Nando's profileMOBILIS IN MOBILEPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    Il peso delle libertà

     
     
    Per quanto uno si possa impegnare, certe giornate nascono male. Ne sapeva qualcosa James Watt (quello che ha inventato la macchina a vapore, padre degli ingegneri meccanici, ora pro nobis) in George Square a Glasgow che ho ritratto qualche tempo fa: come tutte le statue della piazza, anche regine a cavallo e grandi di Scozia, era sotto il peso incessante dell'idea di libertà. Ma una statua di quella mole, non può certo ritenersi libera nella sua fissità. Ci sarebbe voluto un Michelangelo col suo Mosè magari. La libertà si paga sempre, vero, ma sempre meglio che stare a pagare, a proprie spese, la libertà degli altri. Le libertà.
     
     
     
     

    Statua a James Watt in George Square, Glasgow (UK) (foto: Nando Scafroglia)

     

    14 luglio 1789

     
     
    Liberté, Égalité, Fraternité (in lingua francese Libertà, Uguaglianza, Fratellanza) è il motto della Repubblica Francese. Liberté, Égalité, Fraternité (in lingua francese Libertà, Uguaglianza, Fratellanza) è il motto della Repubblica Francese.
     
    La prima parola del motto repubblicano, Liberté fu all'inizio concepita secondo l'idea liberale. La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1795) la definiva così: «La libertà consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui». «Vivere liberi o morire» fu un grande motto repubblicano. Sotto il governo di Maximilien de Robespierre, la libertà era riservata a coloro che detenevano il potere: «Nessuna libertà per i nemici della libertà» recitava il motto del Terrore (Terreur).
     
    Secondo termine del motto repubblicano, la parola Égalité significa che la legge è uguale per tutti e le differenze per nascita o condizione sociale vengono abolite; ognuno ha il dovere di contribuire alle spese dello Stato in proporzione a quanto possiede. Siamo tutti uguali, non c'è distinzione, la legge vale per tutti! Il principio teoricamente era già presente nel concetto di Stato di diritto, ma con la Rivoluzione Francese venne praticamente messo in atto.
     
    Nella Dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino, parte integrante e iniziale della Costituzione dell'anno III (1795), la Fraternité, terzo elemento del motto repubblicano, è definita così: «Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi; fate costantemente agli altri il bene che vorreste ricevere».
     
     
     
     

    Il palazzo dell'Assemblea francese a Parigi (foto: Nando Scafroglia).

     

     

     

     

    Dominique Bretodeau

     

    Ricordo poco, tranne che dei flash, del periodo delle elementari. Pochi fotogrammi sparsi, piccoli frammenti di una quotidianità lontanissima, di un'infanzia che qualche prova attesta che c'è stata. Ricordo vagamente i compagni di banco che si sono succeduti nel tempo, ne è passato di tempo. Un giorno, per caso, tramite Facebook, ho ritrovato Silvia, mia compagna di banco in terza elementare. Avevo cominciato a cercare prima nella memoria, i nomi dei vecchi compagni di classe, e poi in rete per vedere se riuscivo a trovare qualcuno, per curiosità, per vedere cosa il destino avesse riservato a quelle persone con le quali avevo condiviso tanti momenti dell'infanzia. La cosa buffa è che, nonostante non ci vedessimo da più di venti anni, abbiamo ritrovato tanti interessi in comune, un imprinting che forse ci avrà condizionati proprio in quell'infanzia così lontana. Poi ci sono, ovviamente, le divergenze dettate dal caso e dal caos. Lei fa la prof, ha un bellissimo bimbo e una bella famiglia e vive nel paese dove abbiamo frequentato le elementari. Per caso mi trovavo a Napoli e ci trovavamo a pochi chilometri di distanza, roba da dieci minuti di automobile. Ci siamo incontrati sul molo a due passi da casa di mia sorella, dove risiedo quando sono a Napoli, e un vecchio quaderno da terza elementare ha aperto le porte della memoria, come succede a Dominique Bretodeau in Amélie...



