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La città vecchia
Istanbul is not ConstantinoplePotrebbero essere dei giganti, ma non lo sono. Cosa mancherà mai loro? Dai Selgiuchidi agli Ottomani c'è un abisso in mezzo. Figuriamoci con Bisanzio. Istanbul non è affatto Costantinopoli. E' un'altra cosa, anche se il passato si ripropone, viene rimaneggiato e rimodellato. Ma le preziose illusioni del passato non possono più ripetersi. L'idea brillante è un faro nella notte, piombata all'improvviso, come un'acqua. Anlamadım. E facciamo finta di non aver capito davvero. L'oblio cala sulla storia e sulle grandi civiltà rendendo tutto ermetico a chi un giorno si trova davanti a qualcosa di grande del passato ma della quale cosa nessuno più ricorda nulla. Nessuna memoria si è trasmessa ai posteri. Una Lisistrata e un vaneggiamento. Uccelli e Socrate. Torotì torotì. Uccelli medi.
Un cane su una superstrada con un guinzaglio rosa. Un monologo e l'elogio della follia. E della dimenticanza. L'oblio. Tamam. E aggiungerei un dialogo tra sordi, tra ciechi e tra smemorati. Un dialogo estremamente semplice e dalla banalità implicita, che tutti fanno prima o poi. Spose e coloro che si perdono nel firmamento del cielo, cuori sospiranti e nessun contatto col suo. Non ha senso o forse non l'ha mai avuto. L'amore ha forse senso? Corsi e ricorsi vichiani.
- Seninle birlikte olmaktan memnunum.
- Seni seviyorum.
- Teşekkürler. (Proprio su questa c'è il mio copyright).
- Tekrar ne zaman görüsürüz?
- Defol git! Rahat bırakın beni!
"La prima cosa il mio nome. La seconda quegli occhi..."
Ozpetek legge Baricco.
Prossima partenza per Istanbul al primo gate. Si raccolgono adesioni.
Anladınız mı?
Precious illusionsMetti un giovedì mattina e una riunione su un progetto in Congo per il quale avevo preparato la presentazione la settimana prima. Metti due colleghi, un venezuelano e un siciliano, coi quali avevo preparato la presentazione e metti un gruppo dei giacimenti con un altro gruppo della regione geografica alla quale fa riferimento il Congo. Ho bigiato al corso oggi, ma sempre con previa autorizzazione del capo, per fare la mia prima presentazione durante una riunione. Ovviamente non avevo nulla di preparato, i miei colleghi mi hanno detto che l'avrei presentata io giusto una decina di minuti prima che la riunione cominciasse. Sono quelle occasioni nella vita in cui devi raccogliere tutte le forze e dimostrare il sapere fare le cose agli altri. Ovviamente, nessun problema, perché alla fine l'avevo fatta io la presentazione e la conoscevo benissimo. Comunque, è stata una bella emozione vedere gli altri interessati al frutto del proprio lavoro. E, soprattutto, bello quando esci dall'ufficio e senti commenti positivi non in tua presenza, di sbieco dietro la porta...
