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    La partenza di Filemazio


    Domani Filemazio riparte in direzione del porto Bosforeion. Qualche giorno tra amici non può farmi che bene, oltre che avere premonizioni e segni del destino. Non ci tengo a passare questi giorni qua a Milano, molto più vuota dei passati giorni di festa.
    Mi darò alla mia vocazione di insegnante, nella fattispecie di fisica, se me ne sarà data l'opportunità, oltre che incontrare quello che fu un tempo un accogliente porto contro ogni tempesta. Non voglio che tale porto si areni mai, significa troppo per quello che sono e per quello che sono diventato grazie ai traffici di essenze e agli scambi culturali. Saranno giorni importanti nel futuro con Costantinopoli.
    Il futuro è Costantinopoli e non l'antica Roma come avrebbe detto Diocleziano.
    E' l'unico posto dove mi fa piacere andare veramente.


    Bisanzio

    Anche questa sera la luna è sorta affogata in un alone troppo rosso e vago
    Vespero non si vede, si è offuscata la punta dello stilo si è spezzata
    che oroscopo puoi trarre questa sera, mago! lo, Filemazio, protomedico,
    matematico. astronomo (forse saggio) ridotto come un cieco a brancicare
    attorno, non ho la conoscenza (od il coraggio) per fare questo oroscopo,
    per divinar responso e resto qui a aspettare che ritorni giorno. E devo dire
    (devo dire) che sono forse troppo vecchio per capire che ho perso la mia mente
    in chissà quale abuso od ozio o stan mutando gli astri nelle notti d'equinozio
    o forse io (forse io) ho sottovalutato questo nuovo dio lo leggo in me e
    nei segni che qualcosa sta cambiando ma è un debole presagio che non dice
    come e quando. Me ne andavo l'altra sera quasi inconsciamente giù al
    porto Bosforeion là dove si perde la terra dentro al mare fino quasi al
    niente e poi ritorna terra, e non è più occidente; che importa a questo mare
    essere "azzurro" o "verde"?! Sentivo i canti osceni degli avvinazzati di gente
    dallo sguardo pitturato e vuoto ippodromo, bordello e nordici soldati romani e
    greci. urlate dove siete andati! Sentivo bestemmiare in alamanno e in
    goto.
    Città assurda. città strana di questo imperatore sposo di puttana di
    plebi smisurate, labirinti ed empietà; di barban che forse sanno già la verità
    di filosofi e di etere sospesa tra due mondi e tra due ere. Fortuna e età
    han deciso per un giorno non lontano o il Fato chiederebbe che scegliesse la
    mia mano. Ma Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile. segreto e
    ambiguo come questa vita, Bisanzio è un mito che non mi è consueto.
    Bisanzio è un sogno che si fa incompleto. Bisanzio forse non è mai
    esistita; e ancora ignoro, e un'altra notte è andata, Lucifero è già sorta e si alza
    un Pa di vento c'è freddo sulla torre, o è l'età mia malata confondo vita e
    morte. e non so chi è passata mi copro col mantello il capo
    e più non sento e mi addormento.
    (F. Guccini, Bisanzio)

    Un nuovo mondo

     
    Leggevo su L'Unità del corteo di Milano per le commemorazioni della Liberazione al quale ho preso parte ieri insieme a Paola e, tra le notizie delle contestazioni alla Moratti e a Bertinotti, ho letto di un nuovo mondo appena scoperto, chissà se i suoi ipotetici abitanti sono inclini all'ospitalità e agli asili. A soli venti anni luce, in qualche centinaio di migliaio di anni ci si arriva comodamente con le nostre attuali tecnologie... Quasi quasi ci faccio un pensierino.
     
    da L'Unità:
     
    È il più piccolo pianeta al di fuori del sistema solare scoperto finora. Ed è anche quello che sembra avere la probabilità maggiore di ospitare acqua in forma liquida, condizione necessaria perché la vita, così come la conosciamo, si sviluppi.
    Il pianeta è stato scoperto, grazie al telescopio dell’Eso (European South Observatory) che si trova in Cile, da un’équipe di astronomi francesi, svizzeri e portoghesi. «I ricercatori non hanno visto in senso stretto il pianeta - spiega l’astrofisica Margherita Hack - ma ne hanno dedotto l’esistenza dai disturbi che la sua massa provoca sul moto della stella intorno a cui ruota. Così, del resto, sono stati scoperti finora tutti i pianeti al di fuori del sistema solare».
    Degli oltre 200 pianeti che in una decina di anni sono stati individuati, quest’ultimo però è il più interessante. La sua massa è solo 5 volte quella della Terra, si può considerare quindi un pianeta piuttosto piccolo. «Finora - dice Hack - i pianeti scoperti erano tutti delle dimensioni di Giove o addirittura più grandi. Di solito, i pianeti così grandi si trovano allo stato gassoso e sono molto caldi: circa mille gradi centigradi. In questo caso, invece, il pianeta è piccolo e poco caldo». In effetti, il nuovo pianeta è circa 14 volte più vicino alla sua stella, che si chiama Gliese 581, di quanto noi lo siamo al Sole. Tuttavia, Gliese 581 è una nana rossa, ovvero una stella più piccola e più fredda del Sole: «la sua temperatura - prosegue Hack - dovrebbe aggirarsi intorno ai 2000 gradi, mentre quella del Sole è di circa 6000. Data la distanza a cui si trova il nuovo pianeta da questa stella, i ricercatori hanno dedotto che la sua temperatura dovrebbe essere compresa tra 0 e 40 gradi centigradi. Questo vuol dire che, se ci fosse dell’acqua, sarebbe allo stato liquido». Inoltre, «il raggio del pianeta è solo una volta e mezza quello della Terra e i modelli matematici prevedono che in queste condizioni il pianeta sia o roccioso o completamento coperto da oceani» ha detto Stéphane Udry, uno degli autori dell’articolo uscito sulla rivista «Astronomy and Astrophysics» in cui si annuncia la scoperta.
    Gliese 581 è tra le 100 stelle più vicine a noi: dista dalla Terra circa 20,5 anni luce e si trova nella costellazione della Bilancia. Il pianeta simile alla Terra compie un’orbita completa intorno ad essa in 13 giorni e sembra che sia in compagnia di almeno altri due pianeti.
    Naturalmente è impensabile poter inviare una sonda per vedere cosa effettivamente accade intorno a questa stella. Benché vicina, la sua distanza dalla Terra è comunque enorme: «circa 600 milioni di volte quella tra noi e la Luna», spiega Hack. È per questo che oggi il pianeta non si riesce a vedere. «C’è, però, un grosso progetto europeo per la costruzione di un telescopio con uno specchio di diametro compreso tra 50 e 100 metri: forse con questo strumento potremo in un futuro vedere di più», si augura Hack.
    Intanto, si fanno progetti. «Questo pianeta - ha detto Xavier Delfosse, ricercatore dell’università di Grenoble che ha partecipato allo studio, - è un possibile ed importante obiettivo per le future missioni spaziali dedicate alla ricerca della vita extraterrestre». Un obiettivo che potrebbe anche far rivedere i pesanti tagli al budget praticati dalla Nasa, l’ente spaziale americano, alla ricerca di vita al di fuori della Terra dopo le delusioni venute da Marte.

