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Concorso di scrittura - Premio Rolando Editore, V edizioneConcorso Nazionale di Narrativa, Poesia e Arte Premio Rolando Editore, V Edizione
Sezioni:
a) Narrativa
b) Poesia in lingua italiana
c) Poesia in vernacolo napoletano
d) Poesia giovani (dai 16 ai 20 anni)
e) Arti grafiche (pittura, disegno)/fotografia
Regolamento:
1. Possono partecipare al Concorso tutti gli scrittori, poeti e artisti
italiani e stranieri con opere inedite (in lingua italiana).
2. I partecipanti accettano integralmente ogni articolo del presente
regolamento.
3. I lavori ricevuti non saranno restituiti. I risultati saranno pubblicati
sul sito dell’Associazione I Ponti dell’Arte; solo i premiati
e gli eventuali segnalati saranno informati direttamente dell’esito del
Concorso.
4. Il giudizio della Giuria resta insindacabile.
5. Si partecipa alla sezione a) inviando in formato cartaceo quattro copie
di un singolo racconto inedito di max e tassative tre pagine, da max trenta
righe dattiloscritte ognuna. Si partecipa alle sezioni b), c) e d) inviando
quattro copie di max tre poesie inedite, ciascuna di max quaranta versi. Per
tutte le sezioni va firmata una sola copia recante, inoltre, indirizzo,
recapito telefonico, indirizzo e-mail e breve curriculum. I partecipanti
sono invitati ad inviare anche una copia del proprio lavoro in formato
digitale (cd, floppy disk, ecc).
6. Si partecipa alla sezione e) con le seguenti modalità: si realizza con
qualsiasi tecnica un’opera grafica o fotografica ispirata ai versi di un
poeta noto. Entro la data di scadenza, si invia lettera di adesione,
indicando anche i versi da cui si è tratta ispirazione. Gli autori dovranno
portare l’opera prodotta (una sola opera) in originale il giorno della
premiazione.
7. Le opere delle sez. a), b), c), d) e la lettera di adesione per la sez.
e) dovranno pervenire entro e non oltre il 15 Luglio 2008 a: Concorso di
Narrativa e Poesia Rolando Editore, Via N. Poggioreale, 151/bc, 80143 Napoli.
È necessario indicare la sezione a cui si intende partecipare.
8. A parziale copertura delle spese di organizzazione, si partecipa al
Premio, per le sezioni a), b), c) e) con la quota di Euro 20.00, per la
sezione d) con la quota di Euro 10.00, da inviare a: Vigilante Rolando,
Via Nuova Poggioreale, 151/b-c - 80143 Napoli; oppure da versare per
mezzo di c/c postale N. 50351956 o, ancora, con assegno bancario non
trasferibile.
9. Per tutte le sezioni una rosa di finalisti, opportunamente selezionati
dalla Giuria, sarà invitata a pubblicare i propri lavori nell’Antologia
“Pensieri di Primavera Cinque” edito da Rolando Editore, la cui
pubblicazione è prevista per Gennaio 2009.
10. I premi assegnati dovranno essere ritirati in occasione della cerimonia
finale, anche da delegati; in nessun caso saranno spediti.
11. I dati relativi a tutti i partecipanti saranno utilizzati solo ed
esclusivamente ai sensi de D.LGS. 196/03.
Premi:
Per le sezioni a), b) e d): al primo classificato sarà assegnata la somma di
Euro 300.00 e un oggetto
artistico personalizzato (del valore di € 200.00); al secondo classificato
la somma di Euro 200.00 ed
una targa personalizzata; al terzo classificato un libro ed una targa
personalizzata. Per la sezione c) al primo classificato sarà assegnata la
somma di Euro 200.00 e un oggetto artistico personalizzato (del valore di €
150.00); al secondo classificato una grafica ed una targa personalizzata; al
terzo classificato una targa personalizzata e un libro. Per la sezione e): i
partecipanti potranno esporre in mostra il proprio lavoro durante la serata
dell’evento. Una giuria popolare, costituita da tutti coloro che
interverranno alla manifestazione, unitamente al giudizio di una commissione
di esperti, esprimerà il proprio voto sulla migliore opera. Al primo
classificato sarà assegnata la somma di euro 200 e il lavoro risultante
vincitore sarà inserito nella
copertina dell’Antologia 2008 “Pensieri di primavera cinque”.
Per le sezioni a), b), c), d), le opere pervenute saranno selezionate da una
giuria presieduta dal
prof. Mario Testa, i cui membri saranno resi noti e comunicati
contestualmente all’esito del concorso. A discrezione della Giuria, saranno
inoltre assegnati ulteriori premi e riconoscimenti, tra cui il Premio
Parthenope, il Premio Tirreno e menzioni speciali. A tutti i premiati sarà
data in ricordo una pergamena. La premiazione sarà effettuata nella prima metà di Ottobre a Napoli, presso il Convento dei Padri Passionisti, in data tempestivamente comunicata ai premiati direttamente e tramite il sito web dell’Associazione I Ponti dell’Arte. Presidente del Premio Rolando: prof. Mario Testa Direttore generale: prof. Gennaro Guaccio Direttore artistico: sig.ra Adriana Adamo Segretario: prof.ssa Anna Scalabrì Addetto pubbliche relazioni: dott.ssa Nicla Palladino Collaboratori: dott.ssa Angela Guaccio dott.ssa Rossana Palladino dott.ssa Daniela Vitolo
Game's overLa Cina crede di fare la furba, queste cose le abbiamo già fatte persino in Italia, ottanta anni fa... Non si può pretendere che tutti restino oggi come oggi a guardare come un evento di incontro tra i popoli del mondo, un incontro di pace, già controllato dai marchi pubblicitari ed asservito ad essi, sia violentato da feroci repressioni e dalla mancanza del rispetto dei più basilari diritti dell'uomo. Per il periodo delle olimpiadi, cambierò l'avatar del Blog. Al posto del volto del David di Michelangelo ci sarà il manifesto di un manifestante arrestato per averlo esposto durante una conferenza stampa, con la scritta "Game's over", e in trasparenza il David che guarda ad Oriente in segno di solidarietà verso gli oppressi. E' poca cosa, ma è un modo per ricordare quello che vogliono farci passare sotto al naso come un'apertura alla modernità e alla scena mondiale con i preziosi valori dello sport, ed invece è l'ennesima genuflessione della dignità e dei diritti dell'uomo agli affari, a costo di vite di tanti "disperati". Personalmente, mi ricordano le olimpiadi in era nazista, quando tutti tacevano e intanto si preparava il baratro al mondo. Rinnovo il mio invito a tutti di non comprare i marchi che si pubblicizzeranno coi giochi olimpici e di servirsi della concorrenza, magari che non sia cinese... ANTICA OLIMPIA (GRECIA) - La fiaccola olimpica di Pechino 2008 è stata accesa
nel sito archeologico dell'Antica Olimpica, a 320 chilometri da
Atene. Sarebbe un 48enne tibetano l'uomo che ha fatto irruzione prima dell'inizio della cerimonia di accensione della fiaccola olimpica, durante il discorso di Liu Qi, presidente del comitato organizzatore di Pechino 2008. Lo ha reso noto la polizia greca, precisando che per questa vicenda sono state fermate in tutto tre persone. L'uomo che è riuscito a portarsi alle spalle di Liu sventolava una bandiera nera con cinque manette al posto dei cerchi olimpici, e sotto la scritta "Beijing 2008". Un comitato di esiliati tibetani aveva annunciato già ieri azioni di protesta ad Olimpia. Oggi la polizia greca (un migliaio di agenti sono stati dislocati nella zona intorno al sito archeologico dove si è svolta la cerimonia) ha fermato altre 25 persone, definiti attivisti politici, che stavano tentando di raggiungere l'Antica Olimpia. Ad accendere il fuoco olimpico, mettendo la torcia in uno specchio concavo che rifletteva i raggi solari, è stata, davanti al Tempio di Era e nei panni di un'antica sacerdotessa, l'attrice greca Maria Nafpliotou, che ha approfittato di un momento in cui il sole ha fatto breccia fra le nuvole che sovrastavano il sito archeologico di Olimpia. Poi la fiaccola è stata consegnata al primo tedoforo di Pechino 2008, l'atleta greco Alexandros Nikolaidis, medaglia d'argento ai Giochi di Atene 2004 nel taekwondo. Ora la 'staffetta' olimpica continuerà in Grecia per sei giorni. SI RITIRA TEDOFORA THAILANDESE BANGKOK - Una tedofora thailandese, l'ecologista Narisa Chakrabongse, ha annunciato oggi che non porterà la fiamma olimpica in segno di protesta contro la repressione cinese in Tibet. "Voglio mandare un messaggio forte alla Cina per dire che le sue azioni non possono essere accettate dalla comunità internazionale e che deve rivedere urgentemente la sua politica nei confronti del Tibet" ha detto l'ecologista, che è presidente della Green World Foundation. Narisa fa parte degli 80 thailandesi selezionati per portare la fiamma olimpica, attesa il 18 aprile a Bangkok. GOVERNO IN ESILIO: I MORTI SONO STATI
130 DHARAMSALA (INDIA) - Il governo tibetano in esilio a
