Profilo di NandoMOBILIS IN MOBILEFotoBlogElenchiAltro Strumenti Guida

Blog


Haus der Kunst

 
ATTENZIONE!

Questo intervento per alcuni contenuti poco contenibili è adatto ad un pubblico adulto o perlomeno maturo.

(In attesa di querela dalle multinazionali hondureñe)

 

 

Haus der Kunst. Letteralmente sarebbe "la casa dell'arte". E' il nome del famoso museo di Monaco in Baviera. L'altro giorno ero al telefono con l'Inghilterra (non con Gordon) e davo un'occhiata distratta per le pareti del corridoio di casa Cupiello e notavo che abbiamo dei grandi capolavori appesi alle pareti. In futuro magari dedicherò una bella galleria fotografica con i nostri protagonisti del Novecento, come direbbe il tizio di Teleproboscide interpretato da Guzzanti in una nota trasmissione comico-satirica di qualche anno fa, dove satiricamente Guzzanti recitava di vendere quadri del Mutandari, con tutta la sua "onestà intellettuale". In salone abbiamo persino l'evoluzione dei quadri di Fontana: a differenza dei quadri dove domina il concetto di spazialità in tele monocromatiche con degli squarci che squarciano l'anima, noi abbiamo il figurativo squarciato... Un dipinto con un ponte su un fiume che a me ricorda uno scenario balcanico e che io ho chiamato molto affettuosamente "I fiori sui Balcani". I fiori non ci sono, ma ci saranno da qualche parte nel paesaggio fluviale, un fiume senza fiori è come un salame senza pepe, sterile e privo di quel sapore che sa di mito di antiche carovane dei tempi di Gengis Khan e di piperina che accarezza i recettori sulle gengive e sulle lingue indoeuropee. Se no a che serve l'artista poi. Lo squarcio è piccolo, ma là sta l'arte in quel minimalismo, marginalismo, sbadatismo (nel senso che qualcuno, non faccio nomi, girava per casa come un oplite macedone con una ferale asta che ha squarciato la tela, dandole un valore artistico immenso, atto tipico dello sbadatismo). L'opera viene comunemente attribuita a Michelangelo (né Buonarroti, né Merisi purtroppo per noi) il nostro ex-coinquilino, ma molto probabilmente solo perché non abita più con noi (risata preregistrata da sit-com) e quindi ogni disfunzione di casa viene attribuita a lui quando si parla con la padrona di casa sullo stato della Haus der Kunst. Per noi è lo pseudo-Michelangelo.

 

 

Concetto di spazialità in Fontana cui si è ispirato lo pseudo-Michelangelo

 

Un altro capolavoro è la presunta geisha giapponese (sembra giapponese, ma date le nostre conoscenze altaiche potrebbe essere tranquillamente cinese o addirittura coreano... la geisha coreana avrebbe un valore inestimabile, ce l'avremmo solo noi). E' il dipinto che ho davanti agli occhi quando sono seduto (molto incivilmente) sul tavolino del telefono. Ma l'opera che rappresenta l'anima di casa nostra è una copia del cenacolo di Leonardo da Vinci. Una copia che è in realtà una miniatura, date le dimensioni, ma molto significativa. Noi a casa riteniamo addirittura che sia l'originale (risata preregistrata da sit-com), la prova fatta da Leonardo prima di dipingerlo ad olio (figurarsi se Leonardo si metteva a fare un affresco che deve essere realizzato di getto...) sulle pareti del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Pensiamo che il quadro sia stato implicato nei misteri del santo Graal e dei cavalieri Templari. Senza ombra di dubbio la vecchia proprietaria che un tempo abitava lì era in qualche setta segreta massone carbonara ed anche amatriciana (risata preregistrata da sit-com). Cucinava bene a detta di Emilio, e se lo dice lui, accattataville. Questo accostamento tra Emilio e la Loren è più blasfemo di tutto quello che ho scritto sinora...

 

 

Emilio

 

Anche la mia misera stanza ha i suoi pregi artistici. Il minimalismo dei calzini sulla cesta dei panni sporchi (che non si lavano in famiglia, ma con la lavatrice in dotazione, sono un teorico della lavatrice), la muraglia di libri sul comò, l'armadio con dentro l'abito da sposa... Ce ne sono di scheletri negli armadi delle persone (risata preregistrata da sit-com). I libri vengono disposti con la cosidetta disposizione a coppi elettrolitiche, dove assegno il segno più ai libri buoni e il meno a quelli cattivi, e poi li dispongo in alternanza in modo che la carica positiva e quella negativa sia pronta a scatenare fulmini e saette. Una Bibbia e il Mein Kampf di Hitler è un ideale potentissimo generatore di Van Der Graaf. Il Vangelo e l'Anticristo di Nietzsche può innescare, come coppia elettrolitica, scintille, che in presenza di gas di calzino, potrebbe fare saltare in aria il palazzo (risata preregistrata da sit-com). Rischi del mestiere. Non cito altri libri sacri, almeno i cristiani hanno il pregio di non essere fanatici (risata preregistrata da sit-com, sarcastica e ironica). Comunque, la questione dei calzini è una finzione scenica, prima di essere accuratamente disposti sono lavati e igienizzati col Napisan che ammazza tutti i germi già a 30 gradi. I calzini sparsi per la mia stanza sono tutti puliti, è che mi secca piegarli e li lascio allo stato bradipo. Il casino è poi appaiarli quando si mischiano. Prima di uscire ci sono sempre numeri comici non indifferenti per accoppiare tra di loro i calzini. Da simili storie raccapriccianti di accoppiamenti contro natura di guanti e calzini sono nati i calzini con le dita. Non oso immaginare cosa possa venire fuori da storie fosche tra guanti e mutande, fatte di solitudine e bricolage (risata preregistrata da sit-com). Eh questa era spinta, avrei dovuto mettere il bollino blu (risata preregistrata da sit-com), non quello rosso (risata preregistrata da sit-com più forte).

 

 

Calzini, guanti e mutande nelle vesti di mutanti

 

Ma torniamo alla questione degli scheletri nell'armadio. In un'anta dell'armadio della mia stanza conservo un abito da sposa. Ebbene sì. E' una storia di un passato lontano al confine tra Brasile e Paraguay, ero fuggito con una mandriana di vacche che poi si è rivelato essere un mandriano di tori dal passato fosco e inquietante. Una storia che fa paura e quell'abito da sposa è tutto quello che mi resta della pseudo-mandriana di vacche brasiliana, al confine col Paraguay. In realtà è l'abito da sposa della proprietaria di casa che me la lasciato così in pegno, sottolineo non d'amore (risata preregistrata da sit-com). Non aveva dove metterlo e mi ha chiesto se potevo tenermelo io. Il marito chissà se lo sa. Eh, è una storia fosca e foscola (risata preregistrata da sit-com, in assenza di segnale ci sarebbero state poche risate, non l'ho capita nemmeno io, che l'ho scritta, tanto bene). In realtà è la da dieci anni a questa parte quel vestito lì, a volte fa pure atti di nonnismo nei miei confronti. La padrona di casa ci ha lasciato una dote di quattro scatole piene di cose dell'anziana suocera scomparsa, che viveva nella mia stanza prima che scoprisse tutte le verità della vita da un altro punto di vista, il vestito da sposa, un paio di paltò, un eskimo, suolette per scarpe usate taglia 38, alcuni boccettini di profumo da donna quasi vuoti, pietra pomice callifuga e dello smalto per unghie fucsia. Materiale molto scottante da giustificare ad una persona non di casa (risata preregistrata da sit-com). Meno male che ho messo il bollino blu...

 

 

Scheletri nell'armadio

 

La mia stanza l'ho ritrovata tra i quadri della mostra al Palazzo Reale di Milano su Gianfranco Ferroni. Ci sono stato in concomitanza della mostra di Botero della quale parlerò in un prossimo intervento. Una mostra che mi è piaciuta molto quella di Ferroni, di un pittore che non conoscevo (mea culpa) molto introspettivo e autobiografico. Tramite i suoi quadri sembra di sentire le sue emozioni, spesso tristi, che mi hanno rimandato a miei stati mentali dei miei momenti di solitudine di San Donato.

Vittorio Sgarbi scrive su Il Giornale (un po' di par condicio ogni tanto...):

«Un artista per disciplina». Così Vittorio Sgarbi ha definito Gianfranco Ferroni, presentando l’omonima mostra che delizierà «La Bella estate» dei milanesi da domani [NdN. - un paio di settimane fa più o meno] al 16 settembre. «Ogni giorno, con pazienza e dedizione, Ferroni si è educato la mano per arrivare alla perfezione».
Le opere del pittore nato a Livorno, ma milanese di adozione, saranno ospitate al piano terra di Palazzo Reale. A fianco, un’altra grande mostra, quella di Botero. «Li abbiamo voluti accostare - ha continuato Sgarbi - perché sono l’opposto e probabilmente se si fossero conosciuti non si sarebbero piaciuti». Da una parte Botero: internazionale, amante del colore, delle forme ampie e generose. Dall’altra Ferroni: un artista sofferto con una pittura che esprime insoddisfazione.

 

 

Gianfranco Ferroni

 

La sua biografia...

