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    I segreti irrivelati dell'acqua

     
     
     
     
     

    L'ernia e il crocchè

     
     
    Queste ultime due settimane di lavoro, manifestatesi come giornate di corso relativo alla prevenzione del danneggiamento di formazioni di roccia nei giacimenti e in controllo sabbia per evitare l'insabbamento, sono state molto dense e pesanti per me e i miei colleghi. Il corso è stato tenuto in inglese, o meglio texano, dal Maestro Ray (che chiamo così perché mi ricorda la razza del film Alla ricerca di Nemo, il maestro canterino che porta tutti i piccoli abitanti della barriera corallina a scoprire il proprio mondo). Gli argomenti, specifici e interessanti per chi si occupa di tali problemi, erano però trattati come se avessimo dieci anni alle spalle, pronti ad assorbire molto permeabilmente tutte le informazioni sparate a raffica nel suo inglese dalle tonalità distorte. Varie difficoltà si sono sommate, anche la mentalità molto poco italica del rispetto ossessivo dei tempi, della richiesta costante di attenzione per non perdere il filo del discorso: il risultato è stato che le ultime due sono state settimane di puro esaurimento per tutti. Era bellissimo osservare i capolavori di Alice affianco sul suo blocco di appunti decorato con disegni alla Escher, degni di un museo Guggenheim, o le facce di sgomento di Elena al tavolo affianco, la costante mancanza di mani alzate per evitare di farci ulteriormente male, anche se negli ultimi giorni lo sbarramento delle avanguardie, Eleonora e Giorgio, ci ha salvato da ogni imbarazzo, immolandosi per la patria. I momenti più drammatici erano quando bisognava ascoltarlo dopo pranzo: sui volti si disegnavano le espressioni più strane e variopinte, tra l'ernia e il crocchè. Ad ogni pausa ci si dava alla macchia o nella bouvette (dove ci faceva arrivare puntualmente in ritardo e ci faceva trovare davanti a scene di devastazione, senza i biscottini agognati) o per i corridoi e si mettevano in atto strategie comuni di sopravvivenza per ritardare l'inizio delle lezioni: l'orrore era quando si affacciava alla porta e la chiudeva per farci rientrare...
     
     
     
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    Alla bouvette
     
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    Scene di devastazione e panico
     
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    Foto di gruppo
     
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    Alla macchia nel corridoio
     
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    "No problemo!"
     
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    A mensa
     
     
     
     

    Maccio Capatonda

     
     
    Questo grande trailer viene da Mai dire Martedì, l'ho trovato su Youtube e mi ha fatto troppo ridere, ma anche riflettere. Potrebbe sembrare una parodia, ma noterete che i temi trattati sono gli stessi di tutti i film di Natale di un certo (verso il basso) livello... anzi questo trailer è pure meglio di questi, ahimé, campioni di incassi.
     
     
     
       
     
     
     

    La filosofia del grande Snàporaz

     
     
