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L'uomo nero

 
 
L'uomo nero

Amico mio, amico mio,
Sono molto molto malato.
Io stesso non so da dove mi venga questo male.
Se sia il vento che sibila
Sul campo vuoto e deserto,
forse, come a settembre al boschetto,
È l’alcool che sgretola il cervello.

La mia testa sventola le orecchie,
Come fa un uccello con le ali.
La mia testa non è più capace
Di ciondolarsi sul collo.
Un uomo nero,
Nero, nero,
Un uomo nero
Si siede sul mio letto,
Un uomo nero
Non mi lascia dormire per tutta la notte.

L’uomo nero
Scorre il dito su un libro schifoso
E, con canto nasale sopra di me,
Come un monaco su un morto,
Mi legge la vita
Di un certo mascalzone e furfante,
Cacciando nell’anima angoscia e paura.
L’uomo nero
Nero, nero...

«Ascolta, ascolta, -
Mi farfuglia, -
Nel libro ci sono molti bellissimi
Pensieri e progetti.
Quest’uomo
Viveva nel paese
Dei più repellenti
Teppisti e ciarlatani.

In dicembre in quel paese
La neve è pura fino al demonio,
E le bufere mettono in moto
i più allegri filatoi.
Quell’uomo era un avventuriero,
Ma della marca migliore
La più alta.

Egli era elegante,
E per giunta poeta,
Anche se piccola,
Afferrava la sua forza,
E una certa donna,
Che aveva quarant’anni e passa,
Lui la chiamava puttanella
E insieme sua diletta».

«La felicità – diceva,–
È destrezza di mente e mani.
Tutte le anime maldestre
Sono note per la loro infelicità.
Non importa,
Se molti tormenti
Sono frutto di gesti
Tortuosi e menzogneri.

Nelle tempeste, nei temporali,
Nella gelida vita,
Nelle perdite gravi
E quando sei triste,
Apparire sorridente e semplice –
È l’arte più sublime del mondo».

«Uomo nero!
Non osare questo!
Tu non sei in servizio
Come un palombaro.
Che m’importa della vita
Di un poeta scandaloso.
Per favore, a qualcun altro
Leggi e racconta».

L’uomo nero
Mi guarda fisso.
E gli occhi si tingono
Di un vomito azzurro,
Quasi volesse dirmi,
Che io sono delinquente e ladro,
Che in modo svergognato e impudente
Ha derubato qualcuno.

………………………

Amico mio, amico mio
Sono molto molto malato.
Io stesso, non so da dove mi venga questo male.
Forse è il vento che sibila
Sul campo vuoto e deserto,
Forse, come a settembre al boschetto,
È l’alcool che sgretola il cervello.

Notte di gelo...
La pace al bivio è silenziosa
Sto solo alla finestra,
Non aspetto né amico né ospite
Tutta la pianura è ricoperta
Di una calce friabile e molle,
E gli alberi, come cavalieri,
Sono a raduno nel nostro giardino.

Da qualche parte piange
Un uccello notturno malefico.
I cavalieri di legno
Seminano un rumore di zoccoli.
Ecco di nuovo questa cosa nera
Che siede sulla mia poltrona,
Solleva un po’ il suo cilindro
E incurante butta all’indietro le falde del pastrano.

«Ascolta, ascolta! –
Mi fa con voce sgradevole, guardandomi in faccia,
Ancora più vicino
Ancora più vicino mi si inchina. –
Non avevo mai visto che qualche
Delinquente
In modo così inutile e sciocco
Soffrire d’insonnia.

Ah, forse mi sono sbagliato!
Perché adesso c’è la luna.
Di che cosa ancora ha bisogno
Questo piccolo mondo mezzo addormentato?
Forse, con le sue grosse cosce
“Lei” verrà di nascosto,
E tu le leggerai
La tua fiacca lirica ormai sfiatata?

Ah, io amo i poeti!
Gente divertente.
In loro trovo sempre
Una storia famigliare al cuore,
Come quella di una studentessa piena di brufoli
E di un mostro dai lunghi capelli
Che le parla dei cosmi,
Tutto bramoso di desiderio sessuale.

Non so, non ricordo,
In un villaggio,
Forse, in quel di Kaluga,
O forse, in quel di Rjazan’,
Viveva un ragazzo
In una semplice famiglia contadina,
Con i capelli gialli,
Con gli occhi azzurri…

Ed ecco che divenne adulto,
E per giunta poeta,
Anche se piccola
Afferrava la sua forza,
E una certa donna,
Che aveva quarant’anni e passa
Lui la chiamava puttanella,
E insieme sua diletta».

«Uomo nero!
Tu sei un pessimo ospite.
Questa fama di te
Da molto tempo corre in giro».
Sono furibondo, fuori di me,
E vola il mio bastone
Giusto addirittura contro il suo muso,
alla radice del naso…

……………………………

… La luna è morta,
Azzurreggia alla finestra l’alba.
Ah tu, notte!
Che m’hai combinato, notte?
Me ne sto in piedi qui col mio cilindro.
Non c’è nessuno con me.
Sono solo…
Con uno specchio in frantumi…
 
 

Sti villici!

 
Se una persona sta sullo stomaco, la si evita, in genere. Se poi comincia ad esserci un po' di esasperazione, le si può mandare a casa una testa di cavallo di peluche, giusto per dare un'indicazione di massima. Arrivare però a questo punto, rimettendoci pure acqua, gas, manifattura e i famosi antipasti della moglie di Totò (nel film Totò Peppino e i fuorilegge), mi sembra eccessivo. La carne umana è pesante, si mette sullo stomaco... Sti villici! (cito la Smorfia di Troisi)
 
 

 
 
DUBAI - Hanno ucciso, e poi cotto e mangiato la loro vittima. Ma non sono riusciti a cancellare tutte le prove perché un dito accusatore è stato individuato nello stomaco di uno dei presunti assassini. Stando al quotidiano Al Sharq tutto ciò sarebbe accaduto in Qatar, dove l'episodio di cannibalismo è il primo mai riportato nella storia del Paese e forse il primo della regione.

Un uomo, che informazioni di stampa non confermate indicano di nazionalità vietnamita, si era recato in ospedale per disturbi intestinali. In un primo momento diagnosticato come intossicazione alimentare, il malessere del paziente ha dovuto essere rivisto e corretto dopo che la radiografia ordinata dai medici ha rivelato un dito umano nel suo stomaco. Immediate le indagini, attraverso le quali sarebbe emerso che quattro vietnamiti avrebbero ucciso un loro collega nepalese e che per disfarsi di cadavere e prove lo avrebbero cucinato e mangiato. I quattro sono stati accusati di cannibalismo e dovranno rispondere dell'imputazione davanti alla Corte d'Assise dell'emirato petrolifero.

L'ambasciata del Nepal a Doha tuttavia, riferisce il Gulf Times, non esclude che l'intero caso sia una montatura. La rappresentanza diplomatica ha contattato i funzionari di polizia che stanno conducendo le indagini, i quali hanno assicurato che i fatti riportati dalla stampa "sono solo pettegolezzi". 
 