Gianfranco Ferroni nasce a Livorno nel 1927. L’approdo di Ferroni all’arte avviene dopo una lunga serie di rinunce quotidiane, di difficoltà economiche che ne segnano il cammino. Trasferitosi dopo la morte del padre a Tradate si inserisce nel colorito ambiente della Brera del dopoguerra dove conosce e frequenta il gruppo di Guerreschi, Romagnoli, Ceretti e Vaglieri che gli vale per staccarsi dal realismo di stampo politico e sociale. La sua attività solitaria subisce modifiche tematiche dall’impatto con la realtà di un viaggio nelle zone più arcaiche della Sicilia, compiuto nel 1956 con Vaglieri, e dalla rivolta ungherese, che segna dolorosamente tutto il gruppo. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1958 e a numerose collettive a Milano, Roma, Firenze e Torino, e prende parte alla III Biennale del Mediterraneo ad Alessandria d’Egitto. Personali sono state organizzate dalla Galleria Bergamini di Milano nel 1956, 1957, 1959, dalla Galleria Galatea di Torino nel 1963, 1966 e 1976. Muore a Bergamo il 12 maggio 2001.

 

 

Le stanze abbandonate da Gianfranco Ferroni

 

Ho ritrovato nella sua branda il mio letto, le stanze vuote, miei ricordi di infanzia, la tristezza di alcuni momenti di solitudine. Il pensiero corre alla madre... è tornato. Mi ha affascinato tantissimo, forse più di Botero che sembra a primo impatto leggero, se non fosse per la sezione, terribile, su Abu Grahib, il carcere iracheno scenario delle violenze e delle sevizie, che hanno fatto il giro del globo, da parte di mele marce (sì?!) dell'esercito americano.

Prossimamente farò un album, promesso, con le bellezze "artistiche" di casa Cupiello, così potrete apprezzare pienamente questo ammasso di crauti e aceto poco balsamico, partorito per fame prima di pranzo, qua sopra.

 

 

Cranio di cavallo di Ferroni (pensate se non fosse stato inventato il corsivo... sarebbe stato ancora più macabro!), una natura abbastanza morta.

 

 

 

Nefertiti aveva le rughe e suo marito era una mummia


Nefertiti aveva le rughe: lo prova uno studio dell'Isi, Siemens Imaging Science Institute di Berlino. L'istituto con una tomografia ha ricostruito accuratamente il viso della donna, considerata la piu' bella di tutti i tempi. 'Il viso e' pieno di rughe, il collo piu' tarchiato - ha osservato Dietrich Wildung, direttore del museo egizio di Berlino - e il naso non e' cosi' armonico come si ammira nel busto di 3347 anni in visione all'Altes Musem'.

Il mito di Nefertiti, della sua bellezza tramandata nei secoli, crolla sotto i teutonici raggi X della tomografia dello studio tedesco. Viene fuori l'immagine di una regina frivola che vuole trasmettere ai posteri una sua immagine idealizzata, un po' come fece una volta una mia amica per la foto della patente: girò diversi fotografi e ammorbò più volte anche lo stesso fotografo per le foto da apporre sul documento... alla fine quella foto adesso, a distanza di cinque anni, quella sulla patente sembra un'immagine finta, tanto da fare scattare accertamenti da parte della polizia stradale ogni volta che la fermano. Mica come me che sui documenti adoro mettere le foto più improbabili. Ho una foto sul badge dell'azienda che rasenta l'ignominia. Mi dispiace solo che facciano noie col passaporto con le nuove regole adesso, altrimenti mi sarei divertito, con l'espressione tipica da Ferdinando I re di Napoli.
Questi tedeschi... I loro studi sono molto interessanti sotto diversi aspetti (seguo spesso le loro vicissitudini anche su Archeologia Viva e mi piacerebbe un giorno applicare le modellazioni matematiche che sviluppo in campi come quelli dell'arte e dell'archeologia), ma soffermarsi su queste piccole vanità e sgamarle mi sembra crudele. E poi, la povera regina egizia era già attorniata da mummie e persino suo marito lo sarebbe stato, e avrà quindi voluto dare un tocco di maggiore senso estetico tra le mummie nella tomba reale.

 

 

Al rogo il piromane

 

Alcuni telegiornali nazionali sembra che non parlino d'altro: in effetti il fuoco è l'eterno amico/nemico dell'uomo, il piromane è una persona come tante e che spesso è nell'ombra, per essere sarcastici, celato da nubi di fumo, è un nemico pulito di cui parlare, non scomodo, su di lui si può dire di tutto senza dovere usare le pinzette per evitare noie con querele o con il bastone del padrone.I servizi sugli incendi in genere sono come quelli per l'afa, il caldo, i nubifragi improvvisi: fa troppo caldo, fa troppo freddo, le verdure sono care, d'estate si abbandonano i cani, si consuma troppa elttricità, troppa acqua. Poi, subito dopo, classici servizi da spiaggia con donne (e uomini) in costume. Il massimo l'ho visto in un telegiornale (non ricordo, né riporto quale, uno qualsiasi va bene) ieri sera con un servizio sugli incendi dolosi del Gargano nel quale il reporter si soffermava con le inquadratura sui fondo schiena delle bagnanti in fuga tra il paese in fumo, qualche immagine di qualcuno che piange che ci sta sempre bene, la spesa di un tempo enorme su un tale servizio per glissare sugli altri temi nazionali. Si potrebbe dire che non c'è niente da dire, ma basta entrare nel sito dell'Ansa e vedere che di notizie da dare ce ne sono eccome. Solite intercettazioni, questa volta a sinistra, pensioni sempre più lontane ed improbabili, il tesoretto che ci ha rotto le palle per chi deve beneficiarne, solite barche di immigrati nelle tratte ormai consolidate Libia-Lampedusa (credo ormai ci siano gli orari di partenza dalla Libia), inferni quotidiani di Afghanistan e Iraq. In queste notizie si possono trovare sempre una parte politica responsabile (in realtà, lo sono sempre tutte perché sono problemi che si trascinano da tempo e vanno ben oltre le ultime due legislature), il fuoco invece è un nemico senza bandiera e allora va bene. Se poi l'incendio è in una zona balneare, allora meglio, ci saranno femori, anche e addomi da filmare, giusto per attirare l'attenzione e fidelizzare il teleaspettatore medio, evidentemente una media molto bassa per essere attratti da tali banali specchietti per le allodole. O di altri uccelli, a scelta.

 

 

Pierre Auguste Renoir,  Le bagnanti

 

Se si ridimensiona il tempo del servizio da quindici minuti ai due necessari (io penso sempre a quei bei tempi del TG1 di Frajese), si può parlare seriamente del problema degli incendi che nasconde interessi economici dai più gretti a quelli criminali di associazioni dedite alle eco-mafie (e mi piace il termine "associazione" anche perché in alcuni casi ci sono interessi di aziende a smaltire a poco prezzo rifiuti pericolosi). Interessi economici legati all'edilizia, alla creazione di lavoro per il rimboschimento dei territori devastati, alla depressione di economie rivali. Siamo in tempi barbarici evidentemente, ed anche i crociati e i loro ideali erano alla fine barbari come insegna la storia. La questione degli incendi è grave. Ma è grave sempre. Perché anche se non ci scappa il morto, il danno che si fa all'ambiente si ritorce contro tutti gli uomini: come la perdita di un bene importante; come la violazione di un legame antico con la natura che, per quanto possa sembrare cosa d'altri tempi, gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici ci fanno cambiare un po' idea sulla possibilità di modificare e alterare l'ambiente senza riceverne ritorsioni. E' indubbio che si ha a che fare con persone non sprovvedute, non si ha a che fare con casi di autocombustione o automobilisti fumatori distratti, almeno nel caso dei giorni scorsi. Sono state utilizzate vere e proprie strategie che tengono conto del vento e con un numero di focolai troppo elevato per essere casuali. In passato ho seguito dei seminari in un'oasi naturale del Wwf sull'anticendio e le strategie dei piromani nel bruciare i boschi. Beh, inoltre, diciamo che questo è il mio mestiere in quanto ingegnere meccanico per l'ergonomia e la sicurezza, come recita il certificato di laurea, oltre al fatto di occuparmi di fluidodinamica numerica in un settore in cui il fuoco è il più terribile dei nemici. In questi casi di incendio, si ha che fare con persone con interessi economici a fare tutti ciò. Una cosa buona, una volta tanto, è stata detta in televisione da un noto giornalista che spesso si dileggia in show comico-realistici: quando prenderanno i piromani, non li puniranno come si dovrebbe e dopo poco tempo saranno messi nelle condizioni di ripetere il crimine. Stavolta ci sono dei morti, delle vittime sacrificali sull'altare delle coscienze perché sia fatta giustizia. 

 
 

Demoniache presenze

 
 
Incendi: Bertolaso, anche oggi dura
Tante richieste intervento da Calabria, Sicilia e Sardegna
(ANSA) - ROMA, 25 LUG - 'Anche oggi e' una giornata molto difficile sul fronte incendi', annuncia il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. 'Ci sono gia' arrivate oltre 50 richieste di intervento aereo: piu' della meta' sono state esaudite' La situazione, comunque, ha aggiunto, 'la stiamo fronteggiando molto meglio di ieri che e' stata la giornata peggiore: stiamo intervenendo soprattutto su Sardegna, Sicilia e Calabria. Tutti i nostri mezzi stanno volando'.
 
