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La sottile linea giallaovvero Il tanto atteso ritorno di ATM M3 Simulator
Qualche mese fa vi parlai del simulatore della linea 3 (quella che dalla stazione centrale porta a casa mia) della metropolitana di Milano. Ero ancora a casa Cupiello allora ed Emilio mi passò questa chicca appresa tra i colleghi consulenti informatici. Ci fu un bel passaparola sui blog e anche qua su Mobilis in Mobile e anche lo sviluppatore del gioco ha lasciato un piccolo commento al mio intervento di allora. Abbiamo passato ore e ore a casa (al lavoro si lavora) davanti al monitor tra sfide varie per essere provetti macchinisti virtuali, attenti allo stress dei passeggeri e all'efficienza del servizio. Dopo qualche tempo in cui si erano perse le tracce del software, ho scoperto oggi che c'era qualcosa che bolliva in pentola. Io avrei in mente una versione per i mezzi pubblici delle mie parti, in provincia di Napoli, ma, oltre alle querele varie (per nascondere le ovvie inefficienze, agli occhi di tutti gli utenti), avrei anche dei seri problemi per la realizzazione del software a causa di tutte le variabili imprevedibili ed impazzite insite nel sistema in questione. In effetti, una delle meraviglie per mia madre che è venuta a trovarmi in questo mese di agosto è stata proprio quella di arrivare ogni volta in stazione e trovare un treno pronto in arrivo per la destinazione desiderata. Certamente passerò di nuovo qualche sera in compagnia col simulatore per raggiungere un buon livello di efficienza che con i tempi e le teste che corrono bisogna sempre imparare l'arte e metterla da parte.
La metropolitana milanese ha costituito in questi quasi due anni di Milano il buco nero attraverso il quale sono stato catapultato da una zona all'altra di Milano. Con grande efficienza e soddisfazione, sia chiaro. In questo periodo però sento l'esigenza di passare ai mezzi di superficie per esplorare la città come si deve, imparare le strade e i posti, fare un po' più mia questa città. Come saprete è cominciato il progetto "Milan l'è un gran Milan" e quindi bisogna battere un po' le strade per conoscerne le particolarità e i segreti. Batterle nel senso buono, il migliore, ovviamente. Omnia munda mundis. Un mezzo che mi piace molto è il tram e il suo fascino di treno per strada. Il pullman non è mica lo stesso, però. Domenica scorsa ho passato la mattinata ad esplorare Milano in tram con un grandissimo biglietto giornaliero, ho scattato tante foto che a breve pubblicherò qua sul blog. Appena avrò una mattinata libera farò un altro giornaliero e via in giro a carpire i segreti della città. Ho visto sul sito dell'ATM che si organizzano anche cene in tram, certo deve essere molto suggestivo e, perché no, da provare una volta, magari in due, quando sarà il suo tempo.
Vetture della linea M3. (foto ©2008 Blogosfere) ATM M3 SIMULATOR: PIU' REALISTICO, QUASI REALE
Online la nuova versione del simulatore di guida
Dopo il debutto in versione beta di qualche mese fa, arriva online per Ferragosto la nuova versione del simulatore di guida della terza linea della metropolitana, ribattezzato “ATM M3 SIMULATOR”. Nato per gioco da un privato appassionato di trasporti e informatica, il gioco on line da oggi è la sintesi dell’esperienza della divisione ATM-lab che ha coordinato il tempo libero di un gruppo di ingegneri trasportisti e di ingegneri informatici. Dopo qualche mese di lavoro, il passaparola in rete su Forum e Blog milanesi, ATM-lab ha trasformato quello che prima era solo un giochino amatoriale nel primo simulatore dei trasporti su rotaie d’Italia, e forse anche d’Europa, rigorosamente gratuito. Entro il mese di settembre, sarà possibile registrarsi al simulatore e confrontare i propri punteggi con quelli degli altri giocatori. Per diventare esperti “macchinisti virtuali” basta collegarsi all’home page del sito e cliccare sul banner. Buon viaggio con ATM-M3 SIMULATOR. (dal sito dell'ATM di Milano)
