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Mobilis In Mobile

N.SCAFROGLIA.G.F.COS.TERTIUM.FECIT

A chi è lontano

 
 
 
 
 
Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t'attende dalla sera
in cui v'entró lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostó irrequieto.


Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all'avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s'addipana.


Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell'oscurità.

Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.


(Eugenio Montale, Le occasioni; Parte quarta)
 
 
 
 
 
(Foto di SweetJane tratta dal suo spazio Flickr e reperita con Google)
 
 

Transitorio, fugace, vivo

 
 
 
Vivo
 
 
(Lenine – C. Rennò/ P.Fabrizi)

Precario, provvisorio, dispersivo
Erroneo, transitorio, transitivo
Effimero, fugace e passegero

Ecco quì un vivo
Ecco quì..... un vivo

Impuro, imperfetto, impermanente
Incerto, incompleto, incostante
Instabile, variabile, emotivo

Ecco, quì un vivo
Ecco quì...

E affrontando,
Il traffico, del traffico equivoco
Il tossico, del transito nocivo
La droga e l’indigesto digestivo
Il male che minaccia il corpo vivo
La mente, il mal dell’ente collettivo
Il sangue,il mal del sieropositivo

E affrontando queste realtà....
Il vivo afferma, fermo, affermativo
“Quel che vale davvero è restar vivo” Vivo............è esser vivo.

Sospeso, non perfetto, non completo
Non soddisfatto mai, ne mai contento
Così incompiuto e non definitivo

Ecco quì un vivo
.........Eccomi!

(Fiorella Mannoia, Onda Tropicale 2006)
 
 
 P.s. Me l'ha fatta conoscere Enripoppins :)
 

L'uomo che smontava gli armadi

 

Oggi mi sono reso conto di avere un dono. Il dono di smontare e rimontare armadietti Ikea. Sta smontando le ultime cose di casa Cupiello come appunto l'armadietto Ikea che ho comprato due o tre mesi fa da Elisa e mi rendo conto che sto giocando in qualche modo con delle costruzioni tipo Lego, ma molto più grandi e con un maggiore grado (dal punto di vista teorico) di libertà che le Lego non concedevano. Erano abbastanza ristretti i rapporti tra le dimensioni dei bottoni e le dimensioni dei mattoncini. Finché si costruiva a 90° tutto poteva andare bene, ma se uno voleva costruire cose oblique, buonanotte ai costruttori. I mobili Ikea fanno tornare alla mente i bei momenti di gioco dell'infanzia. Credo sia questa la vera chiave del loro successo.

Secondo questa teoria freudiana, quindi, l'affollamento dei centri di bricolage è essenzialmente dovuto ad un ritorno all'infanzia da parte dei clienti, in genere maschi che cercano di evadere dalla quotidianità tramite il ricorso al fai da te. In effetti, quando mi metto a fare qualcosa di pratico a questo livello, mi tornano in mente i momenti felici in cui credevo che fare l'ingegnere è proprio una grande figata. Avrei dovuto pensarci a otto anni alle insidie della professione e al degrado del mio corpo insito in anni di studio mal retribuiti. Come Nanni Moretti in Caro Diario, mi sono reso conto che mi piace ballare, a trent'anni, all'improvviso. Io non penso a Jennifer Beals di Flashdance come lui nel film, mi è bastato frequentare banalmente un corso di pizzica qua a Milano per avere la rivelazione, sulla via di Damasco.

Ho sempre odiato ballare, mi ritenevo stupido. Invece, ad un certo punto, come un quadro che si stacca all'improvviso dalla parete, puff. Casca a terra senza un motivo ben preciso come direbbe zio Alessandro in uno dei suoi libri che più mi sono piaciuti.

Ho fatto un corso di pizzica, ho scoperto che è bello comunicare anche col corpo, nonostante sia il mio, è tanto liberatorio. E poi a questi corsi c'è un'altissima frequenza femminile che in tempi di solitudine come questi non disturba affatto. Ma per un puro concetto di conoscenza, di espansione di confini e di variazione del punto di vista, sia chiaro. Sono un bravo ragazzo, pure troppo.