» 2007-07-25 07:11
Incendi: il Gargano brucia ancora, fiamme tutta la notte
Oltre 4. 000 gli sfollati da campeggi e villaggi vacanze
(ANSA) - PESCHICI (FOGGIA), 25 LUG - Hanno continuato a bruciare per tutta la notte i boschi del Gargano tra Peschici e Vieste,ma la situazione e' sotto controllo.Lo hanno riferito fonti del coordinamento regionale del Corpo forestale dello Stato. Sono oltre 4.000 i turisti evacuati da campeggi e villaggi vacanza. L'incendio, che ieri aveva provocato due morti, paura e distruzione, soprattutto in territorio di Peschici, si e' spostato nella zona di Vieste, dove vengono segnalati stamani numerosi focolai.
 
» 2007-07-25 11:56
Incendi: verra' proclamato il lutto cittadino a Peschici
Lo conferma il sindaco. Nuovo focolaio a San Giovanni Rotondo

(ANSA) - FOGGIA, 25 LUG - Verra' proclamato il lutto cittadino per ricordare le due vittime del'incendio divampato ieri sul Gargano tra Peschici e Vieste. Lo ha confermato il sindaco di Peschici, Tavaglione, che dopo aver completato il monitoraggio dei danni ha aggiunto: 'gli interventi operativi sono stati tardivi, al contrario dei soccorsi ai turisti'. La situazione resta pero' preoccupante e un nuovo focolaio e' stato segnalato a San Giovanni Rotondo. Traffico ferroviario normale sulla linea adriatica.

 

L'ape e il fiore

 

 

Il mestiere di genitori credo sia il più difficile in assoluto. Si hanno responsabilità enormi nei confronti dei bambini per farli crescere in modo sano e spensierato, ma con un occhio di riguardo alla formazione della responsabilità e al relazionarsi con gli altri per quando diverranno a loro volta adulti. Ebbene, prima o poi bisogna pure spiegare come nascono i bambini ai medesimi. Non si può attendere certamente la maggiore età per spiegare loro che i cavoli vanno bene per la minestra e le api e i fiori pure hanno i momenti in cui gli girano. Qualcuno intervisti un fuco per capire cosa ne pensa il malcapitato. Gli effetti possono essere devastanti alla scoperta del sesso qualche annetto dopo, data la sempre maggiore precocità delle nuove generazioni.

Ecco gli effetti di un'educazione sessuale approssimativa, fatta di mezze verità, insabbiamenti e di morti misteriose, una storia che, detto alla Lucarelli, fa molto paura.

 

 

 

 

 

 

 

Edoardo, 9 anni,  in un tema in classe sulla riproduzione scrive:

 

Poiché succede che gli uomini muoiono devono apparire anche dei nuovi.

Questa è la copulazione.

Per questo gli uomini non dormono ma lavorano duramente col cuore, il pene e la vagina. Io ho visto i miei genitori in soggiorno mentre copulavano.

Papà ansimava tanto e la mamma ha urlato, ma per ora nessuno di noi è morto.

Forse fanno solo pratica perchè la nonna è molto anziana.

Ho visto che fanno pratica più o meno tre volte a settimana, penso che la nonna morirà presto.

Nel comodino della mamma ho trovato delle pastiglie.

Papà le chiede sempre se ha preso la pillola.

Sicuramente è malata anche lei, ma non va dal dottore.

Se continuano ad allenarsi così tanto di sicuro comparirà una nuova creatura al mondo.

Io vorrei un coniglietto.

La riproduzione avviene tramite i semi.

I fiori e gli alberi devono essere annaffiati spesso e la mamma fa la doccia tutti i giorni.

Forse così cresce tutto più in fretta.

La nuova creatura cresce nella pancia, ma visto che la mamma è molto malata forse stavolta lo farà papà.

Ha già la pancia ma non ci ha detto ancora niente.

Quando la nuova creatura viene al mondo deve passare dalla vagina ed è molto piccola e bianca.

I neri escono sicuramente dal sedere.

 

Edoardo

 

 

Caldo boia


Come tutti avrete notato, in questi giorni fa un caldo cane. O caldo boia, forse è più appropriato come accostamento. Calore, calore, calore. Di questi tempi è una forma di energia alquanto indesiderata.
Non ho un condizionatore qua a casa, per questo quasi preferisco i giorni di lavoro dove ci tengono ben ibernati. Qua a casa non resta che accontentarsi del ventilatore della vecchia lasciatoci in eredità. In realtà è anche possibile sdraiarsi su una sedia davanti al frigorifero aperto e approfittare dei continui passaggi di fase di chissà quale refrigerante. Ignoro quanti anni abbia il frigo e se ci sia un gas freon nel ciclo inverso a raffreddare tutto. Spero proprio di no e che ci sia qualcosa di meno stabile e innocuo per la salute umana. I freon purtroppo erano molto poco amici dell'ozono. Infidi clorofluorocarburi... Certo quando furono scoperti da Thomas Midgley, un ingegnere meccanico, e Albert Henne, un chimico, si rivelarono una manna dal cielo. Per dimostrare la sicurezza sull'uomo di tali composti, Midgley, nel corso di un convegno dell'American Chemical Society ad Atlanta in Georgia, versò un CFC liquido in un recipiente aperto e, mentre il refrigerante bolliva, avvicinò il viso al vapore, aprì la bocca e aspirò profondamente. Volgendosi poi verso una candela accesa esalò lentamente i CFC, spegnendone la fiamma. Non esplodevano e non erano tossiche. Fu la fine dell'era delle spezie per conservare i cibi. Oggi invece si usano altre molecole più amiche dell'ozono, da usare anche nei condizionatori, liberatori dalle pene del caldo estivo.
Sarei dovuto andare alla mostra di Botero con i miei amici oggi, ma ci ho rinunciato per il troppo caldo. Ci andrò giovedì, visto che la mostra sarà aperta fino alle 22.30 invece che fino alle 19.30 come negli altri giorni della settimana. Ho preferito starmene a casa a poltrire davanti al mio computer.
Il migliore passatempo che io possa praticare in questa calura estiva è giocare con un vecchi videogioco al quale io sono molto devoto: Age of Empires II. Un gioco strategico in tempo reale ambientato nel Medioevo, dove bisogna condurre un popolo, gestendo l'economia e facendo strategie militari, alla vittoria su altri popoli. Io cerco sempre di operare per la pace, ma il computer non è mai d'accordo su questo, vuole fare il dritto. A volte va bene a lui, altre volte va bene a me. Ci gioco da anni, fin dagli anni dell'università. In effetti, il gioco è vecchio. E' stato forse il legame più forte che mi ha spinto, da studente di ingegneria, a leggere libri di storia, di archeologia, di antropologia culturale. Tutto sempre come hobby, certo, non pretendo di fare mestieri che non mi competono. Adesso sto vedendo una puntata registrata di SuperQuark che parla di Carlo Magno. Eginardo, il suo biografo ufficiale, ha dato agli uomini di Piero Angela materia da plasmare per questo documentario. Si parla anche di Longobardi che tanto hanno lasciato nei cromosomi degli autoctoni e in alcuni cimeli. Guardo il documentario su Carlo Magno. Il mio professore di fluidodinamica all'università così faceva di cognome, tra le tante cose. C'è sempre un legame sottile tra tutte le cose, qualcosa di effimero e di tentacolare.
In tutto questo il caldo resta, meglio l'inverno tutto sommato, perché se si ha freddo ci si può coprire. Quando fa caldo non si può fare proprio niente se non andare ad ammaestrare un pinguino in un negozio di condizionatori d'aria.




Unica alternativa al pinguino: la scarnificazione


Il pollice verde

Nonostante ci siano molte tensioni sulle decisioni al vaglio del governo per la questione delle pensioni, l'improvvisa mancanza dell'occupazione lavorativa comporta in parecchie persone un certo senso di vuoto e di inutilità che va colmato con passatempi che permettano alla testa di svagarsi. Una tipica attività molto in voga è quello del giardinaggio. Dedicarsi ai propri fiori o al proprio orto consente di trascorrere piacevolmente qualche ora della propria giornata con un certo relax e beneficio psico-fisico. Magari, nell'orto si possono inserire delle erbe aromatiche ed officinali, per i vecchi rimedi della nonna contro alcuni piccoli acciacchi. Questa simpatica signora di Venezia ha deciso di darsi alla monocoltura intensiva, con tutti i crismi dell'agricoltura da fare un baffo ai babilonesi e a tutti i popoli di Mesopotamia.

Premetto che, secondo il mio pensiero, uno può ammazzarsi anche con la candeggina o l'acido solforico, darsi al rogo o sottoscrivendo un mutuo quarantennale a tasso variabile; sballarsi con alcool, con metanolo o con antigelo per auto (entrambi mortali nel giro di qualche minuto), con psicofarmaci, con una frittatina di papavero con contorno di funghi allucinogeni, con sgrassatore al sapone di Marsiglia, con insetticida contro le zanzare, con zucchero di canna, con colla da parati o una qualsiasi vernice (compreso smalto per unghie), ma si sa che l'etica ha sempre una contropartita, un corrispettivo ontologico, in denaro nelle tasche di qualcuno. Resta però che le leggi, condivise o meno, vanno rispettate e da tutti. La signora di Venezia per uso personale aveva da fumare per quaranta anni circa. Quando si dice volere campare cento anni...

