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Tina Modotti
Ho finalmente preso la reflex digitale. Ho scelto una Canon EOS 40D, kit, per novellini con aspirazioni semiprofessioniste.
L'ho chiamata Tina Modotti, in onore della grande fotografa italiana di inizio secolo scorso.
La nuova macchina "Tina Modotti", orgoglio e vanto della flotta Scafroglia.
Zucchine
Questo fine settimana resto nella mia torrida stanza di Rogoredo con vista uffici, dopo i bei tempi della Scozia, della Francia e della Maremma. Ho persino comprato, cucinato e mangiato con piacere le zucchine, segno dei tempi che cambiano inesorabilmente. Fino a qualche anno fa neppure se mi pagavano le mangiavo, con somma disperazione di mamma, sorelle, amiche e ragazze. Sarà che come le ho cucinate, assieme ai peperoni e assieme al prosciutto cotto, poco ricordavano le zucchine fatte arrostire sulla griglia. Sta di fatto che ho comprato, cucinato e mangiato con piacere le zucchine. Segno di come tutto cambia.
Gli scopritori dell'ovvioUn'inchiesta giornalistica negli Stati Uniti ha rivelato che nessuno tra i cento capi d'azienda più importanti inclusi nella classifica di Fortune del 2009 ha un blog e solo qualcuno ha un account in qualche social network ma non ci scrive mai. Secondo me, i giornalisti hanno scoperto l'acqua calda: gente che pensa a fare soldi dove lo troverebbe il tempo da dedicare a raccontarsi in prima persona, a gratis e magari trasferendo qualcosa a qualcuno sulla sua esperienza... In un mondo fatto di avvoltoi e di carogne, si fa passare sotto banco il messaggio che il web è il serraglio per gli sfigati che non hanno altro da fare nella vita che perdere tempo su internet. Gli stessi schiavi alle loro dipendenze hanno a che fare con filtri sempre più evoluti che bandiscono i paradisi artificiali del mondo della rete, dove rifugiarsi da lavori poco interessanti e poco motivanti. Penso a casi di cui ho testimonianze italiche autoptiche, a strani mondi in cui si cerca di motivare il personale senza mettere la mano alla tasca e di gettare qualche obolo nelle grame buste-paga asfissiate dai tempi dell'introduzione dell'euro. È il caso di qualche grande azienda italiana dove si richiede all'impiegato umiltà, competenza, propositività e senso di appartenenza. Però quando a fine mese ci si divide la torta la gratificazione resta chiacchiera vana e quando l'impiegato Giuda torna a casa trova la moglie che lo vessa perché non porta i soldi a casa. I lumi della motivazione vanno a farsi friggere davanti alla bolletta del gas, dell'elettricità, del telefono, ecc... Cosa si offre ai giovani? L'umiltà, la devozione, il fervore, la fede verso le istituzioni aziendali? Sono tecnici o monaci che devono osservare la regola? I datori di lavoro possono approfittare della situazione ostile del lavoro in Italia, ma se i merli dipendenti fanno il fagotto, all'estero è diverso... Non è senso di appartenenza all'azienda che li trattiene, ma vincoli, legami familiari, affettivi, ecc... Se il welfare va a mare, c'è il rischio di una spettacolare migrazione, tipo fenicotteri, verso altri lidi. Pure perché nel frattempo i giovani merli e merle, umilmente, imparano.
Que reste-t-il de nos soupes de poisson (Suvvia siam toscani!)Il ritorno a casa dopo ogni viaggio od avventura ha un gusto sempre un po' amarognolo, specie se si è stati bene, in armonia con gli altri e con sé stessi. Il ritorno dalla terra maremmana ha lasciato invece, oltre che a tanti bei ricordi, il sapore dei piatti che ci ha preparato Marco a cena e a pranzo durante la nostra permanenza tra butteri e cinghiali. Detta così poi, sembra che siamo stati tête à tête con bovini e suini selvaggi, di butteri ne avremo visto sì e no uno solo e forse finto nel parco naturale della Maremma, di cinghiali giusto uno impagliato a Castiglione della Pescaia fuori ad un simpatico negozietto di prodotti tipici dove qualcuno ha fatto man bassa di salami cinghialosi e chissà quale altra prelibatezza maremmana. Porteremo per sempre nelle narici i deliziosi primi di pesce del buon Marco fatti di cicale di mare, rane pescatrici, vongole e il benamato astice che Rossana ha molto devotamente e piamente inviato a Federico via mms. Ci ha rimesso pure le dita, anche grazie all'aiuto delle bottiglie di spumante lanciate a terra da Rossana e che hanno trovato sui piedi di Marco il proprio destino, e grazie all'ultimo respiro esalato dall'astice che si è vendicato traforandogli un dito, subito dopo lo mms che Rossana aveva tentato di inviato a Federico. Purtroppo lo mms non è mai partito quella sera per motivi tecnici, altrimenti Federico sarebbe stato appellato Tutankamon de noi astici per maledizioni pelagiche e crostacee (suvvia Federico, si scherza, siam diventati tutti un po' più toscani con Marco). Certo Rossana che ha inviato lo mms a Federico pure meriterebbe un contrappassino pure lei eh... io proporrei un invito alla sagra della buridda appena scopriamo dove si tiene (siam sempre toscani).