Per provarlo clicca sul link. Venezia è un pesce!Durante i pochi giorni di ferie di questa estate sono stato a Venezia, per la seconda volta. In realtà, la prima volta l'atmosfera era troppo annebbiata ed offuscata dall'amore dei tempi di Manù per potere apprezzare appieno la città in quanto tale e non cadere nella trappola dell'idillio elegiaco. L'amico Properzio e la piccola Eleonora, sua profonda conoscitrice, apprezzerebbero. Sono riuscito nell'impresa di fare quasi quattrocento foto in una giornata (389), mio personale, ma so che posso fare di più perché ho avuto modo di fare anche le riprese con la mia nuova Everio Jvc, la quale è in attesa di un nome di battaglia. Il mio notebook, per esempio, è stato varato come Pascal, il mio vecchio pc fisso si chiama Silicon Mind, il mio Zen si chiama Nandosan. Una consuetudine dal retrogusto navale che ha preso origine dalle abitudini di una pazza di cui mi ero invaghito al liceo. Chi va con lo zoppo, impara a zoppicare. Spero di potermi permettere anche la mia prima reflex digitale quanto prima, così potrò capitalizzare i tre anni fatti con la piccola compatta della Kodak che descrive visivamente il mondo che mi circonda. Per i curiosi, l'ho chiamata Voyager 3, perché quando ce l'ho in mano sembro appunto una sonda spaziale intenta a fotografare tutto quello che le passa davanti. E chi mi conosce dal vivo lo sa. I miei amici che me la regalarono per la laurea, da un lato sono contenti perché hanno azzeccato il regalo, dall'altro si sentono sopraffatti da quell'obiettivo sempre aperto che ha come unico limite la durata delle batterie (comunemente ne ho 4 treni per ogni raid a 2500 mAh) e gli attuali 5 giga di memoria disponibile (SD in 2 da 2 GB e 1 da 1 GB): una potenza di fuoco del tutto dignitosa per un mezzo di bassa fascia come il mio. A Venezia ho messo in campo tutte le conoscenze accumulate in tre anni di scatti, sperimentando parecchio sulla luce. Con la reflex mi divertirò.
Ho apprezzato tantissimo Venezia, visitata con la mamma che non l'aveva mai vista prima, e ho cercato di rubare dei fotogrammi, degli istanti da portare a casa oltre la memoria che, si sa, è labile ed è condizionata dagli stati d'animo. Un riferimento autoptico, insomma, una taratura che sia immune dallo stato d'animo della giornata. Anche alla mamma è piaciuta e penso che la prossima volta che ci torna dalle mie parti ci torniamo. La sua visita a Milano è stata positiva. Certo ha avuto da ridire su tutto, anche sulla gestione economica (ritenuta poco affine col mos maiorum) peggio di Almunia sull'Italia (infatti l'ho soprannominata Almunia per l'occasione), ma mi ha fatto un gran piacere la sua visita nel mio piccolo mondo del Nautilus. Abbiamo anche testato le capacità di sopravvivenza di due persone nella mia stanza, test che ha avuto un esito positivo, ammesso che la situazione sia transitoria e non permanente.
La passeggiata in giornata per i calli e i campi di Venezia è stata supportata dai ricordi del libro di Tiziano Scarpa suggeritomi tempo fa da Alessia: Venezia è un pesce. Un libro molto simpatico che mi ha svelato tanti piccoli particolari visti con gli occhi di chi in quella bellissima città ci ha vissuto.
Le foto di Venezia che ho scattato sono sul mio spazio Flickr.
Gabbiano al volo "I palazzi che vedi, le architetture di marmo, le case di mattoni non si potevano costruire sull'acqua, sarebbero sprofondati nel fango. Come si fa a gettare fondamenta solide sulla melma? I veneziani hanno conficcato nella laguna centinaia di migliaia, milioni di pali. Sotto la basilica della Salute ce ne sono almeno centomila; anche ai piedi del ponte di Rialto, per contenere la spinta dell'arco di pietra. La basilica di san Marco poggia su zatteroni di rovere, sostenuti da una palafitta d'olmo. I tronchi se li sono procurati nei boschi del Cadore, sulle Alpi venete; li hanno fatti scendere fino alla laguna lasciandoli galleggiare lungo i fiumi, sul Piave. Ci sono larici, olmi, ontani, querce, pini, roveri. La Serenissima è stata molto accorta, ha avuto sempre un occhio di riguardo per questo patrimonio di legno; leggi severissime salvaguardano le foreste… Stai camminando sopra una sterminata foresta capovolta, stai passeggiando sopra un incredibile bosco alla rovescia. Sembra l'invenzione di un mediocre scrittore di fantascienza, invece è vero. Ti descrivo cosa succede al tuo corpo in gita a Venezia, a cominciare dai piedi."
(Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce, Feltrinelli Editore)
Il sentimento del tempo
Alla scoperta di Milano antica
Ho deciso di conoscere meglio la città dove vivo (Milano) e quindi nei prossimi mesi diventerò un finanziatore, un Mecenate (come la via del quartiere Forlanini) della sovrintendenza di Milano, visitando tutto ciò che può essere visitato. Parte il progetto "Milan l'è un gran Milan". Dalla mostra Milano Antica dal V secolo a.C. al V secolo d.C. presso il museo archeologico lungo corso Magenta, Milano. Una mostra molto interessante, peccato che non abbiano il resto (25 euro) da dare quando uno vuole comprare i cataloghi della mostra: la cassa versa un po' male, in effetti... Ho dovuto riprendere i 50 euro e rimandare l'acquisto, se avrò ancora interesse nel farlo. Poi vanno a rotoli... Ho anche approfittato per fare qualche omaggio simbolico a qualche amico, come Mauro e altri.
Negli anni 380-390 d.C. il poeta di corte Decimo Magno Ausonio celebra in un famoso carme Milano, sede della corte imperiale, tramandando l'immagine di una città ricca e potente e fornendo preziose informazioni sui suoi edifici pubblici e privati. A Milano ogni cosa è degna di ammirazione, vi è profusione di ricchezze e innumerevoli sono le case signorili; la popolazione è di grandi capacità, eloquente e affabile. La città si è ingrandita ed è circondata da una duplice cerchia di mura; vi sono il circo, dove il popolo gode degli spettacoli, il teatro con le gradinate a cuneo, i templi, la rocca del palazzo imperiale, la ricca zecca, il quartiere che prende il nome dalle celebri terme Erculee. I cortili colonnati sono adorni di statue marmoree; le mura sono circondate da una cintura di argini fortificati. Le sue costruzioni appaiono una più imponente dell'altra, come se fossero fra sé rivali, e non ne sminuisce la grandezza nemmeno la vicinanza di Roma.Decimo Magno Ausonio, Elenco delle città illustri, vv. 35-45
Cinta muraria massimiana della città di Mediolanum. (Foto ©2008 Nando Scafroglia)
I numeri di Robert IndianaL'album "Ocho a Virginia Woolf!", nella mia raccolta di foto, è un omaggio alla cara Virginia che scriveva di numerologia cinese (anche se io preferisco quella babilonese eh eh eh) nell'ambito delle olimpiadi di Pechino. Si parlava del numero otto e del suo significato di fortuna e prosperità nella cultura cinese. Le opere di Robert Indiana sono in giro per le strade di Milano. Le dieci cifre sono in corso Vittorio Emanuele (per i non addetti, è la via che dal duomo porta a piazza San Babila, la via più centrale che ci sia nella città della madunina). Un'altra l'ho vista nella piazza davanti al palazzo reale ed un'altra nella piazza davanti alla Scala di Milano (mi viene in mente la battuta di Totò "ad attaccare i manifesti" in Tototruffa'62). Al padiglione di arte contemporanea (PAC) c'è una mostra dedicata a Robert Indiana, fino al 14 settembre 2008. Per ulteriori informazioni c'è il mio sito preferito per reperire notizie su mostre e sull'arte in generale. Non mancherò. Peccato che Mauro non possa fare una sua tappa da queste parti, altrimenti ci andremo assieme, come nella migliore tradizione delle mie trasferte partenopee.
