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Operazione SanseveroL'operazione Sansevero è avvenuta ieri dalle ore undici di mattina, ora italiana. Otto cittadini di cittadinanza italiana si sono incontrati per le strade di Napoli per l'ormai consueta visita alla città della sirena Partenope. Il giro per la città ha toccato le tradizionali tappe di via Toledo, piazza del Plebiscito, via dei Mille, quartiere Santa Lucia con la visita al borgo Marinai. Dopo una superba pizza da Antonio & Antonio, dalle spiccate doti di ospitalità contrariamente al limitrofo Regina Margherita che non poteva unire due tavoli per fare accomodare otto persone perché gli rovinava l'estetica di fronte all'esercizio (evidentemente non c'è la famosa crisi in tale contesto di bassa mangiatoia), la meta designata è stata la via dei presepi a San Gregorio Armeno. Tale via è di interesse mondiale per la fisiologia umana per lo studio della comprimibilità del corpo umano. Qui infatti sono state fatte le maggiori scoperte sugli effetti delle alte pressioni sul corpo umano, applicate poi nell'esplorazione degli abissi da parte dell'uomo. Prodotti tipici locali sono stati utilizzati come corroboranti e coadiuvanti alla visita. La caffeina e la ricotta sono tuttora rintracciabili in elevate quantità nel sangue dei partecipanti.
Misteriose alchimieLe feste natalizie procedono in un susseguirsi di eventi incontrollabili. Feste comandate e non, impegni inderogabili, possibilità e imprevisti. Quello che avverto è la crescente mancanza d'aria, di ossigeno, che avverto nello stare qua dove non sono più come prima. I miei ritmi e le mie libertà di Milano mi mancano, senza dubbio. Un film sulle anaconde assassine viene trasmesso in una fredda serata di santo Stefano. Non meno abominevole dei servizi di Studio Aperto. Non vedevo la tv da mesi forse. Non mi sono perso nulla, credo. L'atmosfera natalizia comunque si è già fatta esplosiva. I nipotini urlano e starnazzano più di uccelli marini, nonostante i chili e chili di regali ricevuti a testa preferiscono di gran lunga litigare per una pallina di plastica nella rigida esasperazione del concetto di proprietà privata per la quale sono pronti a scannarsi. Hanno un futuro. Le cose buone del Natale ci sono però. Oltre al fatto di ricordarmi il perché non devo mai più tornare per questi lidi nella vita, danno modo di vivere e godere di quel momento di serenità (che poi certamente pagherai in qualche modo) con la famiglia. I prossimi giorni sono quasi esclusivamente dedicati ad incontri con amici di ieri e di oggi, reali, immaginari e complessi. Qualche novità di qualche coppia probabilmente scoppiata, altre inossidabili da anni, amici che fanno sempre le stesse cose pur non essendo stazionari, amici che hanno cambiato tutto e manco più mi salutano per strada quando li incroci. Segni dei tempi che cambiano. Per fronteggiare queste verità ostili, domani un gruppetto di blogger si incontra in quel di Napoli. Il Bar Campania 2 avrà luogo secondo le modalità previste dal Maumozio, principe di Sansevero della giornata alla ricerca di nuove alchimie. Poi magari ci sarà l'occasione per raccontare qualcosa di simpatico e di curioso. Speriamo che non piova.