Dharamsala, in India, ha detto oggi che le vittime della repressione cinese
contro le manifestazioni in Tibet sono stati 130. Il primo ministro in esilio Samdhong Rinpoche ha spiegato che la cifra "proviene da nostre fonti in Tibet. La cifra verificabile è di circa 130 in tutto il Tibet. Il bilancio di oggi è di molto superiore ai 99 morti annunciati la settimana scorsa dal governo tibetano in esilio a Dharamsala, in India, dove vive il leader spirituale dei tibetani, il Dalai Lama. Il governo cinese ha sempre parlato di 19 vittime (18 civili e un poliziotto). PECHINO ACCUSA STAMPA, 'DISTORCE REALTA'" La Cina ha nuovamente accusato la stampa straniera di "distorcere la realtà" nel riferire delle violenze nel Tibet. In un commento diffuso oggi, l' agenzia ufficiale Nuova Cina accusa in particolare la rete televisiva americana Cnn, perché ha mandato in onda una foto della Afp dalla quale erano stati "tagliati" i manifestanti tibetani che tiravano pietre contro due veicoli militari. La Cnn ha ribattuto sostenendo che il taglio è stato dovuto a ragioni tecniche (la foto era troppo grande) e che nella didascalia si chiariva che "dimostranti tibetani" stavano "lanciando sassi" contro i veicoli. Nuova Cina cita anche due casi nei quali giornali stranieri hanno pubblicato foto di poliziotti indiani e nepalesi che picchiavano manifestanti tibetani mentre nelle didascalie si parlava di polizia cinese. Il Tibet è stato chiuso alla stampa e ad altri osservatori indipendenti e alla luce delle ripetute accuse appare improbabile che venga riaperto nel prossimo futuro. Secondo la versione della Cina, 19 persone sono morte nelle violenze delle due settimane scorse. Si tratta di cittadini vittime dei manifestanti e di un poliziotto. Secondo gli esuli tibetani sono morte decine di persone, in maggioranza manifestanti. (fonte ANSA) Grazie Orazio: profezie, cosmogonia azteca e nuovi posti di lavoroIl Fantabosco è in fermento. Sta fermentando... Tra poco ci saranno liquori alle erbe per tutti. Ma più di ogni altra creatura innocente del creato, sono io che fermento, conscio del fatto che da domani il mondo potrebbe essere percepito con occhi diversi e non essere per me più lo stesso. Dopo un paio di mesetti di transizione, nei quali ci sono stati forti cambiamenti sia sulle prospettive per il futuro che per la vita più privata (è nei momenti difficili che ti viene porta una mano o ti si danno i migliori calci nel deretano, più la seconda che ho detto perché purtroppo esistono anche cataclismi stellari e galattici nella vita), domani ci dovrebbe essere la posa della prima pietra di un nuovo futuro. La mia stanza, un po' Mir e un po' calendario solare maya, sta per perdere la sua funzione di ventre alla Matilde Serao, svolta in questi due mesi di disoccupazione. Il primo raggio di sole è entrato nella mia stanza dopo avere scritto queste parole epocali: da aruspice di linee colorate lo interpreto come segno di benevolenza da parte delle divinità che regolano il flusso del mio destino, chissà chi sono poi, qualche volta mi piacerebbe sapere almeno chi sono. Quetzalcoatl e Tezcatlipoca forse, chissà. Certo potrei anche farmi chiamare Montezuma in tal caso (ho di recente ascoltato una delle interviste possibili della radio che ho pescato sul mio programma di peer to peer preferito, non ci posso credere, interpretata da Carmelo Bene e che riporta un ipotetico dialogo tra Italo Calvino e Montezuma, questo è il genere di cose che piace a me!). Secondo una profezia, tra l'altro, il ritorno di Quetzalcoatl, Signore della Luce, avverrà nel 2009, dopo il ritorno del Signore delle Tenebre nel 2008, il fratello Tezcatlipoca nella forma di Huitzilopochtli, dio della guerra, da interpretare come l'avvento di una Terza Guerra Mondiale. E' un'interpretazione come tante, ma teniamoci pronti, non si può mai sapere. In realtà, posso interpretare l'avvento del Signore delle Tenebre come le catastrofi e i cataclismi della mia vita personale in questo 2008, arrivato carico di tutti i buoni propositi, ma che si è poi rivelato virulento e mortale. Il 2009 potrebbe essere il raggiungimento di un nuovo equilibrio superiore grazie all'avvento del serpente piumato. Che poi, potrebbe essere un boa di struzzo, cosa che farebbe presagire un radicale ed inaspettato cambiamento nella vita, che mi farà fare molta strada. Spero che questa interpretazione non sia veritiera, lingua troppo biforcuta. Me ne torno allora ai miei calcoli babilonesi in attesa del colloquio finale di domani, sommo Giove e sottraggo Saturno. L'astronomia torna sempre in questo periodo assurdo... mah! Ne resterà soltanto uno. Di capello in testa forse, per i tanti pensieri. E' il tempo della mia mossa agli scacchi. La foto sottostante l'ho scattata di fronte al portone di casa mia, pieno Fantabosco. Il senso di attesa nel Fantabosco, così si chiama, cita a suo modo una foto di Kali che mi è sempre piaciuta tanto. Attesa nel Fantabosco (al secolo "Bosco urbano Snam di Metanopoli"...) Tu non
chiedere - non è concesso sapere - (Ode XI del Libro I delle Odi di Orazio, famosissima su... il classico Carpe Diem...)
Buona PasquaVisto che è l'immagine più gettonata in giro, mi uniformizzo e mi massifico ( Tanti auguri di buona Pasqua :)![]() Foche, 10 e lodeMentre noi giocavamo con le foche, in giro c'era un qualcosa di molto simile che girava di blog in blog portando con sé stima ed affetto degli amici blogger. Ebbene, questo qualcosa di chiama 10 e lode (come direbbe il buon Amadori) ed è un attestato di qualità conferito da un lettore del blog e in questi giorni si è incontrato con le nostre foche ad alta qualità! Mobilis in Mobile (MiM, come lo chiamo io affettuosamente, come se fosse mio figlio Domenico) è stato premiato per il suo impegno nel sociale volto alla tutela del consumatore e alle libertà del cittadino. Sono commosso quasi davanti a questa assimilazione a piccolo Ballarò o Report. Ringrazio Carmen per avermi conferito il riconoscimento e chi ha organizzato questa iniziativa (che mi piacerebbe linkare e conoscere da foca ad allodola, ma se ne è persa la memoria nel mio ramo di premiazioni, si sa come vanno ste cose... a volte qualcuno si distrae e si dimentica di mettere il link di origine e si perdono le tracce dei progenitori... attenzione!!!!) praticamente gemellata alle foche orgogliose. Da regolamento, devo nominare sei blog premiandoli e dando incarico a loro di promuovere ulteriormente l'iniziativa. Beh, io premio sei tra i miei blog preferiti, anche se avrei bisogno di sessantasei di titoli per potere dar merito a tutti gli amici che seguo e mi seguono, le foche non avevano di questi limiti restrittivi perché erano foche democratiche, ma devo seguire le regole se no che facciamo qua. Allora, premio con il marchio 10 e lode, questi sei capifoca:
Che poi sono tra i maggiori detentori mondiali di foche orgogliose appena finiti di insignire al Foca L Pride 2008! Non riesco purtroppo a premiare tutti, porca foca, mi piacerebbe essere più misericordioso, abbiamo dato via la foca a tutti, siamo organizzatori facili... scherzo. Ehm, sono sei no?! Eh eh eh eh, l'eccezione ci vuole su! Anche se poi nelle regole che ho pescato non ci sono indicazioni su un tetto massimo, ma si sa come vanno ste cose, il regolamento cambia di blog in blog eh eh eh! Passo a voi lo scettro! Regole 1. Esporre il logo del "Premio Dieci e
lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è
