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Il ragno e mister van der Waals

 
La ricerca fa i suoi passi, persino qua in Italia, nonostante sia maltrattata ed abusata. Qui in Italia un ricercatore ha teorizzato come sia possibile costruire un materiale che permetta di aderire a superfici verticali o a soffitti, permettendo un facile distacco al momento di dovere avanzare (perché mica si può fare i prosciutti dell'Uomo Ragno appesi così a stagionare...). Proprio all'Uomo Ragno, magari per pubblicizzare la scoperta, in modo da attirare l'attenzione e fondi, si è fatto riferimento. Sono ansioso di conoscere Mary Jane Watson... Vorrei invitare il mio amico Enzo a spolverare la sua Bat-Caverna, appena la tuta sarà pronta, saremo pronti a lottare assiduamente contro le forze del male, Octopus compreso.
Il primo della lista è Max Pezzali per un vecchio sgarro, vediamo chi l'ha ucciso l'Uomo Ragno... In effetti, però, un po' di tempo è passato dall'uscita di quel disco, quindi potremmo prenderci un bel caffè, magari di una bella multinazionale, giusto per riappacificarci tutti. Tutto sommato, come è invalso da queste parti, dopo le prescrizioni si diventa tutti amici, persino col gran maestro Yoda. Usate la forza (e la testa soprattutto...), giovani Skywalker. E se avete un giramento di testa, non preoccupatevi di prendere l'Aulin, sarà il senso di ragno, un nemico è in avvicinamento, avrete ben altri problemi.
 
 

 

 
ROMA - Realizzata la 'ricetta' per creare un perfetto costume da 'Uomo ragno' che può dare a chi lo indossa il potere, non solo di arrampicarsi su superfici verticali ma anche di strisciare sui soffitti come il mitico eroe dei fumetti. A concepirla è stato un italiano, l'ingegnere e fisico Nicola Pugno, del Politecnico di Torino che ha descritto la sua teoria sulla rivista Journal of Physics. Secondo Pugno, l'ingrediente principe per mettere a punto la divisa dell'eroe creato da Stan Lee e Steve Ditko nel '62 sarebbe una colla fatta di molecole uncinate di nanotubi di carbonio in grado sia di aderire alle superfici sia di staccarsi con facilita'. A rafforzare l'efficienza di questa tecnologia le forze di van der Waals, ovvero l'attrazione che si genera fra molecole poste molto vicine a cui si attribuisce, per esempio, l'abilità del geco di camminare su superfici lisce senza l'uso di secrezioni adesive (le estremità delle sue zampe sono ricoperte da milioni di peli che moltiplicano le deboli forze elettromagnetiche di interazione con la superficie). La tecnologia, sottolinea lo studio, è resa ancora più interessante dalla capacità degli adesivi di resistere all'acqua e allo sporco. Così che i micro veltri teorizzati, anche se non certo saranno usati per combattere il male come faceva Peter Parkers, l'adolescente che vestiva i panni di Spiderman, potranno trovare, è convinto il ricercatore, numerose applicazioni: dai guanti e scarpe ad uso di chi lava i vetri dei grattacieli agli indumenti per esplorare i fondali marini.  (ANSA)
 
 

I vantaggi della ricerca

 
 
 

Il caso Scafroglia

 
 
 
 

Affezioni parenchimali della dea Atena

 
 
Quello che può sembrare assurdo a volte non lo è, mentre ciò che dovrebbe essere chiarissimo risulta alla fine per essere assurdo...
La dea Atena ha la sua età ed il tempo sembra avere provocato vari cicli di isteresi e di invecchiamento sulle sue divine facoltà.
 
 
 
Legge assurda, ma legge!
 
Leggi stravaganti dal mondo, folkroristiche caleidoscopiche se non del tutto inutili
 
 
Dura lex, sed lex, legge dura, ma legge. Invece a volte il motto "legge assurda, ma legge" sarebbe più appropriato. Ce ne sono per tutti i gusti, parliamo naturalmente di leggi stravaganti, assurde o del tutto inutili, fatte e mai disfatte.
Gli esempi si sprecano, dal Canada all'Arabia Saudita, dalla Cina all'Inghilterra e nemmeno il Bel Paese manca all'appello. Il primato sembra spettare al Canada: nella nuova Scozia per esempio quando piove è vietato innaffiare il giardino mentre nella British Columbia, la più occidentale delle province canadesi, è illegale uccidere un uomo delle nevi; ad Alberta se qualcuno viene rilasciato dalla prigione gli deve essere dato un fucile carico ed un cavallo per lasciare la città e in Ontario il limite per le auto è di 80 km orari ma le biciclette hanno la precedenza.
Il Canada è noto anche per le buone maniere e per l'attenzione che riserva all'ambiente, all'ordine ed alla pulizia, infatti: a Gananoque si è tenuti a spalare la neve della strada di fronte a casa e ad Oshawa è illegale arrampicarsi sugli alberi mentre a Ottawa non si può  mangiare un gelato di domenica sulla Bank Street ed a Montréal è vietato sputare in pubblico. Ma anche nel vecchio continente le stranezze non mancano, infatti in Gran Bretagna un letto non può essere messo fuori da una finestra ed è illegale per una donna mangiare cioccolata su un mezzo pubblico. Sempre in Inghilterra i ragazzi sotto i dieci anni non possono guardare manichini nudi ed è proibito vendere ortaggi di domenica (tranne le carote!).
A Chester se si incontra un gallese dopo mezzanotte entro le mura della città è legale colpirlo con una freccia mentre a York se si incontra uno scozzese è legale colpirlo con una freccia tranne di domenica. In Scozia invece se qualcuno bussa e vi chiede di usare il lavandino dovete lasciarlo entrare in casa. La testa di una balena morta (non è uno scherzo) trovata sulle coste inglesi appartiene al Re, mentre la coda è della Regina.
In Francia un maiale non può essere chiamato Napoleone. Che i francesi siano  nazionalisti lo sapevamo e infatti dalle otto di mattina alle otto di sera il 70% della musica trasmessa per radio deve essere di autori francesi. In Israele è proibito scaccolarsi di sabato e ad Haifa è proibito portare orsi sulla spiaggia mentre a Tel-Aviv non si può uscir di casa senza calze.
Le stranezze non mancano certo neanche negli Usa: in Georgia non si può portare un cono gelato nella tasca posteriore dei  pantaloni di domenica e in California il sole è garantito alle masse, per legge. A Chicago è illegale mangiare in un luogo  che sta andando a fuoco. In Texas se due treni si fermano  ad un incrocio ferroviario a nessuno dei due è permesso muoversi  finché non passa l'altro. In Alabama è proibito essere bendati se si guida per lavoro ed è vietato giocare di domino la  domenica. In Florida invece le donne non sposate non possono lanciarsi col paracadute di domenica e non si può cantare in  pubblico in costume da bagno.
In Norvegia si sa amano gli animali: è proibito infatti castrare gatti o cani femmina così come  a Galesburg dove si può essere multati per aver colpito ratti con mazze da baseball. In Alaska è legale  sparare a un orso,  ma è proibito svegliarlo mentre dorme per fargli una foto e in Wyoming è vietato fotografare i conigli per tutto il mese di  giugno, il periodo di accoppiamento. Mentre in California gli animali non possono accoppiarsi  a meno di 1500 piedi da una  taverna.
Attenti ad uscire di casa senza mutande in Tailandia, multa fino a 600 dollari e non stendete i panni di domenica in  Svizzera e nemmeno tirate l'acqua dopo le dieci di sera. Non manca neppure l'Italia all'appello: è infatti illegale praticare  la professione del ciarlatano e un uomo che  indossa una gonna può essere arrestato. Non si può nemmeno colpire qualcuno con  un pugno perché è un crimine la legge lo specifica.
Sempre in Italia citiamo una notizia apparsa sul Corriere online il 4  agosto scorso. "Se vi arrabbiate molto con qualcuno, d'ora in poi, trattenetevi dal dirgli «mi fai schifo». Potrebbe costarvi  il risarcimento danni per reato di ingiuria. Lo hanno deciso (con la sentenza numero 31451) i giudici V Sezione penale della  Cassazione, annullando con rinvio la sentenza del Tribunale d'appello di Monza che aveva assolto ("perchè il fatto non  sussiste") un uomo, Giordano D., accusato di aver offeso con questa frase una donna. Il giudice di merito aveva ritenuto che  la valenza offensiva della frase era venuta meno perchè l'uomo usando «la particella pronominale "mi" in luogo della mera  espressione "fai schifo", avrebbe manifestato un'opinione soggettiva» anziché un'offesa. I supremi giudici hanno ritenuto  questa considerazione una «incongruenza logica palese perchè ogni espressione ingiuriosa reca in sé un riflesso congetturale.  D'altro canto, se fosse plausibile la valutazione del giudice di merito sarebbe sufficiente anteporre a qualsiasi espressione  ingiuriosa, anche la più graffiante o spregevole, la particella pronominale "mi" per rendere la condotta illecita esente da sanzione penale»". Davvero da non crederci.
 
