Profilo di NandoMOBILIS IN MOBILEFotoBlogElenchiAltro ![]() | Guida |
L'uomo nero
Sti villici!Se una persona sta sullo stomaco, la si evita, in genere. Se poi comincia ad esserci un po' di esasperazione, le si può mandare a casa una testa di cavallo di peluche, giusto per dare un'indicazione di massima. Arrivare però a questo punto, rimettendoci pure acqua, gas, manifattura e i famosi antipasti della moglie di Totò (nel film Totò Peppino e i fuorilegge), mi sembra eccessivo. La carne umana è pesante, si mette sullo stomaco... Sti villici! (cito la Smorfia di Troisi)
DUBAI - Hanno ucciso, e poi cotto e mangiato la loro vittima. Ma non sono riusciti a cancellare tutte le prove perché un dito accusatore è stato individuato nello stomaco di uno dei presunti assassini. Stando al quotidiano Al Sharq tutto ciò sarebbe accaduto in Qatar, dove l'episodio di cannibalismo è il primo mai riportato nella storia del Paese e forse il primo della regione.
Un uomo, che informazioni di stampa non confermate indicano di nazionalità vietnamita, si era recato in ospedale per disturbi intestinali. In un primo momento diagnosticato come intossicazione alimentare, il malessere del paziente ha dovuto essere rivisto e corretto dopo che la radiografia ordinata dai medici ha rivelato un dito umano nel suo stomaco. Immediate le indagini, attraverso le quali sarebbe emerso che quattro vietnamiti avrebbero ucciso un loro collega nepalese e che per disfarsi di cadavere e prove lo avrebbero cucinato e mangiato. I quattro sono stati accusati di cannibalismo e dovranno rispondere dell'imputazione davanti alla Corte d'Assise dell'emirato petrolifero. L'ambasciata del Nepal a Doha tuttavia, riferisce il Gulf Times, non esclude che l'intero caso sia una montatura. La rappresentanza diplomatica ha contattato i funzionari di polizia che stanno conducendo le indagini, i quali hanno assicurato che i fatti riportati dalla stampa "sono solo pettegolezzi". Lotte intestine
Cariati in viaggioUn giorno potremmo tutti avere i motori delle auto con le carie? Prima di immettere sul mercato tanto lavoro per i dentisti, che economici di norma non sono, e per i meccanici, che manco scherzano, io ci penserei bene. E poi zucchero di... canna, il più trasgressivo! Con motori così, sai che viaggi! Viaggi spirituali... e con tanto rum, visto che si ricava dalla canna da zucchero.
Gli abitanti di Cariati avranno inoltre un motivo in più per vantarsi. Chissà se un giorno faranno un gemellaggio con San Donato dove non si guarda in bocca...
Comunque, scherzi e lazi a parte, signori cari, qua il petrolio prima o poi finirà ed è una risorsa che già oggi comincia ad essere troppo preziosa per essere bruciata, in quanto essa costituisce il punto di partenza per le più diverse industrie oggi: plastiche, fibre e tessuti, industria chimica in generale, ecc ecc... Bisogna pensare sul serio al futuro... Ma sul serio proprio...
Canna da zucchero DALLO ZUCCHERO NUOVO BIOCARBURANTE
ROMA - Il momento in cui potremo fare alle automobili il pieno di zucchero è un po' più vicino: i ricercatori dell'università americana del Wisconsin hanno sviluppato un nuovo metodo per ottenere dal fruttosio un carburante molto più efficiente del bioetanolo. Lo studio è descritto da un articolo sulla rivista Nature. Il processo sviluppato dai ricercatori americani produce, a partire dallo zucchero ricavato dalle biomasse, una molecola chiamata dimetilfurano, che contiene il 40% di energia in più rispetto all'etanolo: "Attualmente, l'etanolo è l'unico biocarburante prodotto su larga scala - spiega James Dumesic, che ha condotto lo studio - ma ha molte limitazioni: ha un contenuto di energia relativamente basso, evapora rapidamente e viene facilmente contaminato dall'acqua. Inoltre il processo per distillarlo è molto costoso in termini energetici. Con il dimetilfurano questi problemi vengono superati". Il metodo prevede due fasi: lo zucchero viene trasformato in un intermedio, l'Hmf, che poi viene a sua volta convertito nella molecola finale. Questo secondo passaggio è quello innovativo descritto da Nature: per farlo avvenire più velocemente e in maniera più efficace i ricercatori hanno sviluppato un nuovo catalizzatore a base di rame e rutenio. "Ci sono ancora dei particolari da mettere a punto - spiega ancora Dumesic - ma abbiamo dimostrato che è possibile ottenere un carburante dalle biomasse che ha la stessa densità energetica del petrolio". (ANSA)
La soggettiva del pollo arrosto
Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi bluACCAVALLARE GAMBE FA ALZARE PRESSIONE DEL 4%