     

    Sic et simpliciter


    Questo fine settimana, appena trascorso, può essere ricordato col volo di un gabbiano. Sono stato nel parco nazionale delle Cinque Terre, su selciati a picco sul mare, immersi nel verde.
    Scogliere corteggiate dal mare prodigo di onde maliziose e in odore dell'azzurro puro ed etereo del cielo di una giornata che sembrava d'estate. Borghi che sembravano lucenti cristalli nascenti come promesse dalla roccia, un velluto di alberi e vegetazione che il solo ammirare ammorbidiva l'anima costernata per la quotidianità. Sentieri che accarezzavano e coccolavano il territorio, fatto di profumi di erbe e di fiori, tra la freschezza di un sorriso candido e la gioia del pensiero di due occhi verdi, seppure lontani.
    Dalla cima di una torre antica un gabbiano scrutava il mare. Mero calcolo o forse anche lui era pensieroso di pensieri teneri e forse pure dolci, quasi come se avesse avuto in sottofondo al suo spiccare il volo una mazurca di Chopin. Penso all'opera 17.
    Dall'alto dello strapiombo prese il volo e danzò nel vento secondo leggi che lui non conosceva ma che usava per istinto, un'innata sapienza.
    Un fluidodinamico osservava la scena e in tanti scatti, nel suo modo di vedere le cose quasi euleriani, infine lo immortalò, con la speranza di catturare il segreto di quel suo spiccare il volo, di vincere le correnti e dominarle.
    Ma la foto risultò un po' sfuocata.
    Una briciola di mistero resta sempre, una macchia o un vortice, ancora altre domande senza una risposta che come le onde del mare, sempre diverse e mai uguali tra loro, si ripetono, si susseguono e fanno dono alla vita di quell'emozione e di quel mistero, motore invisibile e celato nei più piccoli vortici del quotidiano.




    Orologi dicotomici

     
    Io sono un ritardatario patologico. Faccio sempre tardi. Un tempo non era così, anzi, ero ineccepibile, sempre in anticipo... Poi la frequentazione di persone che mi hanno debilitato psicologicamente, presentandosi sempre in esemplare ritardo agli appuntamenti con me (e parlo di amici, compagni di università, eccetera), mi ha indotto ad adeguarmi ai loro stili esistenziali. Inoltre, uno stile di vita estremamente privo di costrizioni mi ha indotto ad orari e abitudini sempre più autarchici, sin dai tempi dell'università. Il risultato è che ora avrei bisogno di un centro di recupero e di riabilitazione sociale dal ritardo cronico.
     

    (David Gray/Reuters)

     

    The Ocean

     
     
    A picture in grey
    Dorian Gray
    Just me
    By the sea
    And I felt like a star
    I felt the world could go far
    If they listened
    To what I said
    By the sea

    Washes my feet
    Washed my feet
    Splashes my soul
     
     
    (U2, The Ocean)
     

    Oltre il giardino

     
     
    LONDRA - Un giardiniere inglese ha deciso di andare in pensione, all'età di 104, dopo che per 93 anni di vita lavorativa non è mai andato in vacanza. Jim Webber ha curato terre e giardini nel Dorset da quando era bambino, ma ora l'artrite lo ha costretto a fermarsi. "Ormai lavoravo per 10 minuti e poi mi dovevo sedere, non era giusto per la gente per cui lavoravo", ha dichiarato Webber alla Bbc, affermando che ora si vuole dedicare al proprio giardino e all'orto, con l'idea di vendere le cose che fa crescere. "La pensione non basta", osserva. Nato il 24 dicembre 1902, Webber ha iniziato come bracciante in Dorset. Poi si è messo in società con il fratello Jack, con il quale ha fatto il giardiniere fino alla morte di quest'ultimo, l'anno scorso a 95 anni. In tutti questi anni ha curato impeccabilmente i giardini di tutti i residenti di Stoke Abbott, il villaggio dove vive, e anche il prato del locale pub, il New Inn. Quanto alle ferie, a Webber non sono mai interessate. "Non ho mai desiderato fare vacanze. Preferisco stare a casa e fare lavori, che andare in vacanza", dice. E quando gli chiedono il segreto della sua longevità, risponde: "Basta avere molto da fare e essere interessati a quel che si fa... e poi un sorso di 'medicina', ogni tanto", ovvero un whisky. 
     
    (ANSA)

    Se io fossi un angelo

     
     
    Se io fossi un angelo
    chissà cosa farei
    alto biondo, invisibile
    che bello che sarei
    e che coraggio avrei
    sfruttandomi al massimo
    è chiaro che volerei
    Zingaro, libero
    tutto il mondo girerei
    andrei in Afghanistan
    e più giù in Sud Africa
    a parlare con l'America
    e se non mi abbattono
    anche coi russi parlerei
    Angelo, se io fossi un angelo
    con lo sguardo biblico li fisserei
    vi dò due ore, due ore al massimo
    poi sulla testa vi piscerei
    sui vostri traffici, sui vostri dollari
    sulle vostre belle fabbriche di missili
    se io fossi un angelo
    non starei mai nelle processioni
    nelle scatole dei presepi
    starei seduto fumando una Marlboro
    al dolce fresco delle siepi
    sarei un buon angelo parlerei con Dio
    gli ubbiderei amandolo a modo mio
    a modo mio gli parlerei
    a modo mio e gli direi...
    I potenti che mascalzoni
    e tu cosa fai li perdoni
    ma allora sbagli anche tu
    ma poi non parlerei più
    un angelo non sarei più un angelo
    se con un calcio ti buttano giù
    al massimo sarei un diavolo
    e francamente questo non mi va
    ma poi l'inferno cos'è?
    a parte il caldo che fa
    non è poi diverso da qui
    perché io sento che
    son sicuro che
    io son che
    gli angeli sono milioni di milioni
    e non li vedi nei cieli ma tra gli uomini
    sono i piu' poveri e i più soli
    quelli presi tra le reti
    e se tra gli uomini nascesse ancora Dio
    gli ubbiderei amandolo a modo mio
    a modo mio... a modo mio... a modo mio.
     
     
    Lucio Dalla, Se fossi un angelo
     
     

    Il sale sulla coda

     
    Quando ero piccino accompagnavo a volte il mio papà al lavoro. Faceva il barbiere e lavorava all'interno dell'ippodromo di Agnano. Era un ambiente immerso nel verde, dall'acre odore di cavallo e popolato da tanti personaggi emblematici, ma anche un po' enigmatici.
    Siccome a me non importava molto come mio padre si procacciasse le cibarie, ero piccoletto, un ragazzino curioso che amava andarsene a curiosare in giro, rimanevo pochissimo nel salone con lui e ne approfittavo per esplorare quello strano ambiente. Quelle atmosfere si possono respirare magari nel film di Steno "Febbre da cavallo", almeno il primo con Montesano dei bei tempi e Proietti (che secondo me è meglio adesso con la sua esperienza di attore, l'ho visto alla trasmissione della Dandini di recente e mi ha fatto scompisciare).
     
    C'erano moltissimi passeri e tantissimi colombi, per la presenza di molto cibo per loro, come la biada degli equini ad esempio.
    Per prendermi in giro, i clienti di mio padre, che mi trovavano mentre cercavo di acciuffare qualche colombo o qualche uccelletto, di consigliavano di mettere il sale sulla coda degli uccelli per prenderli. Io mi disperavo perché non avevo mai con me il sale, mi proponevo di portarmelo da casa per le volte successive, ma puntualmente mi dimenticavo.
    Una volta chiesi persino a mio padre di comprare il sale, fino possibilmente perché quello grosso sarebbe stato più facile da scrollare da dosso per i volatili, nella salumeria là vicino, ma quando seppe il motivo mi mandò a quel paese.
    Anni e anni dopo mi trovo con delle domande alquanto curiose: come agisce il sale per potere fare rimanere al suolo un volatile? Le formiche, mia acerrime nemiche, hanno la coda? Per quanto piccola possa essere, se esiste, c'è la possibilità di annoverare degli insetti con la coda? Funziona anche con loro il metodo del sale? Ma quando è nata e a cosa serve una coda?
     
    Negli uccelli la coda serve a dare stabilità in volo, che altrimenti comincerebbero a volare seguendo delle complicate epicicloidi senza arrivare ad un fine nella propria vita. Se la coda serve a dare equilibrio nel volo, come si può fare per sbilanciare il volatile senza che si sgrulli il sale da dosso? Bisognerebbe impeciare il sale o, al più, scagliarglielo addosso a velocità pazzesca, magari sparandoglielo. Mi viene in mente l'archibugio a sale di zio Paperone, chissà magari nasce da questo il detto popolare di mettere il sale sulla coda: sarà semplicemente un eufemismo per dire impallinare il volatile. E quindi diventa scherzoso quando il sale glielo si mette a mano sulla coda anziché spararglielo. Alla fine il sale non è la causa del non decollo del volatile in quanto tale, bensì il mezzo tramite il quale l'archibugio opera. "Mettere il sale sulla coda" nel linguaggio familiare significa cercare di stanare qualcosa o qualcuno, con un accorgimento particolare, con lo scopo di raggiungere un determinato obiettivo.
     
