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    Le mani e l'anima

     
     
     
    Ho ripescato da un disco abbandonato a sé stesso, emerso dagli scavi del trasloco a casa vecchia. L'ho riascoltato nel magazzino del Nautilus, la mia nuova stanza. Mi ha sempre affascinato il ritmo e le parole di questa canzone.
     
     
     
    Che cos'era
    un vigore denso nulla
    forse un vento di preghiera roco
    sotterraneo gli occhi morse il fuoco
    di un'aurora boreale criniera
    nella ruggine di capelli
    acacie dalle mille foglie
    lunghi omeri di uccelli piume
    che bagnarono labbra argille fiume
    di sudore malva e miele di selva
    si gonfiarono nella pelle
    vene di sentieri rossi
    tra le alte erbe del sonno
    fresco alito di gazzelle acerbe
    nelle gambe respirai
    scese rapide nella gola
    acqua di saliva e schiuma
    lungo collo di puledro
    come un fulmine lacrima di cedro
    dalla fronte mi asciugai
    salvatemi
    e liberatemi
    ridatemi
    le mani e l'anima
    che vu campà
    sfamatemi
    e dissetatemi
    lasciatemi
    le mani e l'anima
    che cos'era
    una vibrazione nuda
    forse un'innocenza nera calma
    di crepuscolo lamine di palma
    le mie braccia di ambra scura corteccia
    diventarono i miei nervi
    antenne scosse di sciamani
    svelti tendini di cervi rami
    a scorgere i pensieri sciami
    di locuste sogni d'aria i pugni
    si serrarono contro i fianchi
    caimani sotto il limo
    giù nel sesso di ramarro
    cosce d'ebano piedi come granchi
    che fuggirono maree
    e scattarono le caviglie
    sulla rinoceronta terra
    anima del mondo interi
    si piantarono mistico mistero
    radici della nostalgia
    salvatemi
    e liberatemi
    ridatemi
    le meni e l'anima
    che vu parlà
    sfamatemi
    e dissetatemi
    lasciatemi
    le mani e l'anima
    e io ci lasciai la mia africanima
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    (Claudio Baglioni, Le mani e l'anima)
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    Tutto più fluido

     
     
     
    Sono entusiasta per questa invenzione... Quando la fluidodinamica, il mio mestiere, risolve i problemi quotidiani sono felice.
    E poi non riescono a fare una gastroscopia senza torturare le persone... Usate i principi della fluidodinamica e che cavolo!
     
     
    ROMA - Creato un microscopio 'microscopico' che sta sulla punta di un dito e, pur con lo stesso livello di risoluzione di un microscopio ottico, funziona senza lenti sfruttando i principi della fluidodinamica. E la sua prodigiosità non si ferma qui: potrà essere prodotto su grossa scala per soli 10 dollari al pezzo.

    L'invenzione arriva dal California Institute of Technology di Pasadena. Secondo quanto riferito sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'PNAS', il minuscolo microscopio su chip potrebbe essere usato in svariati modi e anche in condizioni difficili fuori dai laboratori, direttamente sul campo, per esempio per analizzare il sangue alla ricerca del parassita della malaria o di altri patogeni.

    "Un simile microscopio si potrebbe semplicemente montare sui telefoni cellulari e, usando la luce esterna ambientale, essere usato in qualunque situazione, ideale per applicazioni destinate al Terzo Mondo", dove si opera in assenza di ogni minima forma di tecnologia e struttura di laboratorio, dichiara uno dei suoi ideatori, Changhuei Yang.

    Il microscopio è stato soprannominato 'otticofluidico', perché per funzionare sfrutta le proprietà della fluidica, ovvero la tecnologia che fa uso di fenomeni fluidodinamici per eseguire funzioni di vario tipo, rilevazione, controllo, informazione, etc. E' costituito da un sottile strato di metallo, sensori simili a quelli delle macchinette fotografiche digitali, una serie di microscopici canalini attraverso cui passa il campione da analizzare.

    Piccolo quanto una monetina da pochi centesimi, potrebbe addirittura essere inserito nel corpo umano alla ricerca, per esempio, di cellule del cancro rimaste dopo l'asportazione del tumore e in grado di creare un nuovo cancro.
     
    (ANSA)
     
     
     
     
     
     
     

    Concorso letterario - Premio Rolando Editore

     

     

     

    Per tutti quelli che, come me, hanno velleità di scrittore a babbo morto o che ha seriamente voglie di scrivere, vi ricordo che c'è il Premio Rolando Editore portato alla mia conoscenza da Nicla. La data di scadenza per la consegna è stata spostata a fine luglio. Forse forse ce la facciamo tutti a scrivere tre benedette paginette per un racconto, una poesia, un madrigale, fare un cruciverba. Ce la faremo.