    NARRATORE: Questa mattina, come tutti i martedì, Dominique Bretodeau è uscito a comprare un pollo ruspante. In genere lo fa al forno con le patate saltate. Dopo aver tagliato le cosce, il petto e le ali, il suo piacere più grande è scarnificare la carcassa ancora bollente con le dita, cominciando dal "boccone del prete". Invece no, nient'affatto, oggi Bretodeau non comprerà il pollo. Non andrà oltre questa cabina telefonica. Questa qui. In un istante tutto gli riaffiora alla mente. La vittoria di Federico Bahamontes al giro di Francia del '59. Le sottane della zia Josette. E soprattutto quella giornata tragica... la giornata tragica in cui vinse tutte le biglie dei compagni.
    INSEGNANTE: Bretodeau! Bretodeau! La pinza, Bretodeau! Bretodeau, la conosci la pinza?
    DOMINQUE BRETODEAU: Un cognac, per piacere. È incredibile quello che mi è capitato. Sarà stato il mio angelo custode, non è possibile, se no. Era come se la cabina mi chiamasse. Squillava, squillava, squillava...
    BARISTA: A proposito di squilli, c'è il microonde mi chiama.
    DOMINIQUE: Posso avere un altro cognac, sì?
    BARISTA: Hm-hm.
    CLIENTE: Grazie mille.
    DOMINIQUE: Strana la vita! Quando uno è piccolo il tempo non passa mai. Poi, da un giorno all'altro, ti ritrovi a 50 anni. E l'infanzia, o quel che ne resta, è in una piccola scatola, che è pure arrugginita. Lei ha già dei figli, signorina? Io ho una figlia che avrà più o meno la sua età. Sono anni che ormai non ci parliamo. Sembra che abbia avuto un figlio. Un maschio. Si chiama Lucas. Beh, direi che sarebbe ora di andarli a trovare prima di finire in una scatoletta a mia volta.
    Lei non trova?

      

    da Il favoloso mondo di Amélie

     

     

     

     

    Il quaderno delle elementari (foto: Nando Scafroglia)

     

    Chi è il capo?

     
     
    Da bambino adoravo i film di Paolo Villaggio. Le esilaranti gag comiche, riproposte di film in film, erano motivo di grande attesa fino alla sera giusta per vedere il film sulle reti Fininvest. Col tempo, con grande gioia del Prof. Villaggio, ho perso questo morboso attaccamento, ritenendolo infantile. Poi, col tempo, divenendo un impiegato di una grande azienda italiana, ho preso a rivalutare sotto un'altra ottica quelle gag: quella dell'impiegato succube di una classe dirigente all'italiana. Devo dire che il rapporto coi miei capi non è di questo tipo, ma vedo in altri dipartimenti, in altre unità, in altre aziende tante scene fantozziane (scena tipica di autore classico in età augustea, con tanto di captatio benevolentiae, come la definirebbe Cicerone nel De inventione, o scena tipica di un discorso di qualche direttore galattico o naturale; ricorderei anche scene da racconto di Gogol, tipo Il cappotto). Non ora, non qui. Quanti sono costretti a sopportare le bizzarrie e gli umori di chi è il capo... Lilla docet... Ma un po' per tutti è così. Quindi, in ufficio, a volte capita di ricordare le scene dei film di Fantozzi per ridere sugli atteggiamenti di qualcuno. Ma, purtroppo, alla fine dei conti, bisogna sempre ricordare chi è il capo. Come dice il mio amico R. bisogna essere incudine e un giorno soltanto si diventa... porta-incudine. Tanto chi poi passa dall'altra parte dimentica le angherie e ne commette a sua volta. Mica è fesso, bisogna pur rivalersi nella vita.
    La cosa tragica che l'università non è molto meglio del lavoro, il potere dà la testa facilmente, è peggio di un superalcolico. Il fegato però ce lo rimettono "i sottoposti". Quante se ne raccontavano all'università sulle follie dei professori colti dall'idea di essere diventati immortali con la cattedra di ordinario. Per restare in famiglia, so che il Prof. Villaggio, fratello del noto attore, insegna a Pisa; da leggende metropolitane universitarie sembra che il professore non apprezzi molto la comicità di suo fratello. Sentivo parlare di lui quando facevo la specializzazione a Pisa, alla Scuola Normale, da parte degli studenti a mensa. Ho trovato un sito che raccoglie alcune grandi gesta di professori universitari. Mi chiedo solo... ma non è abuso d'ufficio il loro? Mah... Se ne fanno tante in Italia...
     
     
     
     
     
     
    Bassorilievo azteco al British Museum (foto: Nando Scafroglia)
     
     
     

    All'esame di Geometria in cui la prof. che dopo varie domande a cui lo studente non ha risposto dice:

    - Mi disegni una retta sulla lavagna -

    Lo studente comincia ma poi si interrompe e la prof. :

    - Continui e non si fermi -

    E lo studente :

    - Ma prof. la lavagna e' finita -

    E la prof. di rimando:

    Continua lungo tutte e 4 le lavagne... continua cosi' lungo il muro fino alla porta... esci e continua cosi' fino a casa...

