Nando's profileMOBILIS IN MOBILEPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
La generazione del labirintoMilano è il cuore economico del nostro Paese e nel sangue che vi scorre, alcuni di noi sono un po' come sostanze nutritive impegnate da questo organismo. Come in ogni organismo ci sono anche gli agenti patogeni, quelli sono veramente ovunque, ma in questo intervento non si terrà conto di loro. Sì, perché in questo intervento si parlerà di persone che errano, emigrano, vanno altrove per coprire lacune che divorano la propria terra; questo intervento parlerà di precari, di giovani lavoratori, di storie di tante persone ai nostri giorni. Françoise Sand è una psicoterapeuta. Si occupa di consulenza coniugale e familiare. Ha pubblicato diversi libri in Francia su temi come il matrimonio, coppia, famiglia, educazione sessuale, adolescenza. Françoise Sand si è occupata dei trentenni di oggi in un libro, prestatomi da Delfina, una mia saggia collega di lavoro. Il libro si intitola "I trentenni" ed è edito da Feltrinelli. La realtà lavorativa dei nostri giorni è sotto lo sguardo di tutti, la si vive sulla pelle per tanti di noi, la si legge sui giornali e la si guarda persino in televisione. E si aspetta. Si aspetta che qualcuno prenda una decisione per mettere mano a tante spinose questioni che assillano la vita del precario. Si aspetta che qualcuno capisca che un Paese fatto di precari non fa bene a nessuno, soprattutto, oltre che agli interessati, alla società. Persino al futuro delle aziende che assumono precari per poi disfarsene. Sì, perché è un sistema che non premia la qualità, non premia il merito, è solo sfruttamento per affrontare i problemi di contingenza delle aziende. Non si crea nessun circolo virtuoso che crei sviluppo dalla qualità, semplicemente, giorno dopo giorno, si sopravvive. Qualche secolo fa facevano qualcosa di orrendamente simile l'industria dello zucchero e del cotone che importavano schiavi dall'Africa per impiegarli nei campi delle Americhe. Fu l'impulso per la rivoluzione industriale vera e propria. Oggi si è ripulito tutto, si sono messe delle belle etichette che citano l'apprendimento del lavoro, la formazione, la creazione di competenze. In realtà tutto serve a tenere sotto controllo quel mondo del lavoro che tanto è stato protetto fino ai nostri padri. Qualcuno in nome dello "sviluppo" si è svenduto il nostro futuro. Si va in piazza a celebrare la famiglia. Beato chi può farsela una famiglia. Ci sono sempre più casi di coppie che sopravvivono in questo mondo grazie agli "aiuti umanitari" delle famiglie alle spalle. Prendere casa a Milano (e provincia) e fare un mutuo impegna le risorse di una persona da qua a trenta-quarantanni, se ha un contratto umano. Quale istituto di credito concede mutui a chi tra meno di un anno non sa che fine farà? Populismo, qualche politico direbbe. Ma che percezione ha lui del problema? Lui che è nella casta oligarchica degli eletti. Ora cominciano a dire: "Il precariato ammazza una generazione"... Sì, ma solo ora si comincia a porsi il dubbio. Quando si farà qualcosa di serio e, soprattutto, si riusciranno mai a vincere i forti interessi di chi sul precariato fa funzionare le proprie aziende, quando il parlamento è pieno di chi tutela questi interessi? A questa situazione dura e cruda che la realtà ci sbatte davanti agli occhi, si aggiunge un qualcosa che accomuna i nati dal 1968 al 1978: una certa difficoltà a prendere in mano la propria vita. Un senso che può essere interpretato come di irresponsabilità, nel non sapere o non volere prendere in mano la propria vita e decollare, un senso di rifiuto verso le responsabilità, una forte propensione all'individualismo e nel rifiuto del controllo da parte dei superiori. Questo viene fuori dallo studio fatto dalla Sand, tramite colloqui con giovani di questa età e dalla sua esperienza professionale. Ciò