     

     

     

     

     

     

     


     

    Premio Rolando Editore

     

    BANDO:

    Sezioni:
    a) Narrativa
    b) Poesia in lingua italiana
    c) Poesia in vernacolo napoletano
    d) Poesia giovani (dai 16 ai 20 anni)
    e) Arti grafiche (pittura, disegno)/fotografia
    Regolamento:
    1. Possono partecipare al Concorso tutti gli scrittori, poeti e artisti italiani e stranieri con opere inedite (in lingua italiana).
    2. I partecipanti accettano integralmente ogni articolo del presente regolamento.
    3. I lavori ricevuti non saranno restituiti. I risultati saranno pubblicati sul sito dell’Associazione I Ponti dell’Arte; solo i premiati e gli eventuali segnalati saranno informati direttamente dell’esito del Concorso.
    4. Il giudizio della Giuria resta insindacabile.
    5. Si partecipa alla sezione a) inviando in formato cartaceo quattro copie di un singolo racconto inedito di max e tassative tre pagine, da max trenta righe dattiloscritte ognuna. Si partecipa alle sezioni b), c) e d) inviando quattro copie di max tre poesie inedite, ciascuna di max quaranta versi. Per tutte le sezioni va firmata una sola copia recante, inoltre, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail e breve curriculum. I partecipanti sono invitati ad inviare anche una copia del proprio lavoro in formato digitale (cd, floppy disk, ecc).
    6. Si partecipa alla sezione e) con le seguenti modalità: si realizza con qualsiasi tecnica un’opera grafica o fotografica ispirata ai versi di un poeta noto. Entro la data di scadenza, si invia lettera di adesione, indicando anche i versi da cui si è tratta ispirazione. Gli autori dovranno portare l’opera prodotta (una sola opera) in originale il giorno della premiazione.
    7. Le opere delle sez. a), b), c), d) e la lettera di adesione per la sez. e) dovranno pervenire entro e non oltre il 15 Luglio 2008 (è stato prorogato a fine luglio) a: Concorso di Narrativa e Poesia Rolando Editore, Via N. Poggioreale, 151/bc, 80143 Napoli. È necessario indicare la sezione a cui si intende partecipare.
    8. A parziale copertura delle spese di organizzazione, si partecipa al Premio, per le sezioni a), b), c) e) con la quota di Euro 20.00, per la sezione d) con la quota di Euro 10.00, da inviare a: Vigilante Rolando, Via Nuova Poggioreale, 151/b-c - 80143 Napoli; oppure da versare per mezzo di c/c postale N. 50351956 o, ancora, con assegno bancario non trasferibile.
    9. Per tutte le sezioni una rosa di finalisti, opportunamente selezionati dalla Giuria, sarà invitata a pubblicare i propri lavori nell’Antologia “Pensieri di Primavera Cinque” edito da Rolando Editore, la cui pubblicazione è prevista per Gennaio 2009.
    10. I premi assegnati dovranno essere ritirati in occasione della cerimonia finale, anche da delegati; in nessun caso saranno spediti.
    11. I dati relativi a tutti i partecipanti saranno utilizzati solo ed esclusivamente ai sensi de D.LGS. 196/03.
    Premi:
    Per le sezioni a), b) e d): al primo classificato sarà assegnata la somma di Euro 300.00 e un oggetto artistico personalizzato (del valore di € 200.00); al secondo classificato la somma di Euro 200.00 ed una targa personalizzata; al terzo classificato un libro ed una targa personalizzata. Per la sezione c) al primo classificato sarà assegnata la somma di Euro 200.00 e un oggetto artistico personalizzato (del valore di € 150.00); al secondo classificato una grafica ed una targa personalizzata; al terzo classificato una targa personalizzata e un libro. Per la sezione e): i partecipanti potranno esporre in mostra il proprio lavoro durante la serata dell’evento. Una giuria popolare, costituita da tutti coloro che interverranno alla manifestazione, unitamente al giudizio di una commissione di esperti, esprimerà il proprio voto sulla migliore opera. Al primo classificato sarà assegnata la somma di euro 200 e il lavoro risultante vincitore sarà inserito nella copertina dell’Antologia 2008 “Pensieri di primavera cinque”.
    Per le sezioni a), b), c), d), le opere pervenute saranno selezionate da una giuria presieduta dal prof. Mario Testa, i cui membri saranno resi noti e comunicati contestualmente all’esito del concorso. A discrezione della Giuria, saranno inoltre assegnati ulteriori premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Parthenope, il Premio Tirreno e menzioni speciali. A tutti i premiati sarà data in ricordo una pergamena.
    La premiazione sarà effettuata nella prima metà di Ottobre a Napoli, presso il Convento dei Padri Passionisti, in data tempestivamente comunicata ai premiati direttamente e tramite il sito web dell’Associazione I Ponti dell’Arte.

