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    E fuori nevica...

     
     
    Ieri sera qualcuno me l'aveva detto ed io, incredulo, non avevo saputo cosa sperare. Trovare i tetti delle case circostanti tutti bianchi di neve è stata comunque una sorpresa stamattina, quando mi sono poi ricordato delle parole della mia ospite virtuale di ieri sera. In un primo momento avevo pensato di tornarmene sotto le coperte e prendermi una giornata di ferie, ma poi ho deciso di affrontare la neve per strada e sono andato a lavoro. Per me originario del sud la neve è sempre uno spettacolo eccezionale. Sul mare nevica assai raramente. Per questo ero anche poco preparato a camminarci dentro, poiché temevo di scivolare con le mie scarpe non certo idonee a quest'uso. Pian pianino sono giunto a destinazione, muovendomi con la cautela di un robottino inviato su Marte ad esplorare un mondo sconosciuto. Non è la prima volta, già era successo a gennaio, quando ancora abitavo nel Fantabosco. Allora ero davvero isolato, mentre ora sono a due passi dal lavoro e dalla civiltà. Ogni volta è comunque una grande sensazione di pace muoversi in tanto bianco, con così tanta luce intorno. Nonostante i disagi della viabilità, tutto sommato è uno spettacolo tutto da godere, le poche volte che a Napoli ha fatto la neve o ero nel sonno o non potevo uscire per un qualche strano motivo.
     
     
     

    (foto Poppins)

     

    L'energia della cultura

     
     
     
    Esiste un tragico destino dietro ogni mio tentativo di comprare i cataloghi di mostre e musei. Ogni volta che cerco di comprarne uno a valle di una visita si scatena una rocambolesca serie di eventi che vanifica ogni mio tentativo di arricchire ed impreziosire la mia biblioteca ambulante. Nulla a che vedere con la Villa dei Papiri di Ercolano, la mia raccolta compulsiva di libri è comunque fonte di benessere per me nelle strette pareti della mia stanza di contenimento all'interno del Nautilus. La fine del credito sul cellulare, la necessità di un prelievo al Bancomat, un ritardo pazzesco con una persona che attendeva fuori da Feltrinelli, la fame e la sete, hanno tutte contribuito alla non realizzazione del mio intento di prendere il catalogo, che sembrava proprio ben fatto e soprattutto in offerta da 29 euro a 19, della mostra del quadro di Caravaggio in esposizione a Palazzo Marino a Milano, "La conversione di Saulo". La principessa Odescalchi e l'azienda per la quale presto la mia modesta opera di ingegnere del petrolio, Eni, hanno dato la possibilità di poter fruire gratuitamente dell'opera di Caravaggio ai milanesi e ai visitatori per il prossimo mese. Stasera alle 20, ora italiana, io e Dina siamo andati a vedere il quadro, in occasione di un paio di serate dedicate alle visite guidate per i dipendenti, ed abbiamo potuto leggere con gli occhi degli esperti l'opera, la sua storia, il simbolismo, la tecnica e le curiosità del restauro. Davanti a cotanta bellezza mi sciolgo. Anche se il grosso del tempo mi vengono tantissime domande di natura scientifica sul restauro, le tecniche, la possibilità di modellare i fenomeni di degrado e gli interventi di ripristino con le tecniche di simulazione numerica di mia conoscenza. Sono questi i drammi di un modellista, purtroppo. La vita spesso si riduce a mero theory-making. Poi mi sveglio dallo stato catatonico indotto dai pensieri gloriosi di come fare qualcosa per salvare le opere d'arte e mi limito a godere della visione di tanta bellezza. Persino il concetto di bellezza sta subendo una forte mutazione nei miei pensieri. sempre di più mi dirigo verso letture di estetica, una vera novità per me che la consideravo come la Cenerentola delle discipline filosofiche. Folgorato sulla via di Damasco, è caso di dire. Nuovi orizzonti. Sempre benvenuti.
     