(da MSN money)
 
 

Bilancia di torsione di Coulomb

 
 
Aggiungerei, per quanto ci riguarda, anche: a Verona non è lecito consumare la merenda per strada se non nei luoghi indicati dal comune (indicati da chi poi, io ho visto solo vigili vigili quanto arbitri di calcio pronti a fare multe); a Firenze i lavavetri possono essere arrestati se colti con le mani sul parabrezza di un'automobile... Poi ci sarebbero le leggi sui reati finanziari, quelle sul mercato del lavoro, quelle finte sul conflitto di interesse e quelle che dovrebbero tutelare i consumatori contro i monopoli. Ci sarebbero tomi e tomi di che lamentarsi. Aggiungerei anche il Cuius regio eius et religio. (Credete davvero che non valga più?! Anche in ambito non religioso ovviamente).
Quanto sono populista oggi... Così si chiama chi si lamenta contro le cose che non funzionano in questo benedetto Bel Paese (detto alla Guccini).
Alla fin fine preferisco il mondo dei numeri e delle leggi della fisica piuttosto che quello di codici e codicilli, lo reputo molto meglio ben definito il mondo dei numeri, pronto a dare certezze.
 
 
 
 

I sogni


Beati gli insensibili alla malinconia
quelli che stanno brindando alla mia
e mangiano dei gamberi in salsa di coriandoli
soffiati da un sassofono che forse fa del jazz
ma solleva anche tutta polvere dell’osteria
e fa friggere le antenne alle spie
zittisce i bambini
anche i più cattivi
la verità sparisce dai gradini
sotto il portico restano cocci di bugia,
così che i sogni s’infilano come soldi
nelle fodere dei cappotti
dalla fessura scucita ci passano quasi tre dita
per poco non cadono nel bosco del povero
vicino al custode ringhioso e spelacchiato
Ho nelle pupille la luce dei neon
e l’autobus che ha un solo passeggero
si è fermato e mi ha aperto la porta
non lo sai che alcuni sogni da sveglio non li ricordi
quando apri di colpo gli occhi
si sono già diradati
apparentemente bruciati
e invece rimangono
sospesi in un angolo
insieme al respiro notturno di chi si è alzato


(Samuele Bersani, L'aldiquà, 2006)





Dialogo tra ingegneri...


Verso le 11 pm... poco fa...

Serena scrive:
che fa mio zio?
up Nando to arms scrive:
ciao 
up Nando to arms scrive:
sto svuotando l'hd esterno
up Nando to arms scrive:
masterizzo
Serena scrive:
brav
up Nando to arms scrive:
tu che fai di bello?
Serena scrive:
rifletto...sui campi elettromagnetici
up Nando to arms scrive:
rifletti? sei di alluminio?
up Nando to arms scrive:
 :)
Serena scrive:
 :)
Serena scrive:
no...di ferro
up Nando to arms scrive:
 :D
Serena scrive:
sono non lineare
Serena scrive:
 :)
up Nando to arms scrive:
non fare l'isterica però
Serena scrive:
bellissima questa
up Nando to arms scrive:
 ;)
Serena scrive:
 :)




Isteresi di un materiale ferromagnetico sottoposto ad un campo magnetico esterno


Eulero e Lagrange

 
 
Come avrete notato negli album fotografici, alla serie di foto "Gabbiani euleriani" si è aggiunta una nuova dal nome "Gabbiani lagrangiani". Qualcuno, incuriosito, mi ha scritto chiedendomi il significato di tali aggettivi. Ho deciso di rendere pubblica la risposta in modo da soddisfare la curiosità anche di qualche altra persona che magari non ha avuto la sfrontatezza (Linguaccia lo sai che scherzo... è un piacere) di chiedermelo per e-mail. Ovviamente, sono di derivazione fluidodinamica i due termini e si riferiscono al sistema di riferimento (una terna di assi cartesiani) adottati per descrivere il moto di un fluido o di una particella in esso. Il mio professore Giovanni Rana (aveva un nome simile a questo, ma per evitare inutili ed onerose citazioni, magari anche indesiderate, utilizzerò quello della pubblicità dei tortellini che sono buoni e dei quali sono un convinto e fedele consumatore) faceva un esempio molto semplice a riguardo, del quale ne darò una versione un po' più colorita.
 