VENEZIA - Una coltivazione consistente di marijuana, ricavata in una terrazza di una villa di Dolo, è stata sequestrata dalla guardia di finanza di Mirano. L'attico dell'abitazione era stato trasformato in un imponente serra, celata agli occhi dei passanti e dei vicini con teli in tessuto e siepi, nella quale erano presenti 670 piante di varia altezza di marijuana. Un buon quantitativo dello stesso stupefacente essiccato, già pronto per l'uso, è stato trovato nell'abitazione. A gestire la serra una donna di 60 anni, ex bibliotecaria dell'università di Padova, denunciata assieme al figlio, di 28 anni, nell'ambito dell'operazione coordinata dal pm Stefano Buccini.

Secondo quanto si è appreso, la donna si sarebbe vantata di avere il 'pollice verde' dichiarando che il suo prodotto, coltivato per uso esclusivamente privato, era il migliore della zona in quanto lei dedicava all'attività gran parte del suo tempo e della sua passione. La stessa ha poi riferito ai finanzieri di aver smesso di fumare grazie alla marijuana che le causa un senso di allegria e un leggero "sballo". Il figlio avrebbe rimproverato la madre per l'attività, ma questa avrebbe risposto di non vederci alcun male perché questa passione la coltivava da molti anni. "Vedi? - ha detto il ragazzo alla madre - ti hanno scoperto. Te l'avevo detto di stare più attenta". (ANSA)

Colica al lago

 
Questa domenica io e alcuni amici di San Donato, uniti dall'appartenenza ad Eni's way, siamo stati sul lago di Como, a Colico. Abbiamo approfittato del fatto che due nostri amici, Cristina ed Enrico, avevano l'ultima lezione di vela sul lago, per potere prendere un po' di sole, approfittare magari per fare un bagno e godere della bellezza del paesaggio.
La prima impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi in una storia di Topolino o di Paperino, chissà quante volte infatti ho visto quegli scorci spacciati per qualche posto vicino Topolinia o Paperopoli: evidentemente qualche disegnatore della Disney si sarà ispirato a quei posti per ambientare qualche storia sul lago.


lago Colico2

Ho approfittato per fare qualche foto alle montagne intorno alle acque del lago e per rilassarmi, piuttosto che poltrire a casa di domenica. Ho anche documentato l'evento delle regate sul lago dei nostri amici, che si sentivano un po' tesi perché per la prima volta, dopo il corso di vela, erano impegnati a veleggiare per la prima volta dovendo interagire, con tanto di precedenze, con le altre barche del corso.
In verità, avevo anche preventivato una naumachia sulle acque del lago di Como che volgono a mezzanotte, ma il comportamento delle barche è stato alla fine esemplare e nessuno è stato affondato, nessuna battaglia delle Egadi sulle pacifiche acque lacustri, i due si sono anche distinti in importanti risultati da timonieri e prodieri.


lago Colico1

Il bagno non l'ho fatto, sono nato sul mare e bagnarmi in acqua dolce, che non sia la vasca da bagno di casa o la clorosissima (e quindi priva di batteri) acqua di una piscina del centro Snam, mi fa sempre provare una certa impressione e diffidenza. Una piacevole sensazione è stata quella di camminare a piedi nudi sul prato e stendermi all'ombra di un ippocastano a sonnecchiare e godermi il venticello del lago.
Non ho usato la crema protettiva, stoltamente, e mi sono cotto sotto l'albero, all'ombra... infide radiazioni.
Qualche chiacchiera con gli amici, qualche risata a qualche battuta o confidenza. Le mie amiche stavano vicino ad una signora tedesca che per farsi il bagno ha lasciato il cellulare da solo inerme sul prato. Ovviamente, qualcuno che è passato di lì ha deciso che quello era un dono divino.


lago Colico3

"Soliti italiani! Rupato cellulare!". Come se poi un tedesco o uno svizzero non avrebbero mai potuto prenderlo il cellulare a terra senza alcuna difesa. Come se l'ipotetico ladro italiano avesse lasciato una bandiera tricolore piantata a terra al posto del cellulare a testimoniare il passaggio di proprietà. Razzista.
Siamo stati a pranzo al bar Colica, lì a Colico. Un bar a gestione familiare, con cameriere giovani ed inesperte, per quanto carine. Io, che ho lavorato come cameriere a Napoli quando ero studente, soffrivo nella pancia a vedere una tale disorganizzazione. Ma, lasciando stare le inefficienze e le imbranataggini delle cameriere del bar Colica, possiamo dire anche che i proprietari erano dei vampiri, come può essere un generico ristoratore che non ha concorrenti nelle immediate vicinanze. Il costo dell'acqua è sempre fonte di polemiche e di crudeli estorsioni in questi posti.


Cane - bar Colica

Alla fine della giornata, siamo tornati a casa tutti felici e contenti per i posti che abbiamo visto, certi che ci torneremo, perché ci si sta troppo bene. Porteremo nel cuore anche il bar Colica con le sue giovani ed inesperte cameriere, assieme al commovente avviso che abbiamo letto sul cartello dei gelati del locale: "Bitte den Hund nicht bereuhren weil er unter Artrose leidet, Er sollte auch nicht mit dem Ball spielen. Danke."
Povera bestia... Mi ricordava Cocco Bill del film di Vincenzo Salemme, "L'amico del cuore", dove c'era questo cagnetto vecchio, decrepito e pieno di acciacchi, ma con un certo attaccamento alla vita.
 


© 2007 - Ferdinando Marfella - www.signalnoise.splinder.com

I Dioscuri

 
Cari amici e parenti,
 
è giunta l'ora dei risultati del contest fotografico al quale ho partecipato con la ben nota foto, che evito di farvi rivedere per la dodicesima volta in una settimana, quella dal duomo di Milano. Come potete ben vedere dalle prime due righe della classifica la mia foto ha vinto. E c'è di più, data la sottile differenza di voto tra me e Mauro e il distacco da tutti gli altri partecipanti determinato dal vostro affetto e dalla stima che nutrite verso di noi, Andrea ha deciso di premiare entrambi come vincitori ex aequo, proprio come speravamo noi, del concorso. Come i Dioscuri, Castore e Polluce, anche noi siamo stati accontentati a non essere separati come accadde ai due gemelli di Sparta.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che hanno votato le due foto (o solo una delle due) e di tutto l'affetto e la stima che ci avete dimostrato. Ringrazio Andrea per l'organizzazione, l'ospitalità e la salomonicità nella decisione finale. Ringrazio, inoltre, tutti quelli che hanno votato la foto pur non conoscendomi, andando quindi a premiare la foto semplicemente per gusto estetico. Grazie a tutti.
Faccio i miei complimenti ai vincitori del premio per la critica e a quello per il premio simpatia.
Per tutta la durata del contest fotografico, mi sono divertito un mondo con Mauro la sera a commentare su messenger l'andamento delle votazioni, qualche piccola polemica di qualcuno per il massiccio numero di voti che siamo riusciti a reperire (abbiamo molti amici in rete, semplicemente), la possibilità di organizzare anche noi a breve un contest. Ci siamo divertiti tanto!
Ancora grazie a tutti e a presto con la nuova iniziativa.
 
Ciao, Nando :)
 
 
 
 
 La classifica finale delle foto che hanno ottenuto almeno otto voti:
 

foto

Totale

mobilisinmobile2

42

maumozio1

40

joe1

21

joe4

17

ilmatte3

15

joe2

15

blusfumato1

11

maumozio2

11

joe3

10

veneziando4

10

maumozio3

8

maumozio4

8

roberto3

8

 
 
 

Cortesia cortesia cortesia chiamo

 

 


Cortesia cortesia cortesia chiamo
e da nessuna parte mi risponde,
e chi la dèe mostrar, sí la nasconde,
       4e perciò a cui bisogna vive gramo.

Avarizia le genti ha preso all'amo,
ed ogni grazia distrugge e confonde;
però se eo mi doglio, eo so ben onde:
       8di voi, possenti, a Dio me ne richiamo.

Ché la mia madre cortesia avete
messa sí sotto il piè che non si leva;
       11l'aver ci sta, voi non ci rimanete!

Tutti siem nati di Adamo e di Eva;
potendo, non donate e non spendete:
       14mal ha natura chi tai figli alleva.


(Folgore da San Gimignano)

Mallory vs. Louis De Point Du Lac



Dina - Salve Sig. Nando... in primis complimenti per questa "inaspettata" semi-vittoria (ricordiamo che c’è ancora il ballottaggio fra Mobilis in mobile e Maumozio). Come si sente ad aver primeggiato su altrettanti talenti dal calibro di Sander e Cartier-Bresson?


Sig. Nando - Provo una certa trepidazione. Il tutto non è ancora certo.


D - Gli ultimi conteggi , anche se approssimativi, ci rilevano che lei o il suo amico Maumozio avete vinto questo concorso...come si sente a dover dividere, nel caso, questo primo posto con un amico?


N - E' un bel risultato, frutto di una strategia comune, che ci ha permesso di prevalere sugli avversari

adesso ci troviamo in una condizione in cui il vincitore è uno dei due. Ma il vero vincitore in questo caso è stata l'amicizia. In realtà ci eravamo posti l'obiettivo di arrivare insieme primi al traguardo. Un primo posto ex aequo sarebbe un bellissimo risultato. Un happy-ending.


D - Beh Sig. Nando… io la vedrei più come fratricida… infatti, per chi non la conosce ancora bene, sottolineiamo che lei è una persona che ci tiene alle sfide... e che facilmente viene attirato da smania di potere, che lo porta ad indossare le vesti di un tiranno... anche in questo caso è cosi?