Secondo i moderni numerologi, giusto per dare un po' di numeri anche io da numerico quale io sono, l'otto ha questo significato, un po' diverso da quello cinese:
Otto è considerato un numero di influenza karmica che richiede il pagamento di debiti contratti nella vita attuale o in una vita precedente. Rappresenta un lavoro profondo e le lezioni imparate attraverso l'esperienza e può quindi risultare un numero "difficile" per le restrizioni imposte dalla sua natura. Più di ogni altro numero l'Otto rappresenta la ricerca di denaro e successo materiale, ma la sua natura implica il confrontarsi con rischi estremi e molti capovolgimenti di vita. Considerato l'importanza ai massimi livelli data alla reputazione e alla posizione sociale, coloro che ricadono in modo preminente sotto l'Otto dovranno condurre una vita onesta, in quanto ogni imprudenza sarà quasi certamente resa pubblica nel modo meno lusinghiero. Sebbene l'Otto nella cultura cinese sia considerato di buon auspicio, nella numerologia cinese non gli è assegnata particolare importanza.
Pari opportunitàSembra un film di Alberto Sordi... Il sindaco in questione deve essere un patito del cinema italiano anni '70.
MANCANO DONNE, SINDACO INVITA LE 'BRUTTE'
SYDNEY - La vita diventa triste per gli scapoli nella ricca cittadina mineraria di Mount Isa nell'entroterra del Queensland, in Australia, dove gli uomini sono la gran maggioranza della popolazione. Così il sindaco John Molony ha offerto una soluzione, con un appello lanciato alle brutte anatroccolé di tutta Australia, che hanno difficoltà a trovare un partner e si sentono sole. Immediate le proteste da più fronti, dalle femministe in genere alle donne e anche agli uomini della cittadina, oltre che dalla locale Camera di Commercio.
"Posso suggerire che dato che vi sono cinque uomini per ogni donna, dovremmo trovare se vi sono donne giovani ma svantaggiate come bellezza, e invitarle a trasferirsi a Mount Isa", aveva dichiarato Molony al quotidiano Townsville Bulletin, aggiungendo che le donne locali sembrano piuttosto felici. "Spesso si vedono passare per strada ragazze non tanto attraenti, con un grande sorriso sul volto. Che sia il ricordo di qualcosa già avvenuto la notte prima o l'aspettativa per quella prossima, vi è certo grado di felicita", aveva osservato. "Non c'é una favola su un brutto anatroccolo che si evolve in un bel cigno?" A riassumere le reazioni ci ha pensato oggi la presidente della locale camera di commercio, Patricia O'Callaghan. "Vi è molto risentimento che circola nella comunità al momento, molta rabbia e passione, molte donne che esprimono con forza la loro opinione", ha detto. Il sindaco dal canto suo ha accusato il giornale di aver distorto le sue osservazioni. Situata a 1830 km da Brisbane, Mount Isa siede su una delle più grandi miniere del mondo, e nel censimento del 2006 le donne di età fra 20 e 24 anni erano appena 819 su una popolazione totale di circa 21500. (ANSA)
La crema degli sciacalliBECCHINI UCCIDONO E CREMANO PATOLOGO
BERLINO - Due impresari di pompe funebri bavaresi sono stati arrestati dalla polizia tedesca con l'accusa dell'omicidio di un patologo: il cadavere sarebbe stato poi cremato sotto falso nome e le ceneri disperse. "E' il modo migliore per fare scomparire un cadavere", ha detto oggi al tabloid tedesco Bild uno degli inquirenti.
La vittima è un ex patologo universitario ed ex imprenditore, Erich W., il quale aveva venduto nell'estate del 2005 la sua impresa di pompe funebri al 52/enne Michael S., ha ricostruito la polizia. Ma Michael S. non aveva i soldi necessari all'acquisto dell'azienda e, dopo anni di litigi, avrebbe ucciso il suo creditore, scomparso nel nulla da Pasqua del 2007. La polizia sospetta che, dopo l'omicidio, Michael S. - con l'aiuto del collega 53/enne Friedrich P. - abbia bruciato il cadavere di Erich W. sotto falso nome in un crematorio di Fuerstenzell. Entrambi, ora rischiano l'ergastolo.