 

Uno dei miei primi tentativi di foto lagrangiane di un gabbiano sul Tirreno

 

Immaginiamo di essere in una macchina nel traffico, fermi (o in moto rettilineo uniforme...) al semaforo (è un caso ideale, è difficile fermarsi ai semafori a Napoli con i suonatori di clacson che sono costantemente dietro a suonare concerti in Si bemolle), in una via di Napoli. Una fila di macchine di automobilisti incoscienti ci sorpassa, annoiata dall'attesa, convinti di essere molto più ganzi di noi fermi e ligi alle regole. Il continuo di macchine che vediamo sfrecciare dal nostro finestrino (senza seguirle con lo sguardo) è una descrizione euleriana del moto, la quale si accontenta di una descrizione media, senza avere la necessità di distinguere una macchina dall'altra. Siccome vediamo che davanti a noi c'è una fila di imbranati (tali da sembrare che scappino ancora dal diluvio universale, in un esodo durato, e che dura da, più di cinquemila anni), decidiamo di sorpassare anche noi e di unirci al moto delle altre macchine e di non mantenere neppure la distanza di sicurezza. In questo modo osserviamo le macchine che sorpassano quelle ferme come delle unità distinte l'una dall'altra (mentre sono quelle ferme a sembrarci una marmellata di facce incazzate e imprecanti e lamiere), misuriamo la distanza tra noi e le macchine davanti (per evitare urti, amicizie costatate e lettere di Natale) e indietro tramite un riferimento lagrangiano, il quale si muove a cavallo delle particelle in moto.
 
Nelle foto dei gabbiani quelle euleriane hanno in genere la messa a fuoco su oggetti fissi e la camera e ferma in posizione del baricentro e in angoli di Eulero (si consulti un libro di fisica generale uno o di meccanica razionale per i dettagli) e i gabbiani risultano mossi. Abbiamo in questo caso una specie di scia che indica il passaggio del simpatico uccello. Nelle foto dei gabbiani lagrangiani la camera si muove a seguire il volo dell'uccello in modo che risulti fermo rispetto all'obiettivo, mentre tutto il resto attorno è ovviamente mosso. Questa seconda modalità è ovviamente più complessa perché bisogna prevedere il volo dell'uccello per sapere la sua posizione al momento dello scatto.
 
Perché i gabbiani? Colpa di Richard Bach e dell'ideale di libertà. Avevo comunque cominciato a Pisa con le rondini, ma sono tremendamente veloci e imprevedibili e per ora ci ho rinunciato. Un altro caso hard è quello del colibrì, almeno per immortalarlo fermo. Chissà se si riesce con una normale macchina fotografica... Avrei potuto provarci a Genova, ma non ci ho provato od ho sbagliato l'apertura dell'otturatore. Inoltre, è un casino la messa a fuoco in questi casi, ma anche per i gabbiani, con le compatte... Come dice Mauro, ci vorrebbe proprio una bella reflex... Appena mi assumono me la compro.
 
 
 

A volte ritorno

 

Oggi è il mio ultimo giorni di vacanza qua a Napoli. Domattina alle 7.48 parte l'eurostar che mi riporterà a Milano. Ho toccato il mare solo una volta ed una volta sono andato alle terme, sono stato impegnato tra visite ai parenti, al sorellame e allo ziame, impegni familiari e burocratici tra passaporto, documenti per la residenza e compagnia cantante. Fortunatamente sono riuscito a vedere spesso i miei amici più cari e a visitare i luoghi più belli e più antichi dei Campi Flegrei, la terra che mi ha dato i natali: almeno ventisei. Gli altri li ho fatti da esule altrove, ma li ho comunque festeggiati con i miei cari. Stamattina sono andato a prendere una bella boccata d'aria al cimitero, come direbbe Totò, ed oggi sono col nipotame. Alla fin fine è andata molto meglio di quanto temessi, ho fatto un bel po' di compere per rimodernare il mio guardaroba ed ho visto altre innovazioni da prendere, appena ne avrò la possibilità. Peccato per Caserta che è saltata (la visita, non la città, poveri casertani) e per Gragnano coi suoi panuozzi fenomenali, rimandati al prossimo mio avvento a Napoli. Da domani è di nuovi Milano, non che mi dispiaccia perché alla fin fine quella è per davvero casa mia.

 
 

Passaporto amaro

 

Oggi ho scoperto che per fare il passaporto occorrono due mesi, se si è fortunati. Era una cosa che dovevo fare da tempo, ma sinora non era mai stato necessario. Pensavo di andare io stesso in questura a Napoli o a Pozzuoli, ma siccome ormai il tempo stringe ho seguito i consigli di mio cognato e sono andato in un'agenzia turistica vicino casa sua per farlo. Mi ha detto le cose che gli devo portare e mi ha detto che occorreranno due mesi. Se avessi voluto accelerare le pratiche ha detto il faccendiere dell'agenzia che ci sarebbero volute conoscenze. Ovviamente sarebbe servito olio di oliva extravergine per oleare i meccanismi contorti e gli ingranaggi sgranati della burocrazia, ma ho avuto il sommo piacere di dire "no, grazie, non ho fretta". Il tipo grassoccio dell'agenzia insisteva ma ho detto "ho molta pazienza" con un'espressione bonaria da Fabrizio Frizzi in Non lasciamoci più. Una foto 4x4, una autenticata al comune 4x4, uno stato di famiglia. Una barca di soldi tra tasse e bolli. Sono andato dal fotografo per farmi ritrarmi in versione around the world.

 

Mia sorella mi aveva detto che quel fotografo era un po' troppo zelante. Certo, con tutti i casini che fanno per l'accettazione delle foto alle questure, fa bene il gigante buono (così chiameremo l'eroico fotografo) ad premurarsi coi clienti. E' incredibile di come non esista uno standard preciso per le foto, con regole e circolari che circolano e cambiano a velocità eraclitiane. Poi ci si mettono pure i sensori CCD delle macchine fotografiche e gli sfondi bianchi che non sono mai veramente bianchi e quello che ne esce fuori è qualcosa che copre il futuro del cittadino di fosco e cupo. Mia sorella stamane mi aveva consigliato di evitare la maglietta arancione e persino quella bianca. Conosceva bene il gigante buono. Me l'aveva detto che è un "azzeccato". "Zelante". Siamo andati io e mio cognato dal fotografo e dopo avere fatto una manfrina sul formato delle foto sul 4x4 e sul 3.5x4 mi ha consigliato di farli tutti e due. E io pago. Dopo il consiglio del gigante buono siamo andati sul set fotografico e ha avuto da ridire sulla mia polo blu con i bordi rosa comprata a Bologna.