     

    Informazioni:
    081 7513452 -

    340 5295462

    ipontidellarte@libero.it

     

     

     

    9 novembre 1989

     
     
     
    Capisco cosa possa provare un pezzo di carne in scatola avvolto nella gelatina. Mi sento più o meno così alla fine del trasloco più duro e difficile della mia vita. Neppure quando mi sono trasferito da Pisa a Milano ho dovuto fare questa fatica. Ora da San Donato all'incipiente Milano ho dovuto sudare sette camicie. A sapere chi è che le lava e le stira poi. Mi trovo oberato di impegni materiali che ritengo inutili. Dovrei invece mettere a scrivermi per esprimermi, comunicare e fare qualcosa di buono oltre ai numeri nella mia vita. E invece sono prigioniero di modelli matematici e ne sono pure affascinato. Sono affascinato da bilanci di popolazione e da modellazioni a frontiera mobile, nella mia mente cose turche. Con tanto di autobombe stile Istanbul, come la povera Manù potrà testimoniare, che si è ritrovata una camionetta imbottita di esplosivo sotto casa con tanto di artificieri intenti a cercare il classico filo rosso dei film americani. Il fascino dei compsti dell'azoto con il suo simpatico ed irruento legame triplo pronto a irarsi facilmente. Però non bisogna essere cattivicon l'azoto, lui di suo è stabilissimo, ne respiriamo a quantità industriali in qualità di solvente nell'aria. I nitrati di loro possono essere usati per la fabbricazione degli esplosivi, ma sono importantissimi anche per sfamarci tutti, con i fertilizzanti. Come tante cose anche l'azoto, pur essendo l'ultima lettera dell'alfaboto, ha le sue luce e le sue ombre. E l'azoto mi ricorda il processo di sintesi dell'ammoniaca che modellai come esercizio in un esame alla Normale per il Prof. Carrà, bei tempi quelli. Modellavo di tutto di più, più dei tempi del Das. Tempi quelli un po' da dimenticare, ho sempre odiato fare i lavoretti che mi venivano sempre una schifezza. Odio quelle ore buttate via così, e le nottate per portare il lavoro finito il giorno dopo, che poi nessuno se ne fregava. Sono tutte quelle esperienze che poi mi hanno convinto a diventare strafottente fino ai limiti del possibile e impegnarmi solo nei momenti di crisi nera. Nel frattempo ascolto una canzone di Susan McKeown, cantante scozzese che adoro. La sua canzone mi suggerisce immagini presenti e passate in un flusso di coscienza diluito in azoto che ogni tanto esplode in ricordi strani, come la notizia della caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989 sentita al telegiornale e io che la riportavo sul quaderno delle notizie al telegiornale, un incubo delle scuole medie. Brutti ricordi.
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    Mi manda Picone

     
     
     
    La procedura di trasloco è quasi alla fine, tra qualche giorno passo totalmente sotto la giurisdizione del Nautilus. Resta solo il recupero del vecchio pc e il recupero crediti (120 euro circa...) da parte dei vecchi coinquilini. Mi presenterò a casa dicendo il classico "Mi manda Picone". Vabbè che poi sono soldi miei anticipati da marzo e non ancora rivisti. Vivo in un deposito di una stazione, almeno questa è la sensazione che ho. In un macellum di scatole di tutti i tipi, trolley pieni di variegato di oggetti, libri ovunque. Credo di essere la reincarnazione di Gutemberg. Il problema serio è capire mettere cosa dove, non assolutamente trascurabile come problema. siccome sono pigro e futuri spostamenti sono da evitare, devo decidere a priori le posizioni delle cose. Questo porta a un gran dispendio di energie psichiche, perché vai a prevedere tutto a priori, un certo compromesso bisogna sempre accettarlo. Devo giusto portare le ultime cose e si parte sul serio. Magari avrò finalmente il tempo di mettermi a scrivere e a studiare come si deve. Per ora mi limito ai problemi di logistica e di strategia. Questo giusto per rassicurare qualcuno che passa di qua e vede il blog non aggiornato, un'eresia fino a qualche tempo fa. La vita nel Nautilus ha risolto tanti dei problemi che avevo di là. Per cominciare non vivo più inuna casa a rischio costante di pestilenza, che non è male. Sto esplorando la zona attorno casa nuova. E' un posto molto multietnico, di italiani ce ne sono pochi, ma mi piace l'atmosfera internazionale che fa molto Eni's way. Mi fa respirare quell'aria internazionale che tra poco andrò a respirare in giro per il mondo.
     