(ANSA)
Pensandoti
Legami logiciOggi, a telefono con una mia cara amica, parlavamo della tissotropia dell'amido di mais. La proprietà di tissotropia è comune al ketchup e al sangue di San Gennaro. Una sostanza solida che sottoposta ad un'azione di taglio (agitandola) cambia di viscosità. Una sostanza solida diventa d'un tratto liquida, dopo qualche bottarella. Gli alchimisti del Settecento erano spettacolari con i loro effetti speciali. Talmente ben fatti che ancora oggi sono misteri ancora non del tutto svalati dalla scienza. Soprattutto quando viene sistematicamente ostacolata l'indagine scientifica per un esotico ed imperituro gusto del passato. Mentre parlavo con lei dell'alchimia e di Paracelso, si è tirato fuori Dante: mi ha chiesto se sapevo cosa fosse una sinalefe. Proprio di recente avevo affrontato la cosa con un'amica in messenger. Si parlava della liason francese ed era saltata fuori quindi la sinalefe. Una figura metrica che nel computo delle sillabe di un verso di una poesia mette assieme la vocale finale di una parola e quella iniziale della parola successiva.
Il passaggio logico da una cosa all'altra è stato il concetto di alchimia. Siamo partiti dalla chimica e siamo arrivati all'alchimia delle parole. Dalla scienza alla magia, insomma. Dai codici dettati dalla natura, dai suoi segreti reconditi, via via svelati dalla ricerca nei secoli, siamo arrivati alla ricerca del poeta che regala con le sue parole emozioni. La successiva riflessione ha riguardato il senso della ricerca del poeta. Imbriglia lui forse le emozioni nelle parole o parte dalla regola, dalla legge, per arrivare al risultato e vedere che cosa ne esce fuori? Certo, il poeta con due boccettine di inchiostro così parte dall'emozione ed arriva a sintetizzarle la molecola esatta, attraverso un'alchimia, una cinetica, fatta di emozioni e di maestria. Ci sono poeti che invece sperimentano la forma e vedono che effetto ha. L'eterna lotta tra sintesi e analisi. E' da queste piccole cose che mi rendo conto di non essere solo io fuori dalle righe, ma c'è tutta una struttura che mi circonda e che mi permea fatta di persone con gusti simili, conoscenze complementari, succedanee e addirittura alternative che costituisce il mio universo, in senso termodinamico. Da soli non si va da nessuna parte, come dicevano Lord Kelvin, Clausius e Carnot. Ci vuole sempre una sorgente fredda ed una calda.
Teatrino enigmistico: Arancia e Portogallo. 6 e 21.Mettiamo che uno decida di andare in Portogallo. Uno. Senza definirlo più di tanto. Uno chiede a Due se sa qualcosa del Portogallo. Anzi non glielo chiede affatto. Manda una e-mail cumulativa a Tanti e Due gli risponde pur non essendo mai stato lui in Portogallo. Questo perché Tre, tempo fa, è stato in Portogallo ed ha ampiamente parlato a Due del suo viaggio in treno dall'Algarve a Porto. Ne ha parlato per tantissimo tempo, tanto da rendere Due un conoscitore indiretto del Portogallo. Tanto che Due in una libreria in centro a Milano, in piazza Duomo, tempo dopo incontrò Quattro e gli parlò del Portogallo trovandosi davanti ad un libro di Saramago. Si era talmente appassionato alla cosa da alzare un po' troppo la voce in un'area di lettura, tanto da fare stizzire una zitella acida e anche maleducata, vestita alla garçon. Due e Quattro la pensavano allo stesso modo, sarà che sono multipli, e ritennero che la reazione di Cinque fosse spropositata quale reazione all'azione contestata. Dopo molta insistenza di Cinque ad attaccare briga, Due e Quattro la mandarono a Quel paese, in Portogallo. Passano gli anni, ma Due continua ad avere in mente il Portogallo, anche se per lui è stato sempre e solo un sinonimo di un'arancia e poco più. Il Portogallo poi gli ricorda una canzone di Guccini che gli piace molto e fino a qualche tempo fa aveva un gran significato che ora non ha più. Per colpa di Sei, mica per colpa propria, sia chiaro. Mi sa che è giunta l'ora di partire per il Portogallo per Due. E' meglio per tutti. Vaffan' Portogallo, va (è stata rilevata dell'autoironia)! Magari dopo avere letto La solitudine dei numeri primi, consigliato da Sette. Dopo aver dato due numeri, non meno di tante altre persone che mi circondano e che circondano loro, ultimamente, vi consiglio di comprarvi una bella smorfia napoletana e di giocarvi i numeri delle cose che vi accadono, anche se non si vince, perché la dea bendata ha le corna (come direbbe la Loren in un suo noto film), almeno è tanto liberatorio. Le persone che si credono citate sono solo un pretesto, sia chiaro, non c'entrano nulla con tutto il resto. Al massimo c'entrano col Portogallo, ma poco con l'associazione di idee mia.