 

Mio cognato ha dovuto togliersi la t-shirt grigia dell'Hard Rock Café e prestarmela per mettermela sopra, perché il grigio è neutro e non dà fastidio al bianco sullo sfondo. La scena era stupenda: il gigante buono con il suo cannone fotografico, io con la t-shirt di mio cognato sulla polo blu coi bordi rosa seduto su uno scanno di legno e con gli occhiali appiccicati alle arcate sopraciliari, mio cognato a torso nudo dietro al fotografo. Una scena da terno secco sulla ruota di Napoli. Tra due giorni saranno pronte le foto e si avvieranno le procedure per questo benedetto passaporto, un passaporto amaro. Spero di usarlo presto. La cosa antipatica e tutta questa ossessione nel tentativo di omologare i passaporti che non fa altro che gettare disordine e scompiglio nella popolazione che non fa altro che subire disagi ed angheria da parte della pubblica amministrazione. Tutto questo casino per un passaporto. Se sapessero che ho deciso di imparare l'arabo cosa farebbero? Mettermi agenti segreti alle costole?! Ai post l'ardua sentenza...

"Fracchia... il lasciapassare!"

 

 
 
 
 
 

Un altro, altrove

 

Domenica pomeriggio d'estate, pranzo dagli zii (che fortunatamente hanno Alice che può dischiudere il mondo delle meraviglie), con Allevi in sottofondo. Una stanza esposta al sole d'estate a Monteruscello, frazione di esuli puteolani da dopo l'ultimo terremoto. Sono qui.

Sto facendo il turista nella ritrovata patria, dove ormai più non mi trovo, dalle abitudini e consuetudini lontane sempre più dalle mie. Sto diventando forse milanese, o forse non napoletano, con la testa. Qui non mi trovo più. Mi dà fastidio la maleducazione e la violenza di qualcuno, mi dà fastidio il non rispetto delle regole del vivere civile, a partire dalla ormai banale raccolta differenziata dei rifiuti, mi dà fastidio dovere nascondere una antica Kodak EasyShare di qualche anno perché non me la freghino quando vado al mare o in piscina. Mi dà fastidio andare dal fruttivendolo e non potere scegliere io la frutta o gli ortaggi che voglio comprare e dovere accettare anche frutti marci. Mi danno fastidio i parcheggiatori abusivi, onnipresenti più di Dio in questa città, così come i lidi che occupano tutta la costa e non danno l'accesso alla spiaggia libera. Io non vado sulla spiaggia libera, pure perché si trova di tutto tra le amare sabbie, di acuminato o di incandescente, però è sbagliato concettualmente l'idea di obbligare le persone. Mi danno fastidio quelli che sistematicamente non fanno i biglietti negli autobus, anche se poi questo accade anche a Bologna o a San Donato Milanese, anche se in minorissima misura. A Milano non accade perché l'ATM non è fessa o forse non campa di sussidi statali come diverse compagnie di autobus provinciali che fino a tre anni fa usavo quotidianamente qua in provincia di Napoli. I problemi sono ben altri, oltre queste scaramucce con la quotidianità di questa città, ma fortunatamente non mi devo confrontare con teatri di guerra come quelli delle periferie che sanno di strisce di Ghaza.

Mi sono messo allora alla ricerca del bello di questa città, macchina fotografica alla mano. Paesaggi mozzafiato e silos di storia che piovono dal passato, conservato chissà come, che purtroppo pochi apprezzano da queste parti. Ora da esule apprezzo le ricchezze della mia città, della sua storia antica e di quella antichissima, primordiale. Passo mattinate a fotografare il mare e i gabbiani, alla ricerca di una libertà che sembra avere abbandonato l'animo dei miei ex-concittadini. Non parlo di incendi e rifiuti, di quello parlano i telegiornali. Parlo del senso delle cose di ogni giorno che vengono travolte e affogano nella quotidianità in frasi che parlano di fronti che scottano e di sferoidi che giroscopicamente mantengono i propri assi di inerzia fissi in un riferimento molto poco solidale.

Mi rendo allora conto che io non sono più io. Mi rendo conto di un'evoluzione che è in atto e che mi porterà ad essere un altro, altrove. Sto persino cominciando un corso di arabo. Siamo tutti vittime della storia e prigionieri della quotidianità.

Sono decisamente alla ricerca del bello che si cela dietro ogni angolo di questa città, che non si rivela subito e che bisogna stare ben attenti che non venga perturbato da predatori e da necrofagi. E' un po' come una savana, tutto sommato. Sono costantemente alla ricerca di piccoli tesori dimenticati e poco considerati. Sto riscoprendo tanti luoghi e tanti pensieri dei quali avevo persola memoria. Va bene così, prima di tornarmene a Milano. Mi godo il nipotame, assaporo le piccole gioie che può regalare la famiglia. A presto...

 
 


Giusto un'indicazione sulle foto (appena un assaggio... giuro che sarò noioso e petulante come chi invita a casa per una serata per fare vedere le diapositive delle vacanze :p)...
 
La prima è un gabbiano in volo al porto di Pozzuoli dove ero andato per fotografare appunto i gabbiani (sembra che sia ormai il mio passatempo preferito nei luoghi di mare...); la seconda sono i resti di una statua ritrovata nei ditorni di dove sono nato ed ora conservata nel cortile dell'anfiteatro Flavio a Pozzuoli; la terza è la statua di Domiziano-Nerva (fichissimo perché appena salì al potere Nerva fece togliere il volto di Domiziano per apporre la sua, uno statuo-montaggio vero e propio...) una delle poche se non l'unica che ritrae un imperatore su un cavallo rampante; la quarta è una ricostruzione di un ninfeo delle parti di Baia.
La casa nella quinta foto sul lago Fusaro è la casina di caccia dei Borboni progettata dal Vanvitelli in persona (di recente l'ho beccata in una puntata di "Un posto al sole" dove la si chiamava "casa sull'acqua", sti sceneggiatori....); nella sesta siamo io e un esponente del mio sorellame, Fabiana, alle terme di Suio (CE); nella settima abbiamo il nipotino maggiore, Antonio, appena svegliato e di pessimo umore; nella ottava un tramonto sul Tirreno; nella nona dune di sabbia tra Cuma e Licola, litorale succosissimo di storia (Cuma è stata la prima colonia della Magna Grecia); nella decima onde.
Macine romane nella undicesima foto, nel percorso di visita sotto il Rione Terra a Pozzuoli; vista di Pozzuoli dal Rione Terra nella dodici. La fossa principale dell'anfiteatro Flavio (il terzo di Italia dopo il Colosseo e l'anfiteatro di Capua, altro che arena di Verona, praticamente blindata e invisitabile per il business) è nella tredicesima foto; il palazzo dei miei nonni materni a via Napoli nella quattordici, restaurato dopo il bradisismo; un piccolo gabbiano nella quindici; la Pietra sulla via tra Puteoli e Neapolis nella sedici; il nipotino minore, Vincenzo, che mangia i lillini (NdT. tortellini); il camminamento militare della grotta della Sibilla a Cuma; Pythecusa (Ischia) al largo della costa con Kyme (Cuma) nella diciannovesima foto; Io al PAN (Palazzo delle arti di Napoli, mostra Dangerous Beauty) con Mauro che c'è ma non si vede; interno del palazzo del PAN; un gatto nero con un fico sul mare a Piedigrotta; un po' di aria nella penultima foto, un casolare abbandonato al Fusaro (sono convinto a fiuto che ci siano resti Sanniti o Romani sotto, l'anfiteatro cumano è ad un centinaio di metri o poco più); nell'ultima foto tutti vissero felici e contenti.
 