che per le generazioni precedenti è stato innato, come se fosse scritto nei propri geni, come lasciare la casa dei genitori, entrare nella vita professionale, sposarsi avere bambini, affrontare la vita adulta, ora risulta essere tutto più diluito nel tempo, complice anche il senso di precarietà che domina diverse esistenze. Il tempo si diluisce, ma la Sand ammonisce che il tempo concesso a tutti non è infinito. Questo senso di dilatazione del tempo lo sento anche su di me, aleggiare. Sento un senso del tempo alterato, anche perché sono state tante le rinunce che ho dovuto fare in passato ed ora è un po' il tempo di riscattarmi, di prendermi ciò che non ho potuto avere per tanti motivi. E appunto rivendico il mio diritto alla leggerezza, alla ricerca della felicità, benessere, salute, giovinezza. La generazione del labirinto. Così ci si può definire. Un labirinto con un dedalo di incroci senza un Icaro almeno ad un primo sguardo. Mi viene in mente Fight Club come sovente accade parlando di questi temi. Spero di incontrare l'altro me stesso e farci pure a pugni, se è proprio necessario, ma spero che una strada si tracci e copra i campi incolti all'orizzonte. Una strada, magari, pure scolpita dal vento e fatta in un turbine, con granelli di sabbia, portati chissà da dove e che chissà dove possono andare a finire al prossimo colpo di vento. E' forse la tempesta del ritrovarsi adulto, dopo le tempeste del passato prossimo che mi hanno spinto lontano dalla mia isoletta. E' forse un po' come La linea d'ombra di Conrad, dove ad un giovane comandante viene dato un incarico importante su una nuova rotta che sta poi a lui decidere, in modo da evitare secche, scogli assassini e le insidie del mare. Oppure, come Odìsseo, è forse la tempesta che mi ha portato presso il pacifico popolo dei Feaci a riflettere e a raccontare qualche mio dubbio sul futuro. La lettura di questo libro mi sta dando delle tracce di lettura della mia stessa vita. Mi sta dando spunti di riflessione e persino delle risposte e dei punti da fissare. Non è certo la rotta sulla quale navigare in futuro, ma mi aiuta a capire la mia attuale posizione e come diavolo ci sono arrivato. Nel frattempo, cerco di immaginare il futuro e i modi per viverlo nel migliore dei modi possibili. Un po' alla Leibniz affermerò che il mio è il migliore dei mondi possibili alla fine. Giusto per darsi una giustificazione di tutto e di una eventuale mancata evoluzione. Cari Feaci, sarà forse questo il tempo di cagliare questo futuro così diluito e renderlo consistente. Spero ne venga fuori un buon formaggio e che non puzzi di piedi. Una cosa è certa però, il mare è salato ed è nemico della civiltà perché non può crescervi niente se non quello che già nel mare vi risiede, non è possibile piantare nulla. Bisogna trovare una terra perché la civiltà fiorisca. Quello della Lola (Lat. 45°30'26'' N, Long. 09°11'33'' E)GPS SULLE MUCCHE PER GARANTIRNE LA QUALITA'
MILANO - Controllare gli spostamenti delle mucche da latte attraverso il Gps: il progetto è allo studio del dipartimento di bioingegneria della Facoltà di Veterinaria della Statale di Milano. Ne dà notizia un comunicato di Coldiretti. "L'applicazione del gps a ogni animale - ha spiegato Ernesto Beretta, direttore del Consorzio qualità della carne bovina - sarebbe particolarmente utile in montagna per la verifica dei pascoli e di quello che gli animali mangiano: il foraggio è uno degli elementi fondamentali per la garanzia di qualità delle produzioni, in particolare quelle tipiche".
(ANSA)
Ps. Latitudine e longitudine del titolo sono inventate, dovrebbero corrispondere più o meno ad una zona a nord di Milano, quindi le mucche si potrebbero trovare tranquillamente in un cimitero a pascolare, in una discarica, in pieno centro urbano o a cacciare pesce come fanno gli orsi del Kyspios con le bottiglie di acqua minerale.