     
     
     

     

     

    L'uomo stocastico

     
    I momenti di difficoltà arrivano nella vita per metterci di fronte alle nostre vulnerabilità: sta a noi spesso decidere di come preoccuparcene, se cercare una soluzione o rinviare il problema in un secondo momento, se si può. Tutto ciò che non ha soluzione non può essere fonte di preoccupazione, tanto se la soluzione non esiste, di che crucciarsi? Questo vale in ambito logico. Poi ci sono i sentimenti e poi ci sono le probabilità. Il soggetto razionale, decisore perfetto forgiato sulle check-list e su matrici di vario genere, è un tipetto che invidio non poco da sempre. Bene o male sa sempre cosa fare data l'assenza di incertezza o di sentimenti umani. Persino la probabilità riesce a gestire se ammette al suo fianco l'aggettivo "stocastico". La statistica è un altro grande libro aperto sul mondo... Quella che complica la condizione dell'uomo sono i sentimenti, fatti per colorare il mondo e renderlo più interessante di quello che potrebbe apparire ad un generico Mr. Spock proveniente da Vulcano. La mia invidia per il decisore razionale, per quanto stocastico o meno, è proporzionale alla necessità di amare ed essere amato. E' dunque un problema di non semplice soluzione perché tutto è fuorché lineare e a variabili separabili, come dicono i matematici e quelli che vivono come il sottoscritto di modelli matematici, volenti o nolenti. Deformazione professionale. In campo elasto-plastico ovviamente, senza piccoli spostamenti.
     
     
     
    Olbinski9
     
     

    L'amore ai tempi del caos

     
     
     
     
    La radio chiama, il mercante grida
    il giornalista rincorre menzogne.
    Il mio amore sorride in silenzio,
    conosce il vero, conosce le cose.
    Tra guerre sante per nobili affari,
    gente in caccia di posti sicuri.
    Il mio amore mi parla gentile,
    non teme i sogni, non teme il futuro.

    Incalza il giorno, si affrettano gli anni,
    gli orologi inseguono ore.
    Il mio amore cammina tranquillo,
    nessun tempo la riesce a ingannare.
    Incalza il giorno, si affrettano gli anni,
    gli orologi inseguono ore.
    Il mio amore cammina tranquillo,
    nessun tempo la riesce a ingannare.

    Era un giorno freddo d'inverno
    e sulla strada ho incontrato il mio amore.
    Mentre intorno gente correva,
    gridava certezze, vendeva opinioni.

    Pioveva forte la fuori,
    lei mi ha raccolto e mi ha presa per mano.
    "E' arrivato il tempo" mi ha detto dolce,
    mi ha asciugato e mi ha offerto riparo.

    Se il vento soffia e grida forte
    e la notte è gelida e scura.
    Il mio amore è un uccello che canta
    e mi aspetta sotto la luna.
    Se il vento soffia e grida forte
    e la notte è gelida e scura.
    Il mio amore è un uccello che canta
    e mi aspetta sotto la luna.
     
     
     
    (Modena City Ramblers, L'amore ai tempi del caos)
     
     
     
     
     
     
     

     
     
     
     
     
     

    Haiku

     

     

    Sappi che sei il mio raggio di sole,

    che ti piaccia o no...

    manca il terzo rigo.

     

     

     

    Il costo delle fragole

     
     