Neapolis time


Anche quest'anno è arrivato il momento di migrare verso le regioni meridionali per passare qualche giorno con la famiglia che non vedo da inizio maggio. Continuano ad arrivare telefonate, messaggini, minacce da casa e penso sia giunto il momento di rincontrare i miei cari. Saranno due settimane di fuoco, spero che almeno piova e tra una pioggia e l'altra ne approfitterò per andare alla spiaggetta a cinquanta metri da casa di mia sorella. I nipotini mi aspettano agguerriti: hanno due e tre anni ma sanno quello che vogliono. Lo zio dovrà portare loro dei doni (come è giusto che sia), dovrà condurli sovente alle giostre e dovrà giocare con loro fino al cedimento strutturale di almeno tre vertebre, altrimenti non vale. Approfitterò di questi giorni per andare finalmente alla reggia di Caserta, che non ci sono mai stato (vergognoso, ma non è mai dipeso da me). Sto girando per tutto il centro-nord in visita a musei, a città d'arte e mostre e sarebbe quantomeno doveroso e giusto dare a campare anche le risorse culturali e ambientali della mia terra.


I bagnanti di Botero

Oltre la reggia, ho tanti posti a due passi da casa da visitare. Cuma in primis: è a un chilometro da casa dell'altra mia sorella ed ho anche chi mi può accompagnare a gratis, così pago solo io il biglietto (chi se ne importa, quando i soldi vanno all'arte o all'archeologia non me ne frega nulla, anzi ne sono felice). Museo dei Campi Flegrei, Reggia di Capodimonte ed ho il museo di Lacco Ameno che agogno (il problema è che andare a Ischia significa andare al mare e non per musei... ma Pitecusa merita... ci sono reperti eccezionali dei primi insediamenti della Magna Grecia in Italia). Poi ci sarà probabilmente l'Abruzzo come ogni anno dove ci diletteremo probabilmente in altre foto memorabili come quelle dell'anno scorso sulla rivoluzione. Documenterò con i tre giga di memoria a disposizione della mia macchina i luoghi natali per poi pubblicare da queste parti e su Flickr.
Buone vacanze a tutti, alla prima occasione che avrò per connettermi. E non è una promessa, ma una minaccia Linguaccia


Occasioni di dialogo

 
 
E pensare che mi sarebbe piaciuto tradurlo in napoletano. (Chi dice che non si cominciano le frasi con la congiunzione "E", sappia che ho fatto un grecismo voluto). Qualcuno avrebbe voluto regalarmelo in greco in modo da consentirmi una studio di questa affascinante lingua, ahimé morta, un po' più divertente. Questo solo perché non ho fatto il classico e devo confrontarmi con persone fiere del proprio umanesimo. Tutti pazzi per Harry... Adesso vi svelo il finale... Non l'ho letto, confesso, ma so che lui... Aspetto che me lo regali qualcuno :p
 
 
 

  

 

 
PARIGI - Non si può resistere al maghetto di Hogwarts e nel suo nome anche un gesto di pirateria a buon fine può andare bene, deve avere pensato un giovane studente di 16 anni. E così di fronte al fatto che la traduzione francese del settimo e ultimo volume della saga, conosciuto anche come 'HP7', non uscirà che a fine ottobre ha voluto aiutare quelli che l'inglese non lo masticano tanto bene ed ha messe sulla rete una traduzione completa di 'Harry Potter and the Deathly Hallows'.

E così pochi giorni dopo l'uscita del volume in inglese in Francia era possibile scaricare gratis una versione francese, assai curata e stilisticamente apprezzabile. La casa editrice Gallimard e, scrive Le Parisien che racconta la vicenda, sembra anche l'autrice JK Rowling non abbiano preso alla leggera il fatto: la polizia è stata così investita di un'indagine che, visti gli interessi in gioco, doveva essere portata a termine rapidamente. Un'indagine insomma con diritto di urgenza.

Arrivare al responsabile alla fine non è stato troppo complesso. Gli agenti sono arrivati allo studente liceale di Aix-en-Provence pensando forse di trovarsi di fronte ad un'agguerrita organizzazione di fraudolenti, e hanno invece trovato un ragazzino che ha ammesso tranquillamente che all'origine di tutto c'era lui. Il fermo comunque è scattato lo stesso e per 24 ore lo studente è stato agli arresti. Altre rapide verifiche e poi il rilascio, ma con la denuncia sempre lì.

Le indagini insomma non si fermano anche perché gli investigatori vogliono capire bene se il ragazzo ha fatto proprio tutto da solo. Una cosa è comunque stata chiarita, che dietro l'immissione in rete della traduzione non c'era alcun interesse economico, nessuna vendita. Non pensando probabilmente alle possibili conseguenze il ragazzo aveva messo in rete la traduzione che si era subito diffusa nei tanti siti specializzati in Harrypotterologia, tenuti sotto controllo dalle case editrici coinvolte nell'operazione 'HP7', tante e sparpagliate in tutto il mondo. Il testo non poteva quindi sfuggire alla lunga; prima erano usciti tre capitoli e poi la traduzione completa. Il tutto fatto in tempi record perché il testo integrale era in rete già pochi giorni dopo l'uscita ufficiale dell'edizione originale. Un'exploit di prima grandezza insomma sia per qualità che per tempestivita, ma che non sottrarrà il giovane liceale a un processo e forse anche a una condanna, dato che la legislazione sulla pirateria è assai severa e prevede anche forti sanzioni pecuniarie. (ANSA)
 
 
 

Il sindaco Adam West

 

Una tipica strategia politica è quella di focalizzare l'attenzione su problemi diversi da quelli reali o comunque più urgenti, e anche imbarazzanti per l'amministrazione. Questo corto tratto dai Griffin (alias Family Guy) è eccezionale... Basta accendere il televisore su un qualsiasi canale (tanto...) e notare come ci si accapiglia su problemi che spesso servono a distrarre dai problemi più gravi (non che non se ne parli, ma spesso si creano polemiche inutili pur di allungare legislature, a sinistra e a destra, figuriamoci al centro che sembra il fiocco sulla fune del tiro alla medesima).