In quanto borbonico... In quanto ingegnere... In quanto Scafroglia.Care amiche, cari amici, cari avventori, oggi, 30 maggio, risulta essere San Ferdinando III Re di Leon e di Castiglia (1198 - 30 maggio 1252). Figlio di Alfonso IX re di León e Berenguela di Castiglia, fu governatore modello dai solidi principi cristiani. Nel1217, all'età di 18 anni, ereditò la Castiglia, la terra di sua madre e nel 1230 il León, quella di suo padre. In questo modo unificò i due regni. Re prudente, si circondò sempre di persone fidate, con cui si consultava per le questioni più problematiche e urgenti. Di Ferdinando erano note anche la profonda devozione alla Madonna e la grande umiltà. Si sposò in prime nozze con Beatrice di Svezia (1219) e poi con Maria de Ponthieu (1235). Dalle due unioni nacquero complessivamente tredici figli. Ma la storia ricorda Ferdinando anche per le guerre contro i saraceni che gli permisero di riconquistare i regni di Cordova, Siviglia, Jaén e Murcia. Nel 1221 il sovrano fondò la cattedrale di Burgos, si deve a lui anche l'ampliamento dell'università di Salamanca. Morì il 30 maggio 1252 e fu sepolto nella cattedrale di Santa Maria a Siviglia. È stato canonizzato da Papa Clemente X il 4 febbraio 1671. (Avvenire) Patronato: Ingegneri Etimologia: Ferdinando = guerriero audace (dal tedesco) E' presente nel Martirologio Romano. A Siviglia in Spagna, san Ferdinando III, che, re di Castiglia e León, fu saggio amministratore del suo regno, cultore di arti e scienze e solerte nella diffusione della fede. San Ferdinando nacque nel 1198 da Alfonso IX, re di León, e da Berenguela di Castiglia. Con lui si unirono definitivamente i due regni della penisola iberica, senza guerre e spargimenti di sangue come spesso capita in simili circostanze. Tale unione fu infatti dettata dal matrimonio fra i suoi genitori: la morte prematura di Enrico I di Castiglia nel 1217 aveva inaspettatamente portato la corona castigliana alla sorella Berenguela, la quale, con grande prudenza e sagacia, volle cederla spontaneamente al giovane figlio Ferdinando, nel corso di una grande assemblea tenutasi a Valladolid. Fu così che nel luglio 1217 egli venne finalmente riconosciuto quale sovrano dai nobili castigliani. Nel 1230 prese anche possesso del regno di León, superati non pochi ostacoli derivanti dalle disposizioni testamentarie del padre, che poco prima della morte, aveva designato eredi universali le figlie Sancia e Dolce. L’unione definitiva fra i due regni di Castiglia e di León costituì uno dei meriti più gloriosi della vita di Ferdinando: preparata accuratamente dalla madre, favorita dalla gerarchia ecclesiastica ed appoggiata dai papi Innocenzo III ed Onorio III, tale unione annullò definitivamente una delle più frequenti cause di attrito tra i regni spagnoli e si rivelò vincente nella lotta contro il comune nemico, cioè l’Islam a quel tempo penetrato nel continente europeo. Ferdinando convolò a nozze prima con Beatrice di Svevia (nota anche come Beata Beatrice de Suabia) nel 1219 e poi, rimasto vedovo, con Maria de Ponthieu nel 1235: da queste felici unioni nacquero ben tredici figli. Questa politica matrimoniale instaurò strette relazioni con la casata imperiale di Germania e con quella reale di Francia, tanto che il primo matrimonio diede al figlio, Alfonso X il Saggio, fondamento giuridico per aspirare addirittura al trono germanico. L’aspetto più rilevante del regno di Ferdinando III è però costituito dalla cosiddetta “Riconquista”: armato cavaliere a Burgos nel 1219 e riappacificati all’interno i suoi regni, consacrò per trenta lunghi anni tutta la sua attività bellica alla lotta contro gli invasori musulmani, assumendo quale suo scopo non soltanto la completa liberazione della Spagna, ma anche il riuscire a schiacciare il potere nemico, aspirazione suprema tanto delle crociate quanto del pontificato. La riconquista di città e fortezze importanti quali Baeza, Jaén, Martos, Córdoba e Siviglia meritarono al sovrano l’appellativo di “Conquistatore dell’Andalusia”. Di pari passo si procedeva anche alla restaurazione religiosa e grazie alle generose donazioni elargite da re Ferdinando vennero restaurate le diocesi di Baeza-Jaén, Córdoba, Siviglia, Cartagena e Badajoz. L’impegno di questo santo sovrano nella lotta contro l’Islam fu riconosciuto e premiato dalla Chiesa di Roma con il riconoscimento del diritto di patronato, benché limitato