MILANO - Non farà di certo venire il fiatone a nessuno, ma il semplice gesto di accavallare le gambe è più faticoso di quanto si pensasse. Tanto che, quando ci si siede appoggiando una gamba sull'altra, non solo la pressione media del sangue si alza del 4%, ma il lavoro del cuore aumenta dell'8,5% (pompando così una quantità di sangue maggiore), mentre la frequenza cardiaca si riduce del 2,4%. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori dell'università di Nijmegen (Olanda), con uno studio presentato al meeting della Società europea di ipertensione, in corso in questi giorni a Milano. I ricercatori hanno studiato 102 persone tra i 38 e i 68 anni, sia ipertesi che sani. A tutti hanno misurato la pressione, con uno strumento che si applica a un dito e che monitorizza un battito per volta, mentre accavallavano le gambe. E hanno scoperto che la pressione si alza per tutti allo stesso modo, che siano giovani o vecchi, uomini o donne, grassi o magri. Sale un po' di più solo a chi soffre anche di diabete. L'innalzamento di pressione, comunque, è minimo: se una persona ha come valori 80-120, quando incrocia le gambe può arrivare ad avere la pressione a 84-124. Troppo poco, insomma, per preoccuparsi. (ANSA)
Lo strato limite turbolento dei miei pensieriQuando un liquido scorre intorno ad un oggetto, come, ad esempio, un fiume intorno ad un pilone di un ponte che lo attraversa, oppure lo stesso fiume intorno ad una persona che vi si bagna, sembra scivolare via e quell'acqua, che ha bagnato il pilone o la persona, sembra scomparire via, per sempre. Il buon Eraclito, magari, faceva il bagno in un fiume e avrà rimuginato su questo a suo tempo, perché magari un tizio si lavava con della spuma di sciampagna (ad ascoltare la televisione sembra sia stata creata prima della comparsa dei mammiferi) un po' più a monte di lui e si vedeva arrivare schiuma e altro addosso. Alla fine se ne uscì col suo panta rei, tutto scorre. Ma Eraclito non era un buon fluidodinamico. In verità, fino a Navier e Stokes, due saggi uomini di scienza, che inventarono le leggi della fluidodinamica che ancora oggi utilizziamo, tutti erano convinti che l'acqua corresse via, mentre un sottilissimo strato, in realtà, rimane maggiormente appiccicato al pilone o alla pelle con uno strato sottilissimo che resta addirittura appiccicato, ed è sempre lo stesso a bagnarli. Sembra una cosa di poco conto, pure perché lo strato aderente, in dipendenza della velocità del fluido, è tanto più sottile quanto più esso è veloce. E' il cosiddetto strato-limite. Uno strato che rimane nelle immediate vicinanze del corpo immerso e scorre via molto lentamente, fino al limite, quello aderente, a rimanervi legato, adsorbito, come direbbe un chimico. Le leggi che descrivevano il moto dei fluidi fino a Navier e Stokes trascuravano questo fenomeno, tanto che il buon D'Alembert, ingegnere valente e matematico, si accorse che le leggi di Eulero, applicate sino ad allora per descrivere il moto dei fluidi, prevedevano una spinta sui piloni o sulle persone immerse in un fiume pari a zero. Cioè una persona immersa nel fiume non lo sentiva assolutamente scorrergli attorno, un pilone troppo esile non sarebbe mai crollato e la pala di un mulino non si sarebbe mai accorta dell'acqua che la spingeva. Un chiaro paradosso con quello che avviene nella realtà. D'Alembert non risolse mai il problema, i posteri poi capirono. L'errore era proprio nel non considerare lo strato limite nel moto del fluido. Pensavo a questa cosa sotto la doccia. E pensavo che un sottile strato d'acqua rimane sempre sulla pelle, se non intervengo a strofinare. Pensavo ad Eraclito e al suo panta rei, pensavo che non tutto scivola via e la parte più vorticosa del flusso che ci investe è proprio quella più vicina a noi. Pensavo che esiste uno strato d'acqua sempre appiccicato a noi se non si interviene con spugna e sapone. Eraclito vedeva al flusso potenziale, io mi soffermo sul minimalismo esistenzialista delle cose più immediate alla mia pelle, il mio strato limite. Poi mi sono guardato nello specchio ed ho chiesto al mio riflesso, con aria perplessa: "Ma perché non hai fatto l'idraulico nella vita invece del fluidodinamico? Pensa a quanta beatitudine dettata dall'assenza di pensieri che incrostano la materia grigia...". ![]() Cose turcheSin dalla più tenera infanzia, sono sempre stato un estimatore ed ammiratore degli Etruschi. Col tempo è diventata una passione che si è rivolta anche alle altre popolazioni italiche, in primis i Sanniti e le varie colonie della Magna Grecia. L'interesse per queste civiltà si è rafforzato man mano che recuperavo materiale sulla storia della mia terra... Campani, Micenei, Etruschi, Greci, Sanniti e infine Romani. Almeno per rimanere in età classica, perché poi ho seguito la storia di Napoli fino ai giorni nostri. Gran parte degli attuali miei interessi per la storia e l'archeologia sono nati da questo nucleo iniziale, nel quale gli Etruschi hanno fatto la parte del leone, o meglio, della chimera, per rimanere in tema.