 

 

Con l'armadietto Ikea faccio un grosso passo in avanti nel trasloco. Ultimo pasto a casa Cupiello che per ben due anni è stata casa mia. Mi trasferisco ora nel sommergibile, il Nautilus o l'Ottobre Rosso, uno a scelta. L'ho chiamato così per gli spazi angusti. Andrebbe bene anche la metafora della stazione spaziale, ma rischierei di confondermi con la Mir, altro nome di casa Cupiello quando passavo i weekend da solo. Volevo ascoltare i salubri consigli di Serena e mangiare spinaci per pranzo, ma io ho il brutto vizio di dimenticarmi le cose sul fuoco, ne sa qualcosa il boiler per il Nescafè, diventato più volte incandescente sulla fiamma alta. Ho bruciato gli spinaci lasciando un tetro ricordo carbonioso nella maxi-padella che io stesso comprai a Napoli per tutti. Ho riutilizzato un fondo di congelatore, le verdure del cous-cous che cucinai a suo tempo con Mara e che dormiva là da diversi mesi, con due trofiette Buitoni e una scatola di tonno all'olio d'oliva Riomare, è uscito fuori uno spettacolo dei sensi. La padella carboniosa, prodotta dalla mia dimenticanza dovuta a messenger, sms e armadi da smontare, è stata pulita sommariamente versando tutto nel lavandino stracolmo d'acqua. Un lugubre spettacolo di simil-alga si parava alla vista dei coinquilini che fose hanno cominciato ad apprezzare a loro volta la mia partenza. I miei esperimenti chimici in cucina a volte non sono molto ben compresi. Lo scarico ha ingoiato tanti di quegli spinaci che quando useranno il Mister Muscolo idraulico gel sentiranno la musichetta di Braccio di Ferro quando mangia gli spinaci. Avranno quindi un buon lavoro sullo scarico. Oggi ufficialmente la sede amministrativa della Nando Italia SpA (società per le buone azioni) passa nel sommergibile di Milano. Sono ora alle prese con l'addio ai monti stile Lucia Mondella, ogni particolare di un pezzo della vita trascorso tra queste mura è motivo di commozione e di malinconia. Nulla è mai totalmente bianco o nero. In questa grigia domenica milanese mi appresto a cambiare tante cosette che messe assieme renderanno, di nuovo, diversa la mia vita.

 

Un desiderio di paternità

 
 
 Oggi mi sento paterno. Sarà un desiderio di paternità, come dice Elio in una sua canzone. Bisogna valutare i pregi e i difetti della partenogenesi arrenotoca.
 
 
A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un’ immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei…
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei…sostanza dei sogni…
 
 

Mobilis in Mobàil

 
 