Il cantiere di Natale di DickensTra qualche giorno torno a casa a Napoli. Credo che i pochi giorni che passerò in famiglia e tra gli amici saranno molto densi di eventi. Almeno così mi auguro che siano. Non ho visto il meteo per quei giorni ma, comunque esso sia, vorrò stare in giro quanto più possibile. Il 23 si va in giro con amici per il centro. La vigilia di Natale ci sarà la storia Gallata, un evento tipico che si svolge tra noi amici di una vita per le strade di Napoli in giro per le ultime compere natalizie e per il compimento di alcuni rituali apotropaici, tipo la pizza dal Maledetto. Qualche tavolino sarà messo in giro per le strade, secondo il nostro gergo. Poi ci sarà l'evento del BarCampania 2 o come si chiamerà quest'anno previsto credo per il 27 o il 28 dicembre con l'incontro con gli amici di blog che si riverseranno ancora per le strade partenopee. E poi devo vedere un sacco di gente. Cataste di amici che non vedo da tanto tempo e alcuni nuovi sconosciuti amici che da virtuali passeranno a reali secondo la consueta tradizione di portare alla luce le amicizie sommerse. Sarà l'occasione per godersi i nipotini e la famiglia. Magari in futuro sarà un po' più complicato vederli durante le feste, perché il cantiere di Natale può sempre capitare. Il petrolio non si ferma mai. Il mondo ha sete di energia e quindi non esistono feste, specie per i giovani assunti. Qualche mio collega giovane ha rischiato di passare Natale in cantiere, di Dickens ovviamente, giusto per dare quell'alone di tristezza nel pensare a tutti che festeggiano mentre uno fa le nottate sui pozzi. Io fortunatamente ci andrò solo a gennaio in cantiere, ritorno in Val d'Agri. Poi chissà ci dovrebbe essere Cambridge, ma è possibile che non ci vada io. Poi mille altre avventure. Ho notato una mia inquietante curiosità quandosono ora in libreria... cerco libri che parlino dei Paesi che potrei visitare. Di recente ho comprato libri che parlano di Algeria e di Kazakhstan. Non credo vada molto bene. Non sono un antropologo o qualcosa di simile.
La pipa di MagritteOggi sono stato alla mostra a Palazzo Reale su Magritte, qua a Milano, che mi è piaciuta molto e mi sono soffermato su una pipa. La famosa pipa di Magritte. Ho persino comprato il piccolo libro di Michel Foucault che ne parla, coerentemente con la mia nuova tendenza di dovere documentare le nuove esperienze e viaggi con un libro, un qualcosa, che me lo ricordi in futuro in tutta la sua luce, ad imperitura memoria. Del dilemma della pipa ne parlano i link che ho inserito e il breve stralcio in calce all'intervento, certamente non saprei fare meglio, ma comunque è stato l'oggetto che subito mi ha fatto sorridere appena l'ho visto in uno degli ultimi quadri, in quanto è un po' il simbolo che ricorda nell'immaginario comune Magritte, assieme agli uomini in bombetta di Golconde, le colombe fatte di cielo e l'impero della luce. Magari sarà stata la mia idea o pregiudizio su Magritte, ma sono queste le cose con cui ero entrato nella mostra. Sono uscito con molto di più, senza dubbio, gettando una maggiore comprensione sul surrealismo, i suoi significati e i simboli che vanno oltre i simboli, li scardinano dalla tradizione precedente. Le gambe di una sedia in una cucina o in un salone non destano alcuna attenzione in chi li osserva, ma se li trovassimo in pieno bosco, tra gli albri, sarebbe tutto diverso. Stupire e confondere chi osserva, a cominciare dal titolo stesso dell'opera. Far puntare l'attenzione su ogni particolare, piuttosto che dare ad ogni oggetto nel quadro una funzione solita che l'osservatore ignorerebbe perché banale. Ho viaggiato nelle sale col racconto dell'audioguida, che secondo miei informatori era fatta male, ma io sinceramente l'ho trovata interessantissima perché volava tra le opere, dava pensieri di Magritte e di chi ha interpretato le sue opere, raccontava il contesto e lo scenario degli anni in cui eseguiva le opere e le cose in comune tra esse, fino a trovare forse un archetipo (oggi mi piace tanto questa parola, tanto da avere comprato un libro che ne parla da Feltrinelli dopo la mostra e da usarla anche un po' a sproposito magari) dell'opera di Magritte fatto di una costante ricerca di un mistero della natura e quello di una distinzione tra realtà e finzione, che poi forse si somigliano tanto tra loro da confondersi o essere addirittura due facce della stessa medaglia. La mostra mi è piaciuta così tanto che magari domani ci torno, stavolta con i colleghi, mentre oggi sono andato con Maida e Simone. Domani farò la guida autorizzata praticamente... non vorrei essere nei panni di chi mi seguirà alla mostra... eh eh eh... sarò logorroico.