 

Lotte intestine

 

La gestione del mio tempo assume sempre più le dimensioni di una tragedia greca di Eschilo. Mi riduco sempre alla fine nel fare le cose necessarie e finisco col fare le corse nel farle, pregiudicando anche la qualità di esse. Mi rendo conto sempre che avrei potuto farle prima e meglio. Se non mi facessi prendere da un certo lassismo, potrei fare di più. Potrei migliorare la mia condizione esistenziale. Sempre stato così, devo lottare contro me stesso, lotte intestine, combattute senza fagioli.

 

Ho fatto riferimento ai Sette contro Tebe per miei motivi affettivi nei confronti di questa tragedia di Eschilo, mi ricorda i bei tempi andati, di quando si discuteva di bene e di male.

 

Scatuozzo o scartiloffista?

Una vita difficile, il profumo del mare, quando davo dispiaceri ai genitori,  quando io sbagliavo… Manniti… Manniti di Riale, forse tutto attaccato.

(Lello Arena in No grazie, il caffè mi rende nervoso)

 

 

 

 

Eteocle e Polinice di Giambattista Tiepolo

 

 

Cariati in viaggio

 
Un giorno potremmo tutti avere i motori delle auto con le carie? Prima di immettere sul mercato tanto lavoro per i dentisti, che economici di norma non sono, e per i meccanici, che manco scherzano, io ci penserei bene. E poi zucchero di... canna, il più trasgressivo! Con motori così, sai che viaggi! Viaggi spirituali... e con tanto rum, visto che si ricava dalla canna da zucchero.
Gli abitanti di Cariati avranno inoltre un motivo in più per vantarsi. Chissà se un giorno faranno un gemellaggio con San Donato dove non si guarda in bocca...
Comunque, scherzi e lazi a parte, signori cari, qua il petrolio prima o poi finirà ed è una risorsa che già oggi comincia ad essere troppo preziosa per essere bruciata, in quanto essa costituisce il punto di partenza per le più diverse industrie oggi: plastiche, fibre e tessuti, industria chimica in generale, ecc ecc... Bisogna pensare sul serio al futuro... Ma sul serio proprio...
 

Canna da zucchero

 
DALLO ZUCCHERO NUOVO BIOCARBURANTE
 
ROMA - Il momento in cui potremo fare alle automobili il pieno di zucchero è un po' più vicino: i ricercatori dell'università americana del Wisconsin hanno sviluppato un nuovo metodo per ottenere dal fruttosio un carburante molto più efficiente del bioetanolo. Lo studio è descritto da un articolo sulla rivista Nature. Il processo sviluppato dai ricercatori americani produce, a partire dallo zucchero ricavato dalle biomasse, una molecola chiamata dimetilfurano, che contiene il 40% di energia in più rispetto all'etanolo: "Attualmente, l'etanolo è l'unico biocarburante prodotto su larga scala - spiega James Dumesic, che ha condotto lo studio - ma ha molte limitazioni: ha un contenuto di energia relativamente basso, evapora rapidamente e viene facilmente contaminato dall'acqua. Inoltre il processo per distillarlo è molto costoso in termini energetici. Con il dimetilfurano questi problemi vengono superati". Il metodo prevede due fasi: lo zucchero viene trasformato in un intermedio, l'Hmf, che poi viene a sua volta convertito nella molecola finale. Questo secondo passaggio è quello innovativo descritto da Nature: per farlo avvenire più velocemente e in maniera più efficace i ricercatori hanno sviluppato un nuovo catalizzatore a base di rame e rutenio. "Ci sono ancora dei particolari da mettere a punto - spiega ancora Dumesic - ma abbiamo dimostrato che è possibile ottenere un carburante dalle biomasse che ha la stessa densità energetica del petrolio". (ANSA)
 
 

La soggettiva del pollo arrosto

 
 
E' la soggettiva del pollo arrosto
che senza testa pensa più di prima
la sua coscienza rimane sveglia
giudica tutto quello che passa
E' la soggettiva del pollo arrosto
che guarda il mondo mentre si gira
tra le ditate degli affamati
che ormai si leccano la vetrina
è già mezzogiorno con le patate dell'altro ieri risuscitate dal forno
E' sopravvissuto ai meteoriti ai pesticidi, alle polmoniti
agli uragani, agli attentati
e anche alla lama che lo trapassa
E' la soggettività del pollo arrosto
e va da questo a quel marciapiede
dove i segnali appesi ai pali hanno le scritte metà in cinese
E' venuta l'ora della sua resa,
calata l'ombra l'insegna è accesa
sul niente...
Non ha bisogno di avere il ciak
per dare inizio a una realtà
che ha protagonisti inconsapevoli di esserlo
Non c'è nemmeno necessità di effetti speciali in questa città
perchè c'è già abbastanza agitazione e panico
da vincere un oscar
E' la prospettiva che si ribalta
nella clessidra appesa con lo spago
scende giù in fretta il filo di sabbia per la strettoia
il tempo scivola
non ha memoria del suo passato
ma sa che fine indegna lui farà
se per controllo viene ispezionato
la coscia destra è sotto la norma
E' la soggettività del pollo arrosto
e va da questo a quel marciapiede
nel paradiso dei fumatori e dei polmoni trattati bene
è venuta l'ora della sua resa, calata l'ombra l'insegna è accesa
E' venuta l'ora della sua resa, calata l'ombra l'insegna è accesa
sul niente...
Non ha bisogno di avere il ciak
per dare inizio a una realtà
che ha protagonisti inconsapevoli di esserlo
Non c'è nemmeno necessità di effetti speciali in questa città
perchè c'è già abbastanza agitazione e panico
da vincere un oscar
E' la soggettiva del pollo arrosto
che senza testa pensa più di prima
la sua coscienza rimane sveglia
giudica tutto quello che passa
 
(Samuele Bersani, L'aldiqua' 2006)
 
 

 

 
(foto del pollo col termometro da www.pieroviscardi.it)
 
 

Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu

 
 
ACCAVALLARE GAMBE FA ALZARE PRESSIONE DEL 4%
 
MILANO - Non farà di certo venire il fiatone a nessuno, ma il semplice gesto di accavallare le gambe è più faticoso di quanto si pensasse. Tanto che, quando ci si siede appoggiando una gamba sull'altra, non solo la pressione media del sangue si alza del 4%, ma il lavoro del cuore aumenta dell'8,5% (pompando così una quantità di sangue maggiore), mentre la frequenza cardiaca si riduce del 2,4%. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori dell'università di Nijmegen (Olanda), con uno studio presentato al meeting della Società europea di ipertensione, in corso in questi giorni a Milano. I ricercatori hanno studiato 102 persone tra i 38 e i 68 anni, sia ipertesi che sani. A tutti hanno misurato la pressione, con uno strumento che si applica a un dito e che monitorizza un battito per volta, mentre accavallavano le gambe. E hanno scoperto che la pressione si alza per tutti allo stesso modo, che siano giovani o vecchi, uomini o donne, grassi o magri. Sale un po' di più solo a chi soffre anche di diabete. L'innalzamento di pressione, comunque, è minimo: se una persona ha come valori 80-120, quando incrocia le gambe può arrivare ad avere la pressione a 84-124. Troppo poco, insomma, per preoccuparsi. (ANSA)
 