     
     
     
     
     
     
     
    L'accorgimento del sale alla fine provai pure a metterlo in atto dal balcone di casa mia spargendo sale su passerotti attirati dal pane che avevo lanciato loro per adescarli, ma non funzionò. In seguito il mio rapporto con l'avifauna cambiò drasticamente, prima con l'iscrizione al Wwf e, in seguito, con la storia della guida naturalistica. Ho abbandonato l'idea del sale sulla coda, archiviandola come inefficace e indignitosa. La pratica però è stata di recente rispolverata contro un nuovo avversario: le formiche. La schiuma è finita e costa. Le formiche hanno perso le postazioni nella mia stanza, ma il balcone sono riuscite a riprenderselo. Non ancora in forze, ma torneranno. Credo che l'intelligence abbia fatto errori di valutazione trascurando un importante formicaio proprio sotto al balcone di casa, in un tombino del palazzo.
     
    La signora Minù ha detto che bisogna avvertire l'amministratore del condominio per richiedere i rinforzi, ma per questioni nazionalistiche casa Cupiello non vuole mollare assolutamente l'osso e vuole farcela da sola; per quanto un comodo intervento del condominio ci affrancherebbe da questo problema, continuiamo a monitorare a studiare rimedi alternativi, meno tossici e più economici. 
    Il sale è tornato utile a questo scopo. Domenica mattina sono entrato in cucina ed ho trovato l'invasore. L'insetticida era terminato e i negozi chiusi, dovevo trovare un'alternativa alla vendemmia di acido formico, mi venne in mente il sale. Se fossero state capre avrei avuto seri problemi col sale (come narra un mio amico in un suo post) ma le formiche che se ne fanno del sale? Ho deciso di condurre una campagna di prove sperimentali, ho preso manciate di sale ed ho cominciato a scagliarlo contro gli indesiderati insettini. All'impatto non mi sembravano entusiasti, poi ci camminavano sopra ma sembravano disorientate. Ho cominciato a pensare che il sale interferisse sui loro segnali chimici, oppure semplicemente le assetava. Già immagino le formiche che tornano nel formicaio per bersi una Fanta come Alberto Sordi nella sua casa di Bun Bun Ga.
     
    La signora Minù non ha gradito la presenza del sale sparso sul balcone, comunque torneremo a sperimentare la cosa in quanto ho scoperto che è un sistema antico utilizzato dagli apicoltori come deterrente contro l'invasione delle arnie da parte delle formiche.
    Ho trovato in rete, stavolta, altri rimedi antichi e più naturali contro di loro... le foglie di pomodoro essiccate e ridotte in polvere possono essere utilizzate come insetticida... come pure l'acqua di macerazione delle stesse può essere utile per allontanare le formiche annidate in casa. Come deterrente, si può usare una miscela di acqua e aceto in parti uguali sulle superfici che possono essere invase dalle formiche; oppure riempire le fessure da cui potrebbero entrare con polvere di carbone e bucce di limone, cospargendo poi il tutto con succo di limone. Un sistema più drastico è utilizzare l'acido borico, ma questo può causare problemi se si hanno bambini o animali in casa. Il metodo più ecologico di tutti è assoldare delle mantidi religiose (magari travestendosi da mantidi maschi per adescarle, stando bene attenti a non accoppiarsi che poi finisce male), insetti che sono temibili predatori di altri insetti e soprattutto delle loro larve. Ma poi sorgerebbe il problema di liberarsi delle mantidi.
     
     
     
     

    Ho sbagliato mestiere

     
     
    ROMA - Anche quest'anno Silvio Berlusconi si conferma il più ricco tra i leader politici alla Camera. Per il 2005 il presidente di Forza Italia ha dichiarato 28.033.122 euro. Per il 2004 il suo reddito era di 3.550.391 euro. Il leader più 'povero' è invece il presidente del Consiglio Romano Prodi: ha dichiarato 89.514 euro. E' quanto si evince dalle dichiarazioni dei redditi per il 2005 dei deputati.

    Fra i leader alla Camera, Berlusconi è seguito da Francesco Nucara (Pri, 289.255), dall'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini (Udc, 214.787), e da Gianfranco Fini (An, 200.677). In fondo alla classifica, Prodi è preceduto solo da Franco Giordano (Prc, penultimo con 129.569 euro) e Francesco Rutelli (Dl, terzultimo con 132.500).
     
     
    Non voglio fare la solita e sterile polemica... Ma come si fa a guadagnare (o meglio a dichiarare) tra un anno e l'altro un reddito otto volte superiore? Chi dovrà emettere quest'ardua sentenza? Dai che se riesce a mettere le mani su Telecom non gli toglieranno neppure la rete fissa e l'antitrust sarà fatto accomodare come altre volte. Si sa, se non c'è volontà...
    Volere è potere.
     
     

    Pellegrini sulla cupola del Brunelleschi

     
     
    Non è una singolare manifestazione di protesta, per un senso di traviamento morale, di pellegrini incatenatisi sulla cupola del duomo di Firenze, bensì...
     
     
    (Notizia ANSA)
     
    FIRENZE - Sono nati i pulli di Giotto e Monna Tessa, i due falchi pellegrini che hanno fatto il nido sulla Cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore di Firenze. Le uova si sono schiuse stamani.

    ''Appena possibile - dice una nota - sarà comunicato il numero esatto dei nuovi nati''. I due falchi che vivono ora con tanto di prole sotto le tegole del Brunelleschi sono monitorati da una webcam per un progetto voluto da Provincia di Firenze, Opera del Duomo, vigili del fuoco e ornitologi dell'Ornis Italica. ''Un momento senz'altro simpatico, un bel segno di speranza per tutto il centro di Firenze'' ha detto Matteo Renzi, presidente della Provincia.

    Per seguire on line il ''reality' della famiglia di falchi del Duomo di Firenze:
    www.florence.tv (video), www.provincia.fi.it.falco (tutto su ''Giotto'' e i pellegrini), www.birdcam.it (le immagini dalla webcam).
     
     
     
    NdN. Sarebbe stato buffo se avessero fatto il nido su qualche opera di Paolo Uccello... E, poi, non è pure buffo che falchi pellegrini abbiano trovato rifugio sotto le tegole del duomo? 
    Comunque sono creature fantastiche, famosissime per i loro picchi di velocità, degni di prodigi dell'aeronautica moderna, infatti catturano le proprie prede facendo tremende picchiate a velocità assurde per le loro prede che soccombono per il tremendo impatto coi loro artigli. Durante la seconda guerra mondiale aviatori americani descrissero le evoluzioni dei falchi e dissero di stargli a fatica dietro. Beh, oggi gli aerei sono diversi e fanno molto di più, ma un giorno l'evoluzione potrebbe anche concepire falchi supersonici...  
    Sotto una scheda tecnica di questi maestri dei cieli tratta da qui.
     
     
     
     
     
     

    Il Falco pellegrino, dopo Gheppio e Poiana, probabilmente è il rapace diurno più diffuso in Italia. La specie è essenzialmente sedentaria, effettuando al massimo limitati spostamenti durante la stagione invernale.

    Il falco pellegrino è senza dubbio il falconide più elegante e veloce: una delle sue tecniche di caccia più spettacolare è buttandosi sulla preda quasi verticalmente con le ali quasi chiuse: questo falco può scendere in picchiata a una velocità di oltre 290 km orari, muovendosi più velocemente di qualsiasi altro essere vivente.