     
    Due lunghe settimane di trasferta sembrano non passare mai. Siamo stati spediti prima a Ravenna e poi in Val d'Agri in visita ai distretti di produzione dell'azienda che a fine mese permette il mio sostentamento e la mia evoluzione in questo tempo. Petrolio. Sembra una brutta parola così a prima vista, ma sono sempre più convinto che non lo sia. E' l'uomo della strada che attribuisce a questo fluido pervenutoci dagli abissi del tempo, quando sulla terra scorrazzavano ancora i dinosauri, un senso dispregiativo. Questo perché esistono guerre, esistono ingiustizie, esistono vere follie perpetrate dall'uomo per questo strano fluido nero. Ma questo è un giudizio del mondo degli uomini su questioni che riguardano uomini. Il petrolio resta di suo un'opportunità per la nostra civiltà. Cambiano i presidenti, cambiano le idee, ma la società globale non può fare a meno dell'energia. Siamo dipendenti in tutto e per tutto e non si può immaginare certo un ritorno ad uno stato di natura in cui tutti viviamo di sussistenza, dei prodotti della terra. In questo scenario di dipendenza dalla stupefacente energia, c'è una spada di Damocle. Prima o poi la festa finisce e tutti se en devono tornare a casa. Il petrolio è un bene non rinnovabile. Una volta bruciato non c'è più per i prossimi milioni di anni. Un'altra follia, quello di bruciarlo per quanto è prezioso. Il petrolio fornisce una quantità assurda di sostanze fondamentali per l'industria chimica utilizzate ovunque e senza le quali saremo il leggera difficoltà. Plastica, medicinali e oltre. Inoltre, c'è da introdurre tutto un problema concernente il tema della sostenibilità e di come faremo e faranno in futuro ad andare avanti senza sfrattarsi dal pianeta da soli. Le risorse sono limitate, si pensa all'immediato e non al futuro (colpa dell'economia di mercato da far west, reputo), ci troviamo davanti a cose senza senso. Perché comprare la frutta che viene da oltre mille chilometri a discapito di quella locale? Perché comprare le fragole a novembre quando il loro tempo è maggio? Perché doverle fare trasportare per migliaia di chilometri èer raggiungere i nostri palati, senza tra l'altro soddisfarli?! Queste le riflessioni di questi giorni passati a vedere con quanta fatica si estrae il petrolio, a migliaia di metri di profondità sotto terra. Se non si investe oggi su nuove forme di energia più sostenibili, come si farà in futuro ad andare avanti?! Se tutti se ne sbattono del protocollo di Kyoto tranne l'Europa e pochi altri, che senso ha farsi fare le scarpe da cinesi e indiani, oltre che dagli americani che non lo rispettano? Poi ci pensano i loro imbrogli coi mutui per renderci la vita più semplice. Bisogna inventarsi qualcosa qua. E presto. Io intanto proseguo nella mia missione di dare energia a chi ne ha bisogno. Intanto imparo e tanto, che male non fa mai. Il male sta nell'utilizzo che si fa delle risorse, preziose per tutti. Convinto della bontà della mia missione più di Peppino in "Totò Peppino e i fuorilegge" che protegge le gesta dei barbieri.
     
     
     

     

     
     
     
     
     

    Come la quaglia

     
     
     
    Morire come le allodole assetate
    sul miraggio
     
    O come la quaglia
    passato il mare
    nei primi cespugli
    perché di volare
    non ha più voglia
     
    Ma non vivere di lamento
    come un cardellino accecato

    (Agonia, Giuseppe Ungaretti)

     

    Discussione su 2009: fuga da Facebook

     