ricevuto. 2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento; 3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla"); 4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla") 5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione. Approfitto di questo spazio per segnalare alcune foche ritardatarie insignite di scettro da Marilù! Mi sono aggiudicato un'altra foca!!! Ringrazio per il riconoscimento che mi ha assegnato, mi fa molto piacere che le mie speculazioni mentali (ho degli ecomostri nella mente in effetti...) siano di gradevole lettura, significa che qualcuno mi capisce su questa terra, meno male! Eh eh eh :) Anche Maria fornisce una segnalazione fochesca e riguarda alcune incongruenze in alcune nomine che un'apposita commissione provvederà a chiarire. La commissione è composta da me medesimo, in quanto sono rimasto solo io con la responsabilità mammifera delle foche, il resto del personale MoFraMo è impegnata sul prossimo progetto (anche io, che credete...). Cucina berberaDa qualche tempo il Maghreb costituisce per me uno strano richiamo. Arabeschi di eventi mi fanno pensare che i tanti segni, costituenti una sorta di rimando come in un indice, mi condurranno presto ad un'esplorazione del territorio. Un grande libro che si sta per aprire, forse per motivi di lavoro, forse per semplice curiosità verso un mondo a portata di ala. La curiosità verso l'arabo l'avevo da tempo e questa estate mi sono procurato il classico corso di lingue da autodidatta. Se imparassi tutte le lingue per le quali sono armato allo studio potrei prendere senza difficoltà il posto di C3po in Star Wars. Prima o poi farò quindi come la mia amica Cristina e comincerò a varcare il Mediterraneo come se niente fosse. Ieri pomeriggio si è manifestato un altro segnale del destino che incombe. Ero su messenger e si discuteva, io e Silykot, della risoluzione del più difficile della casalinga: cosa cucinare la sera. Credo che nessun matematico riuscirebbe mai a fare un teorema o un algoritmo che possa dare una tale risposta, così sull'unghia. Questo è uno dei vincoli fondamentali che impedisce ad un robot di prendere decisioni in merito e che fa della mente umana un qualcosa di unico e irripetibile. L'idea di Mara è stata all'improvviso quella di preparare qualcosa di etnico: cous cous. A quel punto è scattata la sfida: facciamo a chi lo fa meglio! Dopo una lunga e dura concertazione sulla ricetta e le possibili varianti abbiamo deciso di realizzare un cous cous alle verdure. Purtroppo, le attuali tecnologie a nostra disposizione e le distanze tra gli estremi dello spaghetto di fibra ottica non permettono una gara culinaria in senso stretto: niente sapori o profumi che possiamo giudicare solo noi. Resta la possibilità di scattare una foto e la mia assicurazione, ci dovete credere sulla parola, che era proprio buono! Poi se qualcuno lo vuole assaggiare, magari, qualche volta lo invito a casa Cupiello. Finalmente!ROMA - Fine del protezionismo - almeno in Italia - per uno dei giochi 'cult' da
generazioni, i mattoncini della 'Lego' realizzati nel 1948 dal maestro
carpentiere Ole Kirk Christianses, venduti nell'attuale forma 'stud and tube'
(bottone e tubo) dal 1958. Nell'interesse dei consumatori e del libero mercato la Cassazione ha, infatti, deciso di togliere il monopolio nella produzione e vendita dei mattoncini modulari danesi 'Lego' per giochi componibili - inventati dal falegname originario di Billund, che ha fatto divertire milioni di ragazzini - all'omonima società, al quarto posto nella produzione mondiale di passatempo per bambini e adolescenti. In pratica, d'ora in poi, nel nostro Paese, possono essere venduti anche mattoncini fabbricati da altri produttori e compatibili per essere montati sulle creazioni 'Lego'. In particolare, per effetto della sentenza 5437 della Prima sezione civile della Suprema Corte che ha escluso la concorrenza sleale, è arrivato il 'disco verde' alla società canadese 'Mega Block' per vendere, nel mercato italiano, blocchetti che si incastrano perfettamente con quelli realizzati dalla holding danese il cui nome - adottato nel 1934 - deriva dalle parole 'leg godt', ossia 'gioca bene'. Con questa decisione Piazza Cavour ha totalmente ribaltato il verdetto con il quale la Corte di Appello di Milano - nel 2003 - aveva vietato alla 'Mega Block' di continuare la produzione giudicandola una "scorrettezza commerciale". Secondo i giudici milanesi - che avevano accolto la domanda inibitoria avanzata dagli scandinavi preoccupati per la contrazione degli affari - "ciascun imprenditore ha un onere di differenziazione del prodotto modulare e deve realizzare autonomamente la propria serie con proprie caratteristiche senza necessità di agganciarsi a quella di un altro". Questa tesi non è affatto piaciuta agli 'ermellini'. "Non si vede perché - hanno detto - dovrebbe considerarsi sleale la contesa della clientela mediante offerta di vantaggi aggiuntivi per il consumatore", come quello di poter fare un "uso congiunto" di mattoncini di diversa produzione ma identico incastro. "La concorrenza - aggiungono i supremi giudici - è appunto contesa della clientela, e viene favorita anche per offrire vantaggi al consumatore". Insomma, 'è il mercato bellezza!'. E il gruppo danese ne conosce benissimo le regole tanto che per contenere i costi ha ormai spostato quasi interamente la produzione in Messico e Repubblica Ceca. (ANSA) Consumatori di tutto il mondo, unitevi!La situazione è quella tipica, contrariamente alle favole, in cui il gigante Gulliver decide di fare i suoi comodi e i Lillipuziani devono fare buon viso a cattivo gioco, cattivissimo gioco. Non è certo una novità il modo in cui il gigante cinese interpreta molto liberamente e a braccio i concetti di diritti umani e di sviluppo: dal liberismo keynesiano occidentale si passa ad un misto tra Monopoli e Risiko, avendo la Cina la consapevolezza del suo ruolo datole dai numeri a sua disposizione. Il buon vecchio Napoleone aveva visto bene, da geniale stratega qual era, che il risveglio un giorno del gigante cinese avrebbe messo a soqquadro il mondo. Eccoci qua, siamo arrivati al momento esatto. Con un sesto della popolazione mondiale a sua disposizione e un singolare approccio al mercato, con le leggi e i metodi della dittatura, si propone come nuovo leader economico e, da quello che si vede, anche a leader morale del pianeta. Siccome, ormai sempre più spudoratamente, su questa terra contano i soldi e gli affari e gli unici valori predominanti tendono ad essere quelli delle borse e delle banche, tutti si piegano e si genuflettono all'ennesimo ricatto più o meno sporco: i giochi olimpici e la vetrina mondiale, con tutti i miliardi di euro (tanto il dollaro non vale più nulla) in ballo, contro la sistemazione di questioni interne poco rilevanti come il genocidio del Tibet. La locomotiva cinese non può essere fermata in nessuno modo, serve a tutti in un momento come questo in cui l'economia degli Stati Uniti è in crisi assieme a svariate altre congiunture sfavorevoli. Non bisogna puntare l'indice contro una Cina che fa alzare il prezzo delle materie prime come si vede in genere sui giornali, il mercato è il mercato sempre, non solo quando fa comodo agli occidentali; inoltre, i prodotti cinesi a basso costo contribuiscono a calmierare i prezzi dei beni che acquistiamo con la loro più o meno sleale concorrenza, quindi non tutti i mali vengono per nuocere. Tutto l'apparato alle spalle giustifica Pechino nelle sue decisioni di giocare a Risiko nei suoi confini e negli stati confinanti. Oltre ovviamente a tenere vari empori commerciali in giro per il mondo, Occidente compreso. Una vera e propria guerra coloniale giocata col sangue e col sudore di tante formichine, il valore della cui vita è estremamente basso. Poco importa alla progredita Europa se quei prodotti vengono realizzati senza il rispetto delle norme di sicurezza dei lavoratori e degli stessi consumatori, mettendo magari in mano ai nostri bambini giocattoli dipinti con vernici al piombo come capitò qualche tempo fa alla Mattel che aveva fatto outsourcing in Cina. Alla fine nella nostra civiltà dell'immagine quello che non si vede non esiste, tutto sommato. Alla fine quelli che si possono chiamare "comunisti" (come farebbe qualcuno da noi per suoi fini politici) sono diventati servi e schiavi di un capitalismo amorale più del previsto. La Cina ha superato ogni ideologia del Novecento creando il suo nuovo modello basato sul Risiko. Di fatto dobbiamo subire una nuova olimpiade come quella di Atlanta del 2000, voluta per semplici fini economici soprattutto dall'industria delle bollicine, imposta dai grandi marchi che intendono espandersi sul mercato cinese, che qualche centinaio di milioni di benestanti pure ce li avrà su un miliardo di persone e passa. Gli affari sono affari, i cari tibetani che hanno da offrire in cambio della loro pelle? Della loro identità e cultura? Il mondo stesso sembra non avere più identità e sempre meno cultura, tutto estasiato dall'adorazione e dalla devozione per il suo sempre nuovo (il vecchio si butta) dio Denaro. Persino i nostri riferimenti religiosi e politici tacciono e si conformizzano in nome dei valori dei giochi olimpici. Sono ironico e sarcastico ovviamente, meglio chiarire. Io proporrei di boicottarli noi consumatori i giochi olimpici non comprando i marchi che si faranno pubblicità coi giochi di Pechino 2008. E' l'unico modo per affrontare seriamente questo problema morale, giocando con le stesse armi del marketing: giochiamo anche noi a Risiko! Dopotutto i consumatori sono i nuovi "proletari" e quindi citando Marx propongo di unirci per