 

 

 

Lo strato limite turbolento dei miei pensieri


Quando un liquido scorre intorno ad un oggetto, come, ad esempio, un fiume intorno ad un pilone di un ponte che lo attraversa, oppure lo stesso fiume intorno ad una persona che vi si bagna, sembra scivolare via e quell'acqua, che ha bagnato il pilone o la persona, sembra scomparire via, per sempre. Il buon Eraclito, magari, faceva il bagno in un fiume e avrà rimuginato su questo a suo tempo, perché magari un tizio si lavava con della spuma di sciampagna (ad ascoltare la televisione sembra sia stata creata prima della comparsa dei mammiferi) un po' più a monte di lui e si vedeva arrivare schiuma e altro addosso. Alla fine se ne uscì col suo panta rei, tutto scorre.
Ma Eraclito non era un buon fluidodinamico. In verità, fino a Navier e Stokes, due saggi uomini di scienza, che inventarono le leggi della fluidodinamica che ancora oggi utilizziamo, tutti erano convinti che l'acqua corresse via, mentre un sottilissimo strato, in realtà, rimane maggiormente appiccicato al pilone o alla pelle con uno strato sottilissimo che resta addirittura appiccicato, ed è sempre lo stesso a bagnarli. Sembra una cosa di poco conto, pure perché lo strato aderente, in dipendenza della velocità del fluido, è tanto più sottile quanto più esso è veloce. E' il cosiddetto strato-limite. Uno strato che rimane nelle immediate vicinanze del corpo immerso e scorre via molto lentamente, fino al limite, quello aderente, a rimanervi legato, adsorbito, come direbbe un chimico.
Le leggi che descrivevano il moto dei fluidi fino a Navier e Stokes trascuravano questo fenomeno, tanto che il buon D'Alembert, ingegnere valente e matematico, si accorse che le leggi di Eulero, applicate sino ad allora per descrivere il moto dei fluidi, prevedevano una spinta sui piloni o sulle persone immerse in un fiume pari a zero. Cioè una persona immersa nel fiume non lo sentiva assolutamente scorrergli attorno, un pilone troppo esile non sarebbe mai crollato e la pala di un mulino non si sarebbe mai accorta dell'acqua che la spingeva. Un chiaro paradosso con quello che avviene nella realtà. D'Alembert non risolse mai il problema, i posteri poi capirono. L'errore era proprio nel non considerare lo strato limite nel moto del fluido.
Pensavo a questa cosa sotto la doccia. E pensavo che un sottile strato d'acqua rimane sempre sulla pelle, se non intervengo a strofinare. Pensavo ad Eraclito e al suo panta rei, pensavo che non tutto scivola via e la parte più vorticosa del flusso che ci investe è proprio quella più vicina a noi. Pensavo che esiste uno strato d'acqua sempre appiccicato a noi se non si interviene con spugna e sapone. Eraclito vedeva al flusso potenziale, io mi soffermo sul minimalismo esistenzialista delle cose più immediate alla mia pelle, il mio strato limite. Poi mi sono guardato nello specchio ed ho chiesto al mio riflesso, con aria perplessa: "Ma perché non hai fatto l'idraulico nella vita invece del fluidodinamico? Pensa a quanta beatitudine dettata dall'assenza di pensieri che incrostano la materia grigia...".





Cose turche

 
 
Sin dalla più tenera infanzia, sono sempre stato un estimatore ed ammiratore degli Etruschi. Col tempo è diventata una passione che si è rivolta anche alle altre popolazioni italiche, in primis i Sanniti e le varie colonie della Magna Grecia. L'interesse per queste civiltà si è rafforzato man mano che recuperavo materiale sulla storia della mia terra... Campani, Micenei, Etruschi, Greci, Sanniti e infine Romani. Almeno per rimanere in età classica, perché poi ho seguito la storia di Napoli fino ai giorni nostri. Gran parte degli attuali miei interessi per la storia e l'archeologia sono nati da questo nucleo iniziale, nel quale gli Etruschi hanno fatto la parte del leone, o meglio, della chimera, per rimanere in tema.
Qualcuno a me molto caro, dagli occhi colore del mare Nero, arabesco omerico, ha sempre osteggiato (benevolmente) questi miei interessi per le civiltà antiche, soprattutto quelle italiche, anche le più "rozze". Adesso viene fuori che gli Etruschi (anche se poi era una delle ipotesi più accreditate, anche per la loro bravura nell'arte orafa molto simile a quella della Scitia) vengono dalla Turchia. Sono felice di questo. Adesso gli Etruschi sono più vicini a colei che (benevolmente) mi prende in giro.
 
 

 
 
 
ETRUSCHI VENUTI DALLA TURCHIA, LO DICE IL DNA DEI TOSCANI
 
ROMA - 'Tracce turche' nel Dna dei Toscani sciolgono un rebus rimasto irrisolto da tempo immemore: gli Etruschi venivano dalla Turchia del Sud, ovvero dall'Anatolia. La loro origine, tanto a lungo dibattuta tra diverse teorie, potrebbe dunque aver trovato una collocazione definitiva grazie allo studio presentato alla conferenza annuale della Società Europea di Genetica Umana in corso a Nizza dal Professor Alberto Piazza dell'Università di Torino che ha dedicato anni a questa ricostruzione storica mediante gli strumenti della genetica. La cultura Etrusca, che dominò i territori dell'attuale Toscana a partire dal 1000 AC circa, era piuttosto dissimile dalle civiltà che nello stesso periodo abitavano il resto d' Italia. E' quindi fin dall'antichità che si susseguono teorie sull'origine del popolo etrusco. Tra queste, tre erano le più accreditate: che gli Etruschi venissero dall'Anatolia come voleva lo storico greco Erodoto, che fossero autoctoni della regione, infine che provenissero dal Nord Europa. Piazza ha usato il suo strumento principe per rispondere all'annoso quesito: l'analisi del Dna, prendendo campioni di individui abitanti a Murlo e Volterra, due dei più importanti siti archeologici della civiltà etrusca, e Casentino, al confine con un'area dove questa civiltà è stata ben preservata.