N - Fino all'ultimo giorno c'è stata grande collaborazione e grande rispetto, ci siamo divertiti a fare una campagna pubblicitaria ed una strategia elettorale senza pari nel concorso fotografico.

Un concorso purtroppo richiede un vincitore, ma solo il caso ha potuto stabilire chi fosse avanti e chi dietro.

Sì, sono una persona competitiva (motivo per il quale non volevo proprio partecipare al concorso, proprio perché mi conosco), ma sono anche una persona molto corretta e leale col prossimo, soprattutto in un rapporto di partnership come quello che si è instaurato con Mauro. È stato Mauro a convincermi a partecipare, poi abbiamo deciso per una strategia comune; questo ci ha consentito di darci sostegno a vicenda, evitando dispersioni di voti e, soprattutto, consigliando tramite la nostra campagna pubblicitaria, abbiamo conquistato il consenso reciproco di amici non comuni.


D - Bene, quindi, c'è da sottolineare, che in questa gara più che di un ex aequo si può parlare di una par condicio, non amichevole, ma proprio inerente all'amicizia… sarò più chiara, non è l’amicizia a far vincere ma è essa a vincere in questo concorso!

ma anche essa si è dovuta avvalere dello sponsor... per far sì che si facesse conoscere a tutto il pubblico cosa avete fatto? A quale tipo di strategia siete ricorsi?


N - Diciamo che è stato una sorta di implicito patto basato sull'amicizia. Purtroppo le differenze di voto che sono giunte, lo hanno fatto in maniera inaspettata da parte di alcuni votanti, che hanno

espresso una volontà leggermente discosta dalla nostra. Ma, comunque va bene, è la scelta di coloro che hanno votato e noi la rispettiamo, fa parte della dialettica democratica. Il fatto è che tuttora non si ha certezza del voto perché ci sono alcuni dubbi.


D - Parlando di votanti e soprattutto di voti... Cosa vorrebbe dire a quei tanti partecipanti che hanno puntato il dito contro di voi poiché "per amicizia avete sottratto loro l'opportunità di far conoscere la propria foto"?... secondo lei, l'amicizia vale più del giudizio estetico e tecnico di una foto ?


N - Si sono sollevate alcune polemiche sulla liceità della nostra strategia, alcuni hanno lamentato le cosiddette 'infilate' di voti. Guardi, il problema di fondo è che tali accuse non sono state poste all'inizio della competizione, quando questo accadeva, ma il risultato non ne risentiva, mentre alla fine qualcuno, nell'impossibilità di potere avere la propria possibilità di vincere ha cominciato a muovere

accuse proprio in questa direzione. Dissento da tali accuse, perché l'organizzazione stessa del concorso fotografico si basava soprattutto su questo meccanismo di reperimento del voto, auspicato addirittura dallo stesso organizzatore. Posso dire che noi ci siamo mossi all'interno delle regole, quello che abbiamo organizzato noi, poteva essere fatto da chiunque, in quanto era loro facoltà poterlo fare.

Il problema etico sulla questione, appurato che il risultato del concorso non ne risulta minato in base alle aspettative dell'organizzazione, può essere discusso. Di fatto, le foto sponsorizzate sono di una certa qualità, non si è portata avanti spazzatura... giusto per dire.

Certo, però, coloro che hanno votato noi, nella maggior parte dei casi hanno portato voti anche alla concorrenza, consentendo un incremento di voti anche per qualcuno che alla fine forse si è lamentato

in tutto questo, data la presentazione dei nostri lavori sui nostri blog, non è poi poco credibile l'ipotesi che gli elettori abbiano deciso di votare proprio per votarci del resto è pur vero che l'amicizia porta alla condivisione della gioia del risultato


D - Beh, abbiamo tutti constatato con i nostri occhi la bellezza e l’unicità della sua opera! Ci parli della sua Mobilisinmobile2… Come è nata?


N - Guardi, io scatto foto da tanti anni, ho cominciato nel '92... ma sempre a livello più che amatoriale. Nello scattare foto mi piace privilegiare le simmetrie e i colori. Da qualche tempo, grazie anche alla rivoluzione digitale, ho la possibilità di sperimentare di continuo, senza più gli assurdi limiti di budget dovuti alla pellicola. Da tempo vado in giro a scattare foto, così, per diletto. Uno dei miei posti preferiti per esercitarmi, non tanto nella tecnica fotografica quanto nella capacità di cogliere e generare emozioni, è il centro di Milano che offre la possibilità di fotografare liberamente la gente per strada, meglio di ogni altro posto.

La storia della foto... era una domenica mattina ed ero in centro, dopo avere incontrato a pranzo la mia amica di blog Nicla con sua sorella, ho deciso di salire sul duomo di Milano. Non l'avevo mai visto prima e siccome non c'era quel noioso divieto di fotografare di tanti luoghi d'arte ho approfittato per cogliere le emozioni che provavo nello spettacolo del gotico che ben si presta a belle foto.

Mi sono trovato per caso in quell'angolo ed ho notato un senso di vertigine, chissà forse era l'emozione che voleva provocare chi l'aveva concepito quell'angolo, l'ho colta soprattutto quando mi sono reso conto che la scena che inquadravo aveva una gran somiglianza ad una famosa opera di Escher, con le persone che salivano sul duomo e quelle che stavano giù in strada. Sono stato fortunato per la luce, perché poi si sono tornato in quello stesso luogo in una giornata di sole estivo, e, purtroppo, il bianco del marmo e le ombre non davano lo stesso risultato, figurarsi uno migliore! Come al solito bisogna essere al posto giusto al momento giusto per fare belle foto e penso valga per tutti.


D - E' stato allora anche un bel colpo di fortuna!

Adesso penso che come minimo lei debba iscriversi a qualche altro concorso forse con altre foto che ha chiuse ancora nel cassetto, o meglio, nella memory-card della sua digitale.


N - Sì, appena ne avrò la possibilità, magari partecipo con molto piacere! Stiamo pensando però ad un nostro concorso, è ancora un'idea e non mi voglio sbilanciare troppo.


D - Suvvia! Un'anteprima può permettersela...


N – Beh, giusto come anteprima, da prendere però con le pinze in quanto è qualcosa ancora in via di definizione e tra l'altro adesso Mauro è in ferie e quindi l'organizzazione riprenderà tra almeno una settimana.


D - Ci dia qualche indiscrezione!


N - Pensiamo a qualcosa che possa dare modo a chi ha un blog di scrivere qualcosa, in chiave poetica, su un argomento da stabilire. L'organizzazione sarà comune tra me e Mauro, e stiamo cercando altre collaborazioni tra gli amici blogger.

L'idea di fondo non la posso svelare, però posso dire che è una cosa che chi ha un blog ha fatto o visto fare sulle pagine di un blog. Pensiamo di partire a settembre e abbiamo in mente già un titolo, ma che non è ancora definitivo. Tra qualche tempo compariranno indicazioni sui miei blog e su quello di Mauro.


D - Un grazie a tutti per aver pazientemente letto questo miscuglio di due menti malsane!

Alla prossima...




© 2007 Ferdinando Marfella e Dina Nerino

Ce ne vantiamo pure... Questo è il dramma!

La foto è stata scattata e modificata da Alessia.

Powered by Mobilisinmobile Imaging.

Pensiero populista per oligarchi


Accendo il televisore regolarmente tutti i giorni, in genere per vedere le notizie del telegiornale. Poi dipende quale telegiornale, perché ce ne sono anche di comici sulle reti nazionali. Rimpiango i bei tempi in cui un Paolo Frajese si presentava in un costumatissimo TG1, erano i tempi in cui i telegiornali era la Cassazione, quello che dicevano era legge per i telespettatori. Oggi invece sembra che diano la propria opinione come può essere quella di un tifoso che parla della partita della sera precedente della propria squadra. Ognuno dà la propria interpretazione dei fatti, alcuni dicono anche le barzellette come tra amici al bar e c'è chi mostra immagini di belle donne, magari in costume nel periodo estivo, o chi toglie lavoro ai meteorologi di professione per metterci le sgallettate di turno a presentare il meteo. Il problema dell'interpretazione. L'interprete è medium tra opera e tempo. Chiacchiere da foyer.
A volte sembra proprio di trovarsi davanti ai soliti teatrini dove ogni persona diventa personaggio. Diventa una maschera che potrebbe essere rappresentata da un personaggio di una commedia di Plauto. C'è il miles gloriosus Pirgopolione, il lenone e le baccanti, l'equivoco, accumulatori di ricchezze e sperperatori di fortune. C'è di tutto quando si accende il televisore e ci si sintonizza sul telegiornale. Le notizie che fanno notizie sono sempre le stesse da anni, cambiano i nomi dei personaggi, ma i ruoli sono quelli.
Gli scontri tra fazioni politiche mi ricordano i teatri dei pupi siciliani, dove c'è il paladino Orlando della democrazia di turno e il feroce Saladino di turno (opposizione e governo, rispettivamente). Qualunque sia la questione in gioco da noi in Italia, è necessario (e sufficiente) che ci sia il buono ed il cattivo, solo che la maschera del buono è contesa dalle parti con ogni mezzo, mentre si tenta sempre di dare l'idea del mostro all'avversario. Questo indipendentemente da quello che possa io pensare politicamente. Non mi schiero, preferisco scrivere qualcosa di populista, come verrebbe definito da un qualsiasi personaggio della commedia televisiva.
Solo su una cosa tutti sono sempre d'accordo e tutti sono più amici di prima: quando si tratta di privilegi di casta, rimborsi spesa di partiti, acqua da portare al proprio mulino. Questo perché esiste un mestiere che è quello di politico. Nelle grandi democrazie del passato, come nella antica Atene, gli inventori e detentori del marchio della democrazia, un uomo poteva avere il potere assoluto solo per un giorno. Non dico che questo sia possibile o fattibile, anche per gli ordini di grandezza del numero di cittadini in gioco, ma vedere le stesse facce da quando sono nato mi sembra eccessivo.
L'oligarchia senatoria romana è forse tornata come ai tempi della repubblica sul Tevere, saranno questi i tempi di Mario e Silla, o siamo già a Pompeo, Crasso e Cesare? O il Rubicone è forse già stato attraversato senza che gli italiani se ne rendessero conto?
Una visione un po' troppo vichiana della storia, ma si sa pure che l'umanità gli errori li ricommette sempre e nello stesso modo...
Ho letto sul blog di Beppe Grillo di questa interessante iniziativa. Secondo me, è un modo per restituire dignità e lustro al nostro Paese e a chi lo governa. Un modo per scrollarci di dosso il frac del vecchiume che sembra avere orizzonti sempre più limitati alle mura dei palazzi romani, invece di pensare ai problemi degli italiani e di come la qualità della vita stia sempre più scadendo a cominciare da noi precari (i nuovi schiavi, come veniamo definiti in un libro di Grillo, raccolta di lettere di precari e distribuito gratuitamente in versione elettronica sul suo blog) fino ai futuri anziani dalla pensione sempre più lontana.