     
     

     
     
     
     

    A chi è lontano

     
     
     
     
     
    Tu non ricordi la casa dei doganieri
    sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
    desolata t'attende dalla sera
    in cui v'entró lo sciame dei tuoi pensieri
    e vi sostó irrequieto.


    Libeccio sferza da anni le vecchie mura
    e il suono del tuo riso non è più lieto:
    la bussola va impazzita all'avventura
    e il calcolo dei dadi più non torna.
    Tu non ricordi; altro tempo frastorna
    la tua memoria; un filo s'addipana.


    Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
    la casa e in cima al tetto la banderuola
    affumicata gira senza pietà.
    Ne tengo un capo; ma tu resti sola
    né qui respiri nell'oscurità.

    Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende
    rara la luce della petroliera!
    Il varco è qui? (Ripullula il frangente
    ancora sulla balza che scoscende...).
    Tu non ricordi la casa di questa
    mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.


    (Eugenio Montale, Le occasioni; Parte quarta)
     
     
     
     
     
    (Foto di SweetJane tratta dal suo spazio Flickr e reperita con Google)
     
     

    Transitorio, fugace, vivo

     
     
     
    Vivo
     
     
    (Lenine – C. Rennò/ P.Fabrizi)

    Precario, provvisorio, dispersivo
    Erroneo, transitorio, transitivo
    Effimero, fugace e passegero

    Ecco quì un vivo
    Ecco quì..... un vivo

    Impuro, imperfetto, impermanente
    Incerto, incompleto, incostante
    Instabile, variabile, emotivo

    Ecco, quì un vivo
    Ecco quì...

    E affrontando,
    Il traffico, del traffico equivoco
    Il tossico, del transito nocivo
    La droga e l’indigesto digestivo
    Il male che minaccia il corpo vivo
    La mente, il mal dell’ente collettivo
    Il sangue,il mal del sieropositivo

    E affrontando queste realtà....
    Il vivo afferma, fermo, affermativo
    “Quel che vale davvero è restar vivo” Vivo............è esser vivo.

    Sospeso, non perfetto, non completo
    Non soddisfatto mai, ne mai contento
    Così incompiuto e non definitivo

    Ecco quì un vivo
    .........Eccomi!

    (Fiorella Mannoia, Onda Tropicale 2006)
     
     
     P.s. Me l'ha fatta conoscere Enripoppins :)
     

    L'uomo che smontava gli armadi

     

    Oggi mi sono reso conto di avere un dono. Il dono di smontare e rimontare armadietti Ikea. Sta smontando le ultime cose di casa Cupiello come appunto l'armadietto Ikea che ho comprato due o tre mesi fa da Elisa e mi rendo conto che sto giocando in qualche modo con delle costruzioni tipo Lego, ma molto più grandi e con un maggiore grado (dal punto di vista teorico) di libertà che le Lego non concedevano. Erano abbastanza ristretti i rapporti tra le dimensioni dei bottoni e le dimensioni dei mattoncini. Finché si costruiva a 90° tutto poteva andare bene, ma se uno voleva costruire cose oblique, buonanotte ai costruttori. I mobili Ikea fanno tornare alla mente i bei momenti di gioco dell'infanzia. Credo sia questa la vera chiave del loro successo.

    Secondo questa teoria freudiana, quindi, l'affollamento dei centri di bricolage è essenzialmente dovuto ad un ritorno all'infanzia da parte dei clienti, in genere maschi che cercano di evadere dalla quotidianità tramite il ricorso al fai da te. In effetti, quando mi metto a fare qualcosa di pratico a questo livello, mi tornano in mente i momenti felici in cui credevo che fare l'ingegnere è proprio una grande figata. Avrei dovuto pensarci a otto anni alle insidie della professione e al degrado del mio corpo insito in anni di studio mal retribuiti. Come Nanni Moretti in Caro Diario, mi sono reso conto che mi piace ballare, a trent'anni, all'improvviso. Io non penso a Jennifer Beals di Flashdance come lui nel film, mi è bastato frequentare banalmente un corso di pizzica qua a Milano per avere la rivelazione, sulla via di Damasco.