ad alcuni benefici, delle sedi restaurate. Ebbe inoltre facoltà di spendere per la “Riconquista” il ricavato della vigesima, raccolto dai collettori pontifici in Spagna per la crociata orientale, ed al medesimo scopo gli venne concesso il tributo delle “terze reali”, consistenti in una terza parte dei beni ecclesiastici destinata all’edificazione delle chiese. Tutto ciò, insieme alla frequente concessione di indulgenze mediante l’equiparazione dei crociati spagnoli a quelli orientali, permise a San Ferdinando di ingrandire il regno di Castiglia, ormai definitivamente egemone sugli altri stati della penisola iberica, e di rivelarsi un governante modello, dai sani principi cristiani, sagace ed abile nelle trattative. Il regno di Murcia si arrese mediante un trattato firmato da suo figlio, pattuì una tregua con il re moro di Granada, organizzò la marina castigliana riuscendo così ad avanzare trionfalmente lungo il Guadalquivir. Intransigente con gli eretici, per contro fu però sempre generoso e magnanimo verso i vinti, tollerante nei confronti dei giudei ed ubbidiente alle indicazioni ricevute dalla Chiesa. L'iscrizione sul suo sepolcro in quattro lingue, ebraico, arabo, latino e castigliano, è la prova tangibile di come il sovrano seppe accattivarsi pienamente l’unanime rispetto. Re prudente, fu sempre affiancato da un consiglio di dodici persone circa gli affari gravi ed importanti del suo regno. Al fine di governare in pace e giustizia i suoi sudditi, intraprese la redazione di un codice di leggi, ultimato poi da suo figlio. Incrementò le scienze e le arti, avviando l’università di Salamanca, proteggendo quella di Valencia e lo Studio Generale di Valladolid. Contribuì economicamente all’edificazione delle nuove cattedrali di Leon, Burgos e Toledo, e riportò a Compostella le campane che Almansur aveva rubato. Accolse in Spagna i Francescani, i Domenicani ed i Trinitari, ordini allora nascenti. Oltre che quale re magnanimo ed invincibile capitano, Ferdinando si rivelò esemplare anche semplicemente quale uomo. Seppur in mezzo alle glorie del mondo riuscì a coltivare un’intensa religiosità ed una particolare devozione alla Madonna, nonché dimostrarsi sempre grato al Signore delle sue vittorie ed umile sino al punto di chiedere la pubblica penitenza. Con edificante umiltà domandò perdono mentre gli venne amministrato il Viatico, che volle ricevere in ginocchio nonostante la grave infermità. Considerò il suo regno quale dono divino e perciò lo offerse al Signore unitamente alla sua anima il 30 maggio 1252, pronunziando prima di spirare queste parole: “Signore, nudo uscii dal ventre di mia madre, che era la terra, e nudo mi offro ad essa; o Signore, ricevi la mia anima nello stuolo dei tuoi servi”. San Ferdinando III, re di Lèon e Castiglia, sino ad oggi è stato l’unico sovrano spagnolo ad essere ritenuto dalla Chiesa meritevole della gloria degli altari e tutti i cronisti, persino l’arabo Himyari, concordano nel riconoscergli purezza nei costumi, prudenza, eroismo, generosità, mansuetudine ed un innato spirito di servizio nei confronti del suo popolo. Furono proprio cotante virtù, unite al saggio governo dei suoi regni, a santificare la sua vita raggiungendo una tale perfezione morale da costituire un vero modello di sovrano e governante cristiano. Il suo culto, inizialmente limitato alla città di Siviglia, fu poi esteso alla Chiesa universale: nel 1629 ebbe inizio il processo di canonizzazione, volto a dimostrare il suo culto immemorabile, la veridicità di molti miracoli e l’incorruzione del suo corpo, finché il 4 febbraio 1671 fu finalmente canonizzato da Papa Clemente X. L’arma dei genieri dell’esercito lo elesse suo patrono, ma anche i carcerati, i poveri e i governanti lo invocano loro speciale protettore. L’iconografia lo raffigura sempre giovane, senza barba, con i classici attributi reali quali corona, scettro e sfera, a volte anche con una statuetta della Madonna che portava con sé nelle sue campagne militari o con una chiave in mano in ricordo di quella consegnatagli dal re moro dopo la conquista di Siviglia. (da www.santiebeati.it ) Welcome to the Machine
Ad Ossian, agli ossianici e a Jacopo Ortis
Frecce intrise nel fango. Nell'antichità gli arcieri lo facevano per far in modo che le ferite si infettassero e mietessero vittime anche quando la battaglia era finita. Uccidevano senza neppure guardare in faccia il nemico.