 

Il sindaco Adam West di Quahog

 

Archeologia contemporanea - Le plastiche di Billund

 

Da piccolo adoravo i Lego, ne avevo tanti e forse è anche merito o colpa loro che alla fine si sia formata una mente atta al calcolo e alla progettazione. Chi lo sa... Li ho avuti nasosti, sepolti, fino alla fine dell'università, in una sorta di forziere di cartone, uno scatolo per tappezzerie per auto, fino a quando non ho lasciato casa per andarmene a Pisa. Prima di partire le regalai al mio nipotino Antonio, che ora ci gioca sotto la supervisione della mamma, perché è troppo piccino per quei pezzi troppo piccoli. Tra pochi giorni torno a casa e potrò fargli un bel corso di formazione sull'utilizzo delle costruzioni che lui, per inciso, adora. Ai giorni d'oggi forse i Lego, nonostante i vari accattivanti re-styling che hanno tolto a loro anche molto del loro fascino spartano, si apprestano sempre più a fare parte dell'archeologia contemporanea, un po' come i vari giocattoli degli anni '70, anche a causa della virtualizzazione sempre più spinta dei giochi per bambini (col vantaggio per le indaffarate mamme che non si creano per casa pozze di giocattoli sparsi in giro). Ecco allora vederli emergere dal mare come se venissero da un antico passato, un po' come i bronzi di Riace, con l'unico problema che la loro plastica è più leggera dell'acqua marina e quindi galleggiano... Le note plastiche di Billund, si dirà un giorno. Un po' come oggi andiamo tutti a vedere le statuette etrusche nei musei. 

 

lego olanda

 

AMSTERDAM - Un 'Lego' gigante che rappresenta un enorme pupazzo sorridente è emerso dal mare in Olanda. Un gruppo di lavoratori hanno ripescato nel mare olandese di Zandvoort, nel nord dei Paesi Bassi, una costruzione Lego raffigurante un uomo alto due metri e mezzo e con una ironica scritta sul petto "no real than you are" (non più reale di quanto lo sei tu). Secondo alcuni testimoni l'inusuale pupazzo stava galleggiando a una distanza non precisata dalla costa. Il 'gigante', con la testa gialla, calzoncini rossi e la maglietta blu, era stato già avvistato da una signora, alla quale è sembrato che, provenendo dall'Inghilterra, l'enorme giocattolo stesse 'nuotando' in direzione della spiaggia olandese. (ANSA)

 

Probabilmente sarà la campagna pubblicitaria di qualche multinazionale o forse della LEGO stessa per fare convergere le attenzioni su questo bel gioco che tanto ha segnato il corso della mia vita.  

 

 

Occhiali rotti


Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro
che mi staccasse la testa in una volta sola e ti assicuro
non lo pagai sperando di fermarlo
come mai si ritirò è un mistero e il motivo non so spiegarlo
ma so andarmene lontano
se nessuno mi trattiene
e tornarmene a Milano nonostante le catene
Ho lasciato la mancia al boia, sai quanto mi servisse
un orologio Bulova
se il tempo lo scandiva la mia tosse
tanto che poi in cambio ottenni acqua
e un sorriso che pensai
fosse un rischio persino per lui
per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse
di viaggiare in solitaria
vedendo il mondo per esistere…
E chissà che poi non capita che ad uccidermi
sia per caso la pallottola amica di un marine
ma se chi dovrebbe darti aiuto respinge il tuo saluto cosa fai?
bestemmi o preghi il dio del vetro andando marciandietro via dai guai
e vai all’inferno
che la differenza in fondo non ci sta
Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro
che mi staccasse la testa in una volta sola e ti assicuro
non lo pagai sperando di fermarlo
come mai si ritirò è un mistero e il motivo non so spiegarlo
ma nel giro di un minuto dietro a un paio di lenzuola
è sbucato il sostituto
con in mano una pistola
Finalmente un po’ di musica
ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via
chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia
e se mi verrà mai perdonato il fatto che io spesso andassi via
un bacio a tutti, quanti sogni belli e quanti brutti
i miei occhiali si son rotti
ma qualcuno un giorno li riparerà…
Finalmente un po’ di musica
ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via
chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia
e se mi verrà mai perdonato il fatto che non fossi a casa mia
un bacio a tutti, fate sogni belli e pochi brutti
i miei occhiali si son rotti
ma qualcuno un giorno se li metterà
e a occhi semichiusi
attraverserà posti distrutti
e silenziosi

(Samuele Bersani, Occhiali rotti, L'Aldiquà, 2006)


L'amore ai tempi della Sip


Florentino Aziza sentiva Fermina Daza, la più bella ragazza del Caribe, per telefono. I due stavano finalmente assieme, inaspettatamente, dopo che lui aveva resistito alle minacce del padre di lei e non aveva perso le speranze neppure davanti al matrimonio d'amore di Fermina con il dottor Urbino. Non esistevano i telefoni mobili, o cellulari, allora.
Oggi siamo come delle navi o degli aerei costantemente collegati con la capitaneria di porto o con la torre di controllo più vicina, siamo sempre, costantemente, rintracciabili, tracciabili. Abbiamo una traiettoria se ci spostiamo. Quando ci troviamo col cellulare fuori uso, dapprima proviamo un senso di liberazione quasi, seguito dopo alcuni secondi da un senso di frustrazione e solitudine. Alcuni psicologi dicono anche che il cellulare sia un mezzo di autoaffermazione e prevaricazione sull'altro. Si impone la propria presenza al partner. Il "TVB" scritto nel messaggino viene visto dagli psicologi come un piedistallo della propria persona al pari di un dittatore. Ho un sacco di amici psicologi.





Ricordo i tempi in cui bisognava fare la fila alla cabina telefonica per sentire la propria ragazza lontana, dovere litigare per una telefonata un po' più lunga. E' incredibile il numero di urgenze che si avevano dietro... Gente che scalpitava e strepitava e poi diceva che la sua telefonata era urgente. Magari anche loro dovevano sentire la persona amata. Io pensavo sempre a casi di donazione di organi, piani di evacuazioni da zone vulcaniche a rischio, dovere trovare un siero contro il morso di un mamba verde. Queste sono urgenze. Allora anche quelle erano urgenze. La cosa esasperante era quando qualcuno di queste persone pressate dall'urgenza degli accadimenti si presentava durante una litigata... Oggi una litigata è un po' come il tracciato di un aereo che esce dalla portata del radar. Il cellulare smette, per un periodo o per sempre, di fare da transponder ai nostri percorsi esistenziali. Una tragedia, per quanto personale, addirittura alla fine, dal punto di vista della società, di poco conto. Sul bilancio totale, non conta quasi nulla.