    Siccome sono di indole curiosa, e qualcuno infido direbbe anche coso curioso, una frase come quella di Jovanotti in una sua canzone può portare a porsi domande esistenziali e quantomeno a documentarsi su quanto va a solleticare la mia fantasia e curiosità. "Sotto una palma del centro di Alexander Platz ci siamo presi il nostro tempo per decidere, con la filosofia del grande Snàporaz... abbiamo scelto che non volevamo scendere da questa giostra che ci fa girar la testa e che ci tiene in orbita". In questo periodo sto vivendo il mio periodo di massimo splendore per l'interesse verso la filosofia, tanto da fare forse il grande passo tra qualche tempo di iscrivermi a tempo indeterminato alla seconda laurea, in uno degli indirizzi del corso di filosofia della Statale. E' un'idea che mi piacerebbe portare avanti, per seguir virtute e canoscenza, come Ulisse, senza stabile tempi, solo farlo. Quindi, uno che mi viene a parlare di un fantomatico Snàporaz come filosofo non può fare altro che farmi chiedere chi sia e cosa abbia detto. Pensavo che fosse un filosofo ungherese o, perlomeno, austroungarico, e invece, documentandomi, è saltato fuori che trattasi del protagonista di un film di Fellini che a suo tempo fece molto scalpore e attirò molte critiche dei movimenti femministi dell'epoca: La città delle donneIn buona sostanza, il film propone la tesi, dal punto di vista maschile, di una donna liberata, ma incapace di costruire un rapporto costruttivo con l'uomo che, in stupita difesa, riceve continuamente attacchi dovuti non alle proprie colpe personali, ma alla propria appartenenza genetica, quasi fosse una sorta di "pulizia etnica". In effetti, mi hanno meravigliato i toni antifemministi del film, tanto da farmi pensare a quanto abbiano cercato di criticare in passato il film. Anche se poi io, vedendolo, da persona calata nel contesto globale del nuovo secolo, bado più al suo senso poetico, dell'aria da sogno e del viaggio spirituale di formazione, non accettando certo il modo di vedere le cose del personaggio che resta calato nella sua epoca, ma assumendolo come dato di fatto. In effetti è un po' come se volessi giudicare i costumi sessuali di un Ateniese dell'età classica o il punto di vista di un precolombiano che vede arrivare dall'orizzonte le navi di Hernan Cortes e crede che sia il ritorno del dio Quetzalcoatl. Non condivido i toni del film, ma capisco il personaggio, cosa prova in relazione alla propria esperienza di vita. Immagino che a quei tempi dovesse influenzare ancora l'ideale della donna fascista la società italiana (sono provocatorio); era il 1980 e solo da qualche anno c'erano state le lotte per l'aborto, giusto per dire qualcosa di cui ho coscienza. Del resto, il periodo più misterioso per chi esce dalla scuola della storia è proprio la storia del dopoguerra fino ai giorni nostri. Penso che sia a dir poco scandaloso sapere della calata dei Lanzichenecchi del 1527  per il sacco di Roma per ordine di Carlo V o del trattato di Utrecht del 1713 che portò alla fine della guerra di successione spagnola, giusto per dire le prime cose che mi vengono in mente, e poi non sapere nulla della storia più immediata che ci riguarda più da vicino e che ancora influenza pesantemente il presente. Questo buco enorme di sapere sono riuscito in qualche modo a riempirlo grazie alla buona volontà, prendendomi la briga di leggere o vedere documentari come quelli di Minoli o vari altri trasmessi dalle reti Rai all'alba; in quanti sapranno di tali eventi, soprattutto in questa epoca strana per il Paese, in cui forse forse mi viene il dubbio che si vogliano persone meno preparate per poterle gestire meglio, persone con lavoro precari perché così sono suddite di qualcuno e non hanno tempo di approfondire temi teorici come la democrazia e la giustizia. Almeno nelle intenzioni di chi decide, chiaro. Sono tempi difficili, questo credo sia vero, in cui oltre ai punti e alle virgole bisogna stare ben attenti ai punti e virgola, che spesso posso dare sonore batoste e fregature.
    Mi piace a volte ascoltare le canzoni di Battisti per cogliere un qualcosa della società preesistente alla mia nascita. Correva l'anno 1977 e si era in pieni anni di piombo. Assieme alle testimonianze indirette di Battisti e qualche vecchio numero di Topolino di cui adoro vedere la pubblicità di allora, ci sono i scarni racconti dei parenti. Le cose che dicono sono legate alla loro vita e danno l'impressione che poco se ne siano interessati del mondo che li circondava a meno che non li toccasse molto direttamente. I teste non sono quindi attendibili. La figura di Snàporaz quindi è un nuovo tassello del mosaico della storia recente che va ad arricchire l'assieme. Di certo, è forse il primo film di Federico Fellini che vedo scientemente e sono contento di averlo visto, soprattutto per le atmosfere sognanti, il modo di narrare, l'inferenza della sfera psicologica del personaggio col contesto che lo circonda. Cercherò di vederne anche qualche altro, senza dubbio: Jovanotti ha fatto un'opera buona per l'approfondimento culturale, oltre al bel disco che adoro ascoltare. 
     
     
     
     
     
    Reperto archeologico nuragico raffigurante la Dea Madre.
     