    Sentita a: Cagliari, Ing. Elettronica, prof. SERPI all'esame di Fisica II Roma (La Sapienza)

    prof. Villaggio (fratello del noto attore, docente di "Scienza delle Costruzioni" a Pisa)

    Non e' finita ... lo studente se ne va, continuando a disegnare col gesso sul muro ... tutti pensano sia un gesto di stizza ... ma dopo qualche minuto, si sente bussare dall'altra porta dell'aula (quella opposta

    all'uscita dello studente) ... tutti ammutoliscono ... la porta si apre, ed entra lo studente di prima, ancora col gesso attaccato al muro (l'edificio della facoltà aveva una pianta circolare) ... disegna la linea finche' non si ricollega a quella da lui incominciata sulla lavagna ... e blatera qualcosa del tipo "C'é chi dice che estendendo una retta all'infinito si ripieghi su se stessa formando un cerchio ...". Il prof. l'ha promosso!!!!

     

    Un ragazzo alla nona volta che provava il suddetto esame si presenta la mattina degli orali tutto fradicio per via della pioggia che cadeva incessantemente da due giorni. Viene chiamato dal Prof. Si avvicina alla cattedra e si siede. Il Prof. gli rivolge alcune domande al quale il ragazzo risponde più o meno bene, quindi gli fa l'ultima domanda. Il ragazzo sbaglia completamente argomento. Cerca di riprendersi, ma il Prof. non fa nulla per farlo sentire a suo agio. Ormai e' completamente nel pallone. Dopo vari tentennamenti interviene il Prof., il quale si ricorda che non è la prima volta in cui il giovane sventurato sta provando l'esame e tenendo conto anche delle prime risposte gli dice: "Si accontenta di un diciotto bagnato o vuole tornare la prossima volta?"

    Il ragazzo non sta più nella pelle, è riuscito a prendere un diciotto. Non gli pare vero e infatti risponde tutto contento: "Diciotto va benissimo grazie."

    Il Prof. gli fa firmare lo statino, quindi si fa passare il libretto e vi segna la data dell'esame, il voto e la sua firma. Quindi si reca verso la finestra. La apre e getta il libretto dal quarto piano, sotto un pioggia

    torrenziale.

    Poi guarda il ragazzo e gli dice: "Ora vai a prenderti il diciotto bagnato."

    Sentita a: Uni di Cagliari, prof. SERPI, esame di Fisica II, Ing. Elettronica prof. Villaggio (fratello del noto attore, docente di "Scienza delle Costruzioni" a Pisa).

     

     

     

    Estetica del vuoto

     
     
    La mia biblioteca personale sta per raggiungere una massa critica tale da innescare reazioni termonucleari. Sono circondato, assediato dal sapere. Anche sotto al letto, al posto del Babau, ci sono libri a far da materasso. Oggi vi riporto questo che trovo molto interessante da leggere nelle domeniche di luglio osservando il vuoto della città, ormai spopolata per le vacanze. Ho conosciuto questo libro e notizie del suo autore tramite il mitico sito della radio e televisione della Svizzera italiana. Un vero faro culturale. Non come i nostri servizi pubblici o non, asserviti al potere e impegnati a sfornare spazzatura comprata all'estero.
     
     
     
    Estetica del vuoto di Giangiorgio Pasqualotto
     
    E' una finestra sulle culture e le filosofie orientali di Cina e Giappone, sul loro modo di vedere un concetto come quello di vuoto tanto differente da come lo intendiamo noi occidentali. Un modo diverso di vedere un concetto che noi spesso facciamo coincidere con qualcosa di negativo.
     
    L'Occidente rimane spesso sconcertato di fronte alle forme prodotte dalle arti tradizionali di Cina e Giappone. La ricerca di Giangiorgio Pasqualotto intende superare questa sorta di smarrimento delineando l'esperienza del vuoto come fonte primaria di alcune fondamentali forme d'arte che hanno reso celebri e del tutto originali quelle tradizioni: la cerimonia del tè, la pittura ad inchiostro, la poesia haiku, l'ikebana, l'arte dei giardini secchi, il teatro no. Andando alle radici dell'esperienza del vuoto si scopre che essa emerge, ancora prima che da riflessioni teoriche, da una pratica di meditazione che può realizzare condizioni di vuoto produttivo nella mente, nel cuore e nel corpo non solo dell'artista ma anche di chi ne apprezza le opere.
     