Qualche ripresa luculliana l'abbiamo fatta nella nostra residenza tattica e al lido di Marina di Grosseto dove abbiamo cenato e dove ci siamo beccati un temporale cosmico, con tanto di quell'acqua da far verificare la profezia del conte Ugolino nel canto XXXIII dell'Inferno contro Pisa, vituperio delle genti del bel paese dove il sì sona. O pisani, si scherza suvvia, sono stato vostro concittadino per sette mesi, amando la vostra città. E, comunque, stavolta le riprese dell'atto maducatorio hanno come protagonista Mauro (suvvia siam toscani!) dato che la volta scorsa ci ha ripresi tutti sbavanti e ingozzanti a tradimento. Il contrappasso manducatorio comunque non sarà pubblicato nell'immediato perché la commissione censura e vigilanza (come quella della televisione) ha da omettere le scene di troppo divertimento che potrebbero scatenare le invidie di tutti gli spazi del mondo, vettoriali e non (battuta da saggio di matematica, qualcuno ha visto cosa leggo).
La tenda rosa contro le zanzare dove ho dormito, i racconti rocamboleschi e ai limiti della realtà di Lilla sul suo capo, la storia di Kali e di Orso sono ricordi che resteranno a sugello di questo bel weekend trascorso in armonia e serenità, e tutti, come sempre, ci sentiamo un po' più ricchi e più saggi: suvvia in fondo al cuore siamo un po' tutti toscani! Un saluto al piccolo e furbetto Micky, a Samantha, a Mariagrazia (definirla Maumozia non credo farebbe i salti di gioia, a livello di sonorità dell'epiteto), a Lillo (alias Raffaele) e alla Maremma... cinghiala e cacciucca.
Que reste-t-il de nos soupes de poisson.
Vaghe stelle dell'Orsa
Sto realizzando delle foto per un album che pubblicherò prossimamente sul blog che si chiamerà "Windows of Scotland". Decine di foto a finestre, da dentro e da fuori, e bowindows scozzesi. Il nome viene dall'associazione delle vedove scozzesi, mi sono ispirato da lì e non so spiegare perché, forse semplice assonanza alla quale si è poi legata l'immagine della vedova che attende alla finestra il defunto marito; in una città di spettri come Edimburgo, non è impossibile. Tra le tante c'è questa, con un'orsa polare di peluche che aspetta suo marito defunto tornare dal pack, attraversare il mare del Nord e farsi quattro ore di treno da Inverness a Edinburgh... Questo povero marito orso, che scrutando le stelle e seguendo le correnti marine arriva dall'Orsa in attesa. Pipe mentali. Bagpipes forse.
L'orsa preoccupata alla finestra scozzese
The Edinburgh castleNon credo ci sia bisogno di chissà quale fantasia per pensare ad Harry Potter se lo scrivi ad Edimburgo. Che la Rowlings, che adoro, non se ne abbia a male, ma questa città sembra essere fatta ad hoc per storie di magie, stregoni e sovrannaturale. Non a caso è la città degli spettri, coi suoi manieri e con tante guerre sul groppone da tempi di William Wallace (se non prima) ad oggi. Ho visitato il castello della città, subito dopo l'ultima presentazione su interessantissime simulazioni sull'iniezione di polimeri e sulla precipitazione di solfati in giacimento. Ne sono rimasto incantato. Ora scappo alla cena sul Firth of Forth, organizzata dalla Petroleum Experts.
Edimbrà castle higher defenses.