salvare la dignità e anche qualcosa di fisico molto meno nobile e che riguarda la dignità comunque. ![]() TIBET: SIT-IN E MANIFESTAZIONI IN ITALIA E IN EUROPA Centinaia di persone sono morte nelle violenze scoppiate in Tibet. E' quanto ha affermato oggi il parlamento dei tibetani in esilio a Dharamsala, in India. Ieri la stessa fonte aveva parlato di 80 morti, mentre il Dalai Lama aveva riferito di notizie che parlavano di oltre cento morti. Per il governo cinese le vittime sono 13. L'EUROPA IN PIAZZA ROMA - Sit in e manifestazioni di solidarieta' con i morti e le vittime degli scontri di questi giorni in Tibet si sono svolte oggi in Italia e in Europa. A Roma i manifestanti si sono stesi per un minuto a terra, davanti alla sede dell'ambasciata cinese. La manifestazione, promossa dai Radicali e dalla Sinistra Arcobaleno contro la repressione in Tibet, si e' conclusa con un lungo applauso. Domani alle 18:30, sempre davanti alla sede dell'ambasciata, si terra' la manifestazione organizzata da Cgil, Cigl e Uil. Un appello alla non violenza è stato lanciato dal leader radicale Marco Pannella, il quale ha ricordato che "la carta delle Nazioni Unite è chiarissima e occorre rispettare i diritti umani e politici. Viva la religione della libertà, basta - ha concluso Pannella - con talebani e vaticani". Altre manifestazioni si sono svolte in varie citta' d'Europa. All'Aja invece un gruppo di dimostranti ha tentato di fare irruzione all'ambasciata della Cina, durante una manifestazione di solidarietà con il Tibet, distruggendo una parte delle recinzioni esterne dalla sede diplomatica di Pechino. Tre persone, che erano riuscite a penetrare sul terreno attorno all'ambasciata, sono state arrestate. I manifestanti hanno anche strappato la bandiera cinese per issare il vessillo tibetano, scandendo gli slogan 'Cina go home' e 'Lunga vita al Dalai Lama'. Gli organizzatori della protesta hanno fatto appello alla calma e hanno invitato a proseguire la manifestazione pacificamente. IL DALAI LAMA DENUNCIA TERRORE, MA SI' A OLIMPIADI Il Dalai Lama ha condannato oggi il "regime di terrore" instaurato dalla Cina in Tibet e ha denunciato il "genocidio culturale" in corso ma ha confermato il suo "sostegno" alle Olimpiadi di Pechino. Il popolo cinese, ha affermato il leader dei buddisti tibetani a Dharamsala, in India, "ha bisogno di sentirsi fiero" e ha "meritato l'onore" di ospitare i Giochi Olimpici della prossima estate. I drammatici avvenimenti degli ultimi giorni hanno ridato fiato ai gruppi umanitari che predicano il boicottaggio e hanno probabilmente guastato per sempre l'atmosfera di festa che ci si aspettava per lo straordinario evento rappresentato dalla celebrazione delle Olimpiadi nella capitale della Cina. "Bisogna però ricordare alla Cina - ha proseguito il Dalai Lama - che deve essere un'ospite degna dei Giochi Olimpici". Il leader tibetano ha sottolineato più volte - parlando prima in una conferenza stampa e poi in una lunga intervista alla rete televisiva Bbc - che non intende rinunciare alla "via di mezzo", un concetto mutuato dal buddismo e che in questo caso indica la volontà di offrire a Pechino un compromesso onorevole. "Noi chiediamo l'autonomia, non l' indipendenza. In privato studenti e funzionari cinesi manifestano il loro apprezzamento" per la "via di mezzo", ha aggiunto. La politica moderata del Dalai Lama viene però contestata da alcuni gruppi della diaspora come il Tibetan Youth Congress, secondo il quali la non-violenza non ha portato i risultati sperati. Il leader tibetano, che nel 1989 ha ricevuto il premio Nobel per la pace, ha alternato toni duri alle sue proposte di accordo. "In questa crisi - ha detto - le autorità locali cinesi non hanno fatto ricorso ad altro che alla forza in modo da ottenere un simulacro di pace. Ma una pace ed una stabilità ottenute con la forza equivalgono ad un regime di terrore". Il Dalai Lama ha inoltre accusato i cinesi di compiere "volontariamente o involontariamente" un "genocidio culturale", in primo luogo con la continua immigrazione. Sulla carta, il 92 per cento dei circa 2,5 milioni di abitanti della 'Regione Autonoma del Tibet' sono di etnia tibetana. Le statistiche considerano come "residenti" solo coloro che si fermano in Tibet per più di nove mesi all'anno, mentre la maggior parte degli immigrati cinesi, impiegati soprattutto nel turismo o nell'edilizia, rientrano durante l'inverno nei loro luoghi d'origine. Lhasa, la capitale, è stata completamente trasformata dai nuovi edifici che ospitano le strutture per il turismo e la ristorazione, in genere gestite da cinesi. A questo si aggiungono le nuove regole varate l'anno scorso da Pechino, secondo le quali le reincarnazioni dei grandi lama non possono essere riconosciute senza l'approvazione delle autorità statali. Il leader tibetano non ha negato che la scorsa settimana a Lhasa ci siano stati violenti attacchi contro civili cinesi, ma li ha attribuiti ad un "forte risentimento" che ha affermato di non essere in grado di fermare. "Mi sento impotente", ha detto. "E' un movimento di popolo e io mi considero un servitore del popolo, ma tutto il mondo conosce il mio principio, che è quello della non-violenza".
Risposte serie ai problemi degli italianiISTANZA DI MATRIMONIO RACCOMANDATA A.R. Roma, 13 marzo 2008 A Pier Silvio Berlusconi Vice Presidente Mediaset Viale Europa 46, 20093 Cologno Monzese Milano Oggetto: Istanza di matrimonio ai sensi delle dichiarazioni del candidato premier del PDL Silvio Berlusconi nel corso del programma "Punto di Vista" del Tg2 del 13 marzo 2008 Il/La sottoscritto/a ______________________, nato/a a _________ il _______________, residente a ______________, in Via/Piazza _________________________, (Codice Fiscale _____________________), lavoratore/trice precario/a della Repubblica italiana, facendo seguito alle dichiarazioni del candidato premier del PDL Silvio Berlusconi nel corso del programma "Punto di Vista" del Tg2 del 13 marzo 2008 rivolte ad una giovane lavoratrice precaria, che si riportano per intero: "Io, da padre - ha risposto Berlusconi sorridendo - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere". ED ESSENDO IN POSSESSO DEI REQUISITI PREVISTI DALLE CHIEDESUDDETTE DICHIARAZIONI (CONDIZIONE DI LAVORATORE/TRICE PRECARIO/A E LODEVOLE SORRISO, - n.b. requisito quest’ultimo acquisito a seguito dei ripetuti colloqui per i rinnovi dei contratti) di potersi sposare con Lei e nelle more dell’espletamento della cerimonia di poter essere mantenuto/a con adeguato assegno di mantenimento. Si allega a tal fine foto attestante il requisito del lodevole sorriso. Si dichiara altresì di non aver inviato analoga istanza ad altro milionario. Città, ………… (data) FIRMA (nome e cognome leggibili) Al di là delle nuvoleIncredibile quanto un'impressione possa segnare il rapporto anche con una città. Un senso di piccolo che vivi in quelle grosse cittadine, ma non proprio grandi città, e che senti sin dal momento in cui hai poggiato il primo piede sulla banchina della stazione. Il primo impatto con Ticinum è stato così, preferisco il nome romano a quello longobardo. Per chi arriva dalla frenetica Milano, un senso di appartato tiene banco; un senso di romanticamente provinciale, dove le persone non sono bolidi lanciate contro il bersaglio dei propri impegni e le quotidiane miserevoli, e tipiche della natura umana, incombenze per via Torino o le mille altre strade della grande città. Il traffico non è marmellata, come la trovi sulla tangenziale ovest alle sei di sera, è ovattato, con toni quasi distratti. Il silenzio dei viali e i cartelli che indicano nei parchi il rispetto del divieto assoluto di ogni gioco è la cosa più triste che abbia mai potuto leggere all'ingresso di grandi palazzoni che, per quanto mi riguarda, sconfina nella barbarie della nostra civiltà dove ciascuno non è altro che un prigioniero del proprio quieto vivere, allevato in batterie da consumatore. Ad un tratto mi sono mancati quasi i solari schiamazzi delle cupe stradine e dei vichi di Napoli: nella giusta misura sono, a loro modo, una testimonianza concreta e vivace di vita. Ho sentito allora un senso di cupo, accentuato dal grigiore del cielo di una giornata di inizio marzo. Mi sono rivolto quindi all'elemento acqua che, come sempre mi invita a riflettere, a ricordare, a trovare un ponte di pacificazione con una realtà ultimamente troppo abrasiva e con tanti spigoli vivi e taglienti. Mi sono rivolto al fiume, al Ticino, ed ho cercato un percorso interiore che mi spingesse verso un equilibrio, per