    Ha un apertura alare di 1,10 ed un peso medio di 800 g.. Un tempo pareva sull'orlo dell'estinzione, a causa dell'inquinamento prodotto dal DDT e suoi derivati, dei massicci prelievi di giovani pulcini attuati dai falconieri e della caccia illegale. Ora, grazie alle campagne di sensibilizzazione, ad una legge più restrittiva e ad una situazione ambientale nettamente migliore, lo si può considerare un rapace frequente e ben rappresentato in quasi tutte le regioni. E’ riuscito anche a colonizzare da solo o con l’aiuto dell’uomo (con progetti di reintroduzione o messa in posa di nidi artificiali) il centro di città come Roma, Milano,Torino, Bologna, Firenze, Forlì…
    Si nutre esclusivamente di uccelli sino alle dimensioni di un anatra. Vive in zone aperte e selvagge, scogliere, colline, montagne e zone rocciose; d'inverno anche paludi, localmente torri e campanili. La femmina depone da 2 a 4 uova direttamente sul terreno, in nicchie e cavità su pareti rocciose; le uova si schiudono dopo 5 settimane.

     

     

     

    Outsourcing

     

    "Pronto pronto c'è qualcuno che mi sente
    merda sto precipitando c'è qualcuno lì"
    Notte nera nera notte senza luna
    Una bianca scia nel cielo si consuma
    mentre sotto come fuochi nella notte
    Grattacieli e tv accese come torce
    Un marziano un tipo strano un sangue misto
    Un qualcosa di schifoso mai visto
    Barcollando esce fuori dai rottami
    " Sono Merdman c'è qualcuno lì"
    A parte il puzzo veramente micidiale
    Aveva in sé qualcosa di familiare
    Sui trent'anni bocca larga e braghe corte
    Sempre sporco con uno stronzo sulla fronte
    Ogni tanto spiaccicava una parola
    E con le dita messe li' a pistola
    Catturava tutto l'audience della gente
    " Sono Merdman
    Sono speciale posso parlare c'è qualcuno lì
    voglio anche cantare
    partecipare farmi invitare a un talk-show"
    A poco a poco anche la stampa più esigente
    lo trovava bello fresco e divertente
    Non parliamo dei bambini anche i più belli
    Che si mettevano uno stronzo tra i capelli

    " Voglio fare come fanno in California"
    " Yes No But You Are Beautiful"
    Imparo tutto in fretta ho una gran memoria
    poi prende un taxi vola dentro un talk-show
    Le sue dita sono un trapano nel naso
    Mentre parla e dice "Vengo da lontano
    E vorrei fermarmi un poco ma non posso
    nelle case tutto il pubblico è commosso
    E' commosso mentre piange anche lo sponsor che lo applaude gli butta anche un osso
    salutando lui comincia a vomitare tra gli applausi e le foto da firmare
    Come fanno tutti quanti in California
    " Sono Merdman...c'è qualcuno lì..."
     
     
    Lucio Dalla, Henna, 1994
     
     
     
     
     
     
     
    Fra le maschere che un uomo può indossare ricordiamo l'argilla
    Fra le maschere che un uomo può indossare come non citare il bronzo
    C'è la maschera di ferro
    C'è la maschera di Pippo
    Ma la maschera di merda
    te la fa solo Shpalman

    (i ragazzi della Palla al Piede tornano domani,
    ma adesso è il momento della cazzuola di Shpalman!!!)

    Un tamarro dietro l'angolo
    voleva incularmi la vespa
    un tamarro dietro un altro angolo
    voleva incularmi la catenina

    Ma io ho chiamato Shpalman
    lui mi ha risposto "Dimmi !?!"
    e io gli ho detto "Vieni qui che
    c'è bisogno di te per difendere me!!!"

    Attenti cattivissimi
    perchè è arrivato Shpalman
    che shpalma la merda in faccia
    Aiuto arriva Shpalman
    che tutti shpalmerà

    perchè è arrivato Shpalman
    che shpalma la merda in faccia
    Aiuto arriva Shpalman
    che tutti shpalmerà

    Non c'è dubbio che Shpalman
    sia un amico con le mani in pasta
    E non credere che Shpalman gli puoi dire: "Tipo, adesso basta!"

    Perchè si chiama Shpalman
    e il nome dice tutto
    e ad ogni farabutto
    tinge il viso color maròn
    poi l'ascuiga col phon

    Ti rende shpalmatissimo
    perchè si chiama Shpalman
    che shpalma la merda in faccia
    Aiuto arriva Shpalman
    che tutti shpalmerà

    Eroe dei nostri tempi
    non temo il faccia a faccia
    di merda un focaccia
    sul volto shpalmami

    (Uellàlàlàlà, che supersballo
    nella confezione di 'Shpalman Megatrasformer Superaction'
    trovi la cartolina del concorso
    "Shpalman il tuo compagno di banco"
    e vinci la cazzuola laser..... di Shpalman!!!!)

    perchè è arrivato Shpalman
    che shpalma la merda in faccia
    Aiuto arriva Shpalman
    che tutti shpalmerà

    Autografi la faccia
    di tutti i miei nemici
    e il volto gli incornici
    con pezzi di pupù

    arrivederci Shpalman
    ci mancherai di brutto
    ed ogni farabutto
    shpalmato resterà
     
    Elio e le Storie Tese, Cicciput, 2003
     

    Una bella boccata d'aria al cimitero


    Oggi pomeriggio, come preannunciato, sono stato al cimitero monumentale a Milano. L'obiettivo era quello di visitare la tomba del Manzoni e quelli di personaggi noti e famosi della città, come ad esempio l'architetto Maciachini, il compositore Toscanini o Bocconi. Qualcuno mi ha fatto notare che c'era, da qualche parte anche la tomba di Parini, ma è stato di nuovo dimenticato.
    E' la prima volta che mi salta per la testa di fare delle foto in un cimitero. L'idea era venuta a Cristina e amici qualche tempo fa. In effetti loro hanno fatto foto molto belle e il mio obiettivo era quello di fare a mia volta delle foto almeno discrete, ma purtroppo il risultato ha deluso le mie attese. In alcuni momenti mi manca la tecnica e fare l'autodidatta è dura, i risultati richiedono molte prove e molto tempo da dedicare. Oggi c'era una bella luce per le foto, l'azzurro del cielo sarebbe venuto bene, ma lo stesso sole ha limitato le inquadrature per evitare la luce nefasta in obiettivo che scurisce le foto, la sovraesposizione e così via...
    Omaggio al Manzoni, senza le trecce sparse sull'affannoso petto, credo.





    TFR Awards


    Nel primo pomeriggio è arrivato un breve messaggio di testo. Antonella, una mia amica che ho conosciuto un paio di anni fa all'università e che era lavora anche lei a Milano, mi ha invitato alla serata TRL Awards di MTV a piazza Duomo. Ci sarebbero stati anche Ilaria P., un'altra amica dell'università, e altre persone che ho avuto modo di conoscere qualche tempo fa, in occasione della fiera dell'artigianato che si tenne a Milano qualche mese fa. Ho esteso l'invito ad Ilaria V. (un'altra) e Assunta, sempre conosciute tanto tempo fa all'università e anche loro qua a Milano per lavoro (in particolare alla SnamProgetti, controllata Eni), e poi ancora a Giovanna, a Cristina e a Maida. Alla fine dei miei invitati solo Ilaria ed Assunta, che mi avevano chiesto in precedenza se mi fossi organizzato per qualcosa in serata, hanno accettato.
    Ilaria ed Assunta, nella loro estrema gentilezza, sono venute a prendermi fino a casa Cupiello.
    Mi faceva piacere incontrare loro, in quanto la serata per i TRL Awards francamente non è che mi interessasse più di tanto. Giusto per vedersi e fare qualcosa di diverso, poi per il resto stare in mezzo al caos di ragazzetti urlanti e con almeno una bottiglia di birra in scolo (tipo soluzione fisiologica per le persone che hanno bisogno di essere nutrite artificialmente) per degli emeriti sconosciuti (almeno per me) non era il massimo.
    La serata è stata come ogni concerto che si rispetti, in piedi, tra la folla delirante, a creare strutture di corpi e di braccia per mantenere un minimo di area a disposizioni per avere un filo d'aria per respirare.
    Del resto a ventinove anni, stare in mezzo a queste bolge è poco igienico. Infatti, mi sono divertito essenzialmente a scattare foto a Milano, alla piazza, al concerto e alle mie amiche. Sono, tra l'altro queste serate di piazza con le telecamere che ti fanno capire la falsità della televisione, del grande gioco di ruolo che vi è implicitamente in essa, con gli applausi a bacchetta, tutto pensato per lo show, dove lo spettatore è puramente decorativo, quasi come un ficus dietro ad un'elegante scrivania o come una foca che sbatte le pinne sotto il tendone di un circo tra gli altri circensi.
    Ci siamo comunque divertiti, noi ingegneri (siamo un gruppo di ex-allievi della Federico II...), con le nostre battute, scherzando e ridendo. Poi ad un certo punto ci siamo scocciati e, nonostante il disappunto di Ilaria V., ci siamo ritirati nelle retrovie, in una zona più tranquilla per uscire un po' da quella calca per la quale non siamo più preparati: ormai abbiamo altri ritmi ed altri interessi, ma comunque è stato un modo un po' più curioso di passare il sabato sera. Di certo, di questi tempi siamo molto più impegnati a capire a chi dare il TFR piuttosto che pensare a TRL...
    Un rapidissimo spuntino da Spizzico e poi a casa, complottando altre mirabolanti avventure per la domenica del villaggio.
    Domani, per riprenderci un pochetto dallo stress di oggi, ce ne andiamo a fare foto al cimitero monumentale.
    Ci andiamo a prendere una bella boccata d'aria al cimitero, come direbbe Totò, del quale ricorre il quarantesimo anniversario della sua morte.