Totò, Peppino e... il Bar CaruggiUn successo pieno e meritato quello del Bar Caruggi. 700000 i partecipanti secondo la questura, due milioni secondo gli organizzatori. Sei o sette secondo alcuni maligni. La nostra visita alla città di Genova alla ricerca della sua anima è, per puro caso, coincisa con la notte bianca organizzata proprio per la nostra notte di permanenza. Certo che Donatella e Rossana (vi consiglio di leggere i report sui loro blog) avranno dovuto faticare non poco per convincere l'amministrazione comunale per la scelta della data. Comunque è stato un gran successo, siamo stati benissimo, coccolati dalle nostre due ospiti, che hanno organizzato un tour unico per la città volto a scoprire l'anima della città, tra i suoi vicoletti, le sue strade che si inerpicano sui colli, l'aria e la luce del porto. Peccato per quelli che, volenti o nolenti, non sono venuti. Credo che hanno perso qualcosa che va ben oltre la semplice visita ad una città o ad un incontro tra amici conosciutisi in rete. Un saluto speciale va senza dubbio a Marilù. Da tempo insisteva in un incontro così e proprio quando c'è stato non è potuta esserci. Ci incontreremo in un'altra città, senza dubbio. Io e Mauro, sostenitori morali delle organizzatrici (e solo quello alla fine perché ne abbiamo anche combinati di numeri comici sullo stile di Totò e Peppino), pensiamo di incontrarci la prossima volta a Roma, magari. Roma caput mundi. L'impero romagnolo ha dominato il mondo... Citazioni colte che sono venute anche da zia Donatella prese da Totò, Peppino e... la malafemmina e da Totò, Peppino e i fuorilegge. Certo, il venerdì pomeriggio che io e Mauro abbiamo trascorso a Milano (il Maumozio tour è passato anche per la città meneghina e anche per il mio Nautilus) è stato alla Totò e Peppino: davanti al duomo (nel film sarebbe il municipio dallo stile etrusco) o alla galleria (l'arco di Tito) non abbiamo resistito alla rievocazione delle atmosfere del film. Ho dato uno dei miei famosi appuntamenti l'indomani a Genova Brignole senza che vi fosse il treno in arrivo da Milano per quell'ora, almeno secondo le accuse delle organizzatrici. In verità, il treno ci sarebbe anche stato e saremmo arrivati anche in anticipo di ben venti minuti, ma abbiamo reputato sproporzionato svegliarsi venti minuti prima per prendere l'intercity delle 8.10 da Milano Centrale e abbiamo preso uno stupendo interregionale di prima classe che avrebbe fatto schifo a cimici e pidocchi per come puzzava. E meno male che era prima classe... Dovrebbero consigliare di fare i vaccini opportuni prima di salire sui treni italiani.
Al nostro gruppetto si è aggiunta un'amica di un'amica, conosciuta per l'occasione. Grazia era a Genova per questioni di lavoro e avevamo in comune un'amica, Elena, conosciuta da me e Cristina al corso di pizzica (e persona da conoscere assolutamente), in quel di Milano. Potenza delle reti piccolo mondo. La mia preoccupazione, per una semplice questione di ingresso in un gruppo non conosciuto a priori, che si divertisse è stata fugata: siamo esseri estremamente sociali, noi che facciamo ste cose e non è stato affatto difficile entrare presto in sintonia. Infatti, io e lei abbiamo anche fatto il viaggio di ritorno verso Milano assieme ed è stato un bel momento di condivisione di esperienze presenti e passate, anche attraverso le parole di De Andrè (Rossana è stata carinissima nel realizzare un cd con musica fatta da genovesi e che parla di Genova, trasgredendo anche la raccomandazione di Donatella di rientrare in un solo cd... organizzazione da gran tour). Il modello del Bar Caruggi, simile a quello del Bar Campania, ha funzionato perfettamente. Da ripetere, replicare, cesellare e affinare altrove.
Nel tardo pomeriggio anche Ariel, sempre carica di energia come un tornado, ci ha fatto la bella sorpresa di venire da Torino, eroica in macchina, simbolo contrapposto a chi ha preferito fare altro e si è perso una bella giornata assieme tra le vie di Genova. In tarda serata, ho conosciuto anche Tore che ci ha raggiunto grazie ad un prodigioso ponte radio tramite Marilù. E' stato un momento di comunione di intenti e, devo dire, siamo proprio stati bene assieme. Ho fatto oltre 500 foto e una decina di filmati. Appena avrò tutte le autorizzazioni necessarie pubblicherò il pubblicabile, così vedrete che spettacolo.
Personalmente, il Bar Caruggi è rientrato nel mio nuovo piano di sviluppo e riassetto territoriale delle amicizie che ha tra i suoi tanti obiettivi quello di portare alla luce del sole le amicizia che vivono nel sottobosco della rete. Questa esperienza, come del resto quella di Trieste con la mia stimatissima amica Alessia, è da ritenersi un pieno successo. Dedicherò alcuni stupendi interventi a Trieste tra breve, non temere Ale... eh eh eh!
Il ragionier Casoria...
Senza titoliMi sento chiamato in causa come moderatore per il precedente intervento che ho pubblicato che parlava di Saviano e di quanto sia difficile vivere al sud.