quanto precario. Ho un buon rapporto con l'acqua. La capisco. Proprio in lei cerco un modo per riempire il vuoto che proprio vuole prorompere, fatto di particolari e della piccolezza delle parole in un affresco di dimensioni apparentemente cosmiche. Acqua. Le creste delle onde, i rivoli, le scie dei pilastri dei ponti e quel suono unico che ricorda che quell'elemento è vivo ed impermanente, come insegnava Eraclito nelle sue abluzioni nell'antichità ai suoi allievi. Tra germani reali, nutrie e trote, o carpe, ho ritrovato un po' di quella pace, quel senso di velleitario ed effimero benessere, di cui avevo bisogno e che avevo un po' perso dai tempi delle quotidiane passeggiate sull'Arno a Pisa. Ho visto anche delle case colorate dove, tutto sommato, sarebbe carino un giorno abitarci, magari senza quei loschi cartelli da palazzoni borghesi di prima periferia. Ho attraversato quel ponte coperto che ho immortalato in tante foto, verso quelle case colorate, su uno sfondo di grigio ancora invernale, qualche goccia di pioggia sparuta e la sagoma di uno di quei palazzoni borghesi che violentavano il paesaggio, la linea della città. Ho ripensato ad un'intervista fatta a Pasolini, pescata nelle teche Rai, nella quale il grande scrittore e regista parlava di quanto fosse importante salvaguardare il senso del bello, difendere il paesaggio che è un bene sempre più raro, già trent'anni fa. Oggi sembra un utopico ricordo. Incredibile quanto fosse avanti quell'uomo, aveva capito tante cose molto prima di tutti, decenni prima, non solo questa cosa del paesaggio, ma tante questioni della società italiana diventati in seguito problemi. Rappacificato l'animo, quasi rassicurato dalle carezze del suono dell'acqua, ho ripreso il mio giro per la città, girando per le strade del centro in un delirante stato d'animo che fa sentire un po' Wim Wenders in Al di là delle nuvole di Michelangelo Antonioni. Nella testa una musica del maestro Sakamoto, Lorentz and Watson, in giro sulle strade lastricate di pietre grige, da sembrare di riflettere il cielo, cercavo di ritrovare un me stesso lasciato chissà dove tempo fa. Indietro non si torna e ti rendi conto che è tutta una bizzarria dettata dal vuoto che è esploso come una stella ormai troppo vecchia e dalla quale è nato un buco nero. L'effetto dell'amore che ormai è morto e spande il proprio eco in giro per l'universo che qualche astronomo lontano chissà forse tra qualche millennio ascolterà. PutrefareFornicammo mentre i fiori si schiudevano al mattino e di noi prendemmo piacere, sì, l'un l’altro. Ora la mia mente andava, seguiva le orme delle cose che pensava. Una canzoncina ardita mi premeva le ossa del costato... e, il desiderio di tenere le tue tenere dita. Libero. Vorrei tra giaculatorie di versi spirare e rosari composti di spicchi d’arancia, e l'aria del mare, e l'odore marcio di un vecchio porto, e come pesce putrefatto putrefare. Libero. Fornicammo mentre i fiori si schiudevano al mattino e di noi prendemmo piacere sì l'un l'altro, sì l'un l'altro. Libero. (Franco Battiato, Fornicazione) Semplicità insormontabiliSeppure
sia napoletano, non ho il culto di giocare al lotto come tanti dei miei
concittadini, capaci di estrarre da ogni quotidiano evento un responso,
una combinazione di numeri, un pronostico sul futuro. Dall'alto
dell'esperienza dei miei esami di statistica so perfettamente che è
inutile inseguire la legge dei grandi numeri, soprattutto quando non
sono verificate le sue ipotesi di validità come nel caso del gioco del
lotto, e che alla fin fine posso sempre considerare di vincere ad ogni
estrazione una quota pari alla scommessa che andrei a fare in
ricevitoria (accontentarsi): una vera e propria vincita sicura, l'unica
possibile contrariamente a quanti dicono tanti maghi televisivi ed
esperti di libri da bancarella di fiera dei quattro gatti, delle
pennette al vetriolo e del culatello al praseodimio DOC. Una volta in
treno, quando ancora andavo a Bologna relativamente spesso, lessi un
simpatico racconto. Era un libro di semplici racconti basati su
principi filosofici, ma scritto molto molto bene e ad un livello
comprensibile persino a me, ingrato ingegnere, nel quale si parlava di
un paese lontano (tipico espediente della città ideale, se vogliamo),
in cui tutti quelli che avevano la combinazione non vincente vincevano
al lotto un premio basso ma quasi sicuro, pari in pratica a due volte
la posta, e solo pochi sfortunati "vincitori" erano costretti a pagare
il valore del premio perso, per ambo, terna, quaterna e cinquina. Dal
punto di vista del funzionamento del gioco non cambia molto, si inverte
semplicemente il segno del flusso di denaro e pochi disgraziati sono
costretti a pagare per tutti. Il racconto mi incuriosì perché sembra il
principio di base di diversi tipi di tassazione in Italia. Tutto
questo, per dire che in varie forme il gioco del lotto può essere visto
anche nella nostra quotidianità, sotto mentite spoglie. Scommetti su
una persona e dopo un po' sai che cosa hai vinto nell'averla conosciuta
o cosa hai perso, nell'accezione pessimistica. La
vita è piena di scommesse che vengono più o meno vinte, specie nei
rapporti sociali, nei quali si hanno situazioni e contesti che magari
si ripropongono per il nostro modo di impostare la vita, di viverla. Penso di essere sempre un po' ingenuo proprio verso questo carattere aleatorio dei rapporti umani, nei quali la certezza è una pura idealità posta come buon auspicio dalla nostra mente all'inizio di ogni storia e ogni ponte alla fine resta senza identità: è solo un modo per congiungere due terre, due continenti diversi. Sempre, inevitabilmente, diversi. Poesia persianaMoglie lasciata risarcita con 8000 libri di poesia TEHERAN - Un marito iraniano che ha abbandonato la moglie è stato condannato da
un giudice a comprarle più di 8.000 libri, tutti di poesie, nel rispetto di un
patto stabilito dai due al momento del matrimonio. E' il secondo caso simile
avvenuto negli ultimi giorni, dopo che un altro marito si era visto ingiungere
di comperare alla moglie 124.000 rose rosse. Il quotidiano 'Iran' scrive che il
giudice Mahmud Baqal-Shiravan, della Corte per la famiglia di Teheran, ha
ordinato ad un certo Shahram di comperare alla moglie abbandonata 8.100 libri,
per una spesa prevista di 700 milioni di rial (50.000 euro). Ciò era stato
stabilito nel 'mehrieh' firmato dalla coppia al momento del matrimonio, quattro
anni fa. Il mehrieh è ciò che, sulla base del diritto islamico, l'uomo si
impegna a versare alla sposa in qualsiasi momento questa lo richieda. Si tratta
in sostanza di un'assicurazione sul futuro della moglie, visti gli scarsi
diritti che normalmente essa ha in caso di divorzio, quando tra l'altro le è
quasi impossibile ottenere la custodia dei figli. Di norma, le novelle spose
chiedono che nel mehrieh vengano inserite somme di denaro, monete d'oro o, nei
casi di famiglie più abbienti, proprietà immobiliari. Ma così non è stato per la
giovane di Teheran, molto più interessata ai classici della poesia persiana, da
Khayyam a Sadi, da Hafez a Rumi, mistico del Sufismo. "Sono figlia di un
musicista, sono cresciuta in un ambiente intellettuale e fin da piccola ho amato
la poesia", ha spiegato la donna al giudice. Di qui l'insolita richiesta,
accettata dal marito e scritta nel contratto di matrimonio, che ora dovrà essere
onorato, anche se l'uomo non si è presentato all'udienza. Soltanto una settimana
si era avuta notizia di un altro caso simile, quando un marito chiamato in
tribunale dalla moglie che lo giudicava 'avaro', si è visto ordinare di
comperare alla consorte le 124.000 rose rosse pattuite in uno slancio romantico
al momento del matrimonio. Il giudice ha disposto il sequestro di un piccolo
appartamento di proprietà dell'uomo fino a quando questi non avrà onorato i suoi
impegni. ![]() (fonte ANSA) Riflessioni"Non prego di essere esente dai pericoli ma di essere senza paura dell'affrontarli Non cerco alleati nel campo di battaglia ma cerco la mia forza nella vita. Non chiedo che il mio dolore sia alleviato ma chiedo il coraggio per affrontarlo. Non imploro con ansiosa paura di essere salvato ma spero di avere la pazienza per conquistare la mia libertà". Mi hanno colpito molto le parole di questa preghiera buddista. Grazie a chi le ha rese pubbliche. Oggi mi sono tanto servite. ![]() L'annesso giardinetto zen. Tornano le Interviste impossibiliTornano le Interviste impossibili e questa volta sono dal vivo, a
partire da domani 10 marzo all'Auditorium Parco della Musica di Roma.