    Ho sempre odiato ballare, mi ritenevo stupido. Invece, ad un certo punto, come un quadro che si stacca all'improvviso dalla parete, puff. Casca a terra senza un motivo ben preciso come direbbe zio Alessandro in uno dei suoi libri che più mi sono piaciuti.

    Ho fatto un corso di pizzica, ho scoperto che è bello comunicare anche col corpo, nonostante sia il mio, è tanto liberatorio. E poi a questi corsi c'è un'altissima frequenza femminile che in tempi di solitudine come questi non disturba affatto. Ma per un puro concetto di conoscenza, di espansione di confini e di variazione del punto di vista, sia chiaro. Sono un bravo ragazzo, pure troppo.

     

     

    Con l'armadietto Ikea faccio un grosso passo in avanti nel trasloco. Ultimo pasto a casa Cupiello che per ben due anni è stata casa mia. Mi trasferisco ora nel sommergibile, il Nautilus o l'Ottobre Rosso, uno a scelta. L'ho chiamato così per gli spazi angusti. Andrebbe bene anche la metafora della stazione spaziale, ma rischierei di confondermi con la Mir, altro nome di casa Cupiello quando passavo i weekend da solo. Volevo ascoltare i salubri consigli di Serena e mangiare spinaci per pranzo, ma io ho il brutto vizio di dimenticarmi le cose sul fuoco, ne sa qualcosa il boiler per il Nescafè, diventato più volte incandescente sulla fiamma alta. Ho bruciato gli spinaci lasciando un tetro ricordo carbonioso nella maxi-padella che io stesso comprai a Napoli per tutti. Ho riutilizzato un fondo di congelatore, le verdure del cous-cous che cucinai a suo tempo con Mara e che dormiva là da diversi mesi, con due trofiette Buitoni e una scatola di tonno all'olio d'oliva Riomare, è uscito fuori uno spettacolo dei sensi. La padella carboniosa, prodotta dalla mia dimenticanza dovuta a messenger, sms e armadi da smontare, è stata pulita sommariamente versando tutto nel lavandino stracolmo d'acqua. Un lugubre spettacolo di simil-alga si parava alla vista dei coinquilini che fose hanno cominciato ad apprezzare a loro volta la mia partenza. I miei esperimenti chimici in cucina a volte non sono molto ben compresi. Lo scarico ha ingoiato tanti di quegli spinaci che quando useranno il Mister Muscolo idraulico gel sentiranno la musichetta di Braccio di Ferro quando mangia gli spinaci. Avranno quindi un buon lavoro sullo scarico. Oggi ufficialmente la sede amministrativa della Nando Italia SpA (società per le buone azioni) passa nel sommergibile di Milano. Sono ora alle prese con l'addio ai monti stile Lucia Mondella, ogni particolare di un pezzo della vita trascorso tra queste mura è motivo di commozione e di malinconia. Nulla è mai totalmente bianco o nero. In questa grigia domenica milanese mi appresto a cambiare tante cosette che messe assieme renderanno, di nuovo, diversa la mia vita.

     

    Un desiderio di paternità

     
     
     Oggi mi sento paterno. Sarà un desiderio di paternità, come dice Elio in una sua canzone. Bisogna valutare i pregi e i difetti della partenogenesi arrenotoca.
     
     
    A te che sei l’unica al mondo
    L’unica ragione per arrivare fino in fondo
    Ad ogni mio respiro
    Quando ti guardo
    Dopo un giorno pieno di parole
    Senza che tu mi dica niente
    Tutto si fa chiaro
    A te che mi hai trovato
    All’ angolo coi pugni chiusi
    Con le mie spalle contro il muro
    Pronto a difendermi
    Con gli occhi bassi
    Stavo in fila
    Con i disillusi
    Tu mi hai raccolto come un gatto
    E mi hai portato con te
    A te io canto una canzone
    Perché non ho altro
    Niente di meglio da offrirti
    Di tutto quello che ho
    Prendi il mio tempo
    E la magia
    Che con un solo salto
    Ci fa volare dentro all’aria
    Come bollicine
    A te che sei
    Semplicemente sei
    Sostanza dei giorni miei
    Sostanza dei giorni miei
    A te che sei il mio grande amore
    Ed il mio amore grande
    A te che hai preso la mia vita
    E ne hai fatto molto di più
    A te che hai dato senso al tempo
    Senza misurarlo
    A te che sei il mio amore grande
    Ed il mio grande amore
    A te che io
    Ti ho visto piangere nella mia mano
    Fragile che potevo ucciderti
    Stringendoti un po’
    E poi ti ho visto
    Con la forza di un aeroplano
    Prendere in mano la tua vita
    E trascinarla in salvo
    A te che mi hai insegnato i sogni
    E l’arte dell’avventura
    A te che credi nel coraggio
    E anche nella paura
    A te che sei la miglior cosa
    Che mi sia successa
    A te che cambi tutti i giorni
    E resti sempre la stessa
    A te che sei
    Semplicemente sei
    Sostanza dei giorni miei
    Sostanza dei sogni miei
    A te che sei
    Essenzialmente sei
    Sostanza dei sogni miei
    Sostanza dei giorni miei
    A te che non ti piaci mai
    E sei una meraviglia
    Le forze della natura si concentrano in te
    Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
    Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
    A te che sei l’unica amica
    Che io posso avere
    L’unico amore che vorrei
    Se io non ti avessi con me
    a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un’ immenso piacere,
    a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
    a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
    a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
    a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
    a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei…
    e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei…sostanza dei sogni…
     