"Sapevamo che gli abitanti di queste aree - spiega Piazza - sono geneticamente differenti da quelli delle regioni limitrofe", probabilmente perché portatori di antiche origini etrusche. Su questa base l'equipe di Piazza ha scelto un campione ad hoc, di persone abitanti in quei luoghi da diverse generazioni. In particolare lo studio si è basato su un campione maschile di individui il cui Dna è stato confrontato con quello di maschi dell'isola greca Lemnos, di Sicilia, Sardegna, Italia del Nord, Medio Oriente, Turchia. Da questo confronto è emerso che gli abitanti della Toscana, ovvero coloro che sono considerati i discendenti degli Etruschi, somigliano più di tutti ai Turchi. "In particolare - spiega Piazza - una precisa variante genetica trovata nel campione di Murlo era condivisa unicamente da persone provenienti dalla Turchia". Questo studio conferma i risultati di precedenti analisi del Dna compiute su un campione di donne per ricostruire il ramo filogenetico femminile, e conferma la teoria di Erodoto secondo cui gli Etruschi sbarcarono dall'Anatolia e approdarono sulle coste italiane per sfuggire ad una lunga carestia. (ANSA)
 
 

Il circolo PickIndolor

Ormai l’inverno del nostro travaglio, s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York. Se mi chiamassi Riccardo, plasmato da "rozzi stampi" e "deforme, monco", privo della minima attrattiva per "far lo sdilinquito bellimbusto davanti all’ancheggiar d’una ninfa", mi preoccuperei per le mie sorti intravedendo una guerra delle due rose e una lotta all'ultimo sangue col conte di Richmond. Implorerei di avere un cavallo per il mio regno. Ma io non sono Riccardo. Fortunatamente. Pure perché non c'è sfiga peggiore di ritrovarsi come protagonista in una tragedia di Shakespeare. Però i cavalli hanno sempre avuto un ruolo chiave nella mia vita.
Se l'evoluzione non li avesse generati, oltre all'inevitabile mutamento della storia (i Romani a giraffa, in quanto "a cavallo" non avrebbe alcun senso, sulle giraffe non ce li vedo di certo), io non sarei qui e non sarei quel che sono oggi. I cavalli hanno fortemente contribuito al mio sviluppo, in quanto hanno generato il sostentamento per farmi crescere. Non come i mongoli, che ne succhiavano il sangue quando erano nel deserto, ma perché mio padre lavorava nel contesto dell'ippica e da questo deriva tutto.
In realtà ho cominciato ad apprezzare gli equini solo da pochi anni, prima avevano la stessa valenza delle mucche da latte per quanto mi riguardava, almeno questa era la visione che avevo ereditato dal saggio genitore, il quale apprezzava la loro esistenza, ma aveva un rapporto estremamente diluito con zoccoli e crini, in quanto in realtà lui si occupava di terziario, servizi. Mungere un cavallo non ha senso, almeno nella nostra cultura, ma del resto c'è chi mangia formaggio di cammella al mondo. C'è anche chi brucia lo sterco di cammello per cucinare e riscaldarsi, ma questa è un altra storia. C'è anche chi raccoglie bacche di caffè digerite dai cammelli, dallo sterco, ma questa è ancora un'altra storia. Comunque, le mucche producono un latte migliore delle cavalle. Al massimo, il latte più esotico che abbia bevuto è stato quello di capra, UHT per giunta. Un giorno, quando assaggerò il latte di cammella o quello di foca monaca (il latte di una foca monaca mi rende inquieto, se non fosse altro per l'associazione di idee che ne viene fuori), potrò eleggermi all'olimpo dei bevitori di latti strani, un po' come Romolo e Remo. Sarà una bella gara a cavallo dei secoli.
Gli equini da corsa sono regali, plasmati dall'allenamento e da chissà quali molecole, tanto da meritare manti di porpora di Tiro, anche se poi non sono cavalli da tiro, banali coincidenze. Al massimo per evitare tali banalità, assegnerò d'ufficio un manto cremisi ai cavalli da corsa. Colore meno regale della porpora, ma dal suo fascino. Cremisi è un colore strano che gli scrittori usano forse per darsi delle arie nelle loro storie. Mi vengono in mente Dickens ne Il circolo Pickwick, giusto perché è in lettura, e Mercurio di Amélie Nothomb dove c'era una sala dalle pareti cremisi. Ce ne saranno altri millemila di casi. Sto leggendo Il circolo Pickwick per un motivo molto semplice, una trasmissione della Rai di anni fa, condotta da Alessandro Baricco, si chiamava proprio così e parlava di libri ovviamente. Titolo mutuato, un po' come l'Almayer mutuato da Conrad. Del resto se uno fa di cognome Rossi, può essere Paolo o Valentino, o Mario o Eustorgio, nessuno fiata più di tanto. Esisterà un posto al mondo, magari sulle spiagge dei mari del nord dove il cognome Almayer è molto comune. Del resto chissà quante zattere delle meduse di Gericault saranno esistite nella storia dell'umanità. Ermeneutica. Interpretazione. Anche le mucche del Wisconsin saranno d'accordo con tali ipotesi e, sicuramente, Hegel non si sognerà mai di contrariarsi per queste cose. Almeno, l'anima di Hegel. Al più si berrà un bicchiere di latte e se ne andrà a nanna come un fanciulletto. Al più kanterà un pochino, così gli passa e poi a nanna. Battutina da quarta ginnasio, touché.
Si discuteva sui cavalli da corsa e sulla loro regalità. Per quanto regali, sono spiriti liberi soffocati dalle brame di soldi e di potere degli esseri umani, pronti a cogliere la prima occasione per fuggire via, in giro per le piste dell'ippodromo di Agnano. Ricordo i momenti di gioia quando l'altoparlante dell'ippodromo annunciava un cavallo in libertà. Era difficile riprenderli e solo l'azione di gruppo di più persone, con un accerchiamento, o l'azione isolata di un folle temerario, poteva normalizzare la situazione. Io ero affascinato da quel momento di libertà provvisoria e vana riconquistata, un po' come Gerusalemme da parte dei difensori della cristianità al tempo delle crociate. Se ne saranno mossi di cavalli allora, tra feroci Saladini e assedi e saccheggi a Bisanzio, come nella quarta crociata da parte dei veneziani che ci volevano guadagnare qualcosa dalla crociata, da abili mercanti qual erano. Poi chiudevano gli ebrei nei ghetti vicino alle fonderie. Ma lasciamo stare.
I rapporti tra l'uomo e il cavallo, a partire dagli albori della storia, passando per Troia ai tempi in cui il cavallo era l'animale sacro a Poseidone e da secoli aveva surclassato i tori di Minosse e di Pasife, sono stati sempre molto cordiali e profondi. Un'amicizia profonda forse come quella coi lupi diventati cani da guardia e da caccia. Anche se questi ultimi mi danno l'idea dei pezzenti arricchiti per come l'ho scritto. Quindi i cani di piccola taglia, dai noti complessi di inferiorità, sarebbero dei nobili decaduti o famiglie in rovina modello Malavoglia verghiani. A giudicare da alcune faccine disperate... L'importante è non chiamare mai un cucciolo Bastianazzo, altrimenti dopo quattro pagine fa una brutta fine nella vasca da bagno.
Ai tempi di Troia, i cavalli erano però più sensibili di quelli di oggi. Ma anche permalosi, eh! A parte che potevano esternare quel che tenevano in corpo di velenoso quando nessuno se l'aspettava, ma mi vengono in mente i cavalli di Patroclo che piangono la morte del proprio padrone che vestiva con le armi del suo amato Achille. Povero Achille, l'uomo fatale dell'Iliade attorno al quale tutto ruota ma che alla fine sta sempre chiuso nella sua tenda nell'accampamento delle navi nere per dispetto contro Agamennone che gli aveva ciullato Briseide. Patroclo soltanto lo fece smuovere dalla forma del sedere sul suo sgabello, dopo la morte. Povero Achille, che trovo giusto rimproverare i cavalli di Patroclo di non avere portato via il loro padrone. Quelli già stavano tutti alterati per la perdita del padrone che dava loro da mangiare, poi si dovevano sentire pure Achille nelle orecchie, e allora gli predissero l'avvicinarsi della morte. Permalosi... l'ho detto.
Patroclo dava loro da mangiare. Avete idea di quanto costi, ancor più oggi, dare da mangiare ad un cavallo?! Anche uno non da corsa, semplicemente uno da maneggio... Almeno cinquecento euro al mese... Mica bazzecole. Ecco che ritorna Riccardo III. Il suo regno per un cavallo. Beh, non il mio regno, ma l'affitto della mia stanza nutre in parte un cavallo, quello della proprietaria di casa che ne ha uno a maneggio: una sorta di contrappasso equino, nel quale dopo avere mangiato dal sudore dei cavalli, ora è un cavallo a mangiare con le mie correnti di sudore, flussi impermanenti dettati dal travaglio, come direbbero i siculi, e altro che sole di York.
Nonostante ciò, a San Donato non si ci guarda in bocca, soprattutto se ci sono cavalli mantenuti dal mio sudore nei paraggi che vengono a riscuotere il pizzo (nell'accezione spagnola, dove significa affitto più o meno), ottimi nuotatori, evidentemente. Mi trovo a maledire l'amicizia con gli equini adesso, anche se poi non mi dispiacerebbe fare equitazione se non fosse per la paura di diventare superman. Qualche volta ci ho provato, giusto per sfizio, per una passeggiata montana. Ricordo i dolori alle gambe... Non ero esercitato. Chi fa maneggio ha gambe forti ed allenate. Avevo un'amica che faceva equitazione che aveva una presa di gambe che faceva paura ai tempi del liceo. Faceva equitazione da anni. Si divertiva a farsi prendere in spalla dagli altri e per scherzo li stringeva dietro la schiena. Una morsa tremenda. Era tutto per celia ovviamente, so che i maliziosi già staranno facendo 29+6 che fa 35 in condizioni normali, smorfia permettendo. Ma era tutto innocente, eravamo fanciulletti gai e puri allora. Non come in 007 missione Golden Eye, dove c'era la bella spia russa che stritolava tra le gambe i suoi amanti incauti che si presentavano a lei senza le dovute precauzioni, tipo armatura medievale, almeno i "pantaloni" di acciaio... Certo che se la spia russa avesse fatto equitazione equina, i cavalli, a vederla arrivare in maneggio, avrebbero sudato freddo... e ci sarebbe stata la necessità di fare iniezioni di un qualche calmante o qualche seduta di agopuntura agli agitati mammiferi ungulati di grossa taglia.
Queste parole e pensieri comico-realistici mi fanno venire in mente una scena di un film di Alberto Sordi dove lui interpreta un tale che va in vacanza con la moglie in giro per la città per il loro anniversario di matrimonio e vanno a vedere un film che si chiamava La cavalcata e lei sviene sbigottita dalle scene licenziose e oscene del film.
Per finire questo lungo intervento sulle ali del vento, cito un altro film, Febbre da cavallo, cult della mia infanzia da figlio di barbiere dell'ippodromo di Agnano, con la tris: "Soldatino, King e D'Artagnan".
Oppure: "Mon Amour, vincente!".