Qualcuno a me molto caro, dagli occhi colore del mare Nero, arabesco omerico, ha sempre osteggiato (benevolmente) questi miei interessi per le civiltà antiche, soprattutto quelle italiche, anche le più "rozze". Adesso viene fuori che gli Etruschi (anche se poi era una delle ipotesi più accreditate, anche per la loro bravura nell'arte orafa molto simile a quella della Scitia) vengono dalla Turchia. Sono felice di questo. Adesso gli Etruschi sono più vicini a colei che (benevolmente) mi prende in giro.
ETRUSCHI VENUTI DALLA TURCHIA, LO DICE IL DNA DEI TOSCANI
ROMA - 'Tracce turche' nel Dna dei Toscani sciolgono un rebus rimasto irrisolto da tempo immemore: gli Etruschi venivano dalla Turchia del Sud, ovvero dall'Anatolia. La loro origine, tanto a lungo dibattuta tra diverse teorie, potrebbe dunque aver trovato una collocazione definitiva grazie allo studio presentato alla conferenza annuale della Società Europea di Genetica Umana in corso a Nizza dal Professor Alberto Piazza dell'Università di Torino che ha dedicato anni a questa ricostruzione storica mediante gli strumenti della genetica. La cultura Etrusca, che dominò i territori dell'attuale Toscana a partire dal 1000 AC circa, era piuttosto dissimile dalle civiltà che nello stesso periodo abitavano il resto d' Italia. E' quindi fin dall'antichità che si susseguono teorie sull'origine del popolo etrusco. Tra queste, tre erano le più accreditate: che gli Etruschi venissero dall'Anatolia come voleva lo storico greco Erodoto, che fossero autoctoni della regione, infine che provenissero dal Nord Europa. Piazza ha usato il suo strumento principe per rispondere all'annoso quesito: l'analisi del Dna, prendendo campioni di individui abitanti a Murlo e Volterra, due dei più importanti siti archeologici della civiltà etrusca, e Casentino, al confine con un'area dove questa civiltà è stata ben preservata.
"Sapevamo che gli abitanti di queste aree - spiega Piazza - sono geneticamente differenti da quelli delle regioni limitrofe", probabilmente perché portatori di antiche origini etrusche. Su questa base l'equipe di Piazza ha scelto un campione ad hoc, di persone abitanti in quei luoghi da diverse generazioni. In particolare lo studio si è basato su un campione maschile di individui il cui Dna è stato confrontato con quello di maschi dell'isola greca Lemnos, di Sicilia, Sardegna, Italia del Nord, Medio Oriente, Turchia. Da questo confronto è emerso che gli abitanti della Toscana, ovvero coloro che sono considerati i discendenti degli Etruschi, somigliano più di tutti ai Turchi. "In particolare - spiega Piazza - una precisa variante genetica trovata nel campione di Murlo era condivisa unicamente da persone provenienti dalla Turchia". Questo studio conferma i risultati di precedenti analisi del Dna compiute su un campione di donne per ricostruire il ramo filogenetico femminile, e conferma la teoria di Erodoto secondo cui gli Etruschi sbarcarono dall'Anatolia e approdarono sulle coste italiane per sfuggire ad una lunga carestia. (ANSA) Il circolo PickIndolorOrmai l’inverno del nostro travaglio, s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York. Se mi chiamassi Riccardo, plasmato da "rozzi stampi" e "deforme, monco", privo della minima attrattiva per "far lo sdilinquito bellimbusto davanti all’ancheggiar d’una ninfa", mi preoccuperei per le mie sorti intravedendo una guerra delle due rose e una lotta all'ultimo sangue col conte di Richmond. Implorerei di avere un cavallo per il mio regno. Ma io non sono Riccardo. Fortunatamente. Pure perché non c'è sfiga peggiore di ritrovarsi come protagonista in una tragedia di Shakespeare. Però i cavalli hanno sempre avuto un ruolo chiave nella mia vita.
Se l'evoluzione non li avesse generati, oltre all'inevitabile mutamento della storia (i Romani a giraffa, in quanto "a cavallo" non avrebbe alcun senso, sulle giraffe non ce li vedo di certo), io non sarei qui e non sarei quel che sono oggi. I cavalli hanno fortemente contribuito al mio sviluppo, in quanto hanno generato il sostentamento per farmi crescere. Non come i mongoli, che ne succhiavano il sangue quando erano nel deserto, ma perché mio padre lavorava nel contesto dell'ippica e da questo deriva tutto.