     

    Mobilis in Mobàil

     
     
    Oggi sono qua. Ieri ero là. Domani chi lo sa. Cari amici di blog vi annuncio che anche nel sommergibile (per chi non lo sapesse trattasi della nuova casetta dove abito) è arrivato internet e quindi non soffrirete più della mia assenza ma passerete di nuovo a soffrire della mia presenza. La casa è piccina, piccinissima. La cucina viene usata per i test di claustrofobia dal vicino policlinico, il bagno è molto concettuale e sembra disegnato da un artista di qualche bidonville francese morto pazzo. La mia stanza è più piccola della precedente del Fantabosco, ma ha tante qualità in più. Ho scelto apposta una casa piccola per condividere il minimo possibile con altri. Ho scelto una casa con solo due stanze, per ridurre il numero delle variabili. Ho deciso di condividere il minimo possibile. Il segreto della condivisione è non condividere, come dice il mio amico Raffaele. Anche con internet ho fatto una scelta analoga: basta contratti condivisi, con soldi da dividere, contratti da accollarsi, casini per la manutenzione, ma via con internet mobile, Alice 7.2 Mega assicura la mobilità estrema sul territorio a questo blog da oggi in poi. Questo risolve future problematiche di trasloco con internet e mi permette di avere la rete anche su tutto il territorio (dove disponibile) per quando sarò in trasferta in Italia. Per avere la mia chiavetta Onda non è stato poi assolutamente semplice. Per un motivo in particolare: l'altro ieri è uscito l'Iphone e c'era la coda al centro Tim anche per chi doveva fare tutt'altro. La coda per tutto, sti milanesi... La prenotazione è un concetto primitivo inculcato sin dalla nascita qua. Penso che anche i neonati qua vengano fuori a turno. E quindi, un'ora di fila per entrare solo nel negozio, poi altro temo per fare tutta la procedura di attivazione della chiavetta, senza neppure avere lì il pc ed ho dovuto firmare un foglio in cui dichiaravo che eventuali problemi di incompatibilità col pc erano a mio carico, non avendo potuto configurare loro stessi il pc. Stamattina sono riuscito a collegarmi, quindi la paura di perdere Filippo e il paniere è andata fugata. Inoltre, ho preso pure un lettore MP3, in modo da potere isolarmi nell'open-space dove lavoro nel quale non si capisce nulla. Io non lo so quale sia il vero obiettivo dell'open-space: è solo un gran casino perché ci sono tante persone che parlano tutte delle stesse cose e ci si confonde. Ergo, mi sono dotato di apposito impianto per isolarmi dal contesto e lavorare a suon di musica. Magari del buon jazz. Potrò andarmene in giro e fare la monade come tutti quelli che in metrò ti si siedono vicino e ti assordano con le loro cuffiette a palla, con musica sempre alquanto discutibile. Cercherò di non farli discutere almeno su questo.
    La teoria della condivisione relativa, così la chiamerei, sembra essere il migliore strumento per vivere in pace per un periodo più o meno lungo. Sempre più monadi vaganti in un mondo sempre più in moto, che mescola, trascina e porta chissà dove.
    Ora restano gli ultimi nodi da sciogliere con i cupiellidi.
     