     
     
     

     
     
     
    "Quando il pittore prende il pennello deve essere completamente tranquillo, sereno, calmo e raccolto, ed escludere tutte le emozioni volgari. Si deve sedere in silenzio davanti al rotolo di seta bianco, concentrando il suo spirito e controllando la sua energia vitale". Come mostrano queste parole di Wang Yuan Chi, è dal vuoto interiore che scaturisce il gesto perfetto dell'artista. Il vuoto o vacuità non è tuttavia il Nulla, il mero non-essere. L'autore di questo saggio analizza alcune fonti taoiste e buddhiste alla ricerca di una possibile definizione del Vuoto. Concetto chiave per intendere alcune arti estremo-orientali, come la pittura, la calligrafia l'ikebana e il teatro No, il Vuoto è in realtà un non-concetto che si chiarisce soltanto nella meditazione. Se le delicate onde di sabbia in un giardino secco adiacente al tempio buddhista sono state modellate in uno stato meditativo, e mirano a indurre nella mente di chi le contempla l'esperienza della Vacuità, difficilmente uno studioso potrà formulare una teoria estetica in proposito senza sottoporsi personalmente all'impegnativo tirocinio della pratica meditativa. È questa un'importante affermazione metodologica di Pasqualotto che merita di essere ricordata anche in altre occasioni.
     
    Autore: Giangiorgio Pasqualotto
    ISBN: 88-317-5705-9
     
    Stralci del libro da TecaLibri
     
     

    Google moon

     
     
    Non vedo l'ora che sia disponibile per scorrazzare tra i crateri lunari... Del resto chi non ha mai voluto fare l'astronauta da bambino? Poi uno cresce e mette i piedi per terra. Ho visto un dvd sugli incidenti agli apparecchi spaziali nella storia (Focus Storia di Luglio con dvd annesso) e tutto sommato, meglio stare coi piedi a terra. Anche se poi in futuro qualcuno potrebbe andarci a raccogliere l'elio 3 sulla Luna per far funzionare le centrali a fusione nucleare che si stanno studiando e quindi il settore dell'energia entrerà nella corsa alla Luna. Lì la malaria non c'è, almeno questo.
     
     
    WASHINGTON - Per il 40/esimo anniversario dello sbarco dell'uomo sulla Luna, Google lancerà un nuovo spettacolare servizio: Google Moon. In tutto e per tutto analogo a Google Earth, Google Moon consentirà di "vedere" sul proprio computer la superficie lunare come non si era mai vista prima d'ora. Il servizio è reso possibile grazie alle immagini lunari rilevate dall'ultimo satellite messo in orbita dalla Nasa intorno alla Luna: Lunar Reconnaissance Orbiter. Non a caso Google ha deciso di presentarlo ufficialmente il 20 luglio a Washington, a quarant'anni esatti dal giorno in cui l'astronauta Neil Armstrong mise piede sulla Luna. 
     (fonte: ANSA)
     
     
     
     

    Luna su Pisa (foto: Nando Scafroglia)

     

    La scelta di campo, i poteri occulti e la P3 (Loreto - Turro)

     
     
     
    Scrivevo su L'Unità qualche tempo fa:
     
    "il PD dovrebbe cercare di candidare Rupert Murdoch... secondo me è l'idea geniale che manca per potere vincere le elezioni, prima o poi"
     
    poi un giornale di Murdoch ha cominciato a criticare Berlusconi (giustamente o ingiustamente non spetta certo a me dirlo)... mi avranno preso in considerazione?
     
    Rupert... non fare che poi ti dimentichi di chi ti ha inserito... Linguaccia
     
     
     
     
     

    Scafroglia patriottico (foto di: passante casuale, powered by Nando Scafroglia)

     
     

    Problemi di campionamento, la volpe e l'uva

     

     

     Fornitore ufficiale di volpi e di uve DOP.