     
     
     

    Sursum corda

     
     
    Fa sempre uno strano effetto quando un amico o un'amica all'improvviso ti dice "sai che mi sposo?". Sarà che mi ritengo ancora lontano ed immune ad un evento di tale portata nella mia vita, sarà che ho la sindrome di Peter Pan mi ha definitivamente colto, fatto sta che proprio non afferro che il tempo passa e non torna più, come direbbe la Mannoia. Eravamo in auto sulla Cisa, io e Cristina, e riflettevamo su quanto facesse strano pensare a quello che il giorno dopo sarebbe stato il giorno del matrimonio di Maida. Sembra ieri che eravamo io, lei e Paola al secondo piano di palazzo della Carovana a Pisa in attesa dei risultati della borsa di studi che ci avrebbe portato a conoscere. Cristina l'aveva vinta l'anno prima rispetto a noi. Già quando Paola disse che aspettava il secondo figlio, ed è più giovane di me, mi sentii come se fossi andato oltre nella vita e avessi perso il vero senso delle cose, avessi perso dei treni. Parecchi treni, un'intera stazione capotronco per intenderci. Giornata molto bella e commovente quella del matrimonio, siamo stati proprio bene, in allegria e serenità, come si conviene in queste grandi occasioni, ma non per dovere, bensì per un innato e gioioso piacere. Certo sia a me che a Cristina necessita del tempo per ridefinire i nostri amici marito e moglie. E nei prossimi mesi ci sarà più di un matrimonio tra i miei amici, uno spartiacque tra passato e futuro, un imponente presente nel quale io cerco tunnel o valichi nella mia di vita. C'è un temporale in arrivo, carico di elettricità. In alto i cuori, io sono ancora troppo impegnato, temo, col fegato e l'ipofisi. Li metto nei canopi.
     
     
     
     
    Istanbul Hatirası
     
     

    Integrazione e differenziazione

     

    Più passa il tempo nel Fantabosco e più accumulo punti esperienza con i quali posso ergermi a paladino dei nuovi arrivi provenienti dalle lande partenopee. Tra poco organizzerò un servizio di gestione dell'emigrazione che va dal reperimento di annunci di lavoro, fino al reperimento di case e stanze di affitto per amici e colleghi, per spingermi poi al terziario avanzato con incontri e serate in quel di Milano. Il numero di persone che si trasferiscono è sostanzioso: le terre del nord costituiscono un'attrattiva non trascurabile per i boveri laureati meridionali come me. La gestione degli eventi e delle iniziative richiede buona volontà, innanzitutto. In questi primi due anni ho sfruttato le reti preesistenti, gestite da amici, ma ora sento che posso e devo fare meglio io, anche grazie alle nuove tecnologie, fiore all'occhiello delle reti gestite attualmente da una cerchia di persone di buona volontà. Integrazione è il primo leitmotiv per ottenere risultati. Ovviamente questo non può e non deve significare omologazione e appiattimento, anzi, lo sforzo dell'organizzazione deve puntare alle tecniche di particolarizzazione e di concorrenza monopolistica, basate anche sul decentramento e la forte connettività. Un ambito multietnico e multiculturale è il secondo leitmotiv, che comporterà l'impego dell'utilizzo delle lingue straniere e dell'approfondimento delle culture intorno al mondo e intorno a noi stessi.

    E' ora di potenziare e rafforzare la posizione in modo da far penetrare la struttura di gestione a cellula, sperimentata ampiamente con i mezzi messi a disposizione da internet, nel mondo reale. In quest'ottica vanno visti i recenti e molteplici inviti a messenger, volti a stabilire una maggiore connettività ed integrazione tra le parti: la comunicazione deve fare la parte del leone nella nuova gestione delle risorse umane nelle vite di ciascuno di noi. Ricerca e nuove tecnologie sono le chiavi di sviluppo nel futuro che è già cominciato.

    Con queste parole comincio a pensare che lo spirito di qualche amministratore delegato si sia impossessato di me. Sarà semplicemente un transfer legato alla mia odierna benevolenza verso l'ufficio risorse umane della mia azienda, incrociato oggi. A maggio fioriscono le rose e non solo.

    Cordiali saluti Animoticon

     

     

     

    Il ciclo di Deming

     

     

    Through the fog

     
     
     
    "At length did cross an Albatross:
    Through the fog it came;
    As if it had been a Christian soul,
    We hailed it in God's name."
     