Io credo che il problema fondamentale sia sempre nel considerare ogni cosa come un monoblocco. Ammiro Saviano per il coraggio che ha avuto, per i pericoli ai quali ora espone se stesso e i suoi cari, per i disagi e l'angoscia di una vita da recluso da uomo libero. E penso che solo una grande casa editrice, che ha bene o male le sue protezioni celesti (anzi azzurre...), si sia potuta permettere un tale rischio, perché un piccolo editore avrebbe visto andare in fiamme le sue rotative. Tante delle cose che Saviano dice nel suo libro risultano andare oltre l'immaginazione persino di chi ci vive pacificamente al sud. Poi ci sono quelli che bene o male sanno, ma non possono permettersi di rischiare tutto. Io non me la sentirei di definirli così facilmente vili. E' come quando si parla ad esempio dei raid dei fascisti contro la libertà di pensiero e si condanna chi non si è ribellato allora, chi ha visto e taciuto. E' facile, ma perché dovere fare il martire e per giunta senza che nulla cambi, esponendo, più che altro, i propri cari al peso delle proprie scelte. Saviano l'ha potuto fare grazie all'appoggio dell'opinione pubblica e non è poco. Avrebbe fatto la fine di Siani altrimenti. La fine di tanti altri. Queste cose sono delle complesse partite a scacchi, spesso con la morte. Giochi di poteri a vari livelli. E generalizzare non è mai un bene perchè così si mettono tutte le persone sullo stesso piano. A me è capitato a volte di avere giornali locali delle mie parti e leggendo i titoli era palese una mano occulta su quei titoli. Una volta presi un giornale in autobus e leggendo un titolo in prima pagina pensai "questi sono controllati dalla camorra". Era proprio intimidatorio, sullo stile di quelli mostrati da Saviano al festival della letteratura di Mantova. Il fatto è che basta condizionare qualcuno ai piani alti di un giornale senza che l'intero giornale sia gestito dalla camorra. Già immagino il giovane giornalista che deve passare al capetto locale il proprio pezzo per vederlo approvare. E' ovvio che questa cosa è da operetta buffa. Uno scrive un pezzo e poi ai piani alti decidono il titolo e cambiano ad arte alcune parti. E' un'ipotesi di ipotetici funzionamenti di ipotetici giornali, senza nomi, perché chi la sa poi la verità. E' una teoria appunto. E basta semplicemente una minaccia al punto giusto o una minaccia di blocco dei finanziamenti, tramite una intimidazione indiretta dei finanziatori. Stiamo parlando di gente abituata e brava a giocare a scacchi con le trafile della burocrazia e con le strategie degli intrallazzi. I metodi sono simili a quelli di tanti altri luoghi di potere ormai, come Saviano stesso dice nel suo libro, come quello di banche, di aziende, di frange politiche. Con l'aggiunta dei metodi classici della criminalità che consegna a queste persone un'organizzazione dai toni di stato nello stato con la propria "giustizia" per quanto barbarica e assassina.
L'accusa rivolta quindi al giornale in toto è ingiusta e offensiva in questi termini e capisco la reazione di Maria. Anche io mi sarei incazzato e non poco al posto suo. Offensiva nei confronti di chi lavora onestamente e cerca di fare il difficile mestiere di dire la verità in un Paese come il nostro, dove sappiamo come funzionano le cose con l'informazione. Tutto è bene o male collegato secondo le più avanzate teorie delle reti e basta molto poco per ottenere effetti insperati. L'importante è saperlo per sapere come usare gli eventi. C'è gente che questo fa per mestiere. Ogni volta che si generalizza si fa il gioco di queste persone, pronti a muovere le marionette giuste e mettere in scena la comemdia dell'arte che si vede in certi telegiornali e su tanti giornali. Mai generalizzare, Saviano ha errato in questo o forse il suo messaggio è stato storpiato, come spesso succede, filtrato da altri giornalisti che hanno mediato i dati e restituito una linea equivoca.
Questioni di editore... sempre così, chi ha i soldi in mano detta legge nella nostra società. "Chi sparte ha la meglia parte" si dice a Napoli.