L'orrore che molti provano oggi all'idea di costringere altri esseri umani a lavorare sotto lo schiocco della frusta, come un tempo era costume in molte parti del mondo, è un orrore sincero, e un ritorno a quella pratica, nelle attuali condizioni sociali, non sarebbe mai approvato; ma non si prova alcun orrore all'idea di costringere un cavallo a lavorare a colpi di frusta, spettacolo a cui, anche in quest'epoca illuminata, si assiste in tutto il mondo civilizzato. Solo quando la fustigazione del cavallo-schiavo sarà universalmente e risolutamente messa al bando come quella dell'uomo-schiavo si potrà dire che la società sta davvero iniziando ad accorgersi di cosa realmente la crudeltà implichi, e qualche speranza della sua definitiva scomparsa sarà concepibile.
George Riley Scott


Una delirante poesia

 
 
La coincidenza è logica, di trovarti qua lo sapevo già in anticipo
Avevo un numero e l’ho perso, poi ho lasciato la tua fotografia su ogni tavolo
fino a che per caso un giorno ho letto un ritaglio che ti riguardava
In poche parole eccomi a sorprenderti,
torno in qualità di vecchio scheletro
intrappolato nella trincea, dissotterrato da una marea
ho superato ogni ostacolo
e sono finalmente riemerso fuori nell’ossigeno
E’ un racconto inedito da vivere prima di stenderlo
come cemento sopra le righe dritte sulle pagine da capo a margine
sarebbe inchiostro che non si imprime più
si è seccato ormai molti anni fa al primo capitolo
Un viaggio fermo in biglietteria fissato per scappare via
dalle barriere che si alzano
non servirebbe a niente adesso se non fosse valido
E’ un racconto inedito da leggerci negli occhi aprendoli
e non delimiterei un confine
prima di ripetere certe abitudini
togliamo ai gambi tutte le spine
E’ una delirante poesia in febbre leggera che ti regalo…
Devo mettermi a pensare quale piano alternativamente avrei
ma è impossibile fermare un’ asteroide quando è in transito
Cambi sempre titolo per non decidere, il sole intanto fatica a uscire
resta dietro la riunione delle nuove raccolte in alto sul campanile
Cambi sempre titolo per non decidere, non metti il punto per non finire
mentre avanzi a piedi scalzi nel disordine, io ti avviluppo con le mie spire
 
(Samuele Bersani, L'aldiqua 2006)
 
 
 
 
 
 
 
 

A memoria d'insetto


A chi chiedo l'asilo politico adesso? Se qualche superstite riesce a raccontare la propria funesta disavventura a propri simili si può scatenare un conflitto senza precedenti. Immagino scarafaggi con una tradizione orale che si tramandano poemi epici tipo Iliade ed Odissea... Potrei essere processato per crimini di guerra e genocidio... Mica siamo più ai tempi di Omero?! Torna, fa fuori i Proci ed Ulisse è il buono. Io finisco a L'Aia.


Anche scarafaggi hanno la memoria
Avrebbero riflessi condizionati simili a quelli dei cani

(ANSA) - TOKYO, 14 GIU - Anche negli insetti esistono riflessi condizionati dovuti alla memoria, simili a quelli degli animali superiori come i cani. A scoprire l'esistenza di un avanzato sistema di controllo neurale negli insetti e' stato un gruppo di ricercatori giapponesi. Secondo gli studiosi l'esperimento sugli scarafaggi e' stato il primo al mondo a confermare l'esistenza di riflessi condizionati anche in un sistema nervoso semplice come quello degli insetti.