    Dove sognano di entrare le formiche verdi?

    "C'è un esercito di formiche nella mia stanza che punta pure alle vostre STOP Appena trova la cucina siamo fottuti STOP Sto andando a comprare l'insetticida STOP"
    Con questo drammatico breve messaggio di testo, ieri comunicavo a Michelangelo ed Emilio che la mia stanza era stata espugnata dalle formiche. Si erano infilate nelle intercapedini e nelle fessure, sotto al balcone. Il loro flusso si era trovato a passare davanti alla mia stanza ed avranno deciso di esplorare quella ampia cavità adibibile a formicaio. Avranno deciso di farmi un po' di compagnia, mi avranno visto troppo solo, chi lo sa. Del resto la mia camera si riempie sempre più di agi e comodità. Avranno trovato qualche briciola di biscotti che uso sgranocchiare davanti al pc. In effetti, ora capisco il perché tassativo a casa a Napoli di non mangiare in camera.
    Le ho scoperte la mattina, ieri, dopo un sogno premonitore, nel quale infami insetti divoravano le mie gambe mordendole a sangue. Ho trovato una circonvallazione di formiche che veniva da sotto al balcone. Ho spruzzato un po' di insetticida per mosche e zanzare, ben conscio del fatto che avrebbe fatto loro un baffo, ma speravo quantomeno di convincere qualcuna di loro a non abbandonare il flusso principale che andava oltre la mia stanza per esplorare il balcone di casa nostra che dà sulla cucina e sulla finestra del bagno per poi portare con una diramazione ai balconi dei vicini. Noi eravamo il crocevia di formiche e saremmo potuti essere stati incriminati dai vicini come fiancheggiatori e simpatizzanti degli evoluti insetti dallo strano regime politico, una sorta di dittatura del proletariato asservito alla propria regina, simbolo e fulcro del formicaio.
    Avranno trovato la mia stanza come un luogo dove trovare asilo politico o fondare una nuova colonia, tipo città dei giusti, ma forse ignoravano che solo la regina può procreare per tutti e da sole erano drammaticamente destinate a morire, condannate ad estinguersi.
    Sono entrare in casa e però hanno preteso di comandare, di mantenere le proprie leggi, quando nella mia stanza le leggi ci sono già e valgono per tutti. Hanno tentato il colpo di mano. Non ho potuto oppormi subito, non essendo adeguatamente preparato ed armato e poi loro sono potenzialmente miliardi, e secondo me da qualche parte stanno anche arricchendo l'uranio per avere l'atomica a breve.
    Ho fatto un po' una mattanza per cercare di intimorirle, a scopo dimostrativo, sperando di gettarle nello sconforto e nel terrore per fare abbandonare le posizioni occupate. Del resto dovevo andare al lavoro.
    Al ritorno speravo di trovare le trincee vuote, abbandonate in fretta e furia dal nemico, ma invece ai morti si erano affiancate molte altre formiche che trasportavano i cadaveri per dare loro sepoltura e forse per usarne la carni per cibarsene. Avevano avuto tutto il tempo per informare e allarmare il loro comando e nell'arco di una giornata, il tempo per studiare la strategia e coordinare i flussi taoistici di soldati, guidati da autostrade di feromoni e acido formico.
    Ho visto in faccia il nemico e ho capito le loro intenzioni dalle loro espressioni accigliate e ostili. Con un lavoro di intelligence (senza continuare con inutili, quanto inefficaci, spargimento di acido formico) sono andato alla ricerca di informazioni entrando in territorio nemico. Purtroppo, non essendo dotato di tecnologie statunitensi, sono dovuto entrare in territorio ostile mettendo a repentaglio la mia incolumità. Per evitare di essere assaltato da milioni di individui pronti a scagliarsi contro le mie forze di polizia e vedere issare la bandiera delle formiche popolari, sono sceso tra loro e mi sono limitato ad osservare i flussi. Spargimenti di acido formico era assolutamente inutili e controindicati in tali situazioni. Oltre al pericolo di essere attaccati, c'è il rischio di creare martiri tra loro e non mi piacerebbe ritrovarmi poi in camera formiche imbottite di tritolo. Perchè due o tre microesplosioni sono innocue, ma milioni di microesplosioni contemporanee fanno un'esplosione. Le formiche hanno imparato a produrre il tritolo direttamente dai fertilizzanti a base di nitrato che noi usiamo per concimare i campi, ma non l'hanno mai dichiarato. Inoltre noi siamo spocchiosi e arroganti e quindi non abbiao neppure sospettato di loro.
    Il lavoro di intelligence costituiva nel ricostruire i flussi superficiali di insetti che convergevano verso casa Cupiello, individuare formicai secondari, le teste di ponte, che potevano utilizzare per attaccare casa e valutare una strategia di sbarramento con ogni mezzo lecito.
    L'attacco al formicaio principale della colonia è stato escluso, si rischiava una guerra lunga e sanguinosa, con una vera e propria invasione del palazzo. Poi avremmo dovuto chiedere un B52 agli americani e cominciare a bombardare i giardini di San Donato con insetticidi a grappolo e bombe sporche alla soda caustica, micidiale contro l'acido formico delle formiche, le neutralizza subito. Inoltre non si può neppure distruggere il verde pubblico, perché poi il comune di San Donato viene a mettere il veleno a noi nella cassetta delle lettere con multe, sanzioni e, tramite le opportune vie istituzionali, ci fa consegnare avvisi di garanzia inappropriati e fuori luogo.
    Inoltre, Emilio ci narrava tempo addietro di invasioni primaverili di insetti fortemente irregimentati e disciplinati che non si fermavano davanti a niente anche a costo della loro vita. Avevo visto un film di Herzog, "Dove sognano le formiche verdi", nel quale aborigeni si schierano contro una compagnia australiana per l'estrazione di uranio nel deserto, perché dicevano che se le formiche verdi si fossero svegliate, sarebbe stata la fine del mondo. Questo mi ha portato ad optare ad una strategia accomodante con le autorità del formicaio ma che salvaguardasse i nostri confini. Formiche libere e indipendenti ma fuori da casa Cupiello. Già la convivenza a tre non è affatto semplice, figurarsi una convivenza a un miliardo e tre. Poi avrebbero acquisito la maggioranza a casa e avrebbero preso decisioni sfavorevoli per noi tre.
    Capisco che la nostra strategia potrebbe essere vista come antidemocratica e protezionistica, ma se le formiche prendono la maggioranza nelle camere di casa Cupiello, poi noi che fine facciamo? Le loro leggi non ci tutelerebbero, troppo grandi per stare alle loro regole, saremmo dei reietti, se non dei pesi per la loro società perché solo darci da mangiare metterebbe in crisi la loro economia. Un numero di formiche tale da coprire il nostro peso, sarebbe molto più efficiente e molto più forte di noi. Per evitare la recessione sarebbero costrette ad abbatterci e ad utilizzare le nostre carni come riserva di cibo. Una volta trovato il sale in dispensa ci avrebbero conservato più a lungo. Metti poi che capiscano come fare funzionare il frigorifero... I nostri corpi sbriciolati sarebbero messi in frigo, addirittura in tante piccole bollicine di carat trasparente. Ma che formiche ordinate e ligie alle leggi sulla conservazione dei cibi che si avrebbero!
    Ero da solo e la missione difficile. Sono volato al supermercato, fischiettando il tema della sigla iniziale del telefilm dell'A-Team, per fornirmi delle tecnologie belliche più efficaci presenti sul mercato. La cassiera del supermercato, guercia e con un mezzo sigaro in bocca spento, con un evidente accento russo, mi ha venduto le armi. Schiuma a lunga durata da spargere in raid sui luoghi da proteggere, polvere bianca da portare nel formicaio tra le derratte alimentari, alcol etilico denaturato in caso di ostilità facinorosa da parte degli insetti, colla vinilica per otturare le fessure in mancanza di pistola per il silicone.
    Un po' pure mi dispiaceva entrare in guerra con le formiche, in effetti cercano solo di riprendersi ciò che è stato tolto loro in passato, ma se la prendano con chi ci ha costruito sulla loro zona e non con me che ci abito, in una stanza in affitto. Propio la mia stanza poi, su decine disponibili, si vede che sono simpatico alle formiche...
    Le unità subentrate ai cadaveri non sono state toccate, per evitare che il comando centrale fosse avvisato e avesse il tempo di organizzarsi. Sono piombato sulle direttrici individuate dall'intelligence in un'operazione chirurgica senza precedenti nella storia di casa Cupiello.
    Come prima cosa ho interrotto il flusso sul muro esterno alla mia finestra (abito al primo piano, a due metri e qualcosa da terra), operazione equivalente a fare saltare un ponte o cospargere di mine antiformiche una strada. Poi son andato al formicaio sotto al pilastro del palazzo e l'ho riempito di schiuma con l'apposita cannuccia. I pilastri sono stati circondati completamente con trincee di schiuma che dall eindicazioni dovrebbe restare attiva per tre mesi. Certo se pioverà l'operazione andrà rifatta, ma si spera che nel frattempo abbiano trovato territori migliori da colonizzare rispetto alla mia stanza. Il balcone è stato schiumato, così come la sagoma del balcone della cucina. Sotto al balcone, sotto le soglie, c'è una placca di lamierino a proteggere gli angoli per evitare di doverli rifare: nelle operazioni di schiumaggio ho trovato tante uova di formica pronte a generare nuove divisioni di fanteria pronte ad invadere il demo di Nando (così le ho chiamate le stanze a casa nostra, come i quartieri di Atene; c'è il demo di Emilio e quello di Michelangelo, il salone è l'agorà dove si prendono le decisioni, il resto luoghi pubblici destinati alla vita pubblica come cucina, bagno e ripostiglio, quest'ultimo viene anche chiamato Pireo perché con tutte le scarpe e le valigie che vi sono contenute ricordano un porto con tante navi ormeggiate).
    Le mura del palazzo, nelle adiacenze di casa nostra, sono state schiumate a linee successive. Con gli anni sono diventato un mago della guerra di posizione grazie ad Age of Empires ed ho potuto applicare tutte le mie conoscenze tattiche per arginare l'invasione. Avevano addirittura i mezzi speciali già pronti, infatti nella controffensiva schiumogena ho stanato anche un grosso ragno nero e corpulento che non vorrei fosse una tarantola, pure perché è riuscito a svignarsela fuori al balcone della mia stanza quando io ero dentro, quindi non avevo alcuna possibilità di inseguirlo perché il mio balcone è in realtà solo una finestra fino al suolo, senza avere poi la possibilità di uscire fuori, perché il balcone, semplicemente, non c'è. Balcone e subito dopo c'è il parapetto a ringhiera.
    La schiuma è stata ficcata ovunque, pure nelle crepe giù al cortile nel massetto di cemento, fino al confine col grande prato verde (dove nascono speranze) davanti alla mia stanza, con l'albero a Y fuori alla mia finestra che ogni tanto fotografo.
    Stamattina era la grande prova per verificare se le formiche avevano sloggiato o meno. Non c'era più nessuno, pure perché i superstiti che ormai erano bloccati nella mia stanza sono stati trucidati. Una bella passata di Lysoform (sono amante dei presidi medico-chirurgici) ha lavato l'offesa che i miei territori avevano subito. Un nuovo diffusore AirWick ha preso posto in una delle prese della stanza a monumento del trionfo delle forze armate di casa Cupiello e dell'operazione di pulizia effettuata. Spero non mi vengano rimorsi o che i cadaveri non vengano in sogno a tirarmi i piedi, pure perché viste le abitudini delle formiche mi porterebbero peso peso nel loro formicaio fantasma, dove mi imprigionerebbero per l'eternità e ogni giorno le formiche verrebbero a rodermi il fegato che poi ricrescerebbe, come Prometeo.
    Una scritta commemorativa in formichese è stata posta sulla soglia del balcone di casa a ricordo dei caduti da parte delle formiche, ispirata ai principi culturali del palazzo dove si trova casa Cupiello, di matrice pluto-catto-democratico-liberal-giolittiana e che dice: "Non formicare in questo antro ostile, sotto il controllo nel nemico antidemocratico e antico invasore". Adesso temiamo l'invasione di forze aviotrasportate. Le formiche maschio, i formichi, volano, anche se solo quando comincerà l'accoppiamento con la regina del formicaio. Spero che evitino congiure nei miei confronti. Le mie zanzariere sono costantemente abbassate contro il nemico storico giurato dal cielo, le zanzare.
     