Io ci sarò in piazza a firmare l'8 settembre.








Dal blog di Beppe Grillo:

Martedì ho depositato alla Cassazione a Roma una richiesta di legge popolare per un Parlamento Pulito insieme ai (meravigliosi) ragazzi del MeetUp di Roma.
Dalla Gazzetta Ufficiale:

“Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970, n.
352, si annuncia che la Cancelleria della Corte Suprema di
Cassazione, in data 10 luglio 2007 ha raccolto a verbale e dato atto
della dichiarazione resa da dieci cittadini italiani, muniti dei
prescritti certificati di iscrizione nelle liste elettorali, di voler
promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo:
"Riforma della legge elettorale della Camera e del Senato
riguardante i criteri di candidabilita' ed eleggibilita', i casi di
revoca e decadenza del mandato e le modalita' di espressione della
preferenza da parte degli elettori".


I tre punti della proposta sono:

1- NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.

2- DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.

3- ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.


La richiesta di legge popolare sarà accolta se vengono raggiunte almeno 50.000 firme autenticate.
L’otto settembre in tutta Italia ci sarà la raccolta di firme organizzata dai gruppi dei Meetup e dalle associazioni che vorranno aderire.

Non perdete questa occasione per ripulire il Parlamento.

V-day
V-day
V-day



1. Partecipa al V-day
2. Scarica il volantino
3. Inserisci le tue foto su www.flickr.com con il tag: Vaffa-day




Iscriviti al Vaffanculo Day



I segreti di Antonello da Messina


Il connubio tra scienza ed arte è sempre più forte. Il restauro di opere d'arte, capolavori racchiusi nei musei italiani, scrigni di cultura, si avvale sempre più di tecniche sofisticate che hanno l'obiettivo di penetrare i segreti dell'opera stessa e della sua storia.
E' un campo che mi affascina tantissimo questo, perché dà la possibilità a persone come me, relegate in ruoli tecnici, per ostracismo della sorte, di venire idealmente in contatto, oltre gli interessi personali. Per mia somma gioia, la società per la quale lavoro si è occupata e si occupa anche di restauri di grandi opere d'arte, come San Pietro a Roma e il Duomo di Milano. Mi piacerebbe un mondo applicare le conoscenze di fluidodinamica numerica per scopi inerenti all'archeologia, alla conservazione dei beni culturali. E' un campo emergente, che avrebbe molto successo nel nostro Paese ricco d'arte, se solo ci fossero maggiori stanziamenti. Cosa che sarebbe ben gradita anche soprattutto dalle persone che hanno dedicato la loro vita a questo settore.


ROMA - Per studiare i dipinti non bastano gli esperti d'arte, servono gli acceleratori di particelle. Un esempio dell'utilità dei fisici nei musei è dato da uno studio su un dipinto di Antonello da Messina dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, i cui risultati verranno presentati nella prossima Conferenza internazionale sulle applicazioni degli acceleratori di particelle che si terrà a Firenze a settembre.

I ricercatori del Laboratorio di tecniche nucleari per i beni culturali (Labec) del capoluogo fiorentino hanno analizzato il Ritratto di Ignoto di Antonello da Messina colpendolo con un fascio di particelle a bassissima energia realizzato con un acceleratore e studiando i raggi X emessi di conseguenza dall'opera.

"Questa analisi ci ha permesso di capire sia che tipo di pigmenti ha usato il pittore per l'opera sia in che modo sono stati dati sul quadro con una precisione di un centesimo di millimetro - spiega Pier Andrea Mandò, direttore del Labec - la prima informazione è utile ai restauratori, che più sanno della tavolozza usata dal pittore meglio possono intervenire, mentre dalla seconda vengono vere e proprie indicazioni sul tipo di tecnica pittorica utilizzata".

I materiali utilizzati da Antonello da Messina sembrano usciti da un laboratorio chimico: la ricerca ha trovato segni dell'impiego di mercurio, zolfo, alluminio e potassio. "Ancora più interessante è il modo con cui venivano distribuiti i colori - continua Mandò - abbiamo scoperto che questi non venivano mescolati prima della stesura, ma erano dati in momenti successivi, sia attraverso sovrapposizione di strati che microdistribuzione di differenti pigmenti sulla superficie. Questo dà l'idea di come facesse il pittore a raggiungere l'effetto finale così particolare e gradevole all'occhio". (ANSA)

Rush finale a "Click on the road"

 
Sono tanti quelli di voi che hanno votato la mia foto e quella di Mauro, in concorso a Click on the road. Grazie di cuore. Ma anche di fegato e di pancreas, perché scaricare sempre tutto sul povero e solo cuore, se poi sciopera sono cavoli.
 
La mia foto in concorso si chiama Mobilisinmobile2 ed è attualmente ai vertici della classifica con l'amico Mauro e la sua Maumozio1 (ma anche la Maumozio2 e la Mobilisinmobile1 sono molto belle). Il concorso è nelle fasi conclusive e domani verranno pubblicati i voti più recenti (in moderazione), sapremo con certezza le nostre posizioni in classifica. Per avere un maggiore margine di sicurezza (proprio perché non conosciamo che evoluzione abbiano potuto avere i voti degli "avversari", chi non l'ha ancora fatto, può votarci e renderci felici (nel nostro piccolo, a volte basta poco per rendere felice una persona).
 
 
 

Mobilisinmobile2

 

 

 

Maumozio1

 
 

Chi volesse votare, anche per premiare le altre foto, molto belle in concorso, può farlo utilizzando i link che vi lascio in calce (i voti a disposizione di ogni utenza, cioè per ogni indirizzo IP, sono cinque, e ce ne sono di foto belle da votare, oltre alla mia e quella di Mauro).
 
 
 
Ricordo che per votare basta lasciare un commento con i nomi delle cinque foto preferite sotto all'intervento apposito su www.aopletal.com e del quale vi fornisco ivi il link diretto all'intervento:
 
 
 
 
Per vedere le foto in concorso questo è l'indirizzo dello spazio Flickr che le raccoglie:
 
 
(posizionato già a pagina 3, dove sono le mie quattro foto in concorso, anche se il cavallo di battaglia è Mobilisinmobile2, con le sue prospettive alla Escher :p )
 
Riassumendo:
5 voti a disposizione per scegliere le cinque foto più belle
2 foto sponsorizzate dal mio blog: Mobilisinmobile2 e Maumozio1
Scadenza del concorso: alla mezzanotte del 14 luglio.
 
Siamo agli sgoccioli, aiutateci nel rush finale!
 