     
     
    da The Rime of The Ancient Mariner, Samuel Taylor Coleridge
     
     

     
    Per Eugenia e Katia (versione in prosa e commento)
     
    La nave del vecchio marinaio fa rotta verso il polo sud, la navigazione è dura e i marinai scoraggiati, all'improvviso un albatro in volo incrocia la rotta della nave, sbucando fuori dalla nebbia che angosciava i marinai. Come se fosse stata una persona, un'anima cristiana, salutammo il suo volo nel nome di Dio. Questo perché la presenza dell'albatro rappresentava la vicinanza della terra da qualche parte lì intorno. Inoltre, il riferimento all'albatro come "Christian Soul" lo contrappone alle insidie della natura che fino a quel punto si era manifestata ed avvicina l'animale albatro alla misera condizione dell'uomo disperso in mezzo all'oceano mare. Il coglione del vecchio marinaio per distinguersi dagli altri, per fare una bravata e per manifestare la stupidità umana, interpretandolo come presagio di cattivo auspicio, prende una bella balestra e lo trafigge in volo. "With my crossbow I shot the Albatross" dice l'imbecille. Da quel momento in poi tutte le disgrazie della terra si abbattono sull'equipaggio, da mostri marini ad assenza totale di vento, malattie e stati d'animo strani. La morte e la "life in death" (una condizione di morte dell'anima) danzano sul ponte della nave e giocano a dadi decidendo il destino, la vita o la morte di ciascuno dei marinai. Inutile dire che tutti vorrebbero vedere impiccato il vecchio marinaio, causa della maledizione che si era abbattuta sulla nave per avere trafitto a tradimento, con una balestra (gesto che ricorda l'atto apollineo di colpire da lontano, a tradimento, mi pare che c'entri qualcosa col nome stesso di Apollo, devo rivedere un po' nel libro sulle origini della filosofia greca...), la "Christian Soul", l'albatro venuto per dare speranza all'equipaggio. Alla fine la maledizione si interrompe quando il vecchio marinaio riesce a trovare il bello in qualcosa di apparentemente tremendo, come un mostro marino tentacolare. Da quel momento torna il sole e il vento sospinge via la nave da quella tragica condizione in cui si era trovata, verso casa. Questo è quello che ricordo, la portai per la maturità nel lontano 1995. L'ho pubblicata stamane come buono auspicio per i segni positivi che si manifestano pian piano nella mia vita. Nessuno tocchi l'albatro. Inoltre, mi ricordava anche l'Albatro di Baudelaire, dove l'albatro viene preso in giro per la sua goffaggine quando cammina sulla terra rispetto alla sua maestosità di quando si libra nell'aria. Mi sento un po' albatro e colui che aspetta l'albatro stesso ultimamente, uno dei tanti paradossi che mi contraddistinguono.
     
     
     

    Gente per bene e gente per male

     