Erano i primi anni settanta quando la Rai rivolse ad alcuni tra i
maggiori scrittori italiani il singolare invito a immaginare di
incontrarsi con personaggi celebri vissuti secoli quando non millenni
prima. Domani saranno Antonio Scurati, Piergiorgio Odifreddi e Walter Siti a cercar di soddisfare le proprie curiosità rispettivamente su Garibaldi, Galileo e Ercole. Prossimemnte in scena, tra gli altri, Andrea Camilleri, Alessandro Baricco, Gianrico Carofiglio. 'Le interviste impossibili', ottantadue sorprendenti incontri d'autore trasmessi da Radio Rai tra il 1974 e il 1975, sono oggi riunite in un volume edito da Donzelli (pp. 720 - 55,00 euro) con allegati due Cd. Vi si trova Italo Calvino inviato in una pittoresca vallata nei dintorni di Duesseldorf che interroga l'uomo di Neanderthal sui motivi di tanta fama inattesa; Edoardo Sanguineti che si imbatte al telefono in Francesca da Rimini e la scambia per la centralinista del secondo cerchio dell'Inferno; Umberto Eco che si risolve a penetrare nell'animo del presidente dell'Associazione mutilati di guerra della repubblica romana, Muzio Scevola, e viene accolto così: Ave! Morituri te salutant! Domani sera, per le nuove interviste, nelle parti di Garibaldi, Galileo e Ercole, a rispondere agli autori, saranno Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando e Valerio Mastrandrea, guidati dalla regia di Gabriele Vacis e con il sostegno sonoro di Roberto Tarasco. Una serata che segue quella in cui Sermonti, Herlitzka e Bonacelli hanno riproposto in palcoscenico alcune delle interviste scritte negli anni Settanta per RadioRai e che videro quali interpreti attori come Carmelo Bene, Romolo Valli, Paolo Poli, lo stesso Bonacelli e tanti altri. I prossimi appuntamenti vedranno, Lunedì 28 aprile, Carlo Lucarelli intervistare Edgar Allan Poe; Andrea Camilleri intervistare il Venerdì di Robinson Crusoe; Emma Dante intervistare Polifemo. Mentre Lunedì 26 maggio Alessandro Baricco intervisterà Rossini; Gianrico Carofiglio intervisterà Tex Willer e Vinicio Capossela intervisterà Bach. Si scopriranno curiosità biografiche e artistiche dei personaggi interrogati, ma soprattutto questo "gioco suggestivo per gli ozi dei pomeriggi estivi", come lo presentò a suo tempo il Radiocorriere, finisce, parlando di epoche e realtà passate, per farsi specchio dell'attualità e rivelarci criticamente e ironicamente qualcosa anche sui nostri giorni. E' questo che ne fece una trasmissione e una formula di gran successo. Le Interviste impossibili live, richieste e realizzate oggi, finiranno anch'esse in un volume che verrà edito da Einaudi a settembre, mentre, introdotte ogni volta da Lorenzo Pavolini, verranno trasmesse in diretta su Radio3 Suite. L'iniziativa è promossa e ha il sostegno dell'Enel, prodotta da Musica per Roma - Gush, in collaborazione con la Rai. Un caffè corretto con humourDevo avere qualche lontano avo inglese... Negli inglesi il feroce e surreale senso dello humour, il gusto della battuta sarcastica e la capacità di autodeprecazione sono caratteristiche innate: stanno nel profondo del loro DNA. A differenza degli americani, geneticamente limitati alla scherzosità più innocente e gioviale. La scoperta, riportata oggi con risalto dal domenicale 'Independent on Sunday', è stata fatta all'università canadese dello Western Ontario analizzando il senso dello humour in duemila gemelli inglesi e in altrettanti gemelli americani. Negli Stati Uniti la tendenza al sarcasmo sembra soprattutto associata, per quel poco che viene praticata, al contesto familiare in cui si cresce. In Inghilterra invece esiste in apparenza una solida "base genetica" che spiega il debole per l'umorismo negativo, aggressivo, mordente. Benché si considerino portatori di un senso dello humour più intelligente rispetto ai cugini di oltre Atlantico, gli inglesi non hanno però molte ragioni per andar fieri della 'scoperta' appena fatta in Canada: sarcasmo, autodeprecazione, umorismo sferzante sono infatti associati a tratti nevrotici di personalità, a problemi di depressione e ansia. ![]() Cocktail mimosa"Maschi tremate le streghe son tornate!". Slogan femministi anni '70. Tutto quello che fino a qualche decenni fa era stato un movimento di emancipazione della donna, comincia a tornare d'attualità grazie al nuovo clima post 11 settembre e dopo il grande ritorno del clima di restaurazione da ancien régime in alcuni ambienti molto influenti sulla politica da baraccone del nostro Paese. Cara costola di Adamo, il rametto di mimosa torna al valore di qualche decennio fa, a mio parere. Persone, della casta degli intellettuali, hanno deciso che la vita deve essere tutelata ad ogni costo, anche a discapito della tua; l'uguaglianza dei diritti è scritta molto bene sulla Costituzione ma nella pratica quotidiana devi sempre lottare con i retaggi del passato e i posti di potere ti devono essere garantiti da quote rosa di cui tutti ogni tanto parlano e non perché sei una persona come tutte le altre con stessa dignità e diritti. Tutto per il nostro benamato ancien régime che tanto bravi sono a mascherare e tanto bravi siamo noi tutti ad accettare. Siamo al sicuro, chiusi in casa, davanti al televisore, e drammaticamente anche questa può essere scambiata per libertà. Nella pratica di ogni giorno però non è sempre così. L'ideale della donna fascista (come concetto storico documentato e da me scelto per le mie osservazioni sul modello sociale adottato dalle generazioni passate della mia famiglia; ideale tra l'altro molto simile a quello della donna romana di duemila anni fa, arretrato già nei confronti del ruolo della donna nella società della Grecia classica) dedita alla famiglia e al focolare (non che sia grave di per sé, ma è grave non potere scegliere) non si è poi scrostato molto bene dalla pentola italiana. E anche questo poi giustifica l'eccesso di qualcuno che in un giorno cerca l'uguaglianza di diritti nel peggio del repertorio maschile. E anche questo ha fatto di un simbolo importante, un veicolo di commercio sfruttato dagli sciacalli della pubblicità, pronti a tutto per asservirsi al dio Denaro. L'ideale della donna messa la margine dai posti del potere che trova poi chi si presenta a rappresentarla scosciata in televisione, giusto per dare il buon esempio di come funziona il sistema, che con tale espediente mediatico cattura l'attenzione maschile ma non dà una bella immagine di sé nonostante le cose che dice siano più che condivisibili. All'ideale della donna che non viene assunta perché è donna e basta, perché una sua eventuale gravidanza danneggia economicamente l'azienda, e per lo stesso motivo non le vengono assegnati posti strategici. Fortunatamente c'è chi contraddice lavorando e schierandosi ogni giorno sul campo quanto sopra detto, ma sono poche. Drammaticamente poche perché non a tutti viene data la stessa opportunità dell'attuazione nella pratica quotidiana dei diritti nella loro globalità e complessità, non a tutti sono effettivamente concesse le parole di uguaglianza, libertà e fratellanza. Dove per uguaglianza andrebbe meglio il concetto di equipollenza, un omeomorfismo tra la dignità alla vita dell'uomo e della donna. L'uguaglianza è talmente stretta da rischiare di negare l'identità della donna, quindi mi piace più un'uguaglianza nella propria specificità, concetto che poi andrebbe esteso ad ogni persona e non ai due gruppi soltanto. L'uguaglianza in quanto tale è appiattimento, riduzione della ricchezza di espressione di ciascun individuo. La libertà è il potere permettersi di dire sì o no senza condizionamenti. La fratellanza va oltre: è un concetto di dignità diversa credo rispetto ai primi due principi. La fratellanza si manifesta nei momenti di crisi: i fratelli non si scelgono e spesso si può essere molto differenti da loro e vivere una vita molto diversa da loro, diversamente dagli amici, però nei momenti di crisi (tranne che in casi patologici) la fratellanza va oltre le differenze e ci si aiuta tutti. Ecco, una maggiore fratellanza ci vorrebbe in momenti difficili della storia. Oggi evidentemente mi sento alle soglie di una rivoluzione francese. Questo accade nel prospero Occidente, per non parlare dei crimini contro l'umanità di barbare torture tribali giustificati dalla non conoscenza del proprio credo o dai bisogni