La cabina, il gettone, e poi la scheda telefonica. Le rivedo in vecchi film, a volte, e penso a come sia cambiato il nostro modo di vivere. Gli ingegneri della Motorola hanno cambiato il mondo nell'intimo con le loro cellule esagonali e le loro microonde con le quali cuocere il nostro orecchio interno e le nostre menti. Visto che il nostro pensiero è fatto di cariche elettriche che si spostano ed accumulano, codeste avranno un proprio campo magnetico, chissà se c'è un'interazione col campo del cellulare, che vada oltre l'effetto termico. Non dico che mi manchi il passato, anzi, però c'era quel fascino di doversela sudare la telefonata, oggi è troppo facile. Ammesso si abbia qualcuno cui telefonare...


Architetture etrusche al forno


La vita da single comporta spesso il bisogno di fare di necessità virtù. Vita da single, da coabitante, a casa Cupiello per giunta. Dopo un periodo di poco più di un mese è arrivato un nuovo compagno di casa, home-mate, che è venuto ad abitare nella stanza di Michelangelo. Per la cronaca si chiama Fabrizio. Siamo in fase iniziale di programmazione e di collaborazione, necessaria per inquadrare i rapporti per i mesi a venire. Certo non è un periodo eterno, in quanto siamo tutti per definizione transitori tra le pareti di questa casa. Oggi siamo qua e domani non si sa, potrei anche cambiare lavoro prima o poi, perché nella vita possono sempre presentarsi situazioni inaspettate e vantaggiose. Io aspetto, certo non con le mani in mano o sul filetto di pancia.
In questo anno e mezzo di vita "on my own" ho dato frutto a tutti i buoni insegnamenti di mammà (genuflessione), gli estimatori di Totò avranno inteso, e mi sono in qualche modo evoluto. Sono diventato un buon ingegnere di casa. Non uomo di casa, ma ingegnere di casa. Per me è una missione, non una semplice necessità. Fare, appunto, di necessità virtù. Ed ecco allora che una semplice lavata al pavimento si trasforma in un problema di termodinamica, la cottura del cibo diventa un interessante caso di scambio termico a frontiera mobile, capire il malfunzionamento (che poi è il funzionamento tipico...) della nostra lavatrice prende le vesti di uno studio dei modi di vibrare di un rotore sbilanciato. Sembra un mondo senza poesia, ma non è così. Io non sono una macchina come alcuni miei colleghi, ho un animo sensibile e tanti interessi umanistici. Detesto le culture settoriali, le caste elitarie soprattutto nel campo della conoscenza; il sapere ha come centro del suo universo l'uomo e nessuna porta fittizia ed artificiosa deve mai sbarrare la strada per chi intende percorrerne i passi.
Qualche sera fa abbiamo organizzato una cena a casa di amici, nella quale ognuno portava qualcosa fatto con le proprie manine. Il giorno prima c'erano state alcune polemiche, sostenute anche dalla mia voce autorevole in campo culinario nel nostro gruppo, perché parecchi si sono lavati le mani e sono piovute e-mail di persone che dicevano di portare da bere. Io in genere mi prodigo in ricette di origine napoletana, deliziando gli altrui palati (e quelli sono i consigli di mammà). Appena ho visto questo comportamento indecoroso, ho protestato vibratamente, dicendo che anche io avrei portato da bere e potevamo fare le pizze se nessuno aveva voglia di fare niente. Dopo questo terremoto, si è costituito un fronte di solidarietà guidato da Mariangela, nostra collega e amica di Napoli, che ha cercato di coinvolgere le persone di buona volontà a cucinare. Io sono rimasto in silenzio, facendo la parte dell'indignato per il pubblico comportamento, e mi sono limitato a ringraziare il fronte di solidarietà per l'iniziativa.




Una volta a casa ho deciso di stupire tutti con la mia arma segreta (che tutti conoscono) ovvero la parmigiana di melanzane. Purtroppo le materie prime in frigo scarseggiavano, le melanzane scemavano, non sarebbero bastate per sfamare dalle dieci persone in su. Mi sono rivolto quindi al magazzino centrale (ovvero la dispensa dove stivo le derratte alimentari per i mesi a venire) e ho deciso di fare la lasagna. Purtroppo, mea culpa, non l'avevo mai fatta e non conoscevo i tanti trucchetti da utilizzare con la sfoglia emiliana, che poi Cristina ha provveduto a riferirmi quando è venuta con Ciccio a prendermi. Il risultato è stato che le sfoglie si sono attaccate durante la precottura e commoto dall'ira le ho fatte a pezzi (quelle che non si erano fatte a pezzi da sole). Ho preso un chilo di penne ed ho deciso di fare il "ruoto" al forno. Pasta al forno fatta con le penne e dal ripieno più ricco della solita lasagna convenzionale. Ho preso una teglia da forno che si utilizza per la pastiera napoletana dal bordo basso e bello ampio. Trito di carne, uova sode, melanzane fritte (quello che doveva essere la parmigiana ma che poi sarebbe bastato per due persone), mozzarella e formaggio, sugo di pomodoro precedentemente cotto (che da solo poteva costituire un ottimo sugo per la pasta... bello profumato di basilico, estivo) e un chilo di penne. Il bordo del tegame era però basso ed ho dovuto concepire una nuova architettura per potere cucinare tutto (non avevo altri mezzi a disposizione). Ho fatto un bel tumulo con un cuore ripieno di bontà... L'architettura del tumulo ricordava le tombe etrusche di Cerveteri, di quelle a cupola. E' stato molto apprezzato dalla comunità... Complimenti a iosa, con mia somma felicità.


(Le foto della serata non sono mie)

L'era del Cinghiale Bianco

 
 
 
Pieni gli alberghi a Tunisi
per le vacanze estive
a volte un temporale
non ci faceva uscire
un uomo di una certa età,
mi offriva spesso sigarette turche, ma
spero che ritorni presto
l'era del Cinghiale Bianco
profumi indescrivibili
nell'aria della sera
studenti di Damasco
vestiti tutti uguali
l'ombra della mia identità
mentre sedevo al cinema oppure in un bar
ma spero che ritorni presto
l'era del Cinghiale Bianco. 
 