Fra le Camene di antica origine latina che sopravvissero al processo di assimilazione con le Muse elleniche, vi era Tacita. Il nome stesso, "colei che fa tacere", sembrerebbe inappropriato per una delle Muse, dee che del canto e della musica avevano fatto la loro naturale forma di espressione.
Come lasciava presagire il nome, la giovane ninfa soffriva di una grave logorrea e, nonostante gli ammonimenti del padre, non riusciva a tenere a freno la sua torrenziale loquacità. Un giorno Giove, innamorato della ninfa Giuturna, convocò tutte le Ninfe, Lala compresa, per avere qualche consiglio su come poter sorprendere di nascosto Giuturna, così da soddisfare i suoi desideri. Lala non solo si affrettò a raccontare tutto a Giuturna, ma andò anche a parlare con Giunone, la moglie incazzosa di Giove, rivelando il fedifrago piano del marito. Comprensibile l'ira del padre degli dei che le strappò la lingua condannandola al silenzio perpetuo che le valse il nome di Tacita.
![]() Giorgio De Chirico - Le Muse Inquietanti
(*) - Per chi non avesse letto il commento a riguardo... - "Ammazzar formiche" è solo metaforico, ormai io e le formiche viviamo in pace, pensa che la sera vengono a prendere il caffè da me. Con una macchinetta da tre posso offrire il caffè quasi all'intero formicaio, facendo pure la figura del signore. Il problema è che non lo bevono in tazza e quindi glielo devo versare a terra, ma cerco di non far prevalere il mio etnocentrismo e a tollerare i loro costumi e usi; magari potrei fare un passo in avanti, un gesto di pace e lappare il caffè da terra pure io...
Quello pioveIl cielo è grigio al di fuori della finestra del mio ufficio. Il cortile interno, involontariamente triste, non è colpa sua, si apre come una mano a toccare le gocce che piovono dal cielo. Una musica scorre lieve e malinconica, che sa di saudade brasileira, la voce di Morelenbaum sul piano di Sakamoto, tristi parole d'amore, "perché l'amore è la cosa più triste quando si disfa, si scioglie" portato via dalla pioggia. Almeno credo dica questo, non conosco il portoghese. Neppure l'ungherese e non mi chiamo José Costa (battutina per chi ha letto "Budapest").
Intanto, "quello piove", come diceva un mio professore burlone al liceo.
Sakamoto, Morelenbaum e Costa Comuni denominatoriCome si fa a conoscersi da neonati, come vicini di culla nella nursery di un ospedale, per poi incontrarsi di nuovo solo quasi venti anni dopo e diventare grandi amici? E' una cosa un po' bizzarra, almeno inconsueta, ma è quello che è successo a due miei carissimi amici (di lunga data e percorrenza): ci siamo incontrati più o meno per caso, un giorno, anche se poi avevamo come comune denominatore l'avere frequentato lo stesso liceo, il Majorana di Pozzuoli. Si chiamano Vincenzo entrambi e sono tra i miei amici più cari. Il primo Vincenzo lo conosco tipo dal '91 e abbiamo condiviso per anni e anni la passione per i fumetti, l'adolescenza e l'avventura del crescere, fino a diventare oggi adulti. Il secondo l'abbiamo conosciuto ai primi anni dell'università, dopo il liceo, abbiamo cominciato a frequentare la stessa comitiva, come si usava dire. Nella stessa comitiva, abbiamo conosciuto un terzo nostro amico, Antonio, detto Tonino. Il grosso di quella comitiva si vede ancora oggi, seppure ci siano state defezioni, secessioni, scismi, Mario e Silla e i triumvirati. E' sempre stato una sorta di grembo o marsupio (se proprio si vuole citare la mia attitudine di marsupiale) all'interno del quale ci siamo formati, abbiamo trovato protezione reciproca (a volte anche un po' in senso brizziano, con il quartiere-grembo di Bastogne, in momenti di dissidio che capitano ovunque) e abbiamo costruito amicizie di spessore basate sulla condivisione di valori comuni e non comuni, presi una sola volta col massimo esponente. In questa ode ai miei amici, anche se non gli unici sia chiaro (ce ne sono tanti altri importantissimi che hanno avuto genesi ed evoluzioni esogene dalla comitiva-grembo; ad esempio ieri è stato il compleanno di Giovanna), ricordo l'anniversario della nascita di tre di loro, appunto, Vincenzo (Enzo; Vinz), Vincenzo (Vicié; Becié) e Tonino (Frumbo; Smurzo), proprio oggi 26 maggio. Tanti auguri di buon compleanno! Domani è il compleanno di Francesco. A maggio gli ospedali lavorano duro, ci sono linee di montaggio bebè continue da parecchi anni... Il volo del pesce lunaUn pesce che mi ha meravigliato nella visita all'acquario di Genova è stato il pesce luna, detto anche pesce mola. L'avevo visto già qualche volta in qualche puntata di Linea Blu, ma mi era passato di mente, catalogato come semplice curiosità e relegato all'archivio delle cose dimenticate, immenso nella mia memoria. Me lo sono trovato davanti e mi ha colpito vederlo nuotare, molto più grande di quanto potessi immaginare, una meraviglia inaspettata del mare.
Il pesce luna è un grande pesce che vive prevalentemente in mare aperto. Il suo corpo è di forma tondeggiante, di colore grigio, ed è molto schiacciato lateralmente. Supera i 3 metri di lunghezza e i 2.000 Kg di peso: per questo è noto come il più pesante pesce osseo del Pianeta. Nuota lentamente e pigramente alla ricerca delle sue prede favorite: plancton, piccoli pesci e meduse. La coda è estremamente ridotta, ma riesce a nuotare grazie alle pinne anale e dorsale, estremamente allungate: spesso quando è vicino alla superficie, la pinna dorsale sporge dall’acqua e può essere confusa con quelle degli squali. La sua bocca è molto piccola e i denti sembrano fusi tra loro a formare una specie di becco. ![]() E' una creatura misteriosa ed affascinante, dall'aria sorniona, sembra uscita direttamente da un sogno. Mi è praticamente mancato il fiato quando me lo sono ritrovato davanti per poi rimanere affascinato dall'aria di sogno che emanava la sua figura in movimento, nel suo lento nuoto in acqua. Sembra che voli, lentamente, come può fare proprio la luna che sorge e percorre il suo cammino nel cielo fino a tramontare. In alcuni momenti sembrava un enorme cuscino o un materasso galleggiante a mezz'acqua, tenero e morbido. Ma credo però che addormentarsi sopra un pesce luna abbia delle controindicazioni. Poi bisogna fare necessariamente uno shampoo come minimo e non credo che resisti molto fuori dal suo ambiente, figurarsi su un materasso o sopra delle doghe in legno. Il nemico invisibilePer come è stato posto il problema mi sembra che gli animali domestici servano come canarino nelle miniere di carbone contro il gas grisù agli inizi del secolo passato. Certo però una maggiore sensibilità per la qualità dell'ambiente in cui viviamo, negli stili di vita possono aiutare a vivere qualche anno in più e in condizioni migliori. E' pur vero che contro certe malattie i fattori genetici e di ereditarietà sono dei vincoli, ma perché mai aiutare tali fattori a fare il loro bieco e cinico compito quando si può vivere meglio?
Radiazioni, polveri sottili e inquinamenti di sorta, fumo passivo e condotte (anche alimentari) sregolate sono tra i nostri nemici invisibili ed anche per i nostri amici coinquilini a due o quattro zampe.