Sabbe dhamma anatta, sabbe shankara aniccia

 
Oggi voglio volgere un pensiero, semplicemente, a mio padre, scomparso due anni orsono. Grave e greve il dolore, ma i pensieri si fissano sulle piccole cose. Mi spiace non essermi trovato di fronte a lui a dirgli quanto l'abbia apprezzato e stimato e, viceversa, lui nei miei confronti. Ma l'abbiamo sempre saputo, entrambi.
E' triste quando poi non hai più la possibilità di dire una cosa ad una persona cara. E' triste quando la vita si scopre all'improvviso una battaglia contro titani. Spesso fa paura varcare il confine dell'ignoto... Diventare vuoto.
Io, a malappena, ho varcato la mia linea d'ombra. Preso dalla battaglia non mi ero fermato a pensare adeguatamente a tutto ciò. Lo stridere del metallo e i bagliori mi avevano fatto mettere tutto in un vaso.
Il tempo dà sempre le risposte, almeno si spera.
 

 
Per adesso mi sento vuoto.
 
 

La linea d'ombra

La linea d'ombra
la nebbia che io vedo a me davanti
per la prima volta nella vita mia mi trovo
a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo
mi offrono un incarico di responsabilità
portare questa nave verso una rotta che nessuno sa
è la mia età a mezz'aria
in questa condizione di stabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto
mi giro e mi rigiro sul mio letto
mi muovo col passo pesante in questa stanza umida
di un porto che non ricordo il nome
il fondo del caffè confonde il dove e il come
e per la prima volta so cos'è la nostalgia la commozione
nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione
per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone
è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione
senza preoccupazione
soltanto fare ciò che c'è da fare
e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare.

Mi offrono un incarico di responsabilità
mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante
e che il carico è segreto ed importante
il pensiero della responsabilità si è fatto grosso
è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto
di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura
cosa sarò? dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio
lui giovane io vecchio
le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio
"la vita non è facile ci vuole sacrificio
un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione"
arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione
e adesso è questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione
guardando il cielo un senso di oppressione
ma è la mia età
dove si guarda come si era
e non si sa dove si va, cosa si sarà
che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto
e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare
mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo
l'astrologia che mi racconta il cielo
galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare.
Mi offrono un incarico di responsabilità
non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto
se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare
ma bella da esplorare
provare a immaginare come sarò quando avrò attraversato il mare
portato questo carico importante a destinazione
dove sarò al riparo dal prossimo monsone
mi offrono un incarico di responsabilità
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire
getterò i bagagli in mare studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte
e quando passerà il monsone dirò "levate l'ancora
diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione
questa è la decisione."
(La linea d'ombra, Jovanotti, L'albero 1997)

Una delle opere più felici di Conrad, scritta nel 1917, gli anni della Prima Guerra Mondiale. Nel racconto che a tratti è toccante e misterioso, con semplicità l’autore narra le vicende di un ufficiale di Marina la suo primo comando. La vicenda è in parte autobiografica visto che anche Conrad appena trentenne ebbe il suo primo comando sul vapore Vidar.

Il giovane ufficiale si trova a vivere una situazione a dir poco tragica. La nave è costretta all’immobilità dalla bonaccia, l’intero equipaggio è vittima della febbre gialle, e in questa situazione al limite il giovane protagonista è costretto a compiere un viaggio, una crescita, un’esperienza che ha in sé l’intero simbolismo della vita.

Venti interminabili giorni attraverso i quali il giovane dovrà combattere contro le forze spietate della natura, prendere coscienza dei propri limiti e oltrepassare quella linea d’ombra quel confine inafferrabile che è il passaggio tra il ragazzo e l’uomo.

Joseph Conrad, pseudonimo di Konrad Korzeniovski, era figlio di un nobile polacco ma lasciò la terra d'origine a 16 anni per raggiungere Marsiglia. Lavorò per quattro anni su navi francesi, fino a quando entrò nella marina mercantile britannica raggiungendo il grado di capitano. Tra i suoi romanzi "Cuore di tenebra", "La linea d'ombra", "La follia di Almayer", "Lord Jim" e "Nostromo".

Ah, pollo!

 

Molte persone che conoscono la mia predilezione apollinea per arco e frecce staranno sghignazzando sotto i baffi... Sono italiano e non russo, anche se il tipo in questione qua ha appena due anni più di me. Io lo classificherei tranquillamente tra gli immortali dei nostri giorni, secondo l'accezione sarniana del termine. Comunque sono anni che chiedo per i miei compleanni un arco con le frecce, ma la considerano sempre una battuta... No. Non è una battuta. Non pretendo un arco olimpico, anche uno mezzo mezzo va bene.

Giuro solennemente che non lo userò come arma contro il prossimo, né contro esseri viventi in generale. Né mi accanirò contro cadaveri e carogne. Solo usi sportivi e vanti fluidodinamici.

 

VESTITO DA 'NINJA' RAPINAVA CON ARCO E FRECCE

 

ROVIGO - Quando scendeva la sera si abbigliava come un ninja e armato di arco e frecce (faretra sulle spalle e coltello legato ad una gamba) depredava gli agricoltori della campagna rodigina e ferrarese. Le razzie però per Igor Vaclavic, 31 anni, si sono concluse quando i carabinieri di Rovigo l'hanno arrestato.

Le sue rapine avevano creato un allarme sociale tra gli agricoltori, intimoriti dal suo abbigliamento (tutto di nero, compresa la bandana in testa) e dall'improvvisa apparizione nelle loro case del russo, che con un armamentario medioevale li obbligava a cedere oro e denari. Lui li teneva a bada con la freccia sull'arco teso. Agiva con l'imbrunire e, stando alle denunce presentate, aveva già colpito cinque volte. L'ultima pochi giorni fa ai danni di una famiglia in un'azienda agricola di Santa Maria Maddalena (Rovigo). Ieri sera ha riprovato, ma i due anziani agricoltori hanno reagito facendo fuggire il malcapitato.

I carabinieri, che già da tempo perlustravano la campagna senza successo, hanno fatto una battuta più incisiva scoprendo l'uomo in un casolare abbandonato, dove si era rifugiato sperando di svanire come Robin Hood, il suo mito. "Nella mia carriera - ha detto un alto ufficiale - ho visto di tutto, ma questa mi mancava". 