    Col nuovo lavoro ho deciso di mettere un po' d'ordine nella mia stanza nel Fantabosco. Avevo in realtà provato a cambiare casa, con la prospettiva di andare in centro, per promuovere una vita sociale più spinta e coinvolgente, ma Milano mi ha messo in guardia e alla fine ci ho ripensato. Il generale clima di arpie pronte all'aggressione dei portafogli da parte di affittacamere, quasi sempre in nero, mi ha fatto molto riflettere sull'opportunità di una tale scelta: con i soldi che dovrei pagare in più potrei quasi quasi prendermi una macchina e risolvere ogni problema esistenziale che attualmente mi tedia. Avevo trovato una singola in zona Pasteur, per appena 500 euro al mese (in nero, ovvio, mica come il cretino qui presente che le tasse le paga) più le spese di elettricità e gas. Un trilocale con la mia probabile singola e una doppia occupata da due fratelli muratori brasiliani, al settimo piano di uno stabile dal vago retrogusto anni '60-'70. Tenuto bene, rispetto alle catapecchie attorno abitate da ogni etnia e genia. A me piace il confronto multietnico tra culture, non mi sarei scelto il lavoro che faccio, ma il confronto multietnico tra armi bianche proprio no. Le facce che ho visto lì in giro non mi hanno molto rassicurato, e va bene i pregiudizi e le umane paure, ma mettersi da solo in condizioni critiche non è a mio avviso un segnale di amore per il prossimo, ma sintomo di ineffabile stupidità. L'amministratrice della casa (quando parli con queste persone sembra che loro lo facciano solo per un gesto di carità cristiana nei confronti di una povera famiglia derelitta che affitta l'appartamento in nero) era una signora per bene, di una disponibilità incredibile. Non ho potuto conoscere i miei futuri candidati coinquilini, ma a suo dire erano due ragazzi stupendi, di una bontà d'animo e di una semplicità degna dei film di Al Bano e Romina. Appena si è parlato di soldi e delle mie riserve circa la mia disponibilità di dare subito una caparra in mancanza di un contratto regolare d'affitto, sono usciti da ogni sua malcelata ruga del viso mille sibili di mostri marini. Avrebbe potuto mangiarmi con le sue rughe in atteggiamento di caccia di denaro. Avrei speso un sacco di soldi in più rispetto agli attuali standard, per peggiorare la mia condizione di vita. Tutto era partito come ricerca di un monolocale, ma i costi proibitivi e l'incertezza sul futuro prossimo hanno imposto una soluzione più flessibile: non cambiare proprio nulla. L'incertezza sul futuro prossimo è dettata dal fatto che il mio nuovo lavoro può portarmi all'estero tra qualche tempo e avere costi fissi qua troppo elevati sarebbe antieconomico. Inoltre in futuro, potrei concepire nuovi stili di vita basati sul nomadismo e sul modello evolutivo dei cacciatori-raccoglitori dei bei tempi di una volta. Quindi si investe su quello che già ho. Devo poi dire che avevo sottovalutato gli aspetti positivi del Fantabosco. Ho letto che è un posto con alta densità di alberi per abitante: batte molte città europee tra cui Vienna, Budapest e si fa beffe di Milano. Serve un potenziamento della mia capacità di spostamento, più che altro. Ho ripreso quindi ad investire sulla mia beneamata stanza, ottimizzando spazi e stili. Ho anche comprato un nuovo armadietto made in Ikea da una mia amica che è appena andata via dal Fantabosco: è stato divertentissimo pensare a come trasportarlo, smontarlo e rimontarlo assieme a casa mia, come nelle più classiche prove attitudinali che si fanno nei corsi che propinano a noi ingegneri quando andiamo a fare selezioni o colloqui. Abbiamo superato la prova brillantemente io ed Elisa, a mio parere: ci abbiamo messo pochissimo e abbiamo avuto una coordinazione degna delle frecce tricolori. Devo dire che in questo periodo buio e controverso è stato illuminato da tante stelle che mi hanno guidato nel mare in tempesta dandomi una direzione, una rotta per il domani che sta per nascere: tante amiche e tanti amici che hanno fatto sentire la propria presenza e hanno dimostrato che la nottata deve pur finire prima o poi, come diceva Eduardo.

     

    Le meccaniche celesti

     

     

    L'algoritmo della mia vita sembra cominciare a trovare una qualche forma di convergenza, almeno per quanto riguarda il set di equazioni che governano il fenomeno del nuovo lavoro. I residui di integrazione sono ancora molto alti, ma fanno ben sperare dal trend che hanno preso. Le altre equazioni sono estremamente sensibili alle condizioni al contorno e potrebbero portare l'intero calcolo ad una temuta esplosione, una divergenza. Fortunatamente ho avuto il buon senso di non accoppiare troppo le equazioni. Un modello segregato, future-based, sta dando una maggiore stabilità, non tanto sperata e prevedibile da un paio di mesi a questa parte, fino ad arrivare ad un evento critico che ha richiesto le più avanzate tecniche messe a disposizione dall'esistenza computazionale per essere isolato e patchato. Ancora tremo all'idea di scelte, fortunatamente non fatte, di una forte interdipendenza tra i vari fenomeni in gioco che dominano la mia vita, sarebbe stata una Waterloo tremenda.

    L'esempio su come impostare il futuro prossimo nei settori critici è dato dal passato. Non mio ovviamente. Si cerca di apprendere da grandi saggi e da grandi figure del passato la ricerca della verità, sempre nascosta e mai pienamente accessibile. Ognuno ha la sua verità e le cose assolute sono dominio di entità ultraterrene, narratori onniscienti della nostra vita, ammesso che esistano. Fino a prova contraria uno può credere quello che gli pare.