     

    Oggi andrò in giro per le strade, tra la gente, sperando di trovare qualcuno del 64% del Paese che dà fiducia al premier. Lo voglio conoscere, gli voglio parlare, voglio capire che speranze, problemi e motivazioni ha nella vita. Romperò le scatole a destra e a manca (persino tra quelli che in maniera maccartiana vengono definiti oggi come oggi "comunisti"). Su cinquantasei milioni di teste, voglio capire cosa pensano e cosa creano queste famigerate trentasei milioni di teste, quale Paese vedono e con quali occhi, se sanno il costo di un piatto di lenticchie, se ogni tanto spegne la tv e va al parco coi figli minorenni a giocare o sui prati a fare picnic o a correre nel sole; se conosce le leggi basilari dell'economia (ma proprio l'abc), se crede alle favole, se ha ideali (e se sì quali), se è conscia di che direzione vuole prendere il mondo e se esiste o meno la mezza stagione. Giusto per curiosità personale, sia chiaro, per capire se queste sei persone su dieci che mi circondano statisticamente esistono per davvero (stima per difetto, per mantenermi cautelativo), come vedono ottimisticamente il futuro che si prospetta per loro e per i figli, quali sono gli ideali che li ispirano quotidianamente, se hanno un'idea chiara di cosa dovrebbe essere tecnicamente la vera democrazia (quella di cui parlava duemila e passa anni fa quella gente dalle parti di Atene, quella per cui fu messa a ferro e fuoco Parigi nel 1789, quella per cui tanti dei nostri mancati nonni sono morti in guerre, per dittature e sulle montagne, a farsi il culo per darci un mondo migliore... quale...). Li voglio conoscere, ci prendiamo un caffè, offro io se posso (fino ad esaurimento scorte, che trentasei milioni di caffè sono il bilancio di un piccolo stato), se no mi basta una chiacchierata. Ma giusto per capire, nulla di più. Così che poi se mi dovesse venire in mente di non volere più condividere il mio spazio con tale maggioranza degli Italiani, fuggire all'estero e chiedere la cittadinanza francese, inglese, tedesca, spagnola, polacca, lituana, belga, olandese, svedese, il primo posto che capita, purché non sia questo del 64%, non me ne pentirò, se non per il sole, il mare, la pizza, gli spaghetti e il mandolino. Almeno lo faccio prima di trovarmi nelle condizioni di dovere chiedere asilo politico, che visto come trattiamo i migranti, non so come in futuro tratteranno noi. Ho letto della questione del Guardian, come ci ha trattati, questo giornaletto da quattro soldi fomentato dai bolscevichi, che avessero tutto sto potere mi chiedo perché non sono neppure in parlamento, o se sono Franceschini, Veltroni e compagnia a fomentare questo "odio" internazionale perché non si impegnano a prendere le redini di questo Paese invece di usare questi mezzucci. Una cosa buona di tutta questa vicenda c'è, a leggere i quotidiani stranieri, esercito l'inglese. Giusto questo. Per il resto, mi preparo spiritualmente alla prossima trasferta in Inghilterra, dove senza dubbio mi prenderanno per i fondelli in quanto semplicemente Italiano e in quanto potenziale appartenente all'esclusivo club del 64%, come nelle precedenti in Scozia e in Francia. Questi stranieri, ma che vogliono da noi? Mah... ci dovranno essere problemi di campionamento di questi campioni statistici di intervistati, non credo che siano stocasticamente indipendenti... lo temo seriamente. In attesa di chiarimenti a riguardo, nelle prossime interviste qualcuno potrà sempre rispondere "Supercalifragilistichespiralidoso" e stupire di nuovo tutti, almeno il 64% di loro, l'importante che sia la maggioranza.
     
     

     

     

    Ai fori imperiali (foto: Nando Scafroglia)

     

    Pensons à l'avenir

     
     
     
    Sommes nous
    juste en train de prendre
    du bon temps
    ou quelque chose comme ça

    Je redoute juste le moment
    où tu poseras ta tête sur mon épaule
    où tu murmureras ...

    <R> Pensons à l'avenir Bébé
    Pensons à l'avenir
    Pensons à l'avenir Bébé

    Tu es descendu faire les courses
    Tu fais toute petite vu d'ici
    je redoute le moment où tu pousseras la porte
    ton sourire cloué pour m'annoncer...

    <R>

    C'est moi qui tend toujours
    le bras sur ce fichu réveil
    Je redoute juste le matin où
    c'est toi qui l'éteindra
    où je t'arracherai à ton sommeil...

    <R>

    Je te regarde zapper et les chaînes défilées
    Rien ne peut arracher cette lumière de ton visage
    Je redoute juste le moment où la télé va s'arrêter
    où tu déchausseras tes lunettes avant de pleurnicher

    <R>
     
    Cali, Pensons à l'avenir, From Lisbon to Istanbul a musical journey
     
     
     
     

     

    Iya Traore - freestyler

    Basilique du Sacré-Coeur de Montmartre - Parigi (foto: Nando Scafroglia)