    Libera Nos Domine


    Francesco Guccini
    Amerigo,1978


    Da morte nera e secca, da morte innaturale,
    da morte prematura, da morte industriale,
    per mano poliziotta, di pazzo generale,
    diossina o colorante, da incidente stradale,
    dalle palle vaganti d' ogni tipo e ideale,
    da tutti questi insieme e da ogni altro male,
    libera, libera, libera, libera nos Domine!

    Da tutti gli imbecilli d' ogni razza e colore,
    dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
    dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
    da visionari e martiri dell' odio e del terrore,
    da chi ti paradisa dicendo "è per amore",
    dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore!",
    libera, libera, libera, libera nos Domine!

    Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
    da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
    da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
    dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
    dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
    dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
    libera, libera, libera, libera nos Domine!

    Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
    dai preti d' ogni credo, da ogni loro impostura,
    da inferni e paradisi, da una vita futura,
    da utopie per lenire questa morte sicura,
    da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
    da fedeli invasati d' ogni tipo e natura,
    libera, libera, libera, libera nos Domine,
    libera, libera, libera, libera nos Domine...


    Stilnovo

     
    Io voglio del ver la mia donna laudare
    ed asembrarli la rosa e lo giglio:
    più che stella diana splende e pare,
    e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.
    Verde river’ a lei rasembro e l’âre,
    tutti color di fior’, giano e vermiglio,
    oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
    medesmo Amor per lei rafina meglio.
    Passa per via adorna, e sì gentile
    ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
    e fa ’l de nostra fé se non la crede;
    e no•lle pò apressare om che sia vile;
    ancor ve dirò c’ha maggior ve
    rtute:
    null’om pò mal pensar fin che la vede.
     
     
     
     
    Edgar Degas, Ballerina che fa il saluto
    1876-1877
    pastello su vive; 58 x 42
    Parigi, Musée d'Orsay
     

    Inferni di punta


    I giorni di Pasqua sono passati e tutto torna alla normalità, quella di sempre. La primavera fuori è esplosa, per i viali di San Donato ci sono prati, giardini ed aiuole dai colori che rapiscono, non ci sono più solo le cornacchie, come in inverno, ma tutto si è popolato di specie di uccelli che neppure immaginavo ci potessero essere da queste parti. In effetti, questa zona è vista, specialmente per chi vende case e appartamenti, come polmone verde.