     
     

    Lettera dal fronte

     
     
     
     
    L'amore è rimasto agli uccelli
    non c'e posto per il ricordo
    le lettere che mi spedisci
    dormono in qualche stazione

    Questa guerra non vede la fine
    l'accampamento è una prigione
    l'inverno ha coperto i pensieri
    poi l'estate li ha sciolti nel fango

    Questo tempo ingessa il mio cuore
    solo gli uccelli sanno volare
    l'illusione è finita da un pezzo
    di vincere per un mondo migliore

    Il nemico ci guarda dai monti
    al tramonto i binocoli brillano
    anche da loro forse qualcuno
    sogna di essere uccello

    Le lettere che mi spedisci
    dormono in qualche stazione
    ti prego, non cercarmi fintanto
    che un merlo non ti picchia alla porta.
     
     
    (Lettera dal fronte, Modena City Ramblers)
     
     

     

    L'insostenibile pesantezza di quell'essere

     
     
     
     
    Il mio buon proposito nel cominciare la nuova avventura nel sommergibile dove ho preso in affitto la nuova stanza sarà quello di condividere meno dell'indispensabile con persone estranee. La lunga esperienza del Fantabosco ha fatto scuola ed ora ho ben chiari il principio alla base della convivenza: farsi i c... propri. E dove non è possibile farseli bisogna minimizzare il possibile danno eventuale o massimizzare il vantaggio a proprio favore. Il tutto rimanendo sempre candidi e puliti. In pratica per evitare che gli altri facciano gli stronzi devi farlo tu per primo, come deterrente, tipo la corsa agli armamenti tra le superpotenze della guerra fredda. Purtroppo una civile e democratica coesistenza non è mai possibile per quello che asseriva mio zio Hobbes: Homo homini lupus.
    Sono quindi pronte le nuove policies prima ancora di mettere piede in casa: proprietà privata di ogni possibile facility e ferrea regolamentazione dei servizi comuni; outsourcing di servizi strategici possibili fonte di discordia quali le pulizie (ho già premuto col proprietario stesso perché fosse lui a proporre una signora delle pulizie), i rifiuti e similari. Restano da risolvere il nodo delle telecomunicazioni, internet in primis, e la gestione delle piccole spese (per il quale proporrò il modello di Cristina con fondo cassa obbligatorio). La nuova soluzione è sufficientemente piccola da evitare problemi di troppi spazi in comune che qualcuno potrebbe adibire a proprio territorio, come succede ora in casa Cupiello. I divani sembrano anche puzzare di piscio, un ulteriore indizio di territorio marcato. Di certo io su quei divani non poso membra, dato che credo sia un affollato multicondominio per acari depressi alla ricerca di nuovi svaghi.
    Verso un modello di convivenza sostenibile sembra essere anche il prezioso proprietario, molto più attivo e consapevole della fu proprietaria del cavallo dei Dardanelli, la quale aveva come unico obiettivo di ritirare i soldi e ingrassare il voluttuoso equino che tiene a maneggio per puro sollazzo del figliolo. La casa nel frattempo cade a pezzi e cerca di riversare i costi di mancata manutenzione su di noi, sue bestie da affitto da mungere quanto più possibile.
    Le nuove policies sono volte soprattutto a creare uno scudo a priori contro eventuali cloni di persone incrociate in precedenza in questa lunga avventura on my own. Bisogna stare sempre bene attenti ai cloni, lo sa bene l'Uomo Ragno. Anzi, vista la popolazione di aracnidi in casa Cupiello in netta crescita perché qualcuno deve fumare e lascia tutto aperto, temo io stesso di essere morso da qualche simpatico ragnetto e di svegliarmi appiccicato al soffitto.
    Peter avrà un altro competitore del suo ruolo. Comincerò a combattere il crimine e gli affittacamere abusivi di Milano. Impresa ben ardua perché sono ovunque, sono avidi, tentacolari e soprattutto non hanno pietà di nessuno.
     
     
     

     

    Agosto dopo agosto dopo agosto

     
     