Oggi sono qua. Ieri ero là. Domani chi lo sa. Cari amici di blog vi annuncio che anche nel sommergibile (per chi non lo sapesse trattasi della nuova casetta dove abito) è arrivato internet e quindi non soffrirete più della mia assenza ma passerete di nuovo a soffrire della mia presenza. La casa è piccina, piccinissima. La cucina viene usata per i test di claustrofobia dal vicino policlinico, il bagno è molto concettuale e sembra disegnato da un artista di qualche bidonville francese morto pazzo. La mia stanza è più piccola della precedente del Fantabosco, ma ha tante qualità in più. Ho scelto apposta una casa piccola per condividere il minimo possibile con altri. Ho scelto una casa con solo due stanze, per ridurre il numero delle variabili. Ho deciso di condividere il minimo possibile. Il segreto della condivisione è non condividere, come dice il mio amico Raffaele. Anche con internet ho fatto una scelta analoga: basta contratti condivisi, con soldi da dividere, contratti da accollarsi, casini per la manutenzione, ma via con internet mobile, Alice 7.2 Mega assicura la mobilità estrema sul territorio a questo blog da oggi in poi. Questo risolve future problematiche di trasloco con internet e mi permette di avere la rete anche su tutto il territorio (dove disponibile) per quando sarò in trasferta in Italia. Per avere la mia chiavetta Onda non è stato poi assolutamente semplice. Per un motivo in particolare: l'altro ieri è uscito l'Iphone e c'era la coda al centro Tim anche per chi doveva fare tutt'altro. La coda per tutto, sti milanesi... La prenotazione è un concetto primitivo inculcato sin dalla nascita qua. Penso che anche i neonati qua vengano fuori a turno. E quindi, un'ora di fila per entrare solo nel negozio, poi altro temo per fare tutta la procedura di attivazione della chiavetta, senza neppure avere lì il pc ed ho dovuto firmare un foglio in cui dichiaravo che eventuali problemi di incompatibilità col pc erano a mio carico, non avendo potuto configurare loro stessi il pc. Stamattina sono riuscito a collegarmi, quindi la paura di perdere Filippo e il paniere è andata fugata. Inoltre, ho preso pure un lettore MP3, in modo da potere isolarmi nell'open-space dove lavoro nel quale non si capisce nulla. Io non lo so quale sia il vero obiettivo dell'open-space: è solo un gran casino perché ci sono tante persone che parlano tutte delle stesse cose e ci si confonde. Ergo, mi sono dotato di apposito impianto per isolarmi dal contesto e lavorare a suon di musica. Magari del buon jazz. Potrò andarmene in giro e fare la monade come tutti quelli che in metrò ti si siedono vicino e ti assordano con le loro cuffiette a palla, con musica sempre alquanto discutibile. Cercherò di non farli discutere almeno su questo.
La teoria della condivisione relativa, così la chiamerei, sembra essere il migliore strumento per vivere in pace per un periodo più o meno lungo. Sempre più monadi vaganti in un mondo sempre più in moto, che mescola, trascina e porta chissà dove.
Ora restano gli ultimi nodi da sciogliere con i cupiellidi.
 
 
 

Lettera dal fronte

 
 
 
 
L'amore è rimasto agli uccelli
non c'e posto per il ricordo
le lettere che mi spedisci
dormono in qualche stazione

Questa guerra non vede la fine
l'accampamento è una prigione
l'inverno ha coperto i pensieri
poi l'estate li ha sciolti nel fango

Questo tempo ingessa il mio cuore
solo gli uccelli sanno volare
l'illusione è finita da un pezzo
di vincere per un mondo migliore

Il nemico ci guarda dai monti
al tramonto i binocoli brillano
anche da loro forse qualcuno
sogna di essere uccello

Le lettere che mi spedisci
dormono in qualche stazione
ti prego, non cercarmi fintanto
che un merlo non ti picchia alla porta.
 
 
(Lettera dal fronte, Modena City Ramblers)
 
 

 

L'insostenibile pesantezza di quell'essere

 
 
 
 