CANI E GATTI, SENTINELLE AMBIENTALI PER TUMORI
(di Enrica Di Battista)
ROMA - Cani e gatti, insostituibili amici dell'uomo, sono anche preziose "sentinelle" per i cancerogeni ambientali. E dal momento che vivono giorno e notte con il loro padrone, un'attenzione maggiore alla loro salute potrebbe tornare utile anche al proprietario. Sempre piu' studi comparati hanno infatti riscontrato patologie simili tra uomo e animali domestici: le polveri sottili, le radiazioni, il fumo passivo e i tubi di scappamento sono tra i principali responsabili, oltre ai fattori genetici, della formazione dei tumori anche negli amici a quattro zampe. Dalla chirurgia specialistica alla crioterapia, dalla radioterapia alla chemioterapia, la veterinaria ha fatto intanto enormi progressi. Oggi, forse pochi lo sanno, anche per cani e gatti sono disponibili laser chirurgici ed una serie di presidi che aggrediscono il tumore sotto piu' fronti. DIAGNOSI PRECOCI - L'importante "e' agire in tempo - spiega Fabio Valentini, veterinario membro della European Society of Veterinary Oncology - molto prima che nell'uomo, perche' la vita di un cane o di un gatto e' molto piu' breve di quella umana, quindi anche le patologie evolvono con molta piu' rapidita'". A titolo di esempio, "basti pensare ad un linfoma non-Hodgkin, frequentissimo tumore negli animali ma anche nell'uomo: sotto terapia un cane puo' vivere massimo due anni. Nell'uomo, a parita' di condizioni - spiega il veterinario -, i tempi sono decisamente piu' lunghi". Il fattore temporale e' quindi fondamentale per una diagnosi precoce. Il proprietario di un animale deve saper quindi captare qualsiasi sensore. Il primo, ad esempio, puo' essere un'improvvisa e prolungata perdita di appetito. Un tempo, con una diagnosi di tumore, un cane o un gatto veniva soppresso. Oggi ci sono approcci terapeutici diversi. "Il tumore - tiene a precisare il dottor Valentini - non e' 'curabile' o 'non curabile' ma va preso come una malattia 'cronica', con la quale l'animale puo' convivere ed avere, sotto adeguate terapie, una buona qualita' della vita. Anche nell'uomo ci sono varie patologie non curabili, ma grazie ad alcuni presidi farmacologici si puo' condurre comunque una vita dignitosa". PREVENIRE - E' la parola d'ordine anche per gli animali. Cosi', come una donna si sottopone abitualmente ad un pap-test e alla mammografia, un cane o un gatto in buona salute che ha superato i quattro anni deve fare un check up completo una volta l'anno: visita clinica, esami del sangue e delle urine, radiografie toraciche ed ecografie addominali. Va controllata anche l'obesita', nella prevenzione non solo dei tumori ma anche, tra l'altro, delle patologie cardiache. Cosi', secondo i principi del buonsenso, una corretta alimentazione e l'attivita' fisica sono regole d'oro. RAGGI ULTRAVIOLETTI - Avete un gatto bianco? Questi felini sono tra i piu' soggetti ai carcinomi squamosi, indotti dai raggi ultravioletti. Percio' sara' buona regola - come consiglierebbe un medico ad una persona con carnagione chiara - non far esporre al sole l'animale troppo a lungo e nelle ore piu' calde. Ci sono inoltre "predisposizioni di razza" di cui deve tener conto un proprietario di 'fido': levrieri e cani San Bernardo sono piu' soggetti ai tumori ossei. I boxer possono contrarre diversi tipi di tumori. I gatti in genere sono predisposti ai sarcomi iniezioni indotti: per questo, soprattutto nei felini, vaccini ed iniezioni devono essere fatti nello stretto necessario e sempre sotto indicazioni del veterinario. OCCHIO AL FUMO PASSIVO - Padroni con il vizio delle ''bionde'', pensate anche al vostro amico a quattro zampe, non solo per i tumori ma anche per le malattie respiratorie. Anche lui risente degli effetti del fumo passivo, cosi' come dei tubi di scappamento, a loro 'portata di naso'. LA STERILIZZAZIONE - Per i tumori mammari sia nei cani sia nei gatti e' consigliabile la sterilizzazione tra il primo ed il secondo calore, non oltre. Nei gatti il tasso di malignita' di un tumore mammario e' piu' elevato, quindi piu' il nodulo e' piccolo, maggiori