 (ANSA)

 

 

Robin Hood e il numero di Sherwood

 

Santi corazzati

 
Questo fine settimana sono stato nella mia Milano. Sono stato in giro per la città a scattare foto, come avrete potuto notare dal nuovo album fotografico "Città di Milano". L'ho nominato così in memoria della nave del comandante Romagna che si recò alle Svalbard per le operazioni di salvataggio dell'equipaggio nel dirigibile Italia del comandante Nobile, nel 1928. In realtà, se tutto fosse dipeso da Romagna, povero Nobile... meno male per i rompighiaccio russi.
Ho usato questo nome per esprimere la mia imperitura condizione di straniero, esule ad Atene, come Pericle narrato dall'amico Plutarco, cane di Topolinarco. Condizione che mi ha fatto rispecchiare persino in Adriano Meis, l'alter ego del fu Mattia Pascal, che ho riletto di recente, dopo la prima lettura al terzo anno di liceo. Alla fine neppure mi dispiace questa sensazione, perché mi dà l'impressione di avere un qualcosa di grande da esplorare al di fuori della porta di casa. Sempre caro mi fu questo ermo Fantabosco.
 
 

santi equipotenziali6

 San Licinio corazzato al duomo di Milano

Ho avuto modo di incontrare di nuovo la , in partenza per un'altra rocambolesca avventura e carica come un muletto del Rajasthan di libri, per le vie di Milano, fino ad arrivare da Fnac per la continua tentazione da parte del mondo stampato. Ho incontrato di nuovo anche Nicla, coordinatrice dell'associazione I ponti dell'arte, ma questa volta su territorio meneghino, assieme a sua sorella Rossana e a loro amici di ventura. Non c'era Giovanni dalle Bande Nere. Siamo stati venerdì sera al Kapuziner, tipico locale bavarese (in quanto appetitoso, incompresi crauti esclusi), e sabato a pranzo al centro di Milano tra i settecento metri tra san Babila e il duomo. Poi sono migrati verso sud ed io sono rimasto solo per la grande città a scattare 297 foto, appena un sesto del potenziale memoria-pile a mia disposizione. Sono salito sul duomo ed ho scattato miriadi di foto. Ho ammirato lo spettacolo di guglie e di particolari scolpiti, ma, da ingegnere accorto ed avveduto, anche i dispositivi di protezione delle opere dai fulmini, gli interventi di restauro del marmo (dei quali parlerò in un futuro post in quanto è un argomento che ho trattato nella scuola di specializzazione che frequento) e le corazze contro l'appollaiamento dei volatili... Gli escrementi dei volatili sono acidi e gli acidi attaccano gravemente il marmo... Lo so bene io che ho come avatar il David di Michelangelo.

 

 

Manco Homer Simpson o Peter Griffin...


Se l'avessero fatto Aldo Giovanni e Giacomo nel loro prossimo film, sarebbe stata una scena memorabile, anche se politicamente e socialmente scorretta, quindi criticatissima. La realtà supera comunque ogni immaginazione, neppure Homer Simpson o Peter Griffin l'avrebbero potuto concepire in ore ed ore di brain-storming...

TORONTO - Era andato al pub per un paio di birre e per evitare l'ennesima multa per guida in stato di ebbrezza aveva deciso di guidare la sedia a rotelle a motore della madre invalida. Ma la polizia lo ha fermato e nonostante l'insolito veicolo Patrick Shanahan, di Toronto, non ha potuto evitare un'altra incriminazione legata all'alcol. Shanahan, 35 anni, è stato intercettato dagli agenti mentre tornava a casa. A sirene spiegate, la polizia lo ha costretto a fermare la sedia a motore e un rapido controllo ha permesso di accertare che aveva bevuto troppo.

Il giudice della corte provinciale David Wake, di fronte al quale Shanahan è comparso per l'incriminazione, lo ha definito un pericolo sulla strada per sé e per gli altri. L'uomo, che si é autodefinito alcolizzato, ha detto di aver bevuto tre birre: quando è stato fermato aveva un livello di alcol nel sangue quattro volte superiore al limite consentito. "Non ho bisogno di patente per guidare una sedia a rotelle, né di targa o assicurazione - ha protestato l'uomo - dunque, come posso essere accusato di guida pericolosa?". Ma non ha potuto evitare una multa di 600 dollari e adesso non potrà guidare alcun veicolo a motore per un anno (sedia compresa). Shanahan resterà in libertà vigilata per 18 mesi e sarà obbligato a sottoporsi a terapia per abuso di alcol. (ANSA)



 




Michelangola

 
 
E' tempo di vari arrivederci qua a Milano. Prima Giovanna, poi Paola e ora Michelangelo. Michelangelo è il mio coinquilino di casa Cupiello, qua a San Donato. Lo è stato per ben sette mesi, ed ora parte per Luanda, Angola.
Beh a dire il vero, c'è stata pure la compaesana campana, Manuela, ma lei è stata trasparente, visto che l'unico motivo per il quale si è messa il contatto con me è stato solo quando ha dovuto cercare casa a Milano. Ognuno ha i propri modelli esistenziali. Evidentemente il suo mondo funziona così.
Il saluto con Giovanna è avvenuto a Genova, sostanzialmente, quello di Paola ai Navigli e quello di Michelangelo davanti al V Palazzo uffici dell'Eni.
Gelato nella nostra company town e poi ci ha portato a visitare il nuovo monolocale che condividerà ogni tre mesi per una decina di giorni con la sua ragazza. Molto carino e funzionale, il monolocale, ma suddiviso male, ci poteva uscire fuori un piccolo appartamento, con una migliore distribuzione degli spazi. Non commento poi i costi astronomici delle case a San Donato, forse a Brera le case costano di meno.


In partenza per l
In Angola, Michelangelo (nella foto a sinistra, sulla strada), andrà a gestire gli acquisti per la locale società di Saipem, controllata Eni, che effettua perforazioni in mare in un field petrolifero. Ci resterà almeno un anno e abbiamo organizzato un
blog casalingo, gestito da Emilio (a destra nella foto), per tenerci in contatto e raccontarci un po' come procedono le nostre esistenze. Le nuove tecnologie ci danno i mezzi e sarebbe sciocco e superficiale non approfittarne. Le notizie poi saranno da me rielaborate e pubblicate su questo blog e su SignalNoise (S/N).
La partenza per l'Angola è stata repentina anche se preannunciata da tempo. Nell'arco di un mese, ha avuto la notizia di dovere partire come un legionario spedito al limes dell'impero per combattere contro i barbari e portare a casa il petrolio.
Andrà in un Paese in via di sviluppo, ricco di malattie e di insidie, ma non quanto la Nigeria. In questo almeno è stato fortunato. Vivrà in Africa e ci racconterà le sue avventure. Emilio ha fatto un sogno premonitore nel quale verrà sbranato da un leone nelle sembianze di Totti, ma questa è un'altra storia.
Buona fortuna a Michelangelo.