I cavalli di piazza del PlebiscitoOggi è stata una bellissima giornata di sole qua a Napoli e dintorni. Ho fatto foto belle luminose con la mia macchina fotografica di sempre, Vyger, poiché il cielo era di un bellissimo blu oltremare e c'era tanta luce. Ho avuto modo finalmente di fare una bella passeggiata al sole e la mia pelle arrossata ne è testimone. Dopo il diluvio dei giorni scorsi ci voleva proprio. Ho dovuto chiedere a Mauro di riaccompagnarmi a casa dopo Gragnano e abbiamo temuto che la macchina si fermasse nella palude stigia delle vie del Fusaro. Acherusia palus chiamavano gli antichi questo lago, noto per la celebre casina di caccia disegnata dal Vanvitelli per i Borboni. Le strade attorno tutte allagate per il violento scroscio di pioggia. Oggi fortunatamente la pioggia sembrava essere un ricordo appena. Si vedevano chiare le isole lontane all'orizzonte e imponente era la mole del Vesuvio sul golfo. Ho sperimentato nuovi mezzi pubblici, come l'incredibilmente corta linea Fuorigrotta - Mergellina del tram veloce dei mondiali Italia '90. Ho fotografato gabbiani e lucchetti arrugginiti sul lungomare, sono stato da Feltrinelli con la mia amica Manuela che ha potuto constatare quanto possa essere pericoloso con una carta di credito e una Feltrinelli nelle mani. Non ho speso solo per libri, ma una volta tanto ho investito sul lino... nuovo abbigliamento in questo portentoso materiale di egizia memoria. Questo giusto per evitare polemiche con qualcuno dalle parti di Milano e di Bologna che dice che spendo esclusivamente in libri... Manuela mi ha parlato di gioco che si fa da bambini a piazza del Plebiscito. Si viene bendati all'inizio della piazza e bendati bisogna passare tra i due cavalli a centro piazza, con su le statue di Carlo III (il grande sovrano dei Borbone, il migliore che si ricordi per quello che ha fatto a Napoli) e suo figlio Ferdinando (il re lazzarone). Non è molto semplice come cosa, poiché è facile perdere il riferimento ed uscire fuori dalla porta dei due cavalli o cozzarci contro. I riferimenti sono sempre difficili da tenere quando un senso come la vista non c'è a disposizione. Lo stessa problema di riferimenti li ho avuti con le foto. Mi sto specializzando a fotografare soggetti in moto. Sono partito con le rondini a Pisa (caso perso), fino ad arrivare a gabbiani, balli ottocenteschi e altro. Ora sto utilizzando più correttamente la cinematica e gli angoli di Eulero per fare foto migliori. Un controllo sempre di un numero maggiore di gradi di libertà... si può fare qualcosa di carino così.
Piazza del Plebiscito a Napoli (foto: Nando Scafroglia).
Gragnano frizzanteOggi abbiamo estinto un vecchio debito. Si tratta della visita a Gragnano, città di pastai e panifici nelle prossimità della Penisola Sorrentina, promessa agli amici di Gragnano, Maria ed Ernesto. La giornata, estremamente piovosa, non si è prestata molto al perfetto usufrutto delle meravilgie naturali ed ambientali del gragnanese. Napoli quando piove diventa un qualcosa a metà tra un manicomio e un bacino adibito a gare olimpioniche di canottaggio. La stessa macchina di Mauro ha dovuto fare un Camel Trofy sul lago Bajkal per riportarmi a casa sano e salvo e coi polmoni sgombri di acqua. Raggingere l'altro capo del golfo partenopeo in queste condizioni meteo diventa un qualcosa di impegnativo, anche se la parte più drammatica è stata appunto verso il Fusaro, dalle mie parti, dove ci sarebbe stato bisogno di un sonar per misurare la profondità del fiume stradale che stavamo navigando. In attesa (Autoscatto: Nando Scafroglia). Gragnano ci ha messo a disposizione tutta la sua scienza e perizia sull'arte di fare la pasta, arte che agli inizi dell'Ottocento ha soppiantato la locale economia dei bachi da seta dei tempi di Carlo III di Borbone. Il Pastificio Afeltra ci ha ospitati e fatto assaggiare le specialità del luogo con propria regina la pasta, bella rugosa, estrusa al bronzo (la trafilatura richiede che il semilavorato venga tirato, la pasta si spezza, anche se si dice comunemente che sia trafilata), lavorata a mano con semole di grano duro pregiate e preparata sapientemente con sughi semplici di mare o meno. Abbiamo apprezzato a livello culinario, di slow food e di rigido protocollo disciplinare per la qualità (il resto è tutto flessibile). Maria ed Ernesto ci hanno svelato un'ottima chicca per fare una gran bella figura per quando dovremo portare in giro ospiti a zonzo per il golfo di Napoli. Su tutto un bicchiere di Gragnano frizzante. Se non fosse stato frizzante, assicuro che avremmo desistito, come nella migliore tradizione partenopea, alla Miseria e Nobiltà... |
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