In realtà ho cominciato ad apprezzare gli equini solo da pochi anni, prima avevano la stessa valenza delle mucche da latte per quanto mi riguardava, almeno questa era la visione che avevo ereditato dal saggio genitore, il quale apprezzava la loro esistenza, ma aveva un rapporto estremamente diluito con zoccoli e crini, in quanto in realtà lui si occupava di terziario, servizi. Mungere un cavallo non ha senso, almeno nella nostra cultura, ma del resto c'è chi mangia formaggio di cammella al mondo. C'è anche chi brucia lo sterco di cammello per cucinare e riscaldarsi, ma questa è un altra storia. C'è anche chi raccoglie bacche di caffè digerite dai cammelli, dallo sterco, ma questa è ancora un'altra storia. Comunque, le mucche producono un latte migliore delle cavalle. Al massimo, il latte più esotico che abbia bevuto è stato quello di capra, UHT per giunta. Un giorno, quando assaggerò il latte di cammella o quello di foca monaca (il latte di una foca monaca mi rende inquieto, se non fosse altro per l'associazione di idee che ne viene fuori), potrò eleggermi all'olimpo dei bevitori di latti strani, un po' come Romolo e Remo. Sarà una bella gara a cavallo dei secoli.
Gli equini da corsa sono regali, plasmati dall'allenamento e da chissà quali molecole, tanto da meritare manti di porpora di Tiro, anche se poi non sono cavalli da tiro, banali coincidenze. Al massimo per evitare tali banalità, assegnerò d'ufficio un manto cremisi ai cavalli da corsa. Colore meno regale della porpora, ma dal suo fascino. Cremisi è un colore strano che gli scrittori usano forse per darsi delle arie nelle loro storie. Mi vengono in mente Dickens ne Il circolo Pickwick, giusto perché è in lettura, e Mercurio di Amélie Nothomb dove c'era una sala dalle pareti cremisi. Ce ne saranno altri millemila di casi. Sto leggendo Il circolo Pickwick per un motivo molto semplice, una trasmissione della Rai di anni fa, condotta da Alessandro Baricco, si chiamava proprio così e parlava di libri ovviamente. Titolo mutuato, un po' come l'Almayer mutuato da Conrad. Del resto se uno fa di cognome Rossi, può essere Paolo o Valentino, o Mario o Eustorgio, nessuno fiata più di tanto. Esisterà un posto al mondo, magari sulle spiagge dei mari del nord dove il cognome Almayer è molto comune. Del resto chissà quante zattere delle meduse di Gericault saranno esistite nella storia dell'umanità. Ermeneutica. Interpretazione. Anche le mucche del Wisconsin saranno d'accordo con tali ipotesi e, sicuramente, Hegel non si sognerà mai di contrariarsi per queste cose. Almeno, l'anima di Hegel. Al più si berrà un bicchiere di latte e se ne andrà a nanna come un fanciulletto. Al più kanterà un pochino, così gli passa e poi a nanna. Battutina da quarta ginnasio, touché.
Si discuteva sui cavalli da corsa e sulla loro regalità. Per quanto regali, sono spiriti liberi soffocati dalle brame di soldi e di potere degli esseri umani, pronti a cogliere la prima occasione per fuggire via, in giro per le piste dell'ippodromo di Agnano. Ricordo i momenti di gioia quando l'altoparlante dell'ippodromo annunciava un cavallo in libertà. Era difficile riprenderli e solo l'azione di gruppo di più persone, con un accerchiamento, o l'azione isolata di un folle temerario, poteva normalizzare la situazione. Io ero affascinato da quel momento di libertà provvisoria e vana riconquistata, un po' come Gerusalemme da parte dei difensori della cristianità al tempo delle crociate. Se ne saranno mossi di cavalli allora, tra feroci Saladini e assedi e saccheggi a Bisanzio, come nella quarta crociata da parte dei veneziani che ci volevano guadagnare qualcosa dalla crociata, da abili mercanti qual erano. Poi chiudevano gli ebrei nei ghetti vicino alle fonderie. Ma lasciamo stare.
I rapporti tra l'uomo e il cavallo, a partire dagli albori della storia, passando per Troia ai tempi in cui il cavallo era l'animale sacro a Poseidone e da secoli aveva surclassato i tori di Minosse e di Pasife, sono stati sempre molto cordiali e profondi. Un'amicizia profonda forse come quella coi lupi diventati cani da guardia e da caccia. Anche se questi ultimi mi danno l'idea dei pezzenti arricchiti per come l'ho scritto. Quindi i cani di piccola taglia, dai noti complessi di inferiorità, sarebbero dei nobili decaduti o famiglie in rovina modello Malavoglia verghiani. A giudicare da alcune faccine disperate... L'importante è non chiamare mai un cucciolo Bastianazzo, altrimenti dopo quattro pagine fa una brutta fine nella vasca da bagno.