Il mio buon proposito nel cominciare la nuova avventura nel sommergibile dove ho preso in affitto la nuova stanza sarà quello di condividere meno dell'indispensabile con persone estranee. La lunga esperienza del Fantabosco ha fatto scuola ed ora ho ben chiari il principio alla base della convivenza: farsi i c... propri. E dove non è possibile farseli bisogna minimizzare il possibile danno eventuale o massimizzare il vantaggio a proprio favore. Il tutto rimanendo sempre candidi e puliti. In pratica per evitare che gli altri facciano gli stronzi devi farlo tu per primo, come deterrente, tipo la corsa agli armamenti tra le superpotenze della guerra fredda. Purtroppo una civile e democratica coesistenza non è mai possibile per quello che asseriva mio zio Hobbes: Homo homini lupus.
Sono quindi pronte le nuove policies prima ancora di mettere piede in casa: proprietà privata di ogni possibile facility e ferrea regolamentazione dei servizi comuni; outsourcing di servizi strategici possibili fonte di discordia quali le pulizie (ho già premuto col proprietario stesso perché fosse lui a proporre una signora delle pulizie), i rifiuti e similari. Restano da risolvere il nodo delle telecomunicazioni, internet in primis, e la gestione delle piccole spese (per il quale proporrò il modello di Cristina con fondo cassa obbligatorio). La nuova soluzione è sufficientemente piccola da evitare problemi di troppi spazi in comune che qualcuno potrebbe adibire a proprio territorio, come succede ora in casa Cupiello. I divani sembrano anche puzzare di piscio, un ulteriore indizio di territorio marcato. Di certo io su quei divani non poso membra, dato che credo sia un affollato multicondominio per acari depressi alla ricerca di nuovi svaghi.
Verso un modello di convivenza sostenibile sembra essere anche il prezioso proprietario, molto più attivo e consapevole della fu proprietaria del cavallo dei Dardanelli, la quale aveva come unico obiettivo di ritirare i soldi e ingrassare il voluttuoso equino che tiene a maneggio per puro sollazzo del figliolo. La casa nel frattempo cade a pezzi e cerca di riversare i costi di mancata manutenzione su di noi, sue bestie da affitto da mungere quanto più possibile.
Le nuove policies sono volte soprattutto a creare uno scudo a priori contro eventuali cloni di persone incrociate in precedenza in questa lunga avventura on my own. Bisogna stare sempre bene attenti ai cloni, lo sa bene l'Uomo Ragno. Anzi, vista la popolazione di aracnidi in casa Cupiello in netta crescita perché qualcuno deve fumare e lascia tutto aperto, temo io stesso di essere morso da qualche simpatico ragnetto e di svegliarmi appiccicato al soffitto.
Peter avrà un altro competitore del suo ruolo. Comincerò a combattere il crimine e gli affittacamere abusivi di Milano. Impresa ben ardua perché sono ovunque, sono avidi, tentacolari e soprattutto non hanno pietà di nessuno.
 
 
 

 

Agosto dopo agosto dopo agosto

 
 
 
Viaggiare partire viaggiare viaggiare partire Viaggiare partire viaggiare partire partire viaggiare viaggiare partire partire viaggiare non fermarsi mai chilometri che sotto il culo passano e allontanano i guai viaggiare, vedere tutti gli angoli della terra rincorrere le estati farsi rincorrere dalla guerra che hai nel cuore correre più veloce del dolore come un jet supersonico precedere il tuo stesso rumore e fare in modo che non ti raggiunga mai viaggiare al volante di una macchina scassata che per ogni chilometro in più é un gloria al padre e fare una telefonata a tua madre, dire é tutto a posto ritorno per Natale ad ogni costo partire viaggiare agosto dopo agosto ...
allontanare ancora un po' le responsabilità come in una crepa in una barca che prima o poi ti allagherà e sarà forse troppo tardi per rimediare partire viaggiare non dimenticare fotografare il mondo in movimento che si ripeterà ma chissà dove chissà quando partire e vivere cercando e ballando si ritmiche diverse e su diversi accenti ballare sopra i fusi orari e sopra i mutamenti di clima scalare la cima e poi scendere a valle una dieci cento mille miglia coi piedi per bagaglio e il mondo per famiglia mangiare le cucine dei paesi più lontani con le forchette con i bastoncini con le mani i paesi più lontani, ma lontani da che lontani da cosa lontani da dove con le radici nel tuo cuore e i rami nell'altrove partire col sole sempre in faccia ad ogni costo agosto dopo agosto...
Viaggiare sentirsi Marco Polo sentirsi molto solo qualche volta sopra un treno dentro uno scompartimento pieno di facce che non sai che non saprai confini di solitudini che non cadranno mai, che tu non rivedrai mai scambiare quattro chiacchiere in lingue che non sai comunicare con un semplice sorriso o con un gesto solo scoprirsi Marco Polo e non sentirsi solo tra gli umani stringere milioni di mani in ogni posto agosto dopo agosto... Viaggiare attraverso il suono, buono, il basso che é un tuono viaggiare attraverso la musica attraverso la cultura la scoperta della natura e di sé, viaggiare nei perché viaggiare in Internet o sopra un jet o in bicicletta o a piedi e muoversi rimanendo fermi sul posto agosto dopo agosto...