    Dalla Basilicata Saudita (Val d'Agri) riprendo un po' il discorso su Facebook che avevo fatto più di una settimana fa e colgo anche l'occasione per rispondere a qualcuno dei vostri commenti (non avendo la presunzione di riuscire a rispondere adeguatamente a tutto. La questione della dipendenza da Facebook l'avevo letta da un giornale gratuito, di quelli che danno in metro, ma avevo avuto mondo di rendermi conto di come fosse affascinante il meccanismo, basato sulla coltivazione dell'autostima, di contatto delle amicizie sulla mia pelle. Come avevo detto la volta scorsa, la mia intenzione iniziale, conoscendo le mie doti di cazzeggiatore quando si tratta di giocare col pc e con internet, era quella di dare un significato un po' più aulico a tutto. Ero curioso di conoscere il mezzo Facebook, ma non volevo farmi travolgere come era successo due anni prima con il blog. Sia chiaro che sono qui con un sommo piacere, ma più di una volta ho potuto realizzare la mia dipendenza da questo mondo fatto di elettroni e molti pochi atomi. La questione sollevata da qualcuno circa l'etica di tale mio approccio al mezzo credo sia basata sull'idea che un esperimento sia un qualcosa fatto senza criterio a discapito delle cavie, vittime della scienza o dello scienziato pazzo di turno. Per quanto mi riguarda, l'idea che ho io di esperimento parte dal modo di concepire e sentire l'esperimento. Io non faccio niente di più di quello che fanno tutti su Facebook. Semplicemente, ho adottato una tecnica più aggressiva di approccio, cosa tuttora che esula dal mio modo di essere. Sto sperimentando modi di essere quindi, valutando le reazioni. In pratica, ho messo da parte parecchie delle regole di etichetta informatica che ho adottato per il blog, per sperimentare appunto la loro fondatezza, robustezza e la possibilità di fare qualcosa di nuovo.

    Secondo fatto, quanto pesa questo mezzo sulle mie attività di rete e attività in generale? In un primo periodo parecchio, senza dubbio. La scoperta del mezzo, i meccanismi psicologici nascosti, ma poi, come qualcuno ha scritto, subentra uno stato di noia. Questo è perché alla fine se un mezzo è "democratico" prendendo un po' tutti, il livello medio inevitabilmente si abbassa e le particolarità se sono fatte da tutti diventano banalità. Alla fine è l'eterno dilemma della democrazia... Non che uno faccia la gara, ma quando ti cominciano ad arrivare in continuazione inviti per gruppi della domenica che nella migliore delle ipotesi ricadono nella banale e volgare ilarità su base sessuale, allora ti rendi conto di non essere lontano dall'osteria, dopo un bel bicchiere di vino rosso.

    Penso di dovermi dotare di strumenti più scientifici ed efficaci per studiare le reti. Coglierò al volo i suggerimenti di Tullio per accrescere il mio know-how a riguardo. La conoscenza è un fattore di sviluppo dominante nella nostra civiltà odierna... La conoscenza è figliola dell'esperienza. Ma questo lo si sapeva già... da secoli.

     

    Citazione

    2009: fuga da Facebook
     
      
     
    Anno 2008. Tutti schiavi di Facebook. Questo è il tetro scenario in cui ci troviamo, tranne ancora qualche purista irriducibile che ancora non si è iscritto. Non voglio scrivere il solito post che si legge in giro, con la puzza sotto al naso, perché io ci sguazzo in questo mondo virtuale, felicemente devo dire. Perché mi consente di tenermi in contatto con persone che altrimenti andrebbero perse, perché mi consente di conoscere più o meno vagamente nuove persone. Tanti amici virtuali sono diventati amici reali, con i quali mi sento abbastanza spesso, molto più che con gli amici con i quali ho trascorso tutti i sabati della mia adolescenza e gioventù. Tanti amici di blog li sento spessisimo, a volte ci vediamo ed è sempre una bella esperienza, perché sono persone con le quali già sai di condividere qualcosa. Venerdì sera sono uscito con amici conosciuti al corso di pizzica che ho fatto in estate. Cristina che non vedevo da tempo. Mariano ed Elena. Tra le tante cose e chiacchiere fatte al ristorantino etnico, si è parlato del funzionamento di Facebook. A Bologna, quando sono stato ospite dei miei amici e sono uscito con Daniela e Sara di sabato sera c'era una tipa che l'unico momento in cui parlava era quando si parlava di Facebook. La sera dopo, per puro caso l'ho incrociata in un ristorante di Bologna che parlava di Facebook. Del resto, non è un mistero o una novità che crei dipendenza. L'altra mattina leggevo su un giornale che c'era l'allarme contatti di Facebook che secondo alcuni psicologi crea dipendenza. Quante cose tra l'altro danno dipendenza in questo mondo virtuale, quasi peggio del mondo reale... Uso Facebook come poligono sociale. Lo uso da un lato per tenermi in contatto con le persone che conosco come fanno tutti. Dall'altro lo uso come poligono sociale. Esperimenti dal gusto sociologico. Come del resto fanno effettivamente i sociologi. Un tempo spedivano lettere a sconosciuti, ora usano internet. Un sistema per conoscere persone e conoscere le persone. Del resto, devo dire, che le cose normali non mi sono mai piaciute. Devo andare sempre un passo oltre per vedere dietro lo schermo cosa c'è. Basta non prendere mai nulla sul serio. Se no, poi non va bene... è un passatempo, non una prigione dell'essere.
     