Ai tempi di Troia, i cavalli erano però più sensibili di quelli di oggi. Ma anche permalosi, eh! A parte che potevano esternare quel che tenevano in corpo di velenoso quando nessuno se l'aspettava, ma mi vengono in mente i cavalli di Patroclo che piangono la morte del proprio padrone che vestiva con le armi del suo amato Achille. Povero Achille, l'uomo fatale dell'Iliade attorno al quale tutto ruota ma che alla fine sta sempre chiuso nella sua tenda nell'accampamento delle navi nere per dispetto contro Agamennone che gli aveva ciullato Briseide. Patroclo soltanto lo fece smuovere dalla forma del sedere sul suo sgabello, dopo la morte. Povero Achille, che trovo giusto rimproverare i cavalli di Patroclo di non avere portato via il loro padrone. Quelli già stavano tutti alterati per la perdita del padrone che dava loro da mangiare, poi si dovevano sentire pure Achille nelle orecchie, e allora gli predissero l'avvicinarsi della morte. Permalosi... l'ho detto.
Patroclo dava loro da mangiare. Avete idea di quanto costi, ancor più oggi, dare da mangiare ad un cavallo?! Anche uno non da corsa, semplicemente uno da maneggio... Almeno cinquecento euro al mese... Mica bazzecole. Ecco che ritorna Riccardo III. Il suo regno per un cavallo. Beh, non il mio regno, ma l'affitto della mia stanza nutre in parte un cavallo, quello della proprietaria di casa che ne ha uno a maneggio: una sorta di contrappasso equino, nel quale dopo avere mangiato dal sudore dei cavalli, ora è un cavallo a mangiare con le mie correnti di sudore, flussi impermanenti dettati dal travaglio, come direbbero i siculi, e altro che sole di York.
Nonostante ciò, a San Donato non si ci guarda in bocca, soprattutto se ci sono cavalli mantenuti dal mio sudore nei paraggi che vengono a riscuotere il pizzo (nell'accezione spagnola, dove significa affitto più o meno), ottimi nuotatori, evidentemente. Mi trovo a maledire l'amicizia con gli equini adesso, anche se poi non mi dispiacerebbe fare equitazione se non fosse per la paura di diventare superman. Qualche volta ci ho provato, giusto per sfizio, per una passeggiata montana. Ricordo i dolori alle gambe... Non ero esercitato. Chi fa maneggio ha gambe forti ed allenate. Avevo un'amica che faceva equitazione che aveva una presa di gambe che faceva paura ai tempi del liceo. Faceva equitazione da anni. Si divertiva a farsi prendere in spalla dagli altri e per scherzo li stringeva dietro la schiena. Una morsa tremenda. Era tutto per celia ovviamente, so che i maliziosi già staranno facendo 29+6 che fa 35 in condizioni normali, smorfia permettendo. Ma era tutto innocente, eravamo fanciulletti gai e puri allora. Non come in 007 missione Golden Eye, dove c'era la bella spia russa che stritolava tra le gambe i suoi amanti incauti che si presentavano a lei senza le dovute precauzioni, tipo armatura medievale, almeno i "pantaloni" di acciaio... Certo che se la spia russa avesse fatto equitazione equina, i cavalli, a vederla arrivare in maneggio, avrebbero sudato freddo... e ci sarebbe stata la necessità di fare iniezioni di un qualche calmante o qualche seduta di agopuntura agli agitati mammiferi ungulati di grossa taglia.
Queste parole e pensieri comico-realistici mi fanno venire in mente una scena di un film di Alberto Sordi dove lui interpreta un tale che va in vacanza con la moglie in giro per la città per il loro anniversario di matrimonio e vanno a vedere un film che si chiamava La cavalcata e lei sviene sbigottita dalle scene licenziose e oscene del film.
Per finire questo lungo intervento sulle ali del vento, cito un altro film, Febbre da cavallo, cult della mia infanzia da figlio di barbiere dell'ippodromo di Agnano, con la tris: "Soldatino, King e D'Artagnan".
Oppure: "Mon Amour, vincente!".
Una delirante poesia
A memoria d'insettoA chi chiedo l'asilo politico adesso? Se qualche superstite riesce a raccontare la propria funesta disavventura a propri simili si può scatenare un conflitto senza precedenti. Immagino scarafaggi con una tradizione orale che si tramandano poemi epici tipo Iliade ed Odissea... Potrei essere processato per crimini di guerra e genocidio... Mica siamo più ai tempi di Omero?! Torna, fa fuori i Proci ed Ulisse è il buono. Io finisco a L'Aia.