(su concessione www.signalnoise.splinder.com)

 

Strade dell'Est

 
Carichi i treni che dall'Albania
portano tanti stranieri in Siberia
tappeti antichi mercanti indiani
mettono su case tra Russia e Cina
strade dell'Est.
Spinto da i Turchi e dagli Iracheni
qui fece campo Mustafà Mullah Barzani
strade dell'Est d'immensi orizzonti
città nascoste di lingua persiana
da qui la fine.
Dicono storie di principesse
chiuse in castelli per troppa bellezza
fiori di loto giardini stupendi
... e Leningrado oggi
strade dell'Est.
Di notte ancora ti può capitare
di udire suoni di armonium sfiatati
e vecchi curdi che da mille anni
offrono il petto a novene...
(Franco Battiato)
 
 
 
 

Post idiota


San Clemente è una delle chiese più antiche di Roma. La basilica inferiore è di notevole interesse grazie ai suoi affreschi di datazione paleocristiana. In essi sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti a san Clemente, terzo papa della cristianità, vissuto nel primo secolo (dopo Cristo ovviamente, eh eh eh, sarebbe complicato avere un papa prima di Cristo).
In uno degli affreschi è raccontata la leggenda miracolistica del prefetto Sisinnio, il quale, arrabbiato a causa della conversione della propria moglie Teodora, la seguì con alcuni soldati, quando la trovò in una sala mentre assisteva ad una messa celebrata da Clemente, ordinò il suo arresto, ma Dio non lo permise accecando Sisinnio e i soldati. Il prefetto restò cieco fino al suo ritorno a casa.
Nella parte inferiore dell'affresco, ci sono le più antiche espressioni murali espresse in una lingua intermedia fra il latino e il volgare, Fili de le pute traite e Fallite dereto colo palo, Carvoncele, si tratta dei discorsi fatti dai soldati accecati che portano via una colonna convinti che sia il papa. Le frasi colorite dei soldati costituiscono una testimonianza unica di volgare romanesco agli albori della lingua italiana, due secoli prima dei poeti federiciani di Sicilia e del Dolce Stil Novo fiorentino.
Chiude la strip medioevale la sentenza di Clemente, questa volta in latino (anche se non purissimo): "Ex duritia cordis vestri saxa trahere meruistis!", "Per la durezza dei vostri cuori meritaste di trascinare pietre!".
Fili de le pute traite e Fallite dereto colo palo, Carvoncele rappresenta quindi il primo esempio scritto della nostra lingua.
Immagino archeologi tra mille anni, a valle di un ipotetico, e poco auspicabile, medioevo nucleare o post-meteorite gigante, che analizzeranno le scritte sui resti degli stadi oppure qualche conversazione tipo su messenger, salvata in qualche hard-disk sepolto in un ambiente protettivo da corrosioni varie e malanni.
Come ricostruiranno i nostri usi e costumi se si imbattono in qualche modo in una conversazione tipo:

Serena scrive:
zio.
Serena scrive:
...
nando scrive:
ciao
Serena scrive:
sono stata a farmi un lettino...
Serena scrive:
mi sono appicciata...
nando scrive:
povera
nando scrive:
un puparuolo
nando scrive:
[:d]
Serena scrive:
[:'(]
nando scrive:
ma brucia?
Serena scrive:
sulla pancia si...
Serena scrive:
ma mi sta bene...
Serena scrive:
sti strunzate che vado facendo...
nando scrive:
eh tu vuoi fare la strafiga
nando scrive:
[:p]
nando scrive:
tutta abbronzata
Serena scrive:
il fatto è che qui in giro
Serena scrive:
stanno tutti neri
Serena scrive:
mi hanno fatto venire voglia...
nando scrive:
extracomunitari?
Serena scrive:
hih
nando scrive:
[:d]
Serena scrive:
sì troppo fort'o zì
nando scrive:
sotto spirito
Serena scrive:
sotto alcool...lo chiamiamo Nandolino (dal fragolino) o Nandocello
Serena scrive:
(da limoncello)
Serena scrive:
?
nando scrive:
preferisco lo cherry
nando scrive:
adoro le ciliege
Serena scrive:
quindi
Serena scrive:
comm t'amma chiamà?
nando scrive:
boh
Serena scrive:

Serena scrive:
Nandolino
Serena scrive:
è bellell
nando scrive:
[:d]
nando scrive:
sembra un guappetto di vicolo
nando scrive:
un poco di buono
Serena scrive:
hih
nando scrive:
uno spacciatore di fumo fallito
Serena scrive:
questa conversazione per quanto è idiota meriterebbe di essere pubblicata...
Serena scrive:
hih
nando scrive:
[:d]
nando scrive:
tu non ce l'hai più il blog [:p]
Serena scrive:
c'è il tuo...
Serena scrive:
titolo
Serena scrive:
Un post idiota

Che idea si faranno di noi e della nostra civiltà? Ai posteri l'ardua sentenza, tanto per usare una frase nuova di zecca. Tanto nel futuro post-atomico che ne sanno di chi è?






Il miracolo dei miracoli


Si dice che alle lucertole la coda ricresca se per caso essa viene persa durante l'aggressione di un predatore. In effetti, le lucertole hanno la capacità di autotomia e rigenerazione della coda. Non ho mai rotto le scatole alle lucertole, al massimo le catturavo per osservarle da piccolo, ma poi le lasciavo andare via. Poi il rapporto tra me e loro si incrinò quando una lucertola, dalle sembianze di ramarro, mi morse in una scena a dir poco caravaggesca.
Studiavo Analisi matematica a casa di un mio amico in campagna ed una coppia di lucertole si infilò sotto al tavolo, io schizzai via dal terrore perché ero distratto e non avevo capito bene in un primo momento cosa fosse successo. Scagliai la sedia di plastica via, colpendo una delle due lucertole che perse la coda nell'impatto della sedia. La coda comincio a muoversi come se fosse stata un'altra piccola lucertola che si divincolasse. Le lucertole scapparono via. Un piccolo escamotage per salvare la pelle da parte loro.
Lo stesso non accade per noi umani, come ben sappiamo... Oggi ho visto però un documentario della televisione della Svizzera italiana su un miracolo avvenuto in Spagna nel Seicento. Il documentario è un viaggio tra il sacro e il mistero per raccontare un prodigio ancora popolarissimo in Spagna, un fenomeno che sfida la ragione raccontato dal recente libro di Vittorio Messori "Il miracolo". Nella Spagna della metà del 1600 a Calanda ("comarca" dei Calatravos, monaci guerrieri) il contadino Miguel Juan Pellicer, devoto alla Vergine del Pilar di Saragozza, perde una gamba cadendo da una carro. L'arto gli ricrescerà 2 anni dopo, il 29 marzo 1640.
Massimo Troisi in "Ricomincio da tre" impersona il personaggio di Gaetano che ha il padre che ha perso una mano e che prega perché gli ricresca. Gaetano evidentemente non era a conoscenza di questo caso, tra l'altro documentato da atti notarili voluti dall'Inquisizione Spagnola, sia sull'avvenuto miracolo che sull'identità del contadino. Il regista spagnolo Luis Buñuel era ateo, ma credeva in questo miracolo dei miracoli.
Io sono sempre portato a trovare una spiegazione razionale o a pensare a qualche manomissione nella storia, tutto è vero fino a prova contraria, metodo scientifico. E' il mio limite, a meno di momenti metafisici e patafisici esistenziali.