Comunque a me piaceva semplicemente la poesia di Hikmet, eh eh eh...
Il più bello dei mari
MANTOVA - Da solo sul palco con i suoi quattro uomini della scorta, con dietro un grande schermo dove fa vedere titoli e articoli di giornali locali, il Corriere di Caserta e Cronache di Napoli, Roberto Saviano, atteso e accolto come una star al Festivaletteratura di Mantova, davanti agli 800 spettatori del Teatro Sociale, ha fatto vedere come l'informazione locale venga utilizzata dai boss di camorra del territorio. In platea, fra il pubblico i due avvocati dei boss del processo Spartacus.
"Cosa significa vivere in un Paese che ha il più alto tasso di persone scortate nel mondo? Racconterò la terra, la quotidianità e lo farò attraverso i quotidiani locali che escono in edicola e tradiscono i tempi della guerra che tutti i giorni si realizza nel sud Italia. In Campania da quando sono nato ci sono stati 4 mila morti, la media di due al giorno. Se accadesse a Parigi nessun sindaco potrebbe essere eletto. In Italia è possibile perché è sempre stato così" tuona Saviano. E poi fa vedere i titoli usciti sulle Cronache di Napoli e il Corriere di Caserta. Comincia con quello che definisce "il più doloroso", "Don Peppe Diana era un camorrista" che ha distrutto la figura di chi aveva scritto un documento che dava fastidio. E poi "Il dolore dei boss" e ancora "Tommaso è morto, l'ira dei padrinì dopo la fine di Tommaso Onofri, facendo così sapere che ci lo ha ucciso non avrà pace. E ancora un messaggio di Francesco Schiavone detto Sandokan: "Sandokan a Berlusconi: i pentiti sono contro di noì e poi 'Sandokan controlla 4 mila voti'. "In una terra così accade che scrivere non è come scrivere qui". L'autore di Gomorra (Mondadori), che ha venduto un milione e 800 mila copie nel mondo, ed ha visto il suo libro diventare un film di Matteo Garrone vincitore del Grand Prix all'ultimo Festival di Cannes, ha voluto ringraziare i suoi lettori "che nella mia vicenda hanno avuto un ruolo centrale. Ciò che ha determinato quello che è successo non è stato quello che ho scritto, il mio sguardo, è stato il lettore che ha messo paura ai poteri. Questi poteri -dice - non vogliono diventare elemento di discussione, non vogliono essere argomento, non vogliono essere svelati. Il lettore ha deciso che la tv, i giornali dovevano occuparsi di queste cose". Come un fiume in piena Saviano ha continuato: "oggi vorrei raccontare la quotidianità mia e di centinaia di persone che vivono la mia condizione. Io sono privilegiato perché scrivo. Sono 695 giorni che vivo sotto scorta, 11 mila e 120 ore. La vita avviene fuori e tu sei dentro". Lo scrittore racconta di come nessuno voglia affittargli una casa, "anche a Roma, è successo a Piramide". E poi fra gli applausi, di un pubblico di mantovani, che ammette "può capire poco questi riferimenti", continua con il caso della maestra di Mondragone, Carmelina che per aver fatto una denuncia dopo aver visto un omicidio, deve girare con la scorta. E poi prosegue con i giornali locali con titoli come "il fratello del boss Bardellino con Falcone contro il crimine", fa vedere spezzoni di interviste tv fra cui alcune proposte a Matrix e fatte a ragazzi di Casal di Principe, in provincia di Caserta. "La diffamazione è una cosa che ti scava dentro" sottolinea Saviano e ripete le parole della cugina di un parente di Sandokan che dice parlando di lui: "cosa gli abbiamo fatto? Gli abbiamo violentato la fidanzata, ucciso il fratello?". Rivolgendosi ai due avvocati dei boss del processo Spartacus afferma: " se i vostri assistiti mi vogliono vedere in faccia fateli venire direttamente o pensate che abbia paura?. Noi non facciamo paura perché non abbiamo paura". E ai mantovani in platea: questo non è un problema del sud. Tutto questo non deve più essere normale. Infine cita il poeta turco Hikmet e la sua poesia più nota "il mare più bello non è ancora stato attraversato" e dopo una lunga standing ovation si concede a una lunga fila di richieste di autografi, fra cui figura anche Carlo Lucarelli. E poi via con la sua scorta. (ANSA)