(ANSA) - TOKYO, 14 GIU - Anche negli insetti esistono riflessi condizionati dovuti alla memoria, simili a quelli degli animali superiori come i cani. A scoprire l'esistenza di un avanzato sistema di controllo neurale negli insetti e' stato un gruppo di ricercatori giapponesi. Secondo gli studiosi l'esperimento sugli scarafaggi e' stato il primo al mondo a confermare l'esistenza di riflessi condizionati anche in un sistema nervoso semplice come quello degli insetti. ![]() Sabbe dhamma anatta, sabbe shankara anicciaOggi voglio volgere un pensiero, semplicemente, a mio padre, scomparso due anni orsono. Grave e greve il dolore, ma i pensieri si fissano sulle piccole cose. Mi spiace non essermi trovato di fronte a lui a dirgli quanto l'abbia apprezzato e stimato e, viceversa, lui nei miei confronti. Ma l'abbiamo sempre saputo, entrambi.
E' triste quando poi non hai più la possibilità di dire una cosa ad una persona cara. E' triste quando la vita si scopre all'improvviso una battaglia contro titani. Spesso fa paura varcare il confine dell'ignoto... Diventare vuoto.
Io, a malappena, ho varcato la mia linea d'ombra. Preso dalla battaglia non mi ero fermato a pensare adeguatamente a tutto ciò. Lo stridere del metallo e i bagliori mi avevano fatto mettere tutto in un vaso.
Il tempo dà sempre le risposte, almeno si spera.
Per adesso mi sento vuoto.
La linea d'ombra
► Una delle opere più felici di Conrad, scritta nel 1917, gli anni della Prima Guerra Mondiale. Nel racconto che a tratti è toccante e misterioso, con semplicità l’autore narra le vicende di un ufficiale di Marina la suo primo comando. La vicenda è in parte autobiografica visto che anche Conrad appena trentenne ebbe il suo primo comando sul vapore Vidar.
Il giovane ufficiale si trova a vivere una situazione a dir poco tragica. La nave è costretta all’immobilità dalla bonaccia, l’intero equipaggio è vittima della febbre gialle, e in questa situazione al limite il giovane protagonista è costretto a compiere un viaggio, una crescita, un’esperienza che ha in sé l’intero simbolismo della vita.
Venti interminabili giorni attraverso i quali il giovane dovrà combattere contro le forze spietate della natura, prendere coscienza dei propri limiti e oltrepassare quella linea d’ombra quel confine inafferrabile che è il passaggio tra il ragazzo e l’uomo.
Joseph Conrad, pseudonimo di Konrad Korzeniovski, era figlio di un nobile polacco ma lasciò la terra d'origine a 16 anni per raggiungere Marsiglia. Lavorò per quattro anni su navi francesi, fino a quando entrò nella marina mercantile britannica raggiungendo il grado di capitano. Tra i suoi romanzi "Cuore di tenebra", "La linea d'ombra", "La follia di Almayer", "Lord Jim" e "Nostromo".
Ah, pollo!
Santi corazzatiQuesto fine settimana sono stato nella mia Milano. Sono stato in giro per la città a scattare foto, come avrete potuto notare dal nuovo album fotografico "Città di Milano". L'ho nominato così in memoria della nave del comandante Romagna che si recò alle Svalbard per le operazioni di salvataggio dell'equipaggio nel dirigibile Italia del comandante Nobile, nel 1928. In realtà, se tutto fosse dipeso da Romagna, povero Nobile... meno male per i rompighiaccio russi.
Ho usato questo nome per esprimere la mia imperitura condizione di straniero, esule ad Atene, come Pericle narrato dall'amico Plutarco, cane di Topolinarco. Condizione che mi ha fatto rispecchiare persino in Adriano Meis, l'alter ego del fu Mattia Pascal, che ho riletto di recente, dopo la prima lettura al terzo anno di liceo. Alla fine neppure mi dispiace questa sensazione, perché mi dà l'impressione di avere un qualcosa di grande da esplorare al di fuori della porta di casa. Sempre caro mi fu questo ermo Fantabosco.
San Licinio corazzato al duomo di Milano Ho avuto modo di incontrare di nuovo la Sò, in partenza per un'altra rocambolesca avventura e carica come un muletto del Rajasthan di libri, per le vie di Milano, fino ad arrivare da Fnac per la continua tentazione da parte del mondo stampato. Ho incontrato di nuovo anche Nicla, coordinatrice dell'associazione I ponti dell'arte, ma questa volta su territorio meneghino, assieme a sua sorella Rossana e a loro amici di ventura. Non c'era Giovanni dalle Bande Nere. Siamo stati venerdì sera al Kapuziner, tipico locale bavarese (in quanto appetitoso, incompresi crauti esclusi), e sabato a pranzo al centro di Milano tra i settecento metri tra san Babila e il duomo. Poi sono migrati verso sud ed io sono rimasto solo per la grande città a scattare 297 foto, appena un sesto del potenziale memoria-pile a mia disposizione. Sono salito sul duomo ed ho scattato miriadi di foto. Ho ammirato lo spettacolo di guglie e di particolari scolpiti, ma, da ingegnere accorto ed avveduto, anche i dispositivi di protezione delle opere dai fulmini, gli interventi di restauro del marmo (dei quali parlerò in un futuro post in quanto è un argomento che ho trattato nella scuola di specializzazione che frequento) e le corazze contro l'appollaiamento dei volatili... Gli escrementi dei volatili sono acidi e gli acidi attaccano gravemente il marmo... Lo so bene io che ho come avatar il David di Michelangelo.