saranno le possibilita' di intervenire in tempo. La palpazione rimane un'ottima regola per la prevenzione, esattamente come nell'uomo. DIAGNOSI SOFISTICATE E CHIRURGIA - Ecografie, radiografie, TAC (e la sua evoluzione TC Scan) e biopsie sono gli strumenti principali che oggi consentono una piu' precisa diagnosi della malattia. L'ago aspirato, ad esempio, e' la prima cosa da fare nel caso di un nodulo sospetto. La TAC e' disponibile da qualche anno in veterinaria ed e' fondamentale nell'oncologia perche' permette di vedere con precisione l'estensione di una massa tumorale e, alle volte, evita inutili interventi se l'animale non e' operabile. CHEMIOTERAPIA - Oggi ci sono farmaci rivoluzionari sia per uso umano sia veterinario. Cio' vuol dire meno effetti collaterali e maggiore possibilita' di aggredire la malattia. "Non bisogna demonizzare la parola 'chemioterapia' - afferma il dottor Valentini -, la quale d'altra parte non vuol dire altro che 'terapia con farmaco'. Anche un antibiotico - aggiunge - e' un chemioterapico". Purtroppo si associa a questo tipo di cure l'effetto devastante che i primi farmaci per la chemioterapia avevano sull'uomo: totale perdita di capelli, nausea, vomito, abbassamento dei globuli bianchi. "In veterinaria - aggiunge l'oncologo - i dosaggi dei farmaci sono anche piu' bassi e gli effetti collaterali sono minori e monitorizzabili". PRIMA DI TUTTO, IL BENE DELL'ANIMALE - "Possiamo curare - spiega l'oncologo - tumori attraverso chirurgie aggressive e demolitive (amputazioni, asportazioni di nasi e altri distretti anatomici), ma il proprietario deve capire che l'animale non ha coscienza dell'impatto sociale derivante dal ritrovarsi su tre zampe". Lui non si vergogna e si adatta in modo straordinario. L'importante e' sempre il bene dell'animale. EUTANASIA - Se il "dogma" di un buon oncologo dovrebbe essere "prolungare il piu' possibile la vita di un animale, nelle migliori condizioni possibili, senza scendere nell'accanimento terapeutico", puo' arrivare pero' il momento in cui non c'e' piu' niente da fare per il nostro amico a quattro zampe. "L'eutanasia - sottolinea il veterinario - e' l'ultimo gesto di bene per un animale che non ha piu' buone prospettive di vita". Tenerlo ancora con noi sarebbe solo un atto di egoismo. (fonte ANSA)
Omnia munda mundisTutto è puro per i puri... Ma qua l'Occidente fraintende a causa dei suoi modelli culturali "deviati" o questi stanno dando i numeri? Certo in Europa c'è chi fa di molto peggio. Comunque, tutto ciò non è certamente da ascrivere sul piano dello scontro di civiltà: da una parte è un ritorno ai costumi di un tempo, al mos maiorum, come lo chiamerebbero i romani, islamico (da quello che ho letto in questo articolo di Repubblica); dall'altra c'è invece la degenerazione dei costumi europeri ed occidentali che portano la politica sempre più al mercimonio di cose, animali e persone.
Egitto, singolare interpretazione del Corano di due religiosi della moschea al Azhar del Cairo.Polemiche in Parlamento
"La donna deve allattare l'uomo
|
|
Per la gioia di noi ingegneri che dobbiamo perdere tempo in conversioni di unità di misura... Altrimenti potremmo annoiarci col sistema internazionale di misura.
IN GB SALVE PINTE, GALLONI, LIBBRE E MIGLIA
|
|
LONDRA - In Gran Bretagna esultano: pinte, galloni, miglia e libbre sono salve. La Commissione Europea alla fine ha ceduto e permetterà ai sudditi di Sua Maestà di non uniformarsi al sistema metrico in vigore nel resto dell'Unione Europea. Le cosiddette misure imperiali, ultimi retaggi dello splendido isolamento britannico, erano finite sotto il mirino di Bruxelles che da anni cercava di abolirle per introdurre anche sull'altra sponda della Manica il sistema utilizzato dal resto dell'Ue. La paura di perdere le loro ultime specificità aveva spinto moltissimi britannici ad organizzare campagne, dimostrazioni e iniziative di protesta. "E' una vittoria monumentale. Abbiamo salvato il miglio, la iarda, il piede così come la libbra e le once", ha dichiarato Neil Herron, direttore del gruppo di pressione Metric Martyrs.
|
|
|