     

     

    2009: fuga da Facebook

     
      
     
    Anno 2008. Tutti schiavi di Facebook. Questo è il tetro scenario in cui ci troviamo, tranne ancora qualche purista irriducibile che ancora non si è iscritto. Non voglio scrivere il solito post che si legge in giro, con la puzza sotto al naso, perché io ci sguazzo in questo mondo virtuale, felicemente devo dire. Perché mi consente di tenermi in contatto con persone che altrimenti andrebbero perse, perché mi consente di conoscere più o meno vagamente nuove persone. Tanti amici virtuali sono diventati amici reali, con i quali mi sento abbastanza spesso, molto più che con gli amici con i quali ho trascorso tutti i sabati della mia adolescenza e gioventù. Tanti amici di blog li sento spessisimo, a volte ci vediamo ed è sempre una bella esperienza, perché sono persone con le quali già sai di condividere qualcosa. Venerdì sera sono uscito con amici conosciuti al corso di pizzica che ho fatto in estate. Cristina che non vedevo da tempo. Mariano ed Elena. Tra le tante cose e chiacchiere fatte al ristorantino etnico, si è parlato del funzionamento di Facebook. A Bologna, quando sono stato ospite dei miei amici e sono uscito con Daniela e Sara di sabato sera c'era una tipa che l'unico momento in cui parlava era quando si parlava di Facebook. La sera dopo, per puro caso l'ho incrociata in un ristorante di Bologna che parlava di Facebook. Del resto, non è un mistero o una novità che crei dipendenza. L'altra mattina leggevo su un giornale che c'era l'allarme contatti di Facebook che secondo alcuni psicologi crea dipendenza. Quante cose tra l'altro danno dipendenza in questo mondo virtuale, quasi peggio del mondo reale... Uso Facebook come poligono sociale. Lo uso da un lato per tenermi in contatto con le persone che conosco come fanno tutti. Dall'altro lo uso come poligono sociale. Esperimenti dal gusto sociologico. Come del resto fanno effettivamente i sociologi. Un tempo spedivano lettere a sconosciuti, ora usano internet. Un sistema per conoscere persone e conoscere le persone. Del resto, devo dire, che le cose normali non mi sono mai piaciute. Devo andare sempre un passo oltre per vedere dietro lo schermo cosa c'è. Basta non prendere mai nulla sul serio. Se no, poi non va bene... è un passatempo, non una prigione dell'essere.
     
     

     

     

    Il vuoto

     
     
     
     
    Rovinò lungo la china solo chi ha un destino rovina
    non voglio che l'impuro ti colga
    ti darò a una rondine in volo

    Niente è come sembra niente è come appare
    perché niente è reale

    Ti darò a un ruscello che scorre o alla terra piena di mimose
    qualcuno si ferma al tuo passare

    Niente è come sembra niente è come appare
    perché niente è reale

    I was in my car watching for the bend
    I was looking for you

    Dal balcone ammiravo il vuoto che ogni tanto un passante riempiva…..
    è stato solo un presentimento ti voglio ricordare che

    Niente è come sembra niente è come appare
    perchè niente è reale

     

    (Niente è come sembra, Franco Battiato, Il vuoto 2007)