     
    Viaggiare partire viaggiare viaggiare partire Viaggiare partire viaggiare partire partire viaggiare viaggiare partire partire viaggiare non fermarsi mai chilometri che sotto il culo passano e allontanano i guai viaggiare, vedere tutti gli angoli della terra rincorrere le estati farsi rincorrere dalla guerra che hai nel cuore correre più veloce del dolore come un jet supersonico precedere il tuo stesso rumore e fare in modo che non ti raggiunga mai viaggiare al volante di una macchina scassata che per ogni chilometro in più é un gloria al padre e fare una telefonata a tua madre, dire é tutto a posto ritorno per Natale ad ogni costo partire viaggiare agosto dopo agosto ...
    allontanare ancora un po' le responsabilità come in una crepa in una barca che prima o poi ti allagherà e sarà forse troppo tardi per rimediare partire viaggiare non dimenticare fotografare il mondo in movimento che si ripeterà ma chissà dove chissà quando partire e vivere cercando e ballando si ritmiche diverse e su diversi accenti ballare sopra i fusi orari e sopra i mutamenti di clima scalare la cima e poi scendere a valle una dieci cento mille miglia coi piedi per bagaglio e il mondo per famiglia mangiare le cucine dei paesi più lontani con le forchette con i bastoncini con le mani i paesi più lontani, ma lontani da che lontani da cosa lontani da dove con le radici nel tuo cuore e i rami nell'altrove partire col sole sempre in faccia ad ogni costo agosto dopo agosto...
    Viaggiare sentirsi Marco Polo sentirsi molto solo qualche volta sopra un treno dentro uno scompartimento pieno di facce che non sai che non saprai confini di solitudini che non cadranno mai, che tu non rivedrai mai scambiare quattro chiacchiere in lingue che non sai comunicare con un semplice sorriso o con un gesto solo scoprirsi Marco Polo e non sentirsi solo tra gli umani stringere milioni di mani in ogni posto agosto dopo agosto... Viaggiare attraverso il suono, buono, il basso che é un tuono viaggiare attraverso la musica attraverso la cultura la scoperta della natura e di sé, viaggiare nei perché viaggiare in Internet o sopra un jet o in bicicletta o a piedi e muoversi rimanendo fermi sul posto agosto dopo agosto...

     

    (Marco Polo, Jovanotti, Lorenzo 1995)

     

     


    Brilliance2008

     

     

    E' da quasi un mese che dovrei ringraziare Morgana per il premio che mi ha dato per la brillantezza degli argomenti di questo ammasso di pagine elettroniche che corrisponde al nome di Mobilis in Mobile. La ringrazio di cuore assieme a tutti quelli che passano, bazzicano, commentano e leggono (a volte addirittura con piacere) quello che scrivo. Ultimamente, lo ammetto, sono un po' fiacco: sono momenti che tutti affrontiamo nella vita, quando non tutto sembra brillare come vogliamo noi. Meno male che ci pensa Mimmo (Il diminutivo che ho dato a Mobilisi in Mobile) a brillare anche per me.

    Una volta tanto non voglio stare nelle regole del premio, voglio solo ringraziare Morgana e tutti quelli che hanno piacere a passare un po' del proprio tempo da queste parti. Non voglio dare il premio a nessuno perché lo dovrei dare a tutti: quindi immaginate di avere ricevuto tutti questo premio per fare parte di questo mondo un po' strano fatto di monitor, tastiere e tante vite disseminate in giro per il mondo. Tutto questo pure perché inevitabilemnte farei torto a qualcuno se mi mettessi a scegliere, e proprio non mi va di far stare male qualcuno per cose così inessenziali nella vita, quali un premio assegnato da me. Un sorriso a tutti, a presto.

     

    brilliance2008

     

     

    Marco Polo

     
     
    Partire, viaggiare, partire, viaggiare, non fermarsi mai.
     
    Comincio ad avere una prima avvisaglia di come sarà il futuro prossimo. Sono stato in trasferta a Pescara, divertendomi tantissimo la sera e imparando tante cose di giorno, senza fermarmi un attimo. Magari il futuro sarà meno divertente, ma ci sarà sempre il tema del viaggio, dello spostamento ad accompagnarmi, per i posti più sperduti del pianeta, quasi come le avventure di zio Paperone che leggevo in infanzia su Topolino. E sono posti strani quelli che mi attendono, certamente fuori dalle mete turistiche, a volte anche estremi. Congo, Nigeria, Kazhakstan... Ieri ho sentito via messenger una mia amica dal Pakistan, la quale ne parlava anche bene, come campo, uno dei migliori che avesse mai visitato. Ma non è solo questo nuovo lavoro a creare e ad abbattere le distanze. Le distanze sono ovunque e spesso quello che pesa nella nostra vita è semplicemente la percezione della distanza. E così ci sono storie che non funzionano, illusioni e fraintendimenti, nascono e muiono amicizie, separate a volte da un velo che nno si può squarciare e bisogna tenere come ipotesi perché tutto funzioni, bene o male. In tutto questo contesto di precarietà costante, cambio finalmente casa in modo tale da trovare un po' di pace da cavalli, Elene, Troie ed astuti Achei. Ovviamente dovrò accettare le nuove incognite che si andranno a scoprire in contesto multietnico, a due passi dal lavoro. Ogni volta sembra dovere ripartire, ma assieme alla nostalgia del passato c'è sempre l'adrenalina per il futuro.
     
    Sentirsi Marco Polo, sentirsi troppo solo, non fermarsi mai.