Talking about Club del libro
Da un'iniziativa di Anna, un piccolo gruppetto di persone è già tra le pagine del primo libro di Paolo Giordano, fisico e scrittore, La solitudine dei numeri primi, premio Strega e premio Campiello 2008. Io sono portato per la saggistica e dedico al romanzo poco tempo, ma quando lo faccio mi ci perdo dentro in una maniacale ricerca attraverso le parole del libro per ricostruire la realtà che lo scrittore intendeva. Questo è ovviamente possibile solo in parte. Me l'hanno ampiamente dimostrato un saggio che parlava anche di Hemingway e del problema della descrizione nei romanzi e poi in seguito Baricco in una conferenza che tenne tempo fa qua a Milano e alla quale ho assistito. Inevitabilmente quando si legge un libro ci mettiamo tanto di nostro, diamo una nostra interpretazione, oltre che della storia, anche di tutta una serie di particolare che lo scrittore tace. Forse è proprio questa la magia di un libro: è una chiave per l'immaginazione di chi lo legge. Il parco dove Michela, la sorella ritardata di Mattia, si perde l'ho immaginato come un piccolo parco cittadino che avrò visto chissà dove, girando per le città qua attorno. Il vallone dove Alice da piccola cade, perdendo l'uso di una gamba, per imparare a sciare a livello preagonistico a sette anni non deludere il padre, l'ho immaginato come una zona dell'Abruzzo dove vado spesso con gli amici, soprattutto d'estate. Il cervello cerca una soluzione tra le tante immagini immagazzinate in memoria e sceglie quella più appropriata a rendere al massimo nella scena. Forse questo è quello che manca al cinema, dove tali scelte sono fatte dal regista, dal direttore della fotografia, eccetera. Sono loro a scegliere per noi. Nel libro invece è l'immaginazione del lettore a prevalere e quindi un libro letto da me è diverso dallo stesso libro letto da Anna o da chiunque altro che ha aderito all'iniziativa. E proprio per questo è bello poi confrontarsi. In effetti, un club del libro ha un bel contributo dato da ogni singolo e quindi costituisce una fonte di arricchimento interiore per ciascuno che così amplia il proprio set di scenari immaginabili, oltre, ovviamente, all'interpretazione della storia in quanto tale. Lì la cosa che più intriga, secondo me, è il "what if"... cosa sarebbe successo se... oppure cosa avremmo fatto noi al posto di un personaggio e tutti gli stati d'animo che si generano. Quando uno piglia e fa lo scrittore... ci vuole mestiere e una grande capacità di catturare il lettore. La cosa che mi ha fatto decidere di leggere il libro è stato il fatto che lo scrittore è un fisico e che ha usato la metafora dei numeri primi (sempre di grande fascino per i matematici, addetti ai lavori, e per la gente comune) per costruire tutto. Proseguo con la lettura. Chi vuole ancora unirsi al gruppo, è il benvenuto.
Quote Club del libro Talking about Bar Caruggi
Bar Caruggi Bar-Caruggi!Sabato 13 settembre 2008 ci sarà un colossale incontro tra amici di blog a Genova, tra i caratteristici carrugi della città, alla ricerca dell'anima della città. Partirò all'alba da Milano, forse assieme a Mauro che forse verrà il venerdì precedente a vedere una bella mostra al Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano su Robert Indiana, quello degli otto di Virginia, per capirci. Il comitato (degno di quello delle trasmissioni di mezzogiorno di Raiuno di un tempo) di accoglienza avrà cura di farci vedere Genova come non l'avremo mai immaginata. Io mi preparo a battere il personale di 389 foto/giorno raggiunto a Venezia. Io e Mauro ci tratteniamo anche per domenica mattina. Chiunque che gli va può essere dei nostri e farci un bel giro per Genova come abbiamo fatto qualche tempo fa a Napoli. Fateci sapere, a momenti preparo un invito evento per tutti i miei contatti!
(foto tratta da Federika) |
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