Nel 1926 Magritte dipinge un'opera nella quale sono raffigurate le forme di due pipe: una è inquadrata in una tela-lavagna posta su un cavalletto da pittore; l'altra, più grande e come fatta d'aria e di fumo, fluttua nello spazio e scivola nel vuoto. Al di sotto della prima si legge la scritta: «Ceci n'est pas une pipe»: «questo non è una pipa», didascalia che ha contribuito non poco a rendere famosa l'opera dell'artista. La dichiarazione, del tutto superflua per quanto riguarda una qualsiasi riflessione sul linguaggio (chi non sa, da sempre, che il linguaggio non combacia con la realtà?), ha tuttavia una violenza disarmata tanto più efficace quanto più sotterranee potevano sopravvivere le tradizioni consolatorie del naturalismo. Peraltro la sua flagrante banalità, nonché la negazione di un qualcosa che si nega da solo, veicolano sull'immagine una carica di mistero e di "suspence" interpretativa che ne alimentano la magia. La pipa di Magritte nasce dal presupposto di non poter essere una pipa, e nello stesso tempo ha ragione di essere solo per il fatto di evocare l'oggetto reale cui si riferisce. Michel Foucault sostiene che l'opera vada interpretata come un calligramma dì cui Magritte sveli la frantumazione e la frattura interna. In altre parole l'artista avrebbe preso spunto dalla caratteristica organizzazione visiva del calligramma in cui la disposizione dei segni che formano il testo, e che "dicono" la cosa di cui si parla, coincide con la forma della cosa stessa: «In quanto segno, la lettera permette di fissare la parola; in quanto linea, essa permette di raffigurare la cosa». La conseguenza più immediata è data dal fallo che al cospetto del calligramma il risultato del guardare e del leggere coincidono perfettamente. Tuttavia tra loro vi è un insopprimibile disaccordo e rimane latente un potenziale conflitto, non del tutto scongiurato dall'occasionale convergenza tra lo stilema generale della forma e quello della parola. L'uno tende inevitabilmente a prendere il sopravvento sull'altro, schiacciandolo sul fondo e riducendolo a fantasma, a
realtà volatilizzata. AbbonatiCapita di fare un'emerita cavolata nella vita. Capita. E bisogna assumersene le responsabilità, prima o poi. E' dunque arrivato il tempo delle responsabilità per essermi preso l'onore, illo tempore, di intestarmi l'abbonamento Fastweb di casa Cupiello nel Fantabosco. Causa, scoperta in seguito, la difficoltà di farsi risarcire del conto da parte di qualcuno per l'altro coinquilino. Avevo bisogno della connessione allora e sono stato avventato. Già farsi ridare i soldi anticipati da qualcuno non è stato facile, figuriamoci quando i signori di Fastweb decidono di tenere tre operatori per gestire le pratiche di disdetta per tutta Italia. E' un'iperbole, ma non immaginate quanta difficoltà ho a contattare il servizio clienti per ricordare loro molto cortesemente che io la disdetta dell'abbonamentol'ho fatta il 22 luglio e, ad oggi, nella mia cassetta delle lettere della nuova casa di Milano mi trovo ancora una bolletta Fastweb con un importo di almeno 90 euro al bimestre. "Cattiva gestione di Fastweb per le disdette" dice l'operatore. Sì, ma io pago e non posso neppure bloccare il pagamento a sentire la tipa di Poste Italiane che gestisce il mio conto corrente. Non sono padrone dei miei pochi soldi, in pratica. Soluzione. Mai più un pagamento su conto corrente. Mai più Fastweb, sono già felicemente cliente di Alice Mobile che mi dà una flessibilità enorme di scelta, oltre al fatto che io ricarico il tutto come se fosse una sim del cellulare. Mai più una responsabilità aggiunta per gente classificabile come estranea se non per il fatto che si vive per necessità sotto lo stesso tetto (e sto seriamente cominciando a pensare ad alternative, obbligatorie a trent'anni). Sono alla ricerca di una banca alla quale possa affidare la gestione dei miei conti senza dovermi vedere gabbare senza potere dire "A". E vediamo un po' come va a finire questa pagliacciata contornata da toni foschi di surreale tragedia kafkiana.