Luna di città d'agosto
Pasticciere pasticcioneIl lunedì mattina si riprende con le torte. Torte non ben determinate per giunta. Eppure si sa, fare il pasticciere richiede una precisione degna di un chimico poiché le ricette sono frutto di miriadi di tentativi e aggiustamenti fatti nel tempo. Non è possibile fare come me che pretendo di fare torte prendendo gli ingredienti a caso. Infatti, questo è un ottimo metodo per ottenere carboceramiche innovative, ma non certamente per fare dolci. Comunque sia, le mie torte non si mangiano, sono dei grafici da realizzare in excel con dei dati. Dopo la settimana di ferragosto passato in giro per Milano con mia mamma, con una mia interpretazione degna del Verdone intento a raggiungere Ladispoli per andare in vacanza dalla mamma (io però non ho incontrato nessuna Marisol, ahimé), mi ritrovo dietro una scrivania ad affrontare problemi elementari resi complicati per chissà quale ragione. La Valle di Alessia sarà di nuovo nei miei pensieri. Nel senso buono, quello lavorativo, ovviamente. Poi passo agli asfalteni e alle simulazioni di acidificazioni di formazioni calcaree. Bella giornatina, in un ufficio decimato dalla calura che tanto calura poi non è.
In questi giorni siamo stati in giro per la città meneghina, apprezzata più del previsto dalla mamma. Pisa fu praticamente demolita dalle sue critiche. Ovviamente non è Napoli, il che pesa sempre per un partenopeo. Inoltre, l'esperienza nel Nautilus comincia a provarla: bisogna essere psicologicamente preparati per viverci e lei che soffre di claustrofobia non è certamente la persona più preparata. Il Nautilus ha i suoi limiti è vero, ma è stato concepito con uno scopo ben preciso: ridurre gli spazi condivisi al minimo. In realtà se ci vivessi da solo sarebbe tranquillissimo, ma non onesto a causa del prezzo esoso richiesto per l'oscuro affitto. Milano è così, si sa. Il vero affare oggi come oggi siamo noi lavoratori emigrati dal sud, da mungere come belle chianine, altro che le aziende del nord con gli stipendi, rapportati al costo della vita, ridicoli su scala europea che danno. Resta sempre la possibilità, prima o poi, di dedicarsi ad altro di più remunerativo. Il pasticciere non lo posso fare certamente per quanto esplicato in precedenza. Sono troppo creativo. Troppo. Tanto da non rispettare le ricette minimamente e finire per produrre dell'ottimo gres porcellanato. Per fortuna nel Nautilus non ci sono forni idonei per torte o pizze. Solo un fornetto imposto al proprietario ma col quale imparerò a lavorare: l'industria della ceramica non può aspettare.
"Prego!"