    I nuovi tram di Milano


    Tutto merito di Enrico Mattei, il fondatore dell'Eni. Fu lui a volere questa cittadina a misura d'uomo per i propri dipendenti, con tanto verde, attrezzature sportive, una chiesa fatta costruire da lui, dato che gli appoggi ce li aveva nell'allora Democrazia Cristiana, che faceva la parte del leone fino a Mani Pulite. Nonostante le oggettive difficoltà che si hanno nei fine settimana per l'assenza di un servizio pubblico di autobus degno di nota, si sta bene qui, non c'è il caos di Milano, ma la grande città è a due passi con tutti i suoi agi e le sue comodità: a San Donato, a mezz'ora di cammino da casa Cupiello, c'è il capolinea della linea gialla della metropolitana. Certo sarebbe bello se la prolungassero fino a Bolgiano la linea gialla, ma dubito che sarà fatto e nel caso venisse fatto, dubito che sia in tempi brevi. Si parla di prolungarla fino a Paullo, ma finché non ci saranno i soldi per farlo, sono solo congetture.



    La metropolitana milanese


    Quando fu costruita la linea gialla Milano era invasa da cantieri con messaggi pubblicitari che dicevano "la metropolitana avanza", più o meno, cosa che fu ripresa, secondo me, anche da una canzone di Battiato, "Un'altra vita".
    Certo sarebbe bello anche che fosse possibile andare a Linate, a due chilometri in linea d'aria da qui, in metropolitana. Ma invece no. E' previsto in un progetto una linea leggera che parta da Linate e arrivi nel mondo civile, ma come al solito sono congetture. Dicono che pure il servizio di bus per Linate lasci a desiderare. A Bologna c'è il servizio bus per l'aeroporto Marconi che è eccezionale. Ma in generale, il trasporto pubblico di Bologna è eccezionale, è uno dove mi sono trovato meglio sinora in Italia come utente.


    Gli autobus dell'ATC di Bologna


    Già a cominciare dal fatto di potere fare il biglietto a bordo lascia intuire l'alto grado di civiltà raggiunto dalla compagine bolognese. Inoltre, le linee principali passano con grande frequenza e portano ovunque nel centro della città. Le linee su gomma di Milano fanno quello che possono. Certo, rispetto a quelle che ho usato per anni nella periferia di Napoli sono il paese delle meraviglie, ma sono comunque afflitte dal problema del traffico, specie nelle ore di punta quando la città si muove per andare o tornare da lavoro. Il cuore di Milano credo sia il sistema di metropolitane, porta ovunque e i convogli hanno frequenze eccezionali, per me che ero abituato ai venti minuti di attesa della Cumana o della Circumflegrea. Quando andava bene...



    Un treno della ferrovia Cumana nella stazione di Corso Vittorio Emanuele


    Certo, le linee su gomma, traffico permettendo, sono nel loro piccolo un gioiello rispetto alle decadenti linee provinciali che prestano servizio tra Pozzuoli e le cittadine vicine dell'hinterland napoletano. Dalle mie parti prendere quei mezzi pubblici (mezzi pubici li si definiva con un certo e malcelato disprezzo) voleva dire una vita votata al sacrificio.
    Mio padre è sempre andato al lavoro in automobile e scendeva ad orari improponibili la mattina presto, tra le sei e mezza e le sette meno venti, per evitare il traffico. Praticamente gli piaceva sentirsi padrone incontrastato della strada e arrivare a lavoro ad Agnano senza il minimo stress. Io, invece, ho sempre preso la metropolitana delle Ferrovie dello Stato, diventate prima Trenitalia e poi Metronapoli. Ci sono andato al liceo e poi ad ingegneria a piazzale Tecchio. Era il mio mezzo privilegiato. Passava con orari ed una frequenza scandalosamente bassa, ma quando passava mi portava all'università in poco più che un quarto d'ora. Avevo i miei orari strani e capitava a volte di perdere la coincidenza a Pozzuoli per Quarto, dove abitavo fino ad un paio di anni fa.



    Un treno della metropolitana suburbana (o regionale, non si è mai capito) nella stazione di Pozzuoli Solfatara


    Mi ricordo di attese interminabili sulla stazione di Pozzuoli, passeggiate chilometriche davanti e indietro sulle banchine del quinto binario, quello reietto, affollato da zingari (non per questioni di razzismo o chissà che, semplicemente non erano amanti della pulizia e si sentiva a metri e metri di distanza). Ma mi piaceva stare lì ad ammirare il panorama della mia città natale, col suo mare e il suo golfo, il Gauro e Cigliano, da quella Solfatara da cui avevo tratto origini. La Solfatara è un luogo strano, dall'apparenza infernale. Se si cammina sulle strade attorno al cratere di questo vulcano facilmente si trovano fumarole, vapori sulfurei con tutto attorno giallo, colore tipico dello zolfo. E' quel vulcanesimo secondario che si manifesta anche col noto fenomeno del bradisismo, che provoca abbassamenti ed innalzamenti temporanei della città sul livello del mare. Pozzuoli soffre del bradisismo sin dall'antichità. In età imperiale era, fino al completamento del porto di Ostia, il principale porto commerciale di Roma, con zone di villeggiatura come Baia e sede della flotta militare del Tirreno a Miseno. Luoghi intrisi di mito, i Campi Flegrei, sin dai primi naviganti micenei. Le terre ardenti erano chiamate, proprio per l'attività vulcanica. Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente il porto di Pozzuoli perse importanza, cominciavano tempi bui e un continuo abbassamento della costa non giovò alla popolazione, la quale si ridusse a vivere, sempre più sparuta per la drammaticità degli eventi che seguirono, solo sul borgo attualmente conosciuto come Rione Terra. Lo si vede in tutto il suo splendore in un famoso film della Loren "Sabato, Domenica e Lunedì". Ora è addirittura in fase di restauro dopo la decadenza dopo l'evacuazione avvenuta proprio a causa del bradisismo.



    Il cratere della Solfatara a Pozzuoli, dove sono nato io (nell'ospedale alle sue pendici...)


    Sono cresciuto in una terra di vulcani. Proprio su quella Solfatara dall'aspetto infernale, ma così affascinante. Nonostante il profumo poco invitante dello zolfo.
    Ma a quel fascino corrispondeva anche tanta pazienza per i servizi non eccezionali, anzi a dire il vero spesso da mettersi le mani nei capelli. E mi fa una certa specie sentire i milanesi che si lamentano per i disservizi del proprio sistema pubblico di trasporto. Con chi ho vissuto le esperienze drammatiche delle linee provinciali di Napoli e del treno regionale, che faceva anche ore di ritardo a volte, ci guardiamo in viso e ridiamo perché questi milanesi proprio non hanno la concezione del disservizio. Troppo esigenti. "Io lavoro, pago le tasse e pretendo il servizio..." dicono. Anche al sud si lavora, si pagano le tasse, ma il servizio spesso hai voglia di pretenderlo, diventa col tempo solo una questione di ulcera duodenale se uno non passa alla filosofia del napoletano che ha come motto: "E c'amma fa?!".

     

    Approfondimenti:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Metropolitana_di_Napoli

    http://it.wikipedia.org/wiki/Metropolitana_di_Milano

    http://it.wikipedia.org/wiki/Metropolitana_di_Roma

    Per i curiosi:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Metropolitana_di_Londra

    http://it.wikipedia.org/wiki/Metropolitana_di_Parigi

    Berlino: http://www.bvg.de/

    Barcellona: http://www.tmb.net/ca_ES/home.jsp

    Per quelli parecchio curiosi, ai limiti estremi della pignoleria:

    Osaka: http://www.kotsu.city.osaka.jp/english/index.html

    New York: http://mta.info/index.html

    Ottawa: http://www.octranspo.com/Main_MenuF.asp

    Melbourne: http://www.subways.net/australia/melbourne.htm

     ...e anche con disturbi ossessivo-compulsivi:

    Oslo: http://www.sporveien.no/

    Budapest: http://www.sztaki.hu/providers/metro4/index.en.html

    Lisbona: http://www.metrolisboa.pt/

    basta io ci rinuncio, trovateveli da voi :

    http://www.ilvagabondo.it/trasporti/metropolitane.html

     

    Una bella passeggiatina a piedi fino a Santiago De Compostela non ha prezzo. Ci avevo pensato seriamente di farlo, ma non per motivi religiosi, per la sfida.