(Franco Battiato)
 
 
 
 
Tunisi
 

1979, si sta per entrare nei futili anni Ottanta e Battiato, fino ad allora sperimentatore di sonorità e atmosfere complesse e stranianti, regala al pubblico il suo primo album di musica leggera, incentrato però su tematiche inconsuete; meta del ritorno all’origine e ad un’Età dell’Oro, scandita dai valori della tradizione. L’Era del Cinghiale Bianco, presso gli antichi Celti, popoli che dominarono l’Europa preromana, stava a significare la stagione della Conoscenza Assoluta. Il Cinghiale bianco era il simbolo del sapere spirituale, immagine qui atta a manifestare un senso di rifiuto, provocatorio e convinto, alle insensatezze del mondo moderno, perso e riverso nella sua crisi d’identità: “Profumi indescrivibili / nell’aria della sera / studenti di Damasco / vestiti tutti uguali / l’ombra della mia identità / mentre sedevo al cinema oppure in un bar / Ma spero che ritorni presto / l’era del cinghiale bianco”.

Nell’omonima traccia iniziale, il cantautore siciliano, descrive per immagini (e in un turbinio di violini) le contraddizioni del nostro tempo, richiamando l’età mitica per estraniarsi dal reale e per contrapporre idealmente, suggestioni di luce al grigiore dilagante.

Riferimenti: 1, 2.

 

La strage di Bologna

 
Ogni volta che arrivo a Bologna in treno da Milano non posso fare mai a meno di vedere quell'enorme squarcio dove c'è la sala d'attesa della stazione (ormai d'attesa per tutti e non solo per la seconda classe), lasciato lì a memoria della orribile e assurda strage, di matrice nera si dirà poi, ma piena di misteri e di vittime innocenti, bambini col viso sciolto dal calore della esplosione. Uno strazio. Un mistero italiano, ancora irrisolto.
Non posso fare a meno di pensare che potrei essere io in quel momento a vivere quell'orrore o una delle persone cui voglio bene.
Non posso fare a meno di pensare al dolore per chi ha perso i propri cari in quell'assurda tragedia degli anni di piombo.
 
 

 
 
   Due agosto di ventisette anni fa. Stazione ferroviaria di Bologna.
  
   Per molti italiani cominciano le ferie estive. Alcuni scelgono le autostrade, pronti ad affrontare interminabili code, stipati tra le lamiere roventi delle automobili. Altri preferiscono il treno.
  
   E’ sabato, gli uffici sono chiusi e nemmeno i portici della citta’ medioevale possono assicurare un minimo di refrigerio dal caldo torrido. La stazione e’ dunque gremita di persone che attendono di salire in carrozza sin dalle prime ore della mattina.
  
   Alle 10 e 25 pero’ il tempo si ferma. Le lancette del grande orologio che faceva affrettare il passo ai viaggiatori in ritardo segnano ancora oggi  quell’ora terribile. Un boato squarcia l'aria, crolla l' ala sinistra dell'edificio: non resta piu’ nulla della sala d'aspetto di seconda classe, del ristorante, degli uffici del primo piano. Una valanga di macerie si abbatte anche sul treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario. Pochi interminabili istanti: uomini, donne e bambini restano schiacciati.
  
   E’ la piu’ grande strage italiana in tempo di pace. Ottantacinque morti, piu’ di duecento feriti. La vittima piu' piccola e' Angela Fresu, appena 3 anni, e poi Luca Mauri, di 6, Sonia Burri, di 7, fino a Maria Idria Avati, ottantenne, e ad Antonio Montanari, 86.
 

 

 

 

A BOLOGNA LA COMMEMORAZIONE DELLA STRAGE

 

BOLOGNA - Ha preso avvio a Bologna la cerimonia per ricordare il 27/o anniversario della strage alla stazione (85 morti e 200 feriti). Il corteo, aperto dai gonfaloni delle città e dallo striscione dietro al quale sono assiepati i familiari delle vittime, si snoda da piazza Nettuno al piazzale della stazione. Prima dell'avvio del corteo, il sindaco Sergio Cofferati e le altre autorità civili hanno incontrato nella sala del Consiglio comunale i parenti delle vittime.

Nel suo discorso, Cofferati ha chiesto fra l'altro che si operi perché non vi sia "nessun dubbio, nessuna zona di incertezza" su quanto accadde il 2 agosto 1980, "partendo però da ciò che è già stato chiarito da magistrati coraggiosi che si mossero spesso in condizioni non agevoli". Da parte sua Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime, ha chiesto, all'indomani dell'approvazione della nuova normativa sul segreto di Stato, che tutti i documenti in possesso dei servizi segreti sulle stragi italiane vengano resi pubblici su Internet. A rappresentare il Governo nella cerimonia di oggi sarà il ministro del Lavoro Cesare Damiano, mentre è presente anche il leader dei Ds Piero Fassino.

NAPOLITANO, RICORDO ANCORA VIVO IN TUTTI NOI
Il ricordo della strage di Bologna "é ancora vivo in tutti noi". Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato al presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna Paolo Bolognesi. Ai familiari delle vittime, colpiti così duramente nei loro affetti e alla nobile città di Bologna Napolitano rivolge "i sentimenti di vicinanza e solidarietà di tutti gli italiani".

PRODI APPLAUDITO DALLA PIAZZA
Il presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto a sorpresa alla celebrazione del 27/o anniversario della strage di Bologna davanti alla stazione, ha parlato per un breve saluto cinque minuti. Il premier è stato applaudito più volte, sia durante il discorso sia al termine. Quando è sceso dal palco, i giornalisti gli hanno ricordato come fossero stati stati minacciati fischi e come invece lui avesse ricevuto applausi, come d'altronde gli altri relatori. Prodi ha risposto stringendosi nelle spalle.

BERTINOTTI,FAR PIENA LUCE SU PAGINA DOLOROSA
Ancora oggi la storia della strage della stazione di Bologna "é coperta da un velo di opacità che alimenta una memoria colma di sofferenza". Per questo, il presidente della Camera Fausto Bertinotti, "nel rinnovare la più viva solidarietà ai familiari delle vittime ed alla comunità bolognese, colpita più volte, anche in anni recenti, dalla follia del terrorismo", sottolinea che "é necessario ribadire l'impegno a fare piena luce su questa dolorosa pagina ed a giungere alla ricostruzione della verità". "Una memoria scissa dalla verità è una memoria negata; un Paese che non riesce a guardare con serenità al suo passato, non può progettare il futuro di una convivenza realmente democratica", scrive Bertinotti nel messaggio inviato al sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, e al presidente dell'Associazione familiari vittime della strage del 2 agosto, Paolo Bolognesi.

(ANSA)