irrevocabili della società globale che per crescere e svilupparsi deve avere come fondamento lo sfruttamento (come sempre) e il vedere messo sotto ai piedi la dignità e quel principio di fratellanza che dovrebbe legare tutti gli uomini, tutte le persone, nei momenti di disordine sociale mascherato subdolamente da ordine nel nostro mondo contemporaneo. Per tutto questo c'è un mio ideale rametto di mimosa per tutti. Tutti. Magari lasciandole vivere sul proprio albero (a livello teorico sempre di rametto di tratta) che così non sono costrette a morire in un vaso per soddisfare le idee di libertà, uguaglianza e fratellanza di un'altra specie vivente. E ora vai con l'Ansa! I diritti delle donne, dall'aborto al lavoro, dalla salute all'autodeterminazione sono al centro della giornata dell'8 marzo, che quest'anno compie 100 anni in memoria dall'incendio nella fabbrica di New York dove morirono numerose operaie. Quest'anno le donne italiane tornano in piazza in particolare per difendere la legge 194, con manifestazioni e cortei in tutta Italia. In mattinata a Roma evento clou in Quirinale, con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che consegnerà premi e riconoscimenti. Nel pomeriggio, si terrà la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil (partenza alle 14 a Piazza Bocca della verità, arrivo a Piazza Navona) per il centenario della festa; saranno presenti il ministro Barbara Pollastrini e i tre leader sindacali Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti. E poi, ancora: a Cagliari, alle 16.30, manifestazione a Piazza Garibaldi; a Napoli, alle 17, assemblea "Le donne nelle lotte"; a Milano, corteo alle 14.30 da Largo Cairoli; a Firenze, manifestazione alle 9.30 da piazza San Marco. A Chioggia, la Festa della donna sarà l'occasione per protestare, con una manifestazione di fronte al palazzo comunale, contro la decisione dell'amministrazione di sostenere la moratoria all'aborto proposta da Giuliano Ferrara. Sempre a Roma, alla Casa Internazionale delle donne sarà inaugurata una mostra, "Il pane e le rose", sulla vita delle donne dagli anni '50 agli anni '80. Se avessero preannunciato loro che una donna, cento anni dopo, sarebbe stata in corsa per la Casa Bianca, forse non ci avrebbero creduto le operaie della Cotton di New York, che nel 1908 morirono nell'incendio della fabbrica in cui vennero rinchiuse per rappresaglia, evento che portò alla nascita della Festa della donna. E cosa penserebbero queste vittime (sarebbero fra le 126 e le 146) dell'attuale campagna elettorale nel nostro paese, in cui tutti i partiti predicano un Parlamento composto da metà uomini e metà donne, ma che solo nel 1946 concesse alle italiane il diritto di voto? Perché di passi ne hanno fatti tanti, le donne italiane, e non solo, in cento anni di rivendicazioni, scontri ideologici e politici, pur in un contesto internazionale, ma le battaglie non sono finite. Strategiche furono le proteste in piazza; il picco negli anni '70, quando l'azione dei movimenti femminili e femministi portò ad una coscienza condivisa e al riconoscimento di importanti diritti quali l'approvazione della legge sul divorzio (1970), la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza (1978), il nuovo diritto di famiglia (1975). Ne sono cambiate di cose da allora. Le donne che nel 2008 si apprestano a festeggiare il centenario della loro festa, vedono una "lei" aspirare alla presidenza Usa e si sentono ai primi posti nei pensieri dei politici italiani. Eppure sono donne che si interrogano sui loro diritti, discutono se la 194 debba o no essere modificata, temono la messa in discussione di conquiste assodate. E sono anche donne vittime di stupri, di violenze di ogni tipo, di insulti e di umiliazioni spesso consumate tra le mura di casa. Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa dal marito, dal fidanzato o dall'ex partner. I numeri parlano chiaro: quasi sette milioni quelle che nel corso della vita hanno subito una violenza sessuale, e solo il 7% trova il coraggio di denunciare il violentatore, e solo un colpevole su cento viene condannato. L'Italia è agli ultimi posti per presenze di donne in Parlamento, appena il 16,8%. Ma non solo. Si colloca in fondo alla classifica dei paesi europei per occupazione femminile, appena il 46%. Per non considerare, l'assenza nei luoghi decisionali nelle professioni e nelle imprese, i salari inferiori rispetto agli uomini, il precariato. Una vita in salita dentro e fuori le mura domestiche. Eppure, dopo l'ondata dei movimenti degli anni Settanta e Ottanta, l'8 marzo è stata sempre meno una festa di piazza. Sempre più donne l'hanno ridotta ad una cena in ristoranti brulicanti di mimose, o ad una festa in discoteca in cui l'esibizione di uno spogliarellista costituisce l'evento cult della serata. Tra pochi giorni si replica, per il centenario della Giornata Internazionale della donna. Tante le iniziative, feste e manifestazioni in ogni parte d'Italia, e tutto si tingerà nuovamente di giallo. Giallo come il colore del fiore diventato simbolo di questa festa. Una mimosa che però ha perso il suo profumo ma che in questo centenario potrebbe riprendere la sua fragranza. La Rete nazionale femministe e lesbiche manifesterà l'8 marzo, in occasione della festa della donna, a Roma e in altre 15 città italiane. Nella capitale l'Assemblea romana ha organizzato un corteo che partirà da piazza Navona, in ricordo di Marinella, Maria Carla Cammarata, una giovane che il 7 marzo 1988 venne stuprata da 3 uomini proprio nei pressi della piazza. "Vogliamo denunciare ancora una volta - si legge nel comunicato - la violenza maschile sulle donne e le lesbiche, come è stato fatto da 150.000 donne il 24 novembre scorso e da migliaia il 14 febbraio. Sarà un corteo autorganizzato per prendere parola senza delegare ad alcuna parte politica l'espressione del pensiero e delle pratiche politiche delle donne. L'Assemblea non parteciperà alla manifestazione indetta dai tre sindacati, che continuano a legittimare politiche esclusivamente familiste e a proporre l'eterosessualità come unica scelta. L'Assemblea denuncia anche la violenza istituzionale che dibatte e legifera sopra i corpi delle donne e chi strumentalizza l'aborto e la procreazione per produrre consensi e fare campagna elettorale". Oltre a Roma femministe e lesbiche manifesteranno a a Perugia, Pisa, Mantova, Cagliari, Napoli, Genova, Milano, Chioggia, Firenze, Udine, Bari, Palermo, Bologna, Brescia e Torino. In questo 8 marzo, le donne si facciano sentire nelle piazze e nelle istituzioni
per difendere la legge 194. Celebrino la Festa della donna per sostenere i
principi della laicità e del dialogo. E' il messaggio che lancia il ministro per
i diritti e le pari opportunità, Barbara Pollastrini, alla vigilia della Festa
della donna che quest'anno celebra i cento anni. Un'occasione, per il ministro,
in cui tutte le donne italiane "ci devono essere", perché possano rivendicare
"con orgoglio" la storia che ha condotto alla legge 194, perché solo loro sanno
cos'era, prima del 1978, l'interruzione volontaria di gravidanza. "La legge 194
è una legge saggia, va difesa ed applicata pienamente. Lo ha fatto in sede Onu, a New York, dove al Palazzo di Vetro si sta svolgendo la Commissione sullo stato delle donne. Sarebbe un segnale significativo nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo in cui si può esprimere ed assumere come "imperativo morale" il no alla tratta e allo sfruttamento degli esseri umani, a ogni profanazione e mutilazione del corpo femminile, alla segregazione e alle persecuzioni di chi sceglie una vita autonoma e libera, a ogni pratica di selezione del sesso del nascituro, per cui centinaia di milioni di donne non sono mai nate. Altra donna-simbolo dei diritti umani da ricordare per l'8 marzo è, per Pollastrini, Aung San Suu Kyi. Gli incidenti sul lavoro sono un fenomeno ancora prevalentemente maschile, ma il fenomeno è in ascesa tra le donne, sia perché è aumentato il tasso di occupazione femminile sia per il sempre più frequente ingresso delle donne in settori ad alto rischio di infortuni: ogni anno 120 lavoratrici perdono la vita, in pratica una ogni tre giorni. I dati, dell'Inail, sono stati resi noti oggi dall'Inca Cgil nel corso di un incontro in occasione dell'8 marzo.