Minimalismo natalizioIl senso del Natale si vede dalle vie addobbate a festa, dalla città che si mette in ghingheri, dalle pubblicità ossessive almeno quanto una nenia rituale di una setta misterica dedita al culto di Iside. Ammesso che il culto di Iside preveda nenie rituali. Non me ne sono mai occupato personalmente. La festa dell'inverno culmina nella nostra società finta nel Natale. Un crescendo positivo che ci rende tutti più buoni e tutti più felici. Dividendi e bilanci consolidati per tutti. Siamo tutti più felici, davvero. Follia di periodi di crisi, ma tutti felici. Tutti quelli che se lo posso permettere, sia chiaro. La salute è la prima cosa. Mentre tutti si sforzano di addobbare le proprie case io credo di vivere in uno scavo archeologico e rinuncio ad inutili abbellimenti alla stregua di zio Scrooge. Lo spirito del Natale, dopo il mio compleanno, mi salverà e mi redimerà. Basta poco, basta prendere un treno o una macchina e tornare a Napoli. Qualcuno sarà in pieno Cantiere di Natale, degno di Dickens, che mangerà il pandoro all'ombra di un rig o sull'orlo di un baratro di pochi pollici di diametro, cassaforte d'inverno, ma io dovrei riuscire a tornare a Napoli, a San Gregorio Armeno. Perché il mio Natale è a Napoli. Qua sto benissimo, ma qua vivo in un ambiente che identifico col lavoro e tutte le sue conseguenze. Tutti saranno via o in cantiere e qua non sarà Natale. E allora mentre tutti addobbano, io resto nel minimalismo di un post-it fuori alla porta della stanza singola, ai confini con quella di Alfio, che dice "Buon Natale". Quando partirò lo metterò via e tornerò nel mio di Natale. Quello del calore e del profumo di casa. Dopo tante tempeste di mesi, di anni, c'è sempre un porto tranquillo che ti aspetta, col suo calore e il rumore delle onde lontane.
Il culto dei libriIo ho un attaccamento a dir poco morboso nei confronti dei libri. Per me il libro non è un mezzo per la diffusione del sapere e della cultura, o meglio, non solo. E' un oggetto che col tempo diventa come una parte di me, soprattutto per quei libri che mi danno qualcosa di importante nella vita, che mi comunicano qualcosa che in qualche modo me la influenza, anche oltre ogni aspettativa a monte. Io vengo dai fumetti. Leggevo fumetti da ragazzino. Senza dubbio questo avrà influito su questo modo di vedere l'oggetto libro. Allora compravo e collezionavo fumetti, questa cosa si sarà trasmessa con il maturare ai libri. Sono convinto che la conoscenza sia una cura contro tanti piccoli e grandi mali che affliggono la società. La conoscenza dice le cose come stanno, dando poco adito ad interpretazioni che spesso servono solo per il fine di pochi. Ora, a trent'anni, mi ritrovo con un vero e proprio culto per i libri. I miei libri. Tanto che due libri, identici dello stesso autore, uno mio ed uno di un'altra persona sono per me profondamente diversi. Il mio libro è mio, ha tutta una storia dietro di come è arrivato a me in qualità di oggetto, mezzo del sapere. Sono stato io a cercarlo in libreria, mi ha conquistato, in ordine, con la sua copertina, col suo titolo, con la sua quarta di copertina e la recensione. Sono stato io a cercarlo dopo avere sentito parlare o dopo esserci arrivato dopo percorsi strani, caotici, pensieri associativi, speranze e sensazioni. E' stata esattamente quella copia ad essere stata tra le mie mani, erano suoi quel profumo di carta e di inchiostro, il fruscio delle pagine che si sfogliano e persino quel piccolo errore di stampa, di banale tipografia, non notato neppure dai correttori di bozze a pagina 56 alle dodicesima riga, ben mimetizzata, quasi non percepibile se non si sta attenti. E' quasi una malattia entrare in libreria, preferenzialmente la Feltrinelli di piazza Duomo, e uscire con almeno tre libri. Caso certamente minimo, perché spesso esco con più di tre libri. E ci sono libri che mi ricordano storie particolari. Come il libro di Bach comprato alla libreria Ghibellina vicino alla Normale prima di andare a seguire il corso di Carrà. Come quella volta che ero andato a Bologna a trovare Manù e alla Feltrinelli sotto la torre degli Asinelli c'era un libro di Canfora a farmi l'occhiolino da uno scaffale in bella mostra, lì tutto solo. Oppure quella volta che alla Fnac di Genova ho dovuto mettere la libreria sottosopra per trovare un libro di Maggiani consigliatomi da zia Donatella. Oppure la montagnola di libri comprati con un'altra maniaca di libri peggio di me come Enripoppins a Roma. Oppure il corso di arabo della Assimil comprato sotto gli sguardi attoniti di mia sorella e di mio cognato in un periodo di grandi investimenti per me, prima che la mia vita lavorativa prendesse effettivamente una svolta. Sono tanti i corsi di lingue che compro, delle lingue più strane. In realtà sono molto curioso e non faccio patire più di tanto questa mia curiosità. Tanto, lo sappiamo tutti, esiste sempre un benedetto vincolo di bilancio nella vita, in ogni situazione...