 
 
 
 
 

Maciste contro tutti, ma proprio tutti

Samuele Bersani
Maciste
L'aldiquà, 2006
Davanti c’è una lunga fila di ricordi
materiali riciclati da non scoperchiare
ti fanno scendere i rimpianti prima dei rimorsi
e li ritrovi perché li hai nascosti male
Davanti c’è una lunga fila di ricordi
certi legni ritornati in riva al mare
promemoria che diventano capelli bianchi
e costringono gli astemi a sbicchierare
Fanno stare giorni interi a contemplare un muro come dopo un incantesimo sbagliato
mentre un uomo chiede aiuto e grida forte da un imbuto
la mia faccia si riflette nel cucchiaio
E quando cambio faccia e sono triste
vorrei essere Maciste
con due dita sollevare un toro
sradicare le colonne che mi tengono in catene
con la forza sovraumana del pensiero
liberare i pensionati alle sbarre lì affacciati
che ogni estate mi ritrovano in tv
fra proclami e televendite
appassiscono di repliche anche i fiori stati sempre sui balconi
E quando cambio faccia e sono triste
vorrei essere Maciste
cuore grande cuore buono
sopravvivere ai giganti che mi lanciano i macigni
in un mondo in cui resista il technicolor
liberare i carcerati dagli sbagli e dai reati
tutti quelli che di colpe non ne hanno più
fra prelati e televendite
appassiscono anche i fiori aiutati dalla pioggia a stare su
Davanti c’è una lunga lista di ricordi
materiali riciclati da non scoperchiare
ti fanno scendere i rimpianti prima dei rimorsi
e li ritrovi perché li hai nascosti male
Davanti c’è una lunga fila di ricordi
certi rospi vomitati sulle scale
serrature arrugginite di cancelli storti che si chiudono e impediscono di andare
Fanno stare giorni interi a contemplare un muro come un dopo incantesimo sbagliato
mentre un uomo chiede aiuto e grida forte da un imbuto
la mia faccia è già caduta nel gelato
E quando cambio faccia e sono triste
vorrei essere Maciste
con due dita sollevare un toro
sradicare le colonne che mi tengono in catene
con la forza sovraumana del pensiero
liberare i pensionati alle sbarre lì affacciati
che ogni estate mi ritrovano in tv
fra proclami e televendite
appassiscono di repliche anche i fiori stati sempre sui balconi
E quando cambio faccia e sono triste
vorrei essere Maciste
cuore grande cuore generoso
sopravvivere ai giganti che mi lanciano i macigni
in un mondo meno viscido e schifoso
liberare i carcerati dagli sbagli e dai reati
tutti quelli che di colpe non ne han più
fra prelati e calciatori
appassiscono anche i fiori aiutati dalla pioggia
a stare su
liberare i carcerati dagli sbagli e dai reati
tutti quelli che di colpe non ne han più
fra prelati e calciatori
appassiscono anche i fiori aiutati dalla pioggia a stare su
Ne Il Caimano di Nanni Moretti persino contro Freud... Geniale!
L'oracolo Wiki ci dice:

Maciste è un personaggio cinematografico nato nel film storico Cabiria del 1914, interpretato da Bartolomeo Pagano, e diretto da Giovanni Pastrone

Rappresenta un uomo mitologico di straordinaria forza e bontà. Divenne un'icona italiana tanto da essere usato come sinonimo di Ercole. Negli anni cinquanta fu protagonista di molti film del genere cosiddetto peplum.

Molte le parodie presentate nel corso degli anni, con Maciste coprotagonista delle disavventure di personaggi quali Totò, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini.

L'invenzione del nome Maciste è stata attribuita a Gabriele d'Annunzio, sebbene non sia mai stato accertato. Quel che è certo è che nella mitologia greca non esisteva nessun personaggio con questo nome.

Filmografia

  • Maciste (1914), con Bartolomeo Pagano
  • Cabiria, regia di Giovanni Pastrone (1914), con Bartolomeo Pagano
  • Maciste alpino, regia di Giovanni Pastrone (1916), con Bartolomeo Pagano
  • Maciste atleta, regia di Giovanni Pastrone (1918), con Bartolomeo Pagano
  • Maciste e il nipote d'America (1923), con Bartolomeo Pagano
  • Maciste imperatore (1924), con Bartolomeo Pagano
  • Maciste all'inferno (1925), con Bartolomeo Pagano
  • Maciste contro lo sceicco (1925), con Bartolomeo Pagano
  • Maciste nella gabbia dei leoni (1926), con Bartolomeo Pagano
  • Maciste nella Valle dei Re, regia di Carlo Campogalliani (1960)
  • Maciste nella terra dei ciclopi, regia di Antonio Leonviola (1961)
  • Totò contro Maciste, regia di Fernando Cerchio (1961)
  • Maciste contro lo sceicco, regia di Domenico Paolella (1961)
  • Maciste contro Ercole nella valle dei guai, regia di Mario Mattoli (1961) con Kirk Morris
  • Maciste l'uomo più forte del mondo, regia di Antonio Leonviola (1961)
  • Il trionfo di Maciste, regia di Tanio Boccia (1961)
  • Maciste contro il vampiro, regia di Sergio Corbucci (1961)
  • Maciste contro i mostri, regia di Guido Malatesta (1962)
  • Zorro contro Maciste, regia di Umberto Lenzi (1963)
  • Maciste l'eroe più grande del mondo, regia di Michele Lupo (1963)
  • Maciste alla corte dello Zar, regia di Tanio Boccia (1964)
  • Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili, regia di Giorgio Capitani (1964)
  • Maciste contro i mongoli, regia di Domenico Paolella (1964), con Mark Forest
  • Maciste nelle miniere di re Salomone, regia di Piero Regnoli (1964), con Reg Park
  • Maciste nell'inferno di Gengis Khan, regia di Domenico Paolella (1964), con Mark Forest
  • Maciste e la regina di Samar, regia di Giacomo Gentilomo (1964), con Alan Steel (pseudonimo di Sergio Ciani)
  • Maciste gladiatore di Sparta, regia di Mario Caiano (1965), con Mark Forest
  • Davide, il gigante e il Golem

     

    Il mio caro amico Davide è un ingegnere meccanico, come me. Abbiamo condiviso tanti momenti belli e, soprattutto, brutti (per esempio l'esame di Costruzione di Macchine) e siamo stati iniziati alle arti esoteriche dell'ingegneria che permettono di trasformare la nuda e cruda materia in qualcosa che è espressione dell'ingegno umano. Infatti, credo ci sia un qualche legame con gli alchimisti del Settecento (per le questioni inerenti alla trasformazione della materia, un po' come la ricerca della pietra filosofale) o i grandi padri fondatori della termodinamica (per le questioni inerenti alle trasformazioni di energia) che porti fino a noi moderni ingegneri soggetti alla diaspora del precariato. Un giorno, come nella tradizione ebraica, ci costruiremo un nostro golem col quale chiederemo giustizia per il nostro popolo. Forse è un po' esagerata questa cosa... Arrivare all'esoterismo dei rabbini... Comunque, nel suo ultimo lavoro, la materia è stata plasmata, resina e carbonio sono diventati un qualcosa che sfida i cieli, tante piccole mani e cervelli hanno posto babelicamente (provengono da tutto il mondo e tanti miei amici italiani vi hanno partecipato) la parola "EMET" (in lingua ebraica significa "Esegui", più o meno) sulla fusoliera del nuovo Boeing: un prodotto dell'ingegno umano al servizio dell'economia globale, una volta tanto con un impatto ambientale ridotto. Che nessuno osi cancellare la E ("MET" in lingua ebraica vuol dire "morte"). Sarebbe poco carino nei confronti dei passeggeri. In soldoni, Davide, seppure senza fionda ma con avanzati CAD tridimensionali, ha partecipato al progetto di questo nuovo Boeing.

     

     

    BOEING, IN PISTA L'ECO-AEREO DI PLASTICA

    NEW YORK - Meno alluminio, più plastica. Anzi fibra di carbonio. Scende in pista il 787 Dreamliner, il primo nuovo aereo della Boeing degli ultimi 13 anni a impatto ambientale ridotto.

    Oggi a Seattle, nello Stato di Washington, l'ultimo modello del colosso di Chicago sarà presentato rappresentando anche l'ultima sfida dell'industria aeronautica applicata al trasporto civile, basata sull'uso dei composti sintetici (a partire dalla fusoliera) invece del metallo.

    A caratterizzare il Dreamliner, alla cui costruzione partecipa la Alenia di Finmeccanica nella misura del 26%, c'é l'uso dei composti plastici invece del più pesante alluminio che rendono il mezzo leggero, con un risparmio del 20% sui consumi di carburante. Il 50% della struttura di base, comprensiva di fusoliera e ali, è fatta in fibra di carbonio. Accorgimenti, spiega la Boeing, grazie ai quali "sono stati eliminati 1.500 pannelli di alluminio e 40-50mila bulloni". Per rendere più leggeri i velivoli si è arrivati in passato a eliminare la verniciatura, lasciando semplicemente l'alluminio. Ora, invece, c'é un salto in avanti messo a punto proprio negli stabilimenti di Alenia di Grottaglie e Foggia dove sono realizzati gran parte della fusoliera e altre componenti.

    Non c'é solo l'impronta italiana al progetto: anzi, pur essendo della Boeing, per la prima volta nella costruzione di un aereo, gran parte dei pezzi del Dreamliner sono fatti all'estero come Giappone, Australia, Canada, Germania e Regno Unito. L'aereo è la risposta strategica della Boeing all'A380, il superjumbo dei cieli della Airbus, il consorzio europeo, capace di trasportare 800 passeggeri. Stessa filosofia alla base, cioé il taglio dei costi e risparmi (puntando sulla numero passeggeri nel caso di Airbus, sui minori consumi di carburanti nel caso di Boeing), la compagnia Usa sposa la linea del 'point-to-point' (punto-a-punto) con la quale punta a evitare i grandi scali aeroportuali, sempre più trafficati, favorendo i collegamenti diretti tra aeroporti di media dimensione. Le caratteristiche del 787 Dreamliner, un modello di medie dimensioni, capace di trasportare oltre 300 passeggeri e con un'autonomia di 15mila chilometri, non richiedono particolari accorgimenti quanto a pista di atterraggio e strumentazioni di terra, a differenza del colosso A380. Per questo, il consorzio europeo è corso ai ripari annunciando lo sviluppo di un nuovo aereo, l'A350 XWB, che competerà sullo stesso terreno del Dreamliner e che, sulla base delle previsioni, non entrerà in commercio prima del 2013. Il 787 Dreamliner, dopo la presentazione e qualche piccola correzione, entrerà in servizio nel 2008, facendo parte della flotta della All Nippon Airways (ANA), la prima compagnia a prenotarlo a luglio del 2004.