     




     

    L’acqua non è un brevetto, non è un marchio, non è un logo


    Promemoria:

    uno
    Tutte le specie e gli ecosistemi hanno diritto
    alla loro quota d’acqua su questo pianeta.

    due
    C’è un filo liquido che ci lega tra noi umani
    e lega noi alle altre specie.
    Si chiama ciclo e non va spezzato, aggrovigliato
    o non potrà più tornare a scorrere.

    terzo
    L’acqua è gratis, ma può costare cara,
    quindi non sbarrate ancora, non deviate ancora,
    non prosciugate ancora, nell'illusione di bonificare
    perché incalcolabile è il danno che farete per fare del bene.

    quarto
    Non escludere, l’acqua è un dono, nessuno e
    chi progetta di trasformarla in merce da tubo o bottiglia
    sta rubando ai poveri per vendere ai ricchi.

    quinto
    L’acqua può bastare a questo pianeta
    solo se impariamo a farla bastare, non solo perché costa,
    ma perché vale più di quello che costa.

    sesto
    L’acqua non è un brevetto, non è un marchio, non è un logo
    e come aria non rispetta confini e va lasciata libera
    di passare da nazioni e proprietà perché l'acqua
    che non è vagabonda diventa morta

    settimo
    Non ne abusare, non è tua, non è nostra, siamo
    custodi e non padroni.
    Ogni permesso di inquinare, ogni consumo industriale esagerato
    è una truffa legale al nostro pianeta, a tutti noi,
    nessuna merce potrà sostituirla.

    L’acqua non è un sottoprodotto della Coca Cola.

    Voi che pensate di averne ancora da vendere, comprare, sporcare, buttare,
    vivete già su un altro pianeta.

    Firmato, per ora, noi fiumi lombardo-veneti:
    Seveso, Lambro, Olona, Adda, Ticino, Serio, Oglio, Mincio, Adige,
    Brenta, Sile, Piave, Livenza, Isonzo, Tagliamento e Po, ...ma solo un po’.


    (Regola Acquea, Mercanti di Liquore, Sputi, 2004)





    L'attore, autore e regista Marco Paolini



    Cosa stai covando, Willis?


    Buona Pasqua a tutti. Questo intervento parlerà di uova. Non me la sento di affrontare l'annoso dilemma di stabilire chi sia nato prima tra l'uovo o la gallina, pure perché la risposta è l'uovo, inteso come la cellula femminile atto alla riproduzione. Certamente, il primo esponente della specie Gallus Gallus, ovvero la specie della gallina, avrà adottato questa consuetudine di produrre covare le uova da qualche suo predecessore. In caso contrario bisognerebbe immaginare una riproduzione diversa da quella ovipera o ovovivipera. Una gallina che partorisce mi viene difficile da immaginare. Il contadino con la gallina con le doglie è un brutto affare.

    Vista la festività pasquale si parlerà del simbolo delle uova in questa giornata.

    L' uovo è il più antico simbolo dell'origine della vita; è sempre stato associato alla primavera, alla rinascita e, nella cultura cristiana, alla resurrezione. La tradizione pagana di scambiarsi uova dipinte nelle feste propiziatorie della fertilità risale agli Egiziani ed ai Persiani. Il dono era considerato di buon auspicio, in quanto simbolo del rinnovarsi della vita.
    Tale simbologia, con qualche variante, fa parte della cultura di moltissimi popoli antichi. Tra i romani, ad esempio, Plinio testimonia il costume di seppellire nei campi uova dipinte di rosso, per tenere lontani gli influssi malefici e propiziarsi un buon raccolto.

    La Pasqua ebraica (da "Pasach", passaggio) è la ricorrenza che ricorda l'esodo dall'Egitto e la rinascita spirituale. Il pasto rituale della festa, oltre all'agnello (simbolo di dolcezza e di sacrificio) ed al pane azzimo (simbolo di penitenza), prevede le uova, simbolo di una nuova vita.

    La simbologia ebraica fu assimilata dai primi cristiani, per celebrare il ritorno alla vita di Cristo. L'uovo fu mantenuto come emblema della rinascita ed associato alla sacralità del battesimo, da cui la tradizione di scambiarsi uova benedette. Anche l'uso di colorare le uova si è mantenuto nel tempo ed alcune leggende lo hanno legato alla figura di Cristo risorto: Maria Maddalena era una delle donne che erano andate al sepolcro di Gesù, ma l'aveva trovato vuoto (quel tratto del Vangelo, ricordo mi fece una certa impressione quando lo lessi per la prima volta). Allora corse alla casa nella quale si trovavano i discepoli, entrò tutta trafelata ed annunciò la straordinaria notizia. Pietro, uno dei discepoli, la guardò incredulo e disse: "Crederò a quello che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse". E subito le uova si colorarono di un rosso intenso.

    Un'altra leggenda fa risalire la tradizione a Luigi VII di Francia, ai tempi del ritorno dalla Seconda Crociata: un abate parigino accolse il sovrano con un dono di centinaia di uova, troppe anche per il cortigiano più ingordo. Fu così che Luigi VII pensò di farle dipingere e distribuirle ai suoi sudditi.
    Quattro secoli più tardi, sempre in Francia, il Re Sole, grande scialacquatore ed amante del lusso, ebbe l'idea di rivestire le uova di cioccolato.

    Ancora oggi, in molte case, si colorano le uova sode, con colori vegetali e alimentari (spinaci, ortiche e prezzemolo per il verde, camomilla o zafferano per il giallo), oppure si svuotano facendo un forellino con un ago ad ogni estremo del guscio e decorando solo quello. Quanto all'uovo di cioccolato, è ormai d'obbligo su ogni tavola.

    (fonte Rai)


    In particolare di esse io adoro le parti dove hanno uno spessore inconsueto, particolarmente spesso...

    Nell'uovo di cioccolato, la cosa che attira di più l'attenzione è la presenza della sorpresa... In realtà, molto spesso si tratta di un giocattolino di plastica da quattro soldi, ma la curiosità manda avanti il nostro mondo. Spesso si finisce per associare l'idea di uovo a quello di sorpresa e quindi, in questa dolce figura retorica, il vero obiettivo diventa frantumare uovo per scoprire cosa vi si cela.

    Proprio per questa figura retorica, il termine "uovo di Pasqua" assume per i programmatori (in particolare per quelli della Microsoft) un altro significato, quello di omaggio gratuito ed inatteso.

    Un Easter egg (in italiano, letteralmente, uovo di Pasqua) è un contenuto, di solito di natura faceta o bizzarra, e certamente innocuo, che i progettisti o gli sviluppatori di un prodotto, specialmente software, nascondono nel prodotto stesso. Questo contenuto si classifica come Easter egg se è qualcosa di completamente estraneo alle normali funzioni del software in questione, e al tempo stesso non causa nessun particolare danno. Con Word 97 compariva ad esempio un flipper seguendo una sequenza prestabilita di operazioni.

    (fonte Wikipedia)


    E' buffo pensare che invece che perdere tempo a sviluppare queste sorprese, un ipotetico programmatore, che chiameremo per comodità Willis, potrebbe far funzionare meglio quello per cui viene pagato. Il buon Arnold (Gary Coleman) della famosa serie tv anni '80, gli direbbe sicuramente "Che cavolo stai dicendo, Willis?" col suo musino simpatico da furetto o, al più, da donnola.
    Ma questa è un'altra storia... Buona Pasqua a tutti.