Vetrina di Feltrinella in Largo Argentina, Roma.
Particolare è anche la lettura. Non avrei mai il tempo per leggerli tutti dall'inizio alla fine. Sono troppi e io sono lento per quanto mi sforzi di implementare le mie tecniche di lettura. Allora passo dall'accesso sequenziale a quello diretto. Sarà anche per questo che prediligo i saggi. Non hanno la necessarietà di essere letti tutti dall'inizio alla fine. Quindi posso volare attraverso i mei voli pindarici di libro in libro. Come un'ape che coglie il nettare migliore dai fiori. O almeno quello che più l'attira. Infatti è molto più raro che legga romanzi, anche se qualcuno sul comodino (ideale, perché non ho comodini, ma il letto confina direttamente con un'intera libreria, e questo è il dramma...) c'è sempre. Momenti preferiti per la lettura... La mattina presto quando mi sveglio all'alba e non ho più sonno. Quando vado in bagno, il libro è d'obbligo e lo scelgo a caso tra i tanti. In metro o in viaggio quando non ho qualcuno con cui parlare (meglio comunicare che fare la monade con un libro a barriera davanti o delle cuffiette nelle orecchie, per quanto adori il mio lettore Mp3 Creative Zen "Nandosan"). La sera leggo poco poiché spesso sono stanco e mi addormenterei in nulla, quindi preferisco altri media, spesso qualcosa in divx. Assolutamente da non banalizzare, perché in quelle quattro lettere c'è un intero universo figlio di due anni di Fastweb e con contenuti assolutamente non banali. Predilezione per documentari, cinema d'essay e persino teatro. A essere sinceri ieri vedevo Mary Poppins, ma è una questione personale che uno si porta dietro sin da bambino, mi è sempre piaciuta. Praticamente perfetta sotto ogni aspetto. Questo lascerà adito a discussioni sul mio modo di vedere le donne, ma non è così. Mary è un'eccezione. La realtà è altrove. Ora, se permettete, andrei a darmi una rinfrescata con le Elegie di Properzio. Ciascuno ha i suoi problemi.
Va tutto benissimoTorno dopo un po' di tempo da queste parti e trovo tutto rivoluzionato. Giusto per non capirci di nuovo più niente. Apro il blog dopo un po' di tempo e trovo un caos unico, nuovi strumenti inseriti e vecchi non più disponibili. Detesto questi cambiamenti. Li fanno per rinnovare il prodotto e renderlo sempre più appetibile ad una informe massa avida di novità che altirmenti si annoia, e noi che pretendimo solo scrivere, comunicare, su queste pagine ce la dobbiamo sbrogliare con gli schemi mentali di chi realizza le infrastrutture qua. E' un periodo particolarmente concitato per me, causa lavoro e le sue conseguenze. Le conseguenze si chiamano corsi e, in particolare, sto seguendo un corso introduttivo al mondo Eni, con una parte di comunicazione e una informativa sul gruppo. Tutto interessantissimo, per carità, ma il tempo è poco per fare tutto e se ne scappa senza vincoli. La cosa buona è che al corso ho conosciuto un altro bel gruppetto di persone interessanti, i miei nuovi amici porzione singola dei prossimi tempi. Stiamo uscendo la sera per Milano la superba e siamo sempre più, a tempo record, in armonia tra noi. Magie di Ludo e Frank, maestri di comunicazione. In questi giorni ho anche vinto l'Eni game con la mia squadra, sono stato creativo come non mai. Va tutto benissimo. Ne sono entusiasta. Senza dubbi. Senza notti che calino all'improvviso come con Cesare, funeste. Va tutto benissimo. Almeno cerco di convincermi di ciò...
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