    Muoiono grandi stelle, che avevano fatto brillare gli occhi a tanti popoli sparsi nell'universo; nascono grandi nebulose, dalla bellezza e dal fascino irresistibile. Dalla morte di una storia può sempre nascere qualcosa di molto bello ed affascinante. In altre forme, altrove, in un altro spazio-tempo. Il mio amico Albert direbbe che tutto è relativo. Ha sempre ragione quell'uomo. Sempre detestabilmente ragione.

     

     

     

    Cinque maggio

     
     
    Ei fu. Siccome immobile,
    dato il mortal sospiro,
    stette la spoglia immemore
    orba di tanto spiro,
    così percossa, attonita
    la terra al nunzio sta,
    muta pensando all'ultima
    ora dell'uom fatale;
    né sa quando una simile
    orma di pie' mortale
    la sua cruenta polvere
    a calpestar verrà.
    Lui folgorante in solio
    vide il mio genio e tacque;
    quando, con vece assidua,
    cadde, risorse e giacque,
    di mille voci al sònito
    mista la sua non ha:
    vergin di servo encomio
    e di codardo oltraggio,
    sorge or commosso al sùbito
    sparir di tanto raggio;
    e scioglie all'urna un cantico
    che forse non morrà.
    Dall'Alpi alle Piramidi,
    dal Manzanarre al Reno,
    di quel securo il fulmine
    tenea dietro al baleno;
    scoppiò da Scilla al Tanai,
    dall'uno all'altro mar.
    Fu vera gloria? Ai posteri
    l'ardua sentenza: nui
    chiniam la fronte al Massimo
    Fattor, che volle in lui
    del creator suo spirito
    più vasta orma stampar.
    La procellosa e trepida
    gioia d'un gran disegno,
    l'ansia d'un cor che indocile
    serve, pensando al regno;
    e il giunge, e tiene un premio
    ch'era follia sperar;
    tutto ei provò: la gloria
    maggior dopo il periglio,
    la fuga e la vittoria,
    la reggia e il tristo esiglio;
    due volte nella polvere,
    due volte sull'altar.
    Ei si nomò: due secoli,
    l'un contro l'altro armato,
    sommessi a lui si volsero,
    come aspettando il fato;
    ei fe' silenzio, ed arbitro
    s'assise in mezzo a lor.
    E sparve, e i dì nell'ozio
    chiuse in sì breve sponda,
    segno d'immensa invidia
    e di pietà profonda,
    d'inestinguibil odio
    e d'indomato amor.
    Come sul capo al naufrago
    l'onda s'avvolve e pesa,
    l'onda su cui del misero,
    alta pur dianzi e tesa,
    scorrea la vista a scernere
    prode remote invan;
    tal su quell'alma il cumulo
    delle memorie scese.
    Oh quante volte ai posteri
    narrar se stesso imprese,
    e sull'eterne pagine
    cadde la stanca man!
    Oh quante volte, al tacito
    morir d'un giorno inerte,
    chinati i rai fulminei,
    le braccia al sen conserte,
    stette, e dei dì che furono
    l'assalse il sovvenir!
    E ripensò le mobili
    tende, e i percossi valli,
    e il lampo de' manipoli,
    e l'onda dei cavalli,
    e il concitato imperio
    e il celere ubbidir.
    Ahi! forse a tanto strazio
    cadde lo spirto anelo,
    e disperò; ma valida
    venne una man dal cielo,
    e in più spirabil aere
    pietosa il trasportò;
    e l'avvïò, pei floridi
    sentier della speranza,
    ai campi eterni, al premio
    che i desideri avanza,
    dov'è silenzio e tenebre
    la gloria che passò.
    Bella Immortal! benefica
    Fede ai trïonfi avvezza!
    Scrivi ancor questo, allegrati;
    ché più superba altezza
    al disonor del Gòlgota
    giammai non si chinò.
    Tu dalle stanche ceneri
    sperdi ogni ria parola:
    il Dio che atterra e suscita,
    che affanna e che consola,
    sulla deserta coltrice
    accanto a lui posò.