Manco Homer Simpson o Peter Griffin...Se l'avessero fatto Aldo Giovanni e Giacomo nel loro prossimo film, sarebbe stata una scena memorabile, anche se politicamente e socialmente scorretta, quindi criticatissima. La realtà supera comunque ogni immaginazione, neppure Homer Simpson o Peter Griffin l'avrebbero potuto concepire in ore ed ore di brain-storming... TORONTO - Era andato al pub per un paio di birre e per evitare l'ennesima multa per guida in stato di ebbrezza aveva deciso di guidare la sedia a rotelle a motore della madre invalida. Ma la polizia lo ha fermato e nonostante l'insolito veicolo Patrick Shanahan, di Toronto, non ha potuto evitare un'altra incriminazione legata all'alcol. Shanahan, 35 anni, è stato intercettato dagli agenti mentre tornava a casa. A sirene spiegate, la polizia lo ha costretto a fermare la sedia a motore e un rapido controllo ha permesso di accertare che aveva bevuto troppo. Il giudice della corte provinciale David Wake, di fronte al quale Shanahan è comparso per l'incriminazione, lo ha definito un pericolo sulla strada per sé e per gli altri. L'uomo, che si é autodefinito alcolizzato, ha detto di aver bevuto tre birre: quando è stato fermato aveva un livello di alcol nel sangue quattro volte superiore al limite consentito. "Non ho bisogno di patente per guidare una sedia a rotelle, né di targa o assicurazione - ha protestato l'uomo - dunque, come posso essere accusato di guida pericolosa?". Ma non ha potuto evitare una multa di 600 dollari e adesso non potrà guidare alcun veicolo a motore per un anno (sedia compresa). Shanahan resterà in libertà vigilata per 18 mesi e sarà obbligato a sottoporsi a terapia per abuso di alcol. (ANSA) MichelangolaE' tempo di vari arrivederci qua a Milano. Prima Giovanna, poi Paola e ora Michelangelo. Michelangelo è il mio coinquilino di casa Cupiello, qua a San Donato. Lo è stato per ben sette mesi, ed ora parte per Luanda, Angola.
Beh a dire il vero, c'è stata pure la compaesana campana, Manuela, ma lei è stata trasparente, visto che l'unico motivo per il quale si è messa il contatto con me è stato solo quando ha dovuto cercare casa a Milano. Ognuno ha i propri modelli esistenziali. Evidentemente il suo mondo funziona così. Il saluto con Giovanna è avvenuto a Genova, sostanzialmente, quello di Paola ai Navigli e quello di Michelangelo davanti al V Palazzo uffici dell'Eni. Gelato nella nostra company town e poi ci ha portato a visitare il nuovo monolocale che condividerà ogni tre mesi per una decina di giorni con la sua ragazza. Molto carino e funzionale, il monolocale, ma suddiviso male, ci poteva uscire fuori un piccolo appartamento, con una migliore distribuzione degli spazi. Non commento poi i costi astronomici delle case a San Donato, forse a Brera le case costano di meno.
Strade dell'Est
Post idiotaSan Clemente è una delle chiese più antiche di Roma. La basilica inferiore è di notevole interesse grazie ai suoi affreschi di datazione paleocristiana. In essi sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti a san Clemente, terzo papa della cristianità, vissuto nel primo secolo (dopo Cristo ovviamente, eh eh eh, sarebbe complicato avere un papa prima di Cristo). In uno degli affreschi è raccontata la leggenda miracolistica del prefetto Sisinnio, il quale, arrabbiato a causa della conversione della propria moglie Teodora, la seguì con alcuni soldati, quando la trovò in una sala mentre assisteva ad una messa celebrata da Clemente, ordinò il suo arresto, ma Dio non lo permise accecando Sisinnio e i soldati. Il prefetto restò cieco fino al suo ritorno a casa. Nella parte inferiore dell'affresco, ci sono le più antiche espressioni murali espresse in una lingua intermedia fra il latino e il volgare, Fili de le pute traite e Fallite dereto colo palo, Carvoncele, si tratta dei discorsi fatti dai soldati accecati che portano via una colonna convinti che sia il papa. Le frasi colorite dei soldati costituiscono una testimonianza unica di volgare romanesco agli albori della lingua italiana, due secoli prima dei poeti federiciani di Sicilia e del Dolce Stil Novo fiorentino. Chiude la strip medioevale la sentenza di Clemente, questa volta in latino (anche se non purissimo): "Ex duritia cordis vestri saxa trahere meruistis!", "Per la durezza dei vostri cuori meritaste di trascinare pietre!". Fili de le pute traite e Fallite dereto colo palo, Carvoncele rappresenta quindi il primo esempio