    La compagnia americana, dopo una fase di progettazione costata 10 miliardi di dollari (secondo stime del settore) vuole costruire 2.000 mezzi nell'arco dei prossimi 20 anni, ma ha già ricevuto 634 ordini da 45 società aeree sulla base di un listino prezzi che varia tra i 146 e i 200 milioni di dollari. Nel frattempo, fioccano anche gli ordini del Dreamliner Vip, acquistati con tanto di richieste di personalizzazione dalla facoltosa clientela del Medioriente (ma anche in Russia, Europa e Asia hanno cominciato a mostrare interesse): più di una decina i modelli finora prenotati, al prezzo di listino di 150 milioni dollari, interni esclusi. Tutto è pronto a Seattle, nei minimi dettagli. Data d'esordio inclusa: 8 luglio 2007, in breve 787 secondo l'abbreviazione americana.

    (ANSA)

     

    I canali di Bologna


    Un giorno sono andato a Venezia. Mi sono trovato davanti allo spettacolo di una città poggiata sull'acqua. La prima cosa che ho provato, mentre camminavo per le calli ed i ponti che le collegano, è stata una sensazione dal sapore di magia. Difficile da spiegare, una gioia bambina, come trovarsi all'improvviso in uno scenario fiabesco. Veramente difficile da spiegare. E' una sensazione che si prova e basta, tentare di descriverla in ogni modo la sminuisce. E' come scoprire all'improvviso di essersi innamorati e sentire il primo battito del cuore che incendia l'animo.
    Camminavo mano nella mano alla fanciulla di cui mi ero innamorato, vagavamo per una città che faceva innamorare. Ma lo scenario di Venezia di sicuro non è come quello descritto da Dostoevskij ne Le notti bianche, dove tutto alla fine si rivela una visione dell'amore infine perduto. Venezia è sempre bella, con o senza un amore che sboccia all'improvviso. Venezia resta bella.
    Tutto era nato da un altro canale, in un'altra città, dove non mi sarei mai aspettato di trovare canali, addirittura nascosti tra i palazzi. Bologna è gelosissima dei suoi canali, offre soltanto pochissimi scorci per poterli scorgere. Non è certo vanitosa e narcisistica come Venezia che si vanta e fa la civetta con i suoi canali, con le acque che vi sgorgano ed in ogni linea di corrente è possibile leggere la storia di un amore che corre via, al mare o chissà dove.




    i canali di Bologna


    Non è solo Venezia ad avere canali. Bologna ce li ha, e non sono dello spessore estetico di quelli veneti, ma li nasconde così bene che non si può fare a meno di ammirarli se li si scopre così all'improvviso.
    Li ho scoperti in una foto e da allora non faccio che cercarli. Eve li ha catturati un giorno e me li ha regalati attraverso la cosmetica di un nemico. Li ho visti per la prima volta in un sogno di un pomeriggio di fine estate, presentati da una creatura dei boschi, una fatina.
    C'è un simpatico locale dove mi piace fare colazione a Bologna che ha una veranda piccola su un canale, lì nacque l'idea di vedere quelli di Venezia. Lì nacque tutto, ogni cosa. Lì ha suonato il piano, da sempre muto, la fatina.
    Sono tornato questa settimana a Bologna ed ho scattato alcune foto dei luoghi che hanno acquisito per me nel tempo grande importanza. Mi piace cogliere quei particolari che ho notato e che conservo adesso nel mio cuore, un po' come se fosse anche la mia città adesso. Oltre i canali, nascosti, mi piace camminare sotto ai portici, magari fischiettando qualche canzone di Guccini, cogliere i particolari di statue e le cupole delle chiese, avere come riferimento le due torri, contare le traverse di via Irnerio, percorrere il ghetto ebraico lungo via dell'Inferno, oppure semplicemente percorrere via dell'Indipendenza e via Ugo Bassi, mi piace fermarmi alla Feltrinelli sotto le torri e comprare qualcuno dei miei libri assurdi che chissà quando comincerò a leggere.
    Ora ho catturato l'immagine, ma non l'anima, dei canali di Bologna.


    Click on the road

     
     
    "Vengo con questa mia addirvi, una parola, tutt'attaccato".
    Volevo semplicemente ringraziare quanti, con gran buon cuore, hanno votato la mia foto in concorso a Click on the road.
    La foto in concorso, per chi non avesse notato l'unica foto nell'album "Click on the road", si chiama Mobilisinmobile2 nel concorso ed è attualmente ai vertici della classifica con l'amico Mauro e la sua Maumozio1.
     
     
     

    Mobilisinmobile2

     

     

     

    Maumozio1

     
     

    Per chi non l'avesse ancora fatto e avesse voglia di votare belle foto, oltre alla mia e alla foto Maumozio1 dell'amico Mauro, può farlo utilizzando i link che vi lascio in calce (i voti a disposizione di ogni utenza, cioè per ogni indirizzo IP, sono cinque, e ce ne sono di foto belle da votare, oltre alla mia e quella di Mauro).
     
     
     
    Ricordo che per votare basta lasciare un commento con i nomi delle cinque foto preferite sotto all'intervento apposito su www.aopletal.com e del quale vi fornisco ivi il link diretto all'intervento:
     
     
     
     
    Per vedere le foto in concorso questo è l'indirizzo dello spazio Flickr che le raccoglie:
     
     
    (posizionato già a pagina 3, dove sono le mie quattro foto in concorso, anche se il cavallo di battaglia è Mobilisinmobile2, con le sue prospettive alla Escher :p )
     
    Riassumendo:
    5 voti a disposizione per scegliere le cinque foto più belle
    2 foto sponsorizzate dal mio blog: Mobilisinmobile2 e Maumozio1
    Scadenza del concorso: alla mezzanotte del 14 luglio.
    Affrettatevi :)
     
     
     

    Un saluto

     

     

    L'armonia delle cose


    Un tempo c'erano i fabbri. Ognuno era fabbro del proprio destino, ieri come oggi, ma loro un bel giorno, martellando per forgiare chissà quale manufatto, si imbatterono nel buon Pitagora. Egli si rese conto, per caso, che nella bolgia di rumori di un'officina, intenta a formare il metallo per gli usi più disparati, alcuni rumori diventavano suoni. Nel battere caotico c'erano particolari frequenze che, ripetute con determinate cadenze, davano delle assonanze. Pitagora non era il tipo che, notata una cosa del genere, se ne stava buono a posto suo.
    Si mise lì a rompere le scatole ai fabbri e ad annotare con lo stilo le assonanze associandole ai pesi dei martelli che forgiavano armature, rinforzi per navi, utensili più svariati. Tra le tante cose che scoprì nella sua vita, notò uno stretto rapporto tra la matematica, la fisica e la musica, notò che tutto poteva, almeno in prima istanza, essere rappresentato come un numero razionale, cioè come rapporto di numeri interi, come diceva di loro pure Aristotele. Scoprì il legame tra cadenze di suoni e tempi che davano assonanze. Scoprì quello che per me al liceo e pure dopo è sempre stato un mistero: l'uso della matematica nella fisica e il loro rapporto con la musica... Tanto che al terzo liceo me ne accorsi che la fisica bisognava studiarla, e non erano semplici curiosità, solo quando la professoressa cominciò a galoppare con le interrogazioni e mi salvai per il Fato o per l'ordine alfabetico.
    Un bel giorno, poi, Pitagora si rese conto che tutto questo aveva dei limiti perché scoprì i numeri irrazionali, come il rapporto tra il lato e la diagonale del quadrato ad esempio. Ma questa è un'altra storia.
    Pitagora individuò in ogni modo un'armonia. Armonia nel fare le cose e nell'accadere e divenire di alcune cose.
    Oggi, ho fatto tanto lavoro manuale in casa e in cucina. Ho fatto le cose ascoltando i rumori e suoni che producevo, senza pensare troppo, gustando il fare le cose. Ho trovato anche io un po' di armonia nel cucinare ininterrottamente per tutto il pomeriggio. Ho tenuta impegnata la mente in piccoli gesti, milioni di piccoli gesti, senza però tutte quelle sovrastrutture che si accalcano e affastellano ogni giorno. Un po' come improvvisare del buon jazz con pentole e fornelli. Distrattamente ho cucinato per tutta la settimana.





    Vota Antonio!


    Click on The Road

    Cari Amici (tipico inizio di lettera elettorale, o similare, per imbonire il pubblico modello Gerry Scotti),

    su consiglio di Mauro ho partecipato a questo concorso di fotografia tra blogger sul blog cui il link vi rimanda se ci cliccate sopra, con questa foto ispirata liberamente da un'opera di Escher molto famosa.
    La foto è anche riportata sotto e viene lì chiamata mobilisinmobile2, scattata dal mio pseudonimo Nando Scafroglia.
    Siccome come fotografo valgo poco (finta falsa modestia, ma comunque non me la tiro, né ho motivo di farlo), spero che voi, amici e compagni di ventura, vogliate dare un piccolo contributo col vostro voto a questa anima perduta. Basta cliccare sul banner sopra seguire le indicazioni su come votare.
    Grazie per l'udienza e per l'eventuale aiuto :)

    Nando