roma barocca dei papi, lo splendore dell'antichita' e si capisce perche' la capitale non sia stata Torino, Firenze o qualunque altra citta' italiana. Girare per le strade del Testaccio per una pizza alla romana, sottilissima, quasi impensabile a Napoli, e' una cosa che mette serenita'. Da sentirsi in un film dei bei tempi in romanesco. I romani che parlano in romanesco, geniale.
I gorghi di Naruto (Hiroshige Utagawa).
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