scritto della nostra lingua. Immagino archeologi tra mille anni, a valle di un ipotetico, e poco auspicabile, medioevo nucleare o post-meteorite gigante, che analizzeranno le scritte sui resti degli stadi oppure qualche conversazione tipo su messenger, salvata in qualche hard-disk sepolto in un ambiente protettivo da corrosioni varie e malanni. Come ricostruiranno i nostri usi e costumi se si imbattono in qualche modo in una conversazione tipo: Serena scrive: zio. Serena scrive: ... nando scrive: ciao Serena scrive: sono stata a farmi un lettino... Serena scrive: mi sono appicciata... nando scrive: povera nando scrive: un puparuolo nando scrive: [:d] Serena scrive: [:'(] nando scrive: ma brucia? Serena scrive: sulla pancia si... Serena scrive: ma mi sta bene... Serena scrive: sti strunzate che vado facendo... nando scrive: eh tu vuoi fare la strafiga nando scrive: [:p] nando scrive: tutta abbronzata Serena scrive: il fatto è che qui in giro Serena scrive: stanno tutti neri Serena scrive: mi hanno fatto venire voglia... nando scrive: extracomunitari? Serena scrive: hih nando scrive: [:d] Serena scrive: sì troppo fort'o zì nando scrive: sotto spirito Serena scrive: sotto alcool...lo chiamiamo Nandolino (dal fragolino) o Nandocello Serena scrive: (da limoncello) Serena scrive: ? nando scrive: preferisco lo cherry nando scrive: adoro le ciliege Serena scrive: quindi Serena scrive: comm t'amma chiamà? nando scrive: boh Serena scrive: ià Serena scrive: Nandolino Serena scrive: è bellell nando scrive: [:d] nando scrive: sembra un guappetto di vicolo nando scrive: un poco di buono Serena scrive: hih nando scrive: uno spacciatore di fumo fallito Serena scrive: questa conversazione per quanto è idiota meriterebbe di essere pubblicata... Serena scrive: hih nando scrive: [:d] nando scrive: tu non ce l'hai più il blog [:p] Serena scrive: c'è il tuo... Serena scrive: titolo Serena scrive: Un post idiota Che idea si faranno di noi e della nostra civiltà? Ai posteri l'ardua sentenza, tanto per usare una frase nuova di zecca. Tanto nel futuro post-atomico che ne sanno di chi è? ![]() Il miracolo dei miracoliSi dice che alle lucertole la coda ricresca se per caso essa viene persa durante l'aggressione di un predatore. In effetti, le lucertole hanno la capacità di autotomia e rigenerazione della coda. Non ho mai rotto le scatole alle lucertole, al massimo le catturavo per osservarle da piccolo, ma poi le lasciavo andare via. Poi il rapporto tra me e loro si incrinò quando una lucertola, dalle sembianze di ramarro, mi morse in una scena a dir poco caravaggesca. Studiavo Analisi matematica a casa di un mio amico in campagna ed una coppia di lucertole si infilò sotto al tavolo, io schizzai via dal terrore perché ero distratto e non avevo capito bene in un primo momento cosa fosse successo. Scagliai la sedia di plastica via, colpendo una delle due lucertole che perse la coda nell'impatto della sedia. La coda comincio a muoversi come se fosse stata un'altra piccola lucertola che si divincolasse. Le lucertole scapparono via. Un piccolo escamotage per salvare la pelle da parte loro. Lo stesso non accade per noi umani, come ben sappiamo... Oggi ho visto però un documentario della televisione della Svizzera italiana su un miracolo avvenuto in Spagna nel Seicento. Il documentario è un viaggio tra il sacro e il mistero per raccontare un prodigio ancora popolarissimo in Spagna, un fenomeno che sfida la ragione raccontato dal recente libro di Vittorio Messori "Il miracolo". Nella Spagna della metà del 1600 a Calanda ("comarca" dei Calatravos, monaci guerrieri) il contadino Miguel Juan Pellicer, devoto alla Vergine del Pilar di Saragozza, perde una gamba cadendo da una carro. L'arto gli ricrescerà 2 anni dopo, il 29 marzo 1640. Massimo Troisi in "Ricomincio da tre" impersona il personaggio di Gaetano che ha il padre che ha perso una mano e che prega perché gli ricresca. Gaetano evidentemente non era a conoscenza di questo caso, tra l'altro documentato da atti notarili voluti dall'Inquisizione Spagnola, sia sull'avvenuto miracolo che sull'identità del contadino. Il regista spagnolo Luis Buñuel era ateo, ma credeva in questo miracolo dei miracoli. Io sono sempre portato a trovare una spiegazione razionale o a pensare a qualche manomissione nella storia, tutto è vero fino a prova contraria, metodo scientifico. E' il mio limite, a meno di momenti metafisici e patafisici esistenziali. |
|
|