 

(Marco Polo, Jovanotti, Lorenzo 1995)

 

 


Brilliance2008

 

 

E' da quasi un mese che dovrei ringraziare Morgana per il premio che mi ha dato per la brillantezza degli argomenti di questo ammasso di pagine elettroniche che corrisponde al nome di Mobilis in Mobile. La ringrazio di cuore assieme a tutti quelli che passano, bazzicano, commentano e leggono (a volte addirittura con piacere) quello che scrivo. Ultimamente, lo ammetto, sono un po' fiacco: sono momenti che tutti affrontiamo nella vita, quando non tutto sembra brillare come vogliamo noi. Meno male che ci pensa Mimmo (Il diminutivo che ho dato a Mobilisi in Mobile) a brillare anche per me.

Una volta tanto non voglio stare nelle regole del premio, voglio solo ringraziare Morgana e tutti quelli che hanno piacere a passare un po' del proprio tempo da queste parti. Non voglio dare il premio a nessuno perché lo dovrei dare a tutti: quindi immaginate di avere ricevuto tutti questo premio per fare parte di questo mondo un po' strano fatto di monitor, tastiere e tante vite disseminate in giro per il mondo. Tutto questo pure perché inevitabilemnte farei torto a qualcuno se mi mettessi a scegliere, e proprio non mi va di far stare male qualcuno per cose così inessenziali nella vita, quali un premio assegnato da me. Un sorriso a tutti, a presto.

 

brilliance2008

 

 

Marco Polo

 
 
Partire, viaggiare, partire, viaggiare, non fermarsi mai.
 
Comincio ad avere una prima avvisaglia di come sarà il futuro prossimo. Sono stato in trasferta a Pescara, divertendomi tantissimo la sera e imparando tante cose di giorno, senza fermarmi un attimo. Magari il futuro sarà meno divertente, ma ci sarà sempre il tema del viaggio, dello spostamento ad accompagnarmi, per i posti più sperduti del pianeta, quasi come le avventure di zio Paperone che leggevo in infanzia su Topolino. E sono posti strani quelli che mi attendono, certamente fuori dalle mete turistiche, a volte anche estremi. Congo, Nigeria, Kazhakstan... Ieri ho sentito via messenger una mia amica dal Pakistan, la quale ne parlava anche bene, come campo, uno dei migliori che avesse mai visitato. Ma non è solo questo nuovo lavoro a creare e ad abbattere le distanze. Le distanze sono ovunque e spesso quello che pesa nella nostra vita è semplicemente la percezione della distanza. E così ci sono storie che non funzionano, illusioni e fraintendimenti, nascono e muiono amicizie, separate a volte da un velo che nno si può squarciare e bisogna tenere come ipotesi perché tutto funzioni, bene o male. In tutto questo contesto di precarietà costante, cambio finalmente casa in modo tale da trovare un po' di pace da cavalli, Elene, Troie ed astuti Achei. Ovviamente dovrò accettare le nuove incognite che si andranno a scoprire in contesto multietnico, a due passi dal lavoro. Ogni volta sembra dovere ripartire, ma assieme alla nostalgia del passato c'è sempre l'adrenalina per il futuro.
 
Sentirsi Marco Polo, sentirsi troppo solo, non fermarsi mai.
 
 
 
 
 
 
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Eroe e maestro d'armi (oltre che d'ascia), protomedico, matematico, astronomo, forse saggio, ridotto come un cieco a brancicare attorno; bello dentro (me l'ha detto il mio radiologo, che ritengo super partes), socraticamente ironico ed autoironicamente socratico. Bizantino.