(fonte ANSA) Buon jazz e vino senza algoritmi olistici aggiuntiStasera sono stato al mitico Blue Note di Milano per un concerto degli Yellow Jackets. L'iniziativa è partita, come spesso accade, da Cristina
(due foche all'attivo), sempre informata su iniziative e spettacoli in
giro per Milano. Noi tutti speriamo, infatti, che torni presto in piena
efficienza col ginocchio (incidente di sci di un anno fa) in modo da
riprendere le redini di un gruppo di sandonatesi d'adozione allo
sbando. Spesso, siccome sa bene che mi impigrisco facilmente, organizza
già tenendo conto della mia presenza all'evento. La serata è stata proprio bella e piena di emozioni: gli Yellow Jacket, che ho conosciuto meglio proprio in funzione di questo concerto, sono davvero molto bravi e, se vi piace il jazz, vi invito ad ascoltarli. Prima volta per me al Blue Note, un palco attrezzato per la musica e tutti tavoli intorno in luci ovviamente blu, colore dominante, un ambiente che mi ha fatto trovare subito a mio agio, raffinato e con uno stile... molto jazz. Per il resto non sono un architetto e quindi non riesco a descrivervi lo stile del locale, però vi assicuro che è bello, eh eh eh. Eravamo in otto, tavolo sotto il palco, avevo il quartetto jazz a pochi metri. Calice con vino rosso e buon jazz e fusion, come insegna la cara Manù, nelle sue raccomandazioni per una vita migliore. Il caldo suono del sax che ti fa vibrare (ci credo, a cinque metri...), due epilettici che suonano (nel senso che erano due mostri, alla batteria e al basso) e le prodezze armoniose al piano di Russel Ferrante hanno regalato a tutti belle emozioni. Per la cronaca, il vino, un Montepulciano DOC del 2006 non scelto grazie al mio algoritmo olistico questa volta, all'olfatto sembrava promettere chissà cosa coi suoi toni fruttati, che sembravano zuccherini e tutti gnegnegnè, al gusto invece c'era sì qualche vaga nota di frutti di bosco, ma dei tannini antipatici che lasciavano la lingua felpata. Il mio algoritmo olistico avrebbe fatto di meglio, senza dubbio. Ma quando al tavolo becchi "l'esperta" (che per comodità chiameremo Hattusa come la capitale dell'impero Ittita), molto autoreferenziale, di vini e crede di sapere tutto solo perché il suo hobby principale è scolare le bottiglie dalle ultime gocce di vino, c'è ben poco da fare. Il mio modello matematico avrebbe saputo fare la scelta giusta, anche coi tannini, è eccezionale, altro che Hattusa... La serata è finita in allegria con Cristina ed Enrico, il pr del gruppo, che si sono fatti autografare il biglietto dello spettacolo da Bob Mintzer (il sax) e che volevano poi rivendere a noi altri sei per la modica cifra di dieci euro (arrivati a quindici a fine serata), senza trovare acquirenti ovviamente, e il simpatico siparietto del venditore di cd jazz all'uscita del locale che, siccome non abbiamo comprato nulla coi tempi che corrono, ci ha lanciato il duro monito, stile sacerdotessa Cassandra davanti a Laocoonte e al cavallo di Troia: "Concerti volant, cd manent!". Adesso, martedì 11 p.v. abbiamo, io e Cri, già i biglietti per il concerto di Giovanni Allevi al teatro Smeraldo di Milano, se qualcuno si vuole unire a noi, se trova i biglietti ancora, mi faccia sapere! ![]() Gli YellowJackets Da mercoledì 5 a sabato 8 marzo Blue Note Milano ospiterà gli YellowJackets,
il leggendario jazz quartet composto da Jimmy Haslip (NdN. - sosia spiaccicato dell'Ing. Massimo Urciuolo, ricercatore napoletano esperto di letti fluidizzati) (basso),
Bob Mintzer (sax), Marcus Baylor (batteria) e
Russel Ferrante (tastiere). Con quattordici album alle spalle, oltre un milione di copie vendute, centinaia di concerti in tutto il mondo, gli Yellowjackets sono la più longeva e creativa fusion band della storia. E non solo per un fatto di continuità anagrafica (il gruppo esiste dal 1977), quanto per una esplosiva spinta a sperimentare continuamente linguaggi, fusioni e contaminazioni, e a rivedere il proprio orizzonte espressivo alla luce di nuove acquisizioni stilistiche. E’ stato l’ingresso del sassofonista, arrangiatore e compositore Bob Mintzer a far compiere agli Yellowjackets il definitivo salto di qualità da eccellente band di fusion al perfetto ingranaggio di jazz elettro-acustico quali sono oggi. Ormai il loro sound e il loro stesso nome sono molto più di un marchio di fabbrica e, attraverso l’evoluzione della loro musica, rappresentano piuttosto un certificato di garanzia. Jazz e fusion acustica si fondono con grandissima raffinatezza in un sound compatto, preciso eppure lieve, con spazi, forme e dimensioni disegnati senza fatica da musicisti che è un vero piacere ascoltare. (fonte www.jazzit.it) Modus vivendiRIFIUTI: SENZA IMBALLAGGI SPESA 'ECOLOGICA' E MENO CARA ROMA - Portare in tavola il ragù fatto in casa, l'insalata fresca e l'acqua del
rubinetto. Per ridurre il volume dei rifiuti che arrivano nelle discariche e
tagliare, fino al trenta per cento, il costo della spesa. Ma anche attrezzarsi
per riciclare direttamente in casa gli scarti dei pasti, e trasformarli in
compost per fertilizzare il terreno. Sono solo alcuni dei consigli che arrivano da Coldiretti nel corso del forum sui Rifiuti a Roma, che ha stilato un vero e proprio vademecum per ridurre i rifiuti della spesa. Lattine, vasetti di vetro, bottiglie di plastica, confezioni di polistirolo, cellophane occupano almeno la metà delle pattumiere di casa e generano complessivamente 12 milioni di tonnellate di rifiuti (il 40 per cento della spazzatura che si produce ogni anno in Italia). Dal 2000 ad oggi, secondo le stime di Coldiretti, c'è stato un aumento di 1 milione di tonnellate di imballaggi che finiscono nella spazzatura (un incremento del 9 per cento), prodotti, per oltre due terzi del totale dal settore agroalimentare. Le cause vanno cercate sia nelle "strategie di marketing, che puntano sulle confezioni" sia nella "tendenza alla riduzione dei formati a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose". Proprio nel caso dei prodotti alimentari il costo degli imballaggi supera spesso quello del contenuto. ![]() La ricetta passa allora per l'incentivo al consumo dei prodotti che non producono imballaggi come "l'acquisto diretto nelle aziende agricole o nei distributori di vino o di latte sfusi che consentono di risparmiare fino al 40 per cento rispetto al prezzo del latte fresco". Ma anche nella scelta di prodotti freschi, oppure delle confezioni famiglia al posto delle monodose, nell'acquisto di prodotti usa e getta solo se in materiale riciclabile. Il tutto da riporre nelle 'bioshoppers', cioè nelle borse fatte con materiali biodegradabili oppure di tela, al posto della tradizionale borsa di plastica. Ridurre gli imballaggi insomma "dà una mano al portafoglio - dice Sergio Marini, presidente di Coldiretti - ma anche all'ambiente". Se poi i cittadini, come già hanno iniziato a fare, "imparassero a differenziare i rifiuti organici, da cui si può ottenere il compost anche in casa, avremmo città più pulite e terreni più fertili". Secondo Coldiretti, sono in aumento le famiglie impegnate a recuperare gli scarti alimentari che finiscono nella pattumiera, che corrispondono a circa 561 euro, pari al dieci per cento della spesa totale. Oggi infatti è possibile produrre il compost, cioè il fertilizzante ottenuto dal compostaggio degli scarti alimentari, direttamente sul terrazzo di casa. "Basta utilizzare una compostiera - spiegano - una sorta di scatola grande come un piccolo bidone, facilmente reperibile nei negozi specializzati. Al suo interno gli avanzi di cibo, scarti vegetali, ma anche rami e foglie, attraverso una reazione chimica, si trasformano in compost subito utilizzabile". Nuove premiazioni per nuove foche
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