ovvero "Invettiva contro i controllori sgarbati e maleducati" A volte nei treni si sentono delle vere e proprie minacce. Tempi duri questi, ma le aggressioni non provengono solo dai consueti malviventi, scippatori, grassatori, tristanzuoli, lestofanti, palpeggiatori e maniaci convenzionati. Chi viene sorpreso senza biglietto o con biglietto non timbrato può costare caro. Comprarlo è comodo, dice la voce metallica all'altoparlante della carrozza di seconda classe del treno regionale Parma-Milano delle 17.09: "Nelle biglietterie e nei distributori automatici nelle stazioni e presso strutture convenzionate è possibile acquistare il titolo di viaggio ". Con tono indisponente, misto tra sfida e sarcasmo, continua: "Sono stati intensificati i controlli a bordo, i trasgressori saranno sanzionati con un'ammenda non inferiore a venticinque euro". L'eterna lotta tra viaggiatori disonesti e controllori arroganti. Il paesaggio scorre sul finestrino, attraverso il condotto dell'aria condizionata arriva il solito tanfo di pasticche dei freni ad ogni frenata, nella carrozza c'è tanfo gitano, con quell'aroma di viadotto e acre odore di massicciata rugginosa. La faccia dei controllori è sempre severa, manco discendessero tutti dall'imperatore Settimio Severo. Io credo che all'assunzione dei nuovi ci sia un corso di formazione in incrudimento dell'anima e cazzimma applicata. Per chi non ha origini partenopee, il termine cazzimma ha una gamma di significati dalle variegate sfaccettature ma che può essere riassunto da un unico lemma generale. Non ve lo dico. Questa è la cazzimma. Mauro starà ridacchiando, da esponente della crusca napoletana. Nel senso di accademia, non credo si sia dato al macrobiotico. L'espressione del viso del controllore deve incutere un sacro terrore nel viaggiatore. Secondo un'altra mia teoria, sempre all'atto dell'assunzione, li chiudono in un sacco e li corcano di bastonate per incattivirli. Persino belle ragazze che hanno deciso di passare la loro vita ad obliterare documenti di viaggio, hanno uno sguardo da iena tremendo. A volta temo che facciano vibrare nell'aria un frustino da fantina avida di vittoria oppure battere i tacchi tipo soldato tedesco delle SS. Il loro "prego" suona come un teutonico "achtung", pronto ad inviare al forno la crema dei tragressori in termini di titoli di viaggio non regolari. Eppure la quasi totalità delle persone il biglietto lo presenta sempre, non ho mai visto un trasgressore starsene tranquillamente seduto, a meno di loschi individui che si improvvisano Diabolik per cercare di gabbare il controllore. E quando lo freghi quello, l'hanno picchiato da bambino ed ha avuto lì il destino segnato. Il trasgressore rappresenta per lui la mano che infieriva e per questo deve vendicarsi, deve reprimere nella violenza delle sue parole e delle sue minacce, o semplicemente del tono della voce. Ecco secondo me spiegata l'origine dell'odio scaturito in quella parola: "prego!". Ho sempre fatto il biglietto per un sacro e innato senso del dovere. Non riesco a viaggiare senza un titolo di viaggio regolare, persino nella circolare rossa a San Donato dove la percentuale di portoghesi è così alta e palese da sembrare nel 28 a Lisbona, che fa il giro per tutta la città e vi porta a zonzo ovunque, l'ideale per il turista che arriva ignaro dei trasporti portoghesi. Ho sempre obliterato in quello strano apparato elettromeccanico che conferisce validità al biglietto e quel tono indisponente mi indispone. "Ciccio, io il biglietto lo faccio sempre, che cazzo ti sbatti?!" gli direi a volte. Lo so che ci sono tanti possessori di titoli di viaggio non conformi, ma bisogna fare i giusti distinguo, piuttosto che prendere anche all'ignara vecchietta a pesci in faccia. Che poi le squame restano nelle rughe e lei si dispiace. Usare le facce delle vecchiette come utensile atto a squamare il pesce non sta proprio bene e quindi bisogna avere un'educazione di fondo e non aspettare che sia sempre la vecchietta a porgere l'altra guancia, perché il pesce puzza, sia chiaro, anche quando è fresco. Certo, si potrebbe consigliare una crema al cetriolo o almeno maionese alla vecchietta per ridurre le rughe e quindi l'attrito con le squame, ma non è lei a dovere prendere cautele quanto piuttosto basterebbe un tono meno maleducato e sgarbato da parte di certo personale pronto quasi all'insulto nei confronti di chi non ricorda dove ha messo il biglietto, se ce l'ha nella tasca centrale del marsupio o nel calzino della scarpa destra, arrotolato come utensile atto a grattare i morsi di insetti molesti delle vetture di certi regionali. Cortesia, cortesia, cortesia chiamo e invece mi risponde la voce metallica dell'altoparlante, indisponente e minacciosa, con tono quasi da balordo pronto a fregare il portafogli. Certo, con quel che costano oggi i biglietti. Eppure sono i più bassi d'Europa, loro dicono. Certo che sì, non si paga il biglietto anche alle zecche nei treni europei, anche loro hanno i loro spazi e pagano il loro biglietto senza infastidire i viaggiatori. Prego.
La ballata dell'amore cieco
Magic shop
Questa canzone è dei bei tempi in cui ero ancora all'univesità e il sabato sera uscivo con i miei amici di sempre. Spesso le canzoni di Battiato accompagnavano i nostri spostamenti da Pozzuoli verso la zona cumana, dove c'erano i nostri pub preferiti che ancora oggi sono duri a morire ogni volta che ripongo piede a casa. Battiato lo "scoprimmo" io e il mio caro amico Vincenzo, un po' per caso, e cominciammo a condividere questa nuova passione prima per celia, per i testi un po' "esotici", poi entrando dentro i testi e appassionandoci alle riflessioni nascoste dietro alle parole. La scoperta avvenne una sera, forse di fine primavera o di inizio estate, eravamo in macchina, la mitica Cinquecento bianca di Tonino, e per caso Vincenzo volle farmi ascoltare Il cafè de la paix. Ovviamente io già la sapevo a memoria. Tutto nacque così. Poi, negli anni a venire, siamo cresciuti a pane e Battiato. Indubbiamente, dietro ai testi apparentemente "strani", c'erano verità nascoste che man mano è stato bello scoprire. E tuttora questa ricerca continua. Sono andato a cercare i riferimenti per esempio in questa canzone, ho comprato il Re del mondo di René Guénon, ho scoperto cosa siano i raga della sera... una piccola conquista culturale dopo l'altra.
Indubbiamente Battiato è stato una fonte di ispirazione della mia adolescenza (e temo si veda facilmente). Riflettendo su questo ho pensato a tutte le fonti di ispirazione che nella vita ho avuto. Almeno quelle che ho rilevato e che ora ricordo. Sono tante e forse nessuno sa di esserlo stato. Anche qualche professore dell'università, magari di un esame in cui non ho brillato. Per non parlare di alcuni esami che hanno rappresentato la svolta per quello che sono attualmente. Ci sono alcune persone alle quali devo parte di come sono. Qualche giorno fa ho ricevuto la notizia della scomparsa di un professore dell'università, il prof. D'Alessio. La notizia mi ha molto colpito e mi ha profondamente dispiaciuto. Questo mi ha fatto pensare quanto abbia contribuito, pur lui ignorandolo, alla costruzione di come sono. La cosa fondamentale che mi ha fatto capire è che l'ingegnere può andare oltre alle travi o ai motori. La meccanica quantistica non è poi così lontana come si crede. Ma più per le conoscenze trasferite, ricordo le lezioni di Combustione che avevano un approccio molto filosofico. Mi facevano pensare un po' all'Adriano della Yourcenar. Questa scomparsa mi sta facendo riflettere in questi giorni sulle mie fonti di ispirazione. Sono tante e poche sanno di esserlo.
NonsolomonnezzaLONDRA - Gli italiani sono "la gente più maleducata del pianeta?". L'amletico interrogativo campeggia sul 'Times', in una rubrica di Matthew Parris, uno dei più noti editorialisti del quotidiano britannico. Gli abitanti della Penisola vengono messi così duramente alla gogna per come Parris li ha visti in azione nelle viscere di Londra.
"Tre volte quest'anno - scrive l'editorialista nella rubrica, sotto il titolo "Scusatemi, ma perché gli italiani sono così maleducati?" - mentre cercavo di scendere dal metrò sono stato ricacciato indietro da gente vestita in modo sciccoso che spingeva per entrare prima che i passeggeri fossero scesi: e tutte le volte si è trattato di gente che parlava fitto in italiano". Tanto basta all'editorialista del 'Times' per sferrare un attacco a tutto campo e chiedersi furibondo: "Come possiamo riconciliare l'Italia moderna, fatta di consumismo, televisione-spazzatura, smania per le firme e insensata adorazione delle celebrità, con l'Italia di Venezia, Da Vinci, Verdi e Medici?". L'imbestialito Parris arriva a questa sferzante e patriottica conclusione: "Dite che cosa vi pare della nostra turbolenta folla bevuta di birra ma, anche se ci mettete i tatuaggi e tutto il resto, avrebbe subito